Costa Alda (1876-1944)-Maestra elementare –Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Costa Alda (1876-1944)-Maestra elementare
Biografia di Alda Costa nacque a Ferrara il 26 gennaio 1876 da Vincenzo e Caterina Zaballi. Diplomatasi – come la madre – maestra elementare, iniziò ad insegnare nel 1895 e nel settembre 1899 ottenne il ruolo di maestra comunale a Ferrara. Attratta dalle idee socialiste riformiste, iniziò la sua attività politica e sindacale all’interno del Psi promuovendo, nel 1905, la nascita della Federazione provinciale dei circoli socialisti ferraresi.
Nel 1907 entrò nella Federazione di Ferrara del Partito socialista italiano e collaborò al giornale socialista-riformista locale “Pensiero socialista”. La collaborazione con le principali testate di partito fu un elemento fondamentale della biografia di Alda, consapevole dell’importanza della stampa come strumento di riflessione e educazione alla politica. Nel 1913 fu tra i fondatori di “Bandiera socialista”, che divenne il giornale ufficiale sindacale e politico del socialismo riformista ferrarese. Da quell’anno Alda divenne collaboratrice di Gaetano Zirardini (nuovo segretario comunale) nel lavoro di direzione della Camera del Lavoro e della Federazione socialista locale. Neutralista convinta, allo scoppio del primo conflitto mondiale diede vita ad una intensa propaganda antimilitarista organizzando dimostrazioni pacifiste delle donne nella provincia ferrarese. Nel novembre del 1916 il Congresso socialista regionale del partito svoltosi a Bologna, la nominò responsabile della propaganda per la pace e dell’organizzazione femminile. Durante i lavori del Congresso, Alda intervenne a sostegno della scuola laica indispensabile strumento per formare le coscienze dei giovani e dei lavoratori. Inoltre svolse un ruolo attivo nelle agitazioni contro la guerra svoltesi nel Ferrarese a partire dal gennaio 1917. Questa sua decisa presa di posizione indusse la polizia a schedarla come “sovversiva pericolosa”. Gli attacchi contro la Costa si intensificarono quando il 26 gennaio 1917 si rifiutò di condurre i suoi allievi alla proiezione di un film di propaganda sulla presa di Gorizia. Nei numerosi articoli di giornale che uscirono sulla stampa locale contro di lei, accanto agli attacchi per la sua fede politica e le scelte antimilitariste, non si risparmiavano nemmeno le critiche alle sue scelte di vita privata, che la dipingevano come “una signorina stagionata”. A questi attacchi Alda rispose riaffermando la sua idea di educazione che doveva essere “fattrice” di pace e di sentimenti di umanità. Nel 1917 entrò negli esecutivi della Federazione del Partito socialista italiano e della Camera del Lavoro di Ferrara. Nel primo dopoguerra si scontrò da un lato con le donne rivoluzionarie e massimaliste del partito e dall’altro con il movimento squadrista fascista. Quando i maggiori dirigenti socialisti furono costretti all’esilio, Alda continuò, anche in forma clandestina, il suo impegno politico, sociale e di insegnante. Nel 1925 rifiutò di sottoporsi, come maestra elementare, all’obbligo di salutare romanamente. Tale scelta ebbe come conseguenza la perquisizione della sua abitazione e, il 17 marzo 1926, prima la sospensione dall’insegnamento e poi il licenziamento. Nell’autunno dello stesso anno Alda si trasferì a Milano dove venne arrestata e assegnata al confino per 5 anni, periodo che trascorse tra le isole Tremiti e la Basilicata (a Corleto Perticara in provincia di Potenza). Rientrata a Ferrara dopo un accorciamento della pena a soli 2 anni, non le fu comunque permesso di riprendere l’insegnamento e quindi fu costretta a chiedere il prepensionamento e a vivere dando lezioni private. Durante la seconda guerra mondiale riprese i contatti con gli antifascisti della provincia, scelta che le costò nuovamente l’arresto nel 1942 e la condanna a un mese di reclusione e di torture per ottenere dettagli della lotta antifascista. Dopo il 25 luglio partecipò agli incontri che avrebbero condotto alla nascita del Cln ferrarese. Arrestata il 15 novembre del 1943, in seguito all’uccisione di un federale fascista, fu condotta nelle carceri di Copparo. Morì di leucemia il 30 aprile 1944 e le fu negato anche il funerale per timore di manifestazioni e tumulti. |
FONTI E BIBLIOGRAFIA
Fonti archivistiche
Fonti iconografiche
Bibliografia
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COSTA, Alda
Nacque a Ferrara il 26 genn. 1876 da Vincenzo e Caterina Zaballi. Conseguito il diploma di maestra elementare, svolse a partire dal 1895 una serie di supplenze in varie frazioni del Ferrarese (Marrara, Boara, Fondo Reno, Quacchio, Spinazzino), e partecipò al concorso magistrale del 20 marzo 1897 (una prova scritta, una lezione e un esperimento di pratica nei lavori femminili di cucito), risultando idonea.
Il Consiglio comunale di Ferrara la nominò insegnante elementare il 2 giugno 1899 con decorrenza 1º sett. 1899 e stipendio iniziale di mille lire. La miseria e la letterale denutrizione delle sue prime scolaresche furono sofferte e sentite dalla C. come un ostacolo all’apprendimento da rimuovere non soltanto con l’impegno professionale più rigoroso – che in lei non venne mai meno -, ma anche e soprattutto con l’azione sindacale e politica in favore delle classi diseredate.
Emblematico di questo suo modo di vivere l’esperienza scolastica può essere considerato il seguente passo, tratto da un articolo da lei pubblicato sul Pensiero socialista del 24 febbr. 1906: “Impartite … delle utili cognizioni, ci si ripete. Oh, non sapete dunque che le loro deboli menti di denutriti non riescono ad afferrare le più semplici fra le cognizioni! Che irrisione per voi poveri bimbi l’istruzione pubblica, gratuita, obbligatoria. Che irrisione e che crudeltà! Presentarvi un libro quando negli occhi, nel viso, in tutto il vostro misero corpicciolo non avete che un grido: “ho fame””.
Questo linguaggio deamicisiano spiega bene come l’inizio della carriera scolastica della C. abbia coinciso con la sua adesione alle idee socialiste (riformiste) e alla federazione ferrarese dei Partito socialista italiano. Nell’anibito di questa, la C. si dedicò con particolare impegno alla propaganda tra le donne, alla fondazione di circoli femminili socialisti nelle campagne e alla continuazione dell’attività femminista-classista svolta a Ferrara nel 1901-1902, prima della sua forzata emigrazione, dalla concittadina Rina Melli con il periodico Eva. Nel novembre 1905, quando i sindacalisti rivoluzionari conquistarono la maggioranza nella federazione socialista ferrarese, la C., quale delegata del circolo femminile di Portoverrara, aderì alla scissionista federazione provinciale riformista dei circoli socialisti e collaborò, come si e visto, al Pensiero socialista, suo organo ufficiale fino al riassorbimento della scissione (novembre 1906).
Ma la statura politica e culturale della gracile ed ascetica maestra ferrarese, forse superiore a quella di qualsiasi altro dirigente socialista della provincia, ebbe modo di manifestarsi appieno soltanto a partire dal momento (novembre 1913) in cui i riformistì riconquistarono la maggioranza nel movimento sindacale e pofitico del socialismo ferrarese. Allora la C. divenne la principale animatrice della Bandiera socialista, nuovo organo sindacale e politico del socialismo ferrarese da lei fondato in collaborazione con l’avvocato Francesco Baraldi, con lo studente universitario Fabio Petrucci e con un impiegato postale, e della ricostruzione del partito e della Camera del lavoro. Quando (1914) la direzione politica e sindacale del movimento fu assunta da Gaetano Zirardini, all’uopo fatto venire da Ravenna dai riformisti ferraresi, la C. ne divenne la principale collaboratrice, inaugurando un’amicizia che continuerà anche negli anni della dittatura fascista.
Particolarmente preziosa fu l’attività politica, sindacale, giornalistica, organizzativa della C. durante la guerra mondiale, che sottrasse al partito gran parte dei quadri maschili, e che l’animosa dirigente socialista ferrarese avversò in tutte le circostanze, fino al rifiuto di accompagnare i suoi scolari alle manifestazioni patriottiche: un rifiuto che essa teorizzò sulle colonne della Bandiera socialista in nome di una scuola umana e universale.
Membro, per tutta la durata del conflitto, degli esecutivi della federazione socialista e della Camera del lavoro, il 26 nov. 1916 la C. fu nominata, dal congresso regionale socialista di Bologna, responsabile, per la provincia di Ferrara, della propaganda per la pace e dell’organizzazione femminile del partito: due compiti il cui simultaneo assolvimento fu all’origine delle dimostrazioni pacifiste delle donne dei Copparese, dell’Argentano, del Bondenese e del Codigorese. Al congresso provinciale straordinario socialista del 23 sett. 1917 la C. presentò, insieme a Zirardini, l’ordine del giorno conclusivo contro la guerra e per l’unità proletaria internazionale. Il dopoguerra la vide disincantata e critica osservatrice delle facili illusioni rivoluzionarie e dell’ondata di massimalismo che dilagarono anche nella gracile federazione socialista ferrarese (1.458 tesserati nel 1919). La C. si assunse allora, ma senza successo, il compito di mettere in guardia i militanti contro il dominante ottimismo rivoluzionario della maggioranza, cui sfuggiva la reale natura del partito.
Lettrice attenta dell’Ordine nuovo, il 31 luglio 1920 osservò sulla Scintilla, organo della federazione ferrarese, in materia di preparazione della rivoluzione: “L’unico tentativo, quello di Torino per la costituzione dei consigli di fabbrica, ha naufragato fra l’indifferenza dei più e lo scetticismo della stessa direzione del partito”.
Di contro alla defezione di molti, tra i quali non pochi ex assertori della violenza rivoluzionaria, la C. restò impavida al suo posto di dirigente socialista dinanzi allo scatenarsi dello squadrismo fascista che non le risparmiò molestie ed umiliazioni. e in preparazione del XVIII congresso nazionale del partito (Milano, 10-15 ott. 1921) si schierò, coerente con il proprio dinamico ed attivo riformismo, con la frazione unitaria di C. Alessandri ed E. Musatti. Ormai costretti all’esilio in altre province i maggiori dirigenti del socialismo ferrarese, compreso Zirardini, la C. continuò la lotta contro il fascismo anche dopo la marcia su Roma, e lavorò, dopo la scissione dell’ottobre 1922, per entrambi i partiti socialisti, carteggiando con gli esuli in Italia e all’estero, organizzando riunioni clandestine e adoperandosi in favore dei detenuti politici.
Richiamata dai superiori nel dicembre 1925 perché si rifiutava di salutare romanamente, difese il suo comportamento scrivendo tra l’altro al sindaco di Ferrara: “Nessuno potrebbe credere alla sincerità di quell’atto, ed io ritengo, per l’altissima stima che ho dei miei superiori, che essi giudicherebbero l’atto ipocrita e me meritevole di disistima”.
La C. attirò nuovamente su di sé l’attenzione delle autorità con il contegno insofferente da lei tenuto durante la cerimonia del giuramento: subì allora una perquisizione domiciliare che ne rivelò la stretta collaborazione con il Partito socialista italiano, a seguito della quale fu sospesa dall’insegnamento (17 marzo), licenziata (7 agosto) e inviata al confino per cinque anni, successivamente ridotti a due (novembre 1926-novembre 1928). Trascorso alle Tremiti e in Basilicata il biennio di confino, la C., benché ripristinata nei suoi diritti dal Consiglio di Stato, dovette chiedere il pensionamento anticipato (1932) e chiudersi nella solitudine della sua casetta alla periferia di Ferrara.
Durante la seconda guerra mondiale, avendo intensificato i contatti con alcuni vecchi compagni, fu arrestata e tenuta in carcere per un mese. Dopo il 25 luglio 1943 partecipò, come rappresentante socialista, ad una serie di incontri interpartitici, che le costarono un nuovo arresto il 15 nov. 1943, a seguito dell’uccisione del federale repubblichino ferrarese Ghisellini. Trasferita dalle carceri di Ferrara a quelle di Copparo (provincia di Ferrara), morì di leucemia nell’ospedale di Copparo il 28 apr. 1944.
Il 15 maggio successivo l’edizione bolognese dell’Avanti! le dedicò un commosso articolo intitolato Un grave lutto del proletariato ferrarese, nelquale era scritto tra l’altro: “La consorteria agraria e fascista esulterà soddisfatta per la scomparsa della sua più implacabile accusatrice”.
Per la ricostruzione del profilo biografico sono rilevanti i seguenti contributi della C.: Un attimo di bontà, in Il Pensiero socialista (Ferrara), 21 ott. 1905; In iscuola (dal vero), ibid., 11 nov. 1905; La fata bianca (a proposito di beneficenza borghese), ibid., 30 dic. 1905; In casa vostra, ibid., 3 febbr. 1906; Refezione teatro e scheda, ibid., 24 febbr. 1906; Per essi, ibid., 3 marzo 1906; Quel giorno egli odiò, ibid., 31 marzo 1906; Né la culla né la tomba, ibid., 14apr. 1906; Dal vero. Figure dolorose, ibid., 14 luglio 1906; Relaz. politica della Federazione socialista provinciale, in La Bandiera socialista (Ferrara), 7 marzo 1915; Rinunce, mai, ibid., 4 giugno 1916; Nota–bene, ibid., 25 giugno e 9 luglio 1916; Verso il congresso socialista, 13 sett. 1919; Domando la parola, in La Scintilla (Ferrara), 24 luglio 1920, Attenti al timone, ibid., 31 luglio 1920; Per chiarire le idee, ibid., 7 ag. 1920; Lavoratori, salvate dal ciclone devastatore la fede e la coscienza socialista (in collab. con L. Morelli), 23 apr. 1921.
Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Casell. polit. centr., ad nomen;Ibid., Minist. dell’Int., Direz. gen. Pubbl. Sicur., Divis. Affari gen. e ris., 1917, busta 19; G. Bardellini, Social. ferrarese. Note sulle prime lotte oper. e dall’avvento del fascismo fino ai giorni nostri, Bologna 1963, pp. 21-29; A. Roveri, Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo. Capitalismo agrario e socialismo nel Ferrarese (1870–1920), Firenze 1972, pp. 186, 299, 309, 313, 328; P. R. Corner, Il fascismo a Ferrara 1915–1925, Bari 1974, pp. 112 s., 118, 286; A. Roveri, Le origini del fascismo a Ferrara 1918–1921, Milano 1974, pp. 43 ss., 72 ss., 89; J. Busoni, Nel tempo del fascismo, Roma 1975, pp. 107, 109, 111 s., 114, 116, 127 s., 158 s. e passim;A. Roveri, C. A., in Il Movim. operaio italiano. Dizionario biogr. 1853–1943, II, Roma 1976, pp. 106-109; G. Inzerillo, La maestra A. C., “vedetta sovversiva“. Una “storia“ ferrarese, in I Problemi della pedagogia, XXII (1976), pp. 1131-36; Id., A. C. e la fascistizzazione della scuola a Ferrara, ms. conservato presso l’Arch. dell’Istituto di storia contemporanea del movim. operaio e contad. di Ferrara.Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani –