Roma un’Opera dell’Artista Eugenio Tibaldi al carcere di Rebibbia per il Giubileo 2025 dei detenuti -Biblioteca DEA SABINA
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Roma un’Opera dell’Artista Eugenio Tibaldi al carcere di Rebibbia per il Giubileo 2025 dei detenuti –
Roma-un’Opera dell’Artista Eugenio Tibaldi al carcere di Rebibbia-In occasione del Giubileo 2025, un’iniziativa inedita unisce il mondo dell’arte contemporanea e il sistema penitenziario italiano. La Fondazione Severino e la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, realtà che da anni promuovono l’incontro tra la cultura e la realtà carceraria, hanno annunciato un progetto straordinario che vedrà protagonista Eugenio Tibaldi (Alba, 1977), un artista noto per il suo approccio multidisciplinare e coinvolgente. L’opera sarà realizzata all’interno per la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia “Germana Stefanini”, il più grande carcere femminile d’Europa, e avrà un forte impatto sul quotidiano delle detenute, diventando al contempo un simbolo di inclusione e riflessione. Il progetto si inserisce in una serie di iniziative che, negli ultimi anni, hanno visto collaborare le due fondazioni in importanti interventi all’interno delle strutture carcerarie italiane, portando l’arte come strumento di trasformazione e speranza. In particolare, l’opera di Tibaldi sarà un intervento site-specific e permanente, pensato per diventare un elemento fondamentale della vita carceraria stessa, radicandosi nell’ambiente e nelle persone che lo vivono quotidianamente.
“Attratto dalle dinamiche e dalle estetiche che germogliano nelle aree di confine”, sostiene Marcello Smarrelli, “come testimoniano i tanti progetti realizzati in diverse parti del mondo, Eugenio Tibaldi si cala con impegno e sensibilità nei contesti a lui affidati, progettando opere capaci di interpretare profondamente la realtà, immaginando alternative future partendo da ciò che la società considera come difetti o anomalie. Per queste caratteristiche, la sua ricerca è sembrata congeniale alla realizzazione di un’opera d’arte in grado di cambiare, fosse anche per un solo istante, la prospettiva e lo sguardo delle detenute di Rebibbia”.
“L’arte genera trasformazione”, come sottolinea Paola Severino, Presidente Fondazione Severino, “e attraverso questo progetto le donne detenute di Rebibbia avranno l’opportunità di prendere parte alla realizzazione di un’opera d’arte che rafforzerà la loro autostima, stimolandone la creatività e aiutandole a far emergere un loro talento inespresso. Vogliamo che l’opera immaginata da Eugenio Tibaldi con la Fondazione Severino, la Fondazione Pastificio Cerere e Intesa Sanpaolo, evochi una speranza di rinascita, contribuisca al riscatto e alla libertà interiore, tutti elementi che dovrebbero accompagnare il percorso che fa in carcere ogni individuo sottoposto a detenzione e che si sposano indissolubilmente con i valori che caratterizzano il Giubileo del 2025”.
L’iniziativa nasce grazie alla sinergia tra diversi enti e istituzioni, tra cui Intesa Sanpaolo, che sostiene il progetto, e i patrocini del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, nonché del Ministero della Giustizia. Un aspetto particolarmente indicativo del progetto è la sua capacità di mettere al centro l’esperienza delle detenute, coinvolgendole in un processo di co-creazione che affonda le radici nella comunicazione visiva come strumento di espressione e liberazione emotiva. Il lavoro di Tibaldi si fonda sul dialogo e l’integrazione tra arte e vita. La realizzazione dell’opera è preceduta da un lungo periodo di preparazione che è iniziato nel settembre 2024, con le prime visite dell’artista alla Casa Circondariale di Rebibbia. Durante queste fasi iniziali, Tibaldi ha avuto modo di incontrare le detenute e gli operatori, dando vita a una serie di laboratori dedicati. Questi incontri hanno avuto l’obiettivo di favorire una comunicazione visiva tra le detenute e l’artista, utilizzando il disegno come linguaggio universale che supera le barriere sociali e linguistiche. L’opera finale di Tibaldi, che trarrà ispirazione proprio da questi incontri e dalle emozioni emerse, non sarà un intervento estemporaneo, ma una realizzazione destinata a restare nel tempo come simbolo di cambiamento. Sarà una presenza permanente all’interno della Casa Circondariale, un patrimonio che non solo arricchirà visivamente l’ambiente, ma offrirà anche una riflessione continua su tematiche di giustizia, speranza e redenzione.
Il progetto ha ricevuto anche il sostegno di ARTELIA Italia S.p.A., che si occuperà delle attività di Project Management, della progettazione degli impianti elettrici e della supervisione dei lavori di realizzazione. In questo modo, il progetto può contare su una solida infrastruttura che garantirà la qualità e la durata dell’opera, assicurandone la corretta esecuzione in un ambiente delicato e complesso come quello carcerario. Per rendere possibile l’attività dei laboratori, inoltre, l’azienda CARIOCA ha fornito tutto il materiale necessario, dai colori alle matite, dai pennarelli alla carta, facendo in modo che le detenute potessero lavorare con gli strumenti giusti per esprimere al meglio la loro creatività.