Dott.ssa Giuseppina Castagnetta -Presidente Municipio XIII di ROMA CAPITALE
Roma- 18 febbraio 2018-Il Municipio XIII rende nota a tutta la cittadinanza la riapertura del Mausoleo di Castel Di Guido “detto di Antonino Pio”, dopo circa quindici anni di chiusura al pubblico. Un risultato di grande valore per il territorio e per i suoi cittadini. Si tratta di uno dei luoghi storici e archeologici più importanti del territorio e parco archeologico dell’Aurelia. Esso fa infatti parte di un più ampio sito di età romana, che comprende la villa e l’azienda agricola, forse attribuibile all’imperatore Antonino, anch’esso da riportare alla luce. Sul mausoleo fu poi edificata la chiesa dello Spirito Santo, tutt’oggi in funzione, che ne ricalca il perimetro e che fu anche chiesa templare. Così, dopo oltre un decennio di chiusura, che lo ha di fatto sottratto alla conoscenza degli utenti, possiamo restituire questo antico sepolcro alla pubblica fruizione e all’interezza della struttura di cui è parte integrante. Una fruizione gratuita per tutti i cittadini, che potranno ora avere un ulteriore sito di riferimento e di interesse in questo territorio, accanto all’oasi naturalistica Lipu, alla vicina villa romana delle Colonnacce e all’azienda agricola di Castel di Guido. Ciò è frutto dell’interessamento e dell’impegno della Commissione VI Commercio Sviluppo locale e turismo di questo municipio che ha trovato la disponibilità e la collaborazione della Sovrintendenza ai Beni di Roma, per la realizzazione di questa ambita e doverosa riapertura.
Le aperture sono previste ogni seconda domenica del mese, da marzo a giugno, dalle 10 alle 12. Questo il calendario completo: 11 marzo – 08 aprile – 13 maggio – 10 giugno
Per la riapertura del Mausoleo si ringrazia per il fattivo e concreto interessamento:
Dott.ssa Giuseppina Castagnetta -Presidente Municipio XIII di ROMA CAPITALE-
Angelica Ardovino-M5S-Presidente Commissione VI-Commercio-Sviluppo locale e Turismo del Municipio XIII-
Dott.ssa Giuseppina Castagnetta -Presidente Municipio XIII di ROMA CAPITALEAngelica Ardovino-M5S Presidente Commissione VI Commercio-Sviluppo locale e Turismo Municipio XIII di ROMA CAPITALEComunicato riapertura Mausoleo di Castel di Guido-Angelica Ardovino-M5SCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoApertura Mausoleo di Castel di Guido- 12 Settembre 2012-Visita organizzata da ROBERTO MASSACCESI, Presidente dell’Associazione A.S.CULTURALE CASTEL DI GUIDO- Manifestazione “UN BORGO IN FESTA.”Apertura Mausoleo di Castel di Guido- 12 Settembre 2012-Visita organizzata da ROBERTO MASSACCESI, Presidente dell’Associazione A.S.CULTURALE CASTEL DI GUIDO- Manifestazione “UN BORGO IN FESTA.”Castel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel di Guido-chiesa Spirito SantoCASTEL DI GUIDO Chiesa dello Spirito Santo.CASTEL di GUIDO-Premio CAMPAGNA ROMANA 2016- Dott.ssa GIUSEPPINA CASTAGNETTA-Presidente Municipio XIII di ROMA CAPITALECASTEL di GUIDO-Premio CAMPAGNA ROMANA 2016- Dott.ssa GIUSEPPINA CASTAGNETTA-Presidente Municipio XIII di ROMA CAPITALECASTEL di GUIDO-Premio CAMPAGNA ROMANA 2016-CASTEL di GUIDO-Premio CAMPAGNA ROMANA 2016- Dott.ssa GIUSEPPINA CASTAGNETTA-Presidente Municipio XIII di ROMA CAPITALE e il Futuro di Castel di GuidoCASTEL di GUIDO-Premio CAMPAGNA ROMANA 2016-PREMIO CAMPAGNA ROMANA 2016- Dott.ssa ALESSANDRA MANCUSO Per il suo costante impegno nell’opera d’integrazione degli Ospiti del CSM con la realtà di Castel di Guido.CASTEL di GUIDO-Premio CAMPAGNA ROMANA 2016- Dott.ssa GIUSEPPINA CASTAGNETTA-Presidente Municipio XIII di ROMA CAPITALE e la Poetessa Antonella ProiettiPREMIO CAMPAGNA ROMANA 2016- ANTONELLA PROIETTI Poetessa e operatrice culturale di Castel di GuidoCASTEL di GUIDO-Premio CAMPAGNA ROMANA 2016- Signora VIRGINIA FERRARA e la Dott.ssa GIUSEPPINA CASTAGNETTA-Presidente Municipio XIII-ROMA CAPITALEPREMIO CAMPAGNA ROMANA 2016- DOMENICO FRASCARELLI Al buttero artista e poeta della Campagna Romana.Angelica Ardovino-M5S Presidente Commissione VI Commercio-Sviluppo locale e Turismo Municipio XIII di ROMA CAPITALE
Castel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleo
ROMA CAPITALE- Municipio XIII- Il mausoleo di Castel Di Guido.
L’unico edificio monumentale ,attualmente visitabile solo su richiesta alla Sovraintendenza Archeologica , visibile a Castel di Guido è il mausoleo che si trova al disotto della chiesa della Spirito Santo sulla quale è stata edificata e che ne ripropone, se pur parzialmente, le dimensioni se pur in forma ortogonale .Il sepolcro , sia pure conservato solo per il piano inferiore, è in condizioni eccellenti: è a pianta circolare , con pilastro centrale rotondo e cinque grandi nicchie radiali , con arcosoli per le deposizioni, che sono , per motivi costruttivi, uno nella nicchia centrale , due in quelle sui lati e tre nelle nicchie di fianco all’entrata; l’ambulacro è coperto da volta a botte anulare . Il corridoio , il cui ingresso è situato a sul lato sinistro della chiesa, è anch’esso voltato e provvisto di arcosoli . L’ipogeo riceveva luce da feritoie a “bocca di lupo”. La tomba , costruita in laterizio, con materiali per lo più di riutilizzo , è databile tra la fine del III e l’inizio del IV secolo e trova riscontro in alcuni esemplari di altre zone del suburbio romano (Mausuleo di Romolo sull’Appia , Tor Pignattara, Tor de Schiavi nel complesso dei Gordiani). Per analogia con questi ultimi è possibile ipotizzare nel Mausoleo di Castel di Guido le presenza di un piano superiore coperto a cupola e dotato di una facciata della chiesa, il cui portico insiste sul corridoio d’accesso al sepolcro. Fonte –Castel di Guido dalla Preistoria all’Età moderna, Palombi editore. Foto di Franco Leggeri scattate in occasione Apertura Mausoleo di Castel di Guido- 12 Settembre 2012-Visita organizzata da ROBERTO MASSACCESI, Presidente dell’Associazione A.S.CULTURALE CASTEL DI GUIDO- Manifestazione “UN BORGO IN FESTA.” Le foto sono riproducibili assieme ai disegni del mausoleo.
Apertura Mausoleo di Castel di Guido- 12 Settembre 2012-Visita organizzata da ROBERTO MASSACCESI, Presidente dell’Associazione A.S.CULTURALE CASTEL DI GUIDO- Manifestazione “UN BORGO IN FESTA.”Apertura Mausoleo di Castel di Guido- 12 Settembre 2012-Visita organizzata da ROBERTO MASSACCESI, Presidente dell’Associazione A.S.CULTURALE CASTEL DI GUIDO- Manifestazione “UN BORGO IN FESTA.”Castel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleoCastel Di Guido Il mausoleo
LA BONIFICA DI PORTO E MACCARESE- AGRO ROMANO 1934
Rapporto “velina del 1934 –Anno XII E.F.”
Dalla vasta pianura alluvionale in mezzo alla quale scorre per gli ultimi 14 Km. il fiume Tevere, fa parte il comprensorio della bonifica di Porto e Maccarese.
Questo; che fu un tempo di numerosi acquitrini e di boschi pantanosi che coltivavano la delizia dei cacciatori d’ogni parte d’Italia si estende per ettari 10.186 tra la destra del Tevere ed il fosso delle Pagliete o Tre Denari e tra il mare Tirreno e le colline retrostanti la ferrovia Roma-Pisa.
La bonificazione di tale zona fu iniziata a cura diretta dello Stato fin dal ’90-(1890); ma i criteri all’ora adottati nel progettare i lavori erano stati troppo restrittivi perché i risultati potessero essere soddisfacenti.
Nel 1926 in base a nuovi progetti che prevedevano il rifacimento delle vecchie opere e la esecuzione di tante altre fu ripresa con lena Fascista il bonificamento della zona e nello spazio di pochi anni ( dal ’26 al ’30) le opere idrauliche furono ultimate.
Tra le principali opere eseguite dell’anzidetto periodo vanno ricordate: a) l’approfondimento di tre colatori principali delle acque basse, per metri 1,80 sotto il vecchi fondo con conseguente aumento della sezione; b) l’approfondimento di tutti i canali secondari delle acque basse; c) costruzione di una rete di canali terziari; d)ampliamento dello stabilimento idrovoro, con la sostituzione di elettropompe alle vecchie macchine a vapore; e) costruzione dello stabilimento idrovoro della Torre della potenzialità di 300 litri al secondo con n.2 di prevalenza; f) opere stradali; g)impianto irriguo comprendente il sollevamento delle acque del Tevere fino alla prevalenza di m.3.90 e portata di mc.6 al secondo.
La rete di canali di scolo primari e secondari sistemati o escavati ex novo, hanno raggiunto lo sviluppo complessivo di km.123; i canali d’irrigazione Km.63; le strade massicciate Km. 101; i ponti n. 134.
Maccarese -Impianto Idrovore- foto del 1895
P.S.-1934 AGRO ROMANO LA BONIFICA DI PORTO E MACCARESE- AGRO ROMANO 1934
Interessante velina propagandistica, con ogni probabilità proveniente da un’inchiesta del PNF, che riassume nel dettaglio le varie tappe dell’imponente opera di bonifica nell’Agro Romano, con particolare riguardo alla fascia costiera di Porto e Maccarese:
“… Questo, che fu un tempo sede di numerosi acquitrini e di boschi pantanosi che costituivano la delizia dei cacciatori… fu ripreso con lena fascista il bonificamento della zona e nello spazio di pochi anni le opere idrauliche furono ultimate… per opera della Società Maccarese proprietaria di circa metà del comprensorio di bonifica…”.
Ricerca storica e Foto originali sono di FRANCO LEGGERI per WWW.ABCVOX.INFO
Maccarese -Lavori di disboscamento 1925-Maccarese -Località “LE PAGLIETE” prima del 1925Maccarese -Operazione Aratura con trattori del terreno bonifica 1930-Maccarese -Operazione Falciatura con trattori del terreno bonifica 1930-Maccarese -Operazione manuale di livellamento del terreno 1928-Maccarese -Scavo di un Canale 1926-Maccarese -Centri Agricoli della bonifica -Foto aerea del 1930-Canale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESECanale di Bonifica di MACCARESE
Vivian Maier – “Tina Modotti – Fotografa e rivoluzionaria”
Biografia di Tina Modotti nacque ad Udine, nel quartiere di Borgo Pracchiuso, il 16 agosto del 1896 (la data è però registrata al 17 agosto)[1][11] da una modesta famiglia operaia, aderente politicamente al socialismo tipico di fine Ottocento. Il padre, Giuseppe Modotti, era un muratore,[11] mentre la madre, Assunta Mondini Saltarini, era una casalinga e cucitrice. Venne battezzata il 27 gennaio del 1897, con suo padrino un anarchico di professione calzolaio, Demetrio Canal. La sua casa era un’abitazione fatiscente di due piani in via Pracchiuso numero 113, oggi (2023) numero 89.
Tina aveva solo due anni quando la sua famiglia, per ragioni di natura economica, si trovò costretta a emigrare a Klagenfurt, in Austria. Lì nacquero gli altri cinque suoi fratelli e sorelle: Valentina detta Gioconda, Jolanda Luisa, Mercedes, Pasquale Benvenuto ed Ernesto, che morì a soli tre anni di meningite (e che non venne più menzionato all’interno della famiglia). Nel 1905 ritornarono ad Udine, dove Tina frequentò con profitto le prime classi della scuola elementare. In estate Giuseppe lasciò la famiglia in cerca di lavoro negli Stati Uniti e in agosto nacque l’ultimogenito Giuseppe Pietro. Tina cominciò a lavorare come operaia a dodici anni presso la fabbrica tessile Fabbrica Premiata Velluti, Damaschi e Seterie Domenico Raiser, situata nella periferia della città, per poter contribuire al mantenimento della numerosa famiglia.[11] Nel contempo cominciò a frequentare lo studio fotografico di Pietro Modotti, zio paterno, dove apprese le sue prime nozioni di fotografia.[12]
L’emigrazione negli Stati Uniti
Nel giugno del 1913 lasciò l’impiego che ricopriva presso la Raiser e salpò da Genova per raggiungere il padre e la sorella Mercedes a San Francisco (in California) dove, in breve tempo, trovò lavoro presso una fabbrica tessile. In quel periodo si avvicinò anche alla recitazione, figurando in rappresentazioni amatoriali – rivolte essenzialmente al pubblico di immigrati italiani del luogo – di D’Annunzio, Goldoni e Pirandello, in serate di beneficenza per la raccolta di fondi da inviare all’Italia in guerra.[13] Nel 1918 sposò il pittore e poeta Roubaix de l’Abrie Richey, soprannominato Robo, conosciuto qualche anno prima, e visse questo primo periodo con grande intensità, recitando, disegnando i propri abiti di scena, posando e dipingendo. I due si stabilirono a Los Angeles per poter perseguire una carriera nel mondo del cinema.[14]
Nel gennaio 1920 partirono per gli Stati Uniti anche la madre con i piccoli Benvenuto e Giuseppe. Il 1920 fu anche l’anno di esordio cinematografico di Tina, con il film Pelle di tigre (The Tiger’s Coat), il primo dei tre film hollywoodiani da lei interpretati e anche l’unico giunto fino a noi[13], per il quale ricevette l’acclamazione del pubblico e della critica, anche in virtù del suo “fascino esotico”. Ma il modo in cui il suo corpo e il suo viso erano stati lanciati sul mercato indusse Tina a mettere fine alla breve avventura cinematografica.[15][16] Grazie al marito, conobbe il fotografo Edward Weston e la sua assistente Margrethe Mather. Nel giro di un anno, la Modotti divenne la sua modella preferita e, nell’ottobre del 1921, anche sua amante. Quello stesso anno, il marito Robo le comunicò la sua intenzione di trasferirsi in Messico alla fine dell’anno, dedicandole un’ultima poesia: «Tina è il rosso del vino, così prezioso da lasciarlo posare con delicatezza perché diventi ancor più prezioso…».[17] Il Messico post-rivoluzionario appariva una destinazione di grande fascino, innovativa dal punto di vista culturale e sociale.[13] Dopo alcuni mesi, Tina cercò di raggiungerlo assieme a Weston, su invito dello stesso Robo, ma arrivò a Città del Messico troppo tardi, in quanto egli era morto da ormai due giorni, a causa di un fortissimo attacco febbrile probabile conseguenza del vaiolo (9 febbraio 1922).[18] Anche suo padre Giuseppe venne a mancare dopo poche settimane e, prima della fine dell’anno, la Modotti pubblicò a Los Angeles The book of Robo, un libro da lei curato in onore del marito.[13]
Assieme a Weston e ad uno dei quattro figli dell’uomo, desideroso di partire per rifarsi una vita nel paese latinoamericano, Tina Modotti ripartì per Città del Messico il 30 luglio 1923.[13] Dapprima come assistente in camera oscura, poi come contabile e infine come vera e propria fotografa, strinse amicizia con artisti e intellettuali, entrando rapidamente in contatto con i circoli bohémien della capitale messicana. Questi nuovi legami furono anche utili per creare ed espandere il mercato dei ritratti nel loro studio fotografico. Dopo meno di un anno, alla Feria Nacional del Libro y Exposición de Artes Graficas, Weston e la Modotti si aggiudicarono rispettivamente il primo e secondo premio nel settore fotografia. Benché già introdotta alle nozioni basilari sin da ragazzina, la relazione con Weston le aveva permesso di praticare e migliorare le sue capacità, fino a divenire un’artista di fama internazionale. Le sue idee sono chiaramente espresse nello scritto Sulla fotografia (1929): liberarsi da arte e artistico, puntare sulla qualità e sulle peculiarità del mezzo, perseguire uno scopo comunicativo.[13] Il fotografo messicano Manuel Alvares Bravo, in una sua disamina critica dell’opera della Modotti, ne suddivise la carriera in due periodi distinti: quello romantico e quello rivoluzionario. Il primo include appunto il periodo trascorso con Weston, caratterizzato da nature morte, da esperimenti grafici e pittorici; il secondo caratterizzato da una maggiore attenzione alla natura, ai fiori, all’essere umano e all’ambiente che lo circonda, con intento di documentazione sociale e antropologica e talvolta con forte connotazione politica.
Assieme a Weston, Tina Modotti nel 1925 ricevette l’incarico di viaggiare per i luoghi meno conosciuti del Messico e scattare fotografie che vennero poi pubblicate in Idols Behind Altars. The Story of the Mexican Spirit, di Anita Brenner. La Modotti doveva entrare nei luoghi religiosi e interagire con la gente del luogo. Nel libro, uscito nel 1929, furono selezionate 70 immagini su più di un centinaio che documentavano usanze, feste popolari, processioni. In questa, e nelle successive occasioni, i suoi scatti dedicati alle donne rivestono un ruolo di importante testimonianza etnografica: costumi, oggetti e attività sono documentati con grande attenzione, sottolineandone l’importanza e la dignità in una società matriarcale anche nelle immagini più tenere riguardanti la maternità e l’allattamento. Le foto più conosciute furono scattate durante un viaggio solitario nell’Istmo di Tehuantepec, intrapreso nel 1929 dopo il suo coinvolgimento nella morte di Julio Antonio Mella, attivista cubano. Dietro la fiera bellezza delle donne tehuane[19], la documentazione della povertà e del degrado, la disparità fra città e campagna, costituivano un forte messaggio sociale e politico.[13]
Scelta in quegli anni come “fotografa ufficiale” del movimento muralista messicano, immortalando i lavori di José Clemente Orozco e di Diego Rivera, Tina Modotti compare anche in alcuni murales di quest’ultimo: nella cappella dell’Università Autonoma del Messico è La vergine terra (nudo disteso) e Vita e terra (in piedi) e, sempre per mano di Rivera, venne dipinta nell’atto di distribuire cartucce ai lavoratori nel patio della Secretaría de Educación Publica. In questo ambito ebbe anche modo di conoscere diversi esponenti dell’ala radicale del comunismo, tra cui Xavier Guerrero, funzionario del Partito Comunista Messicano con cui ebbe una relazione sentimentale dopo che Weston, alla fine del 1926, ripartì per gli Stati Uniti.[20]; un esule italiano, Vittorio Vidali, attivo in quel periodo presso varie organizzazioni comuniste del mondo per conto del Comintern, la convinse ad iscriversi al PCM. Fu amica, e probabilmente anche amante, della pittriceFrida Kahlo, militante comunista e femminista nel Messico degli anni venti[21]; nel 1940, il terrazzo di casa di Tina ospitò la festa di nozze tra la stessa Frida e Diego Rivera. Il 1927 segna l’inizio della fase più intensa del suo attivismo politico, così come della sua attività fotografica. Il suo impegno la portò a partecipare a comitati a favore di Sacco e Vanzetti e a favore delle classi sociali messicane più svantaggiate, le sue foto a sfondo sociale andarono a corredare numerose riviste dell’epoca. Le notizie che arrivavano dall’Italia le fecero affermare in una manifestazione che «il fascismo ha ridotto l’Italia in un grande carcere e un grande cimitero» e queste parole, segnalate dalla Legazione Italiana, destarono l’attenzione del Ministero dell’Interno.[13]
Nel 1928 la sua relazione con Xavier Guerrero terminò con la partenza del suo compagno per un soggiorno di tre anni in Unione Sovietica. Il 10 gennaio del 1929 Julio Antonio Mella, suo compagno da pochi mesi, mentre passeggiava con lei morì assassinato per mano di un suo oppositore politico.[22][23] La donna fu subito accusata dalle autorità di essere complice nell’omicidio. Nella perquisizione della sua casa, la polizia trovò alcune foto scattate da Weston che la ritraevano nuda e ne seguì una campagna scandalistica che la ritraeva come donna di facili costumi.[13] Per questa ragione rifiutò l’incarico di fotografa ufficiale del Museo nazionale messicano,[24] e decise di intraprendere un nuovo progetto: il reportage sull’istmo della regione del Tehuantepec e sulle donne native, straordinariamente forti e belle. Nel dicembre del 1929 una sua mostra personale venne definita dal muralista David Alfaro Siqueiros come “La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico”: fu l’apice della sua carriera di fotografa. All’incirca un anno dopo, fu costretta a lasciare la macchina fotografica dopo l’espulsione dal Messico e, a parte poche eccezioni, non scattò più fotografie nei dodici anni che le rimanevano da vivere.
Il lavoro per il Comintern
Esiliata dalla sua patria d’adozione con l’accusa (falsa) di aver partecipato all’attentato al presidente Pascual Ortiz Rubio, la Modotti raggiunse Berlino nella primavera del 1930; qui provò a lavorare ospitata dalla collega Lotte Jacobi ma, abituata alla forte luce solare del Messico, non riuscì ad integrarsi e ad usare la nuova fotocamera Leica, molto più maneggevole con un rullino da 36 pose (contro il caricamento singolo della Graflex che aveva sempre usato), ma che non permetteva la pre-visualizzazione dello scatto nel mirino[13]. Per un certo periodo la Modotti viaggiò in giro per l’Europa per poi stabilirsi, assieme al pittore Pablo O’Higgins[25], a Mosca, in Unione Sovietica, dove pare venne cooptata dalla polizia segreta sovietica per varie missioni di spionaggio in Francia ed alcuni paesi dell’Europa centro-orientale, probabilmente a sostegno della Rivoluzione Mondiale che i sovietici si prospettavano. In via ufficiale, dal dicembre del 1930, operava in qualità d’infermiera volontaria per il Soccorso Rosso Internazionale.
Dall’ottobre del 1935 si trovava in Spagna e quando allo scoppio della guerra civile spagnola, nel luglio del 1936, lei e il suo amante Vittorio Vidali, dietro i nomi di battaglia di Maria e Comandante Carlos, si unirono alle Brigate Internazionali, rimanendo nel paese iberico almeno fino al 1939. Lavorò con il celebre medico canadeseNorman Bethune, inventore delle unità mobili per le trasfusioni di sangue, durante la disastrosa ritirata da Malaga nel 1937. Nel 1939, dopo il collasso del fronte repubblicano e l’instaurazione del regime franchista, la Modotti lasciò la Spagna assieme a Vidali, per far ritorno in Messico dietro falso nome. Secondo alcuni storici, i due potrebbero essere stati implicati anche nell’assassinio di Lev Trockij: in una foto scattata dalla Modotti nel 1929, sono ritratti i partecipanti al primo congresso del Soccorso Rosso dei Caraibi. Sul retro della foto sono scritti in ordine i loro nomi e, fra gli altri delegati nazionali, figura anche il “compagno Arturo”: in realtà si trattava di un agente di Stalin sotto copertura, il suo vero nome era Iosif Gregulevich ed era a capo del commando che aveva arruolato Ramón Mercader, il sicario che nel 1940 eliminò Trockij.[26]
La morte
Tina Modotti morì a Città del Messico il 5 gennaio del 1942, secondo alcuni in circostanze sospette. Dopo aver avuto la notizia della sua morte, Diego Rivera affermò che fosse stata assassinata, e che Vidali stesso fosse stato l’autore dell’omicidio. Tina poteva “sapere troppo” delle attività di Vidali in Spagna durante la guerra civile, incluse le voci riguardanti le più di 400 esecuzioni di repubblicani non schierati con Mosca. Ciononostante, la versione più probabile sarebbe che quella notte Tina, dopo aver cenato con amici in casa dell’architetto svizzeroHannes Meyer[27], fu semplicemente vittima d’un arresto cardiaco, che la condusse alla morte nel taxi che la stava riportando a casa[28]. La sua tomba è nel grande Panteón de Dolores a Città del Messico.
Il poeta Pablo Neruda, indignato dalle accuse fatte a Vittorio Vidali a proposito della morte della fotografa, compose il suo epitaffio in cui è indicato anche lo sciacallaggio riferibile a quelle infamie; di questo componimento una parte può essere trovata sulla lapide della Modotti, che include anche un suo ritratto in bassorilievo fatto dall’incisore Leopoldo Méndez:
«Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.
Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l’anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.
Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non arrivi l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai in pace.
Lo senti quel passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grandioso che viene dalla steppa, dal Don, dal freddo?
Lo senti quel passo fiero di soldato sulla neve?
Sorella, sono i tuoi passi.
Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d’una volta, domani,
là dove sta bruciando il tuo silenzio.
Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorno i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.
Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
polverose, qualcosa si mormora e passa,
qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
qualcosa si desta e canta.
Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra,
col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché il fuoco non muore.»
(Pablo Neruda 5 gennaio 1942, epitaffio dedicato a Tina Modotti[29])
Fotografa
Tina Modotti è una delle poche donne dell’epoca apprezzate per una capacità in un’attività in cui fino ad allora si erano contraddistinti soprattutto uomini: fotografia e fotoreportage. La sua esperienza nel campo fotografico è impressionante: dopo la frequentazione di Edward Weston, da cui apprende le basi della fotografia, è la Modotti stessa a sviluppare ben presto un suo proprio stile utilizzando la fotografia come “strumento di indagine e denuncia sociale”, foto esteticamente equilibrate in cui era prevalente una ideologia ben definita: «esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello,…)»[30]. Nei reportage, in quella che altri fotografi definirono “fotografia di strada” la Modotti aveva idee ben precise, infatti non cercò mai “effetti speciali”, a suo avviso la fotografia lungi dall’essere “artistica” doveva denunciare “senza trucchi” la realtà nuda e cruda in cui gli “effetti” e le “manipolazioni” dovevano essere banditi.
Fu la Modotti stessa a più riprese a definire il proposito che desiderava raggiungere con la sua fotografia, come fa notare il fotografo Pino Bertelli riportando due suoi giudizi. Nel 1926 asserì: «Desidero fotografare ciò che vedo, sinceramente, direttamente, senza trucchi, e penso che possa essere questo il mio contributo a un mondo migliore»[31]. Definendo precisamente il suo punto di vista, la Modotti nel 1929 spiegò:
«Sempre, quando le parole “arte” o “artistico” vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo. Questo è dovuto sicuramente al cattivo uso e abuso che viene fatto di questi termini. Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente che io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni. La maggior parte dei fotografi vanno ancora alla ricerca dell’effetto “artistico”, imitando altri mezzi di espressione grafica. Il risultato è un prodotto ibrido che non riesce a dare al loro lavoro le caratteristiche più valide che dovrebbe avere: la qualità fotografica[31].»
Secondo lo scrittore britannico Geoff Dyer, la relativamente scarsa produzione fotografica di Modotti può essere vista non come un difetto, bensì come la conseguenza di una sovrabbondanza di vita. Mentre esiste solo una biografia di Weston, scritta da Ben Maddow, ce ne sono almeno sei su Tina Modotti (vedi sezione bibliografica), “per il semplice motivo che ha vissuto una mezza dozzina di vite”.[23]
Critica
La Biblioteca del Congresso (Library of Congress), la biblioteca nazionale degli Stati Uniti a Washington in una scheda di Beverly W. Brannan della Prints & Photographs Division definisce Tina Modotti come una “riconosciuta maestra della prima fotografia del XX secolo“[10][32].
Brannan esalta la “raffinata arte” della Modotti, anche come fotoreporter (alcune sue fotografie apparirono sul giornale del partito comunista messicano El Machéte), tanto da conservare un lotto di sue fotografie ovvero quelle che documentano le attività di quel partito nel 1929,[33] oltre che foto su altri temi[9]. El Machéte era stato fondato da un gruppo di artisti e giornalisti con lo slogan: “Il machete viene utilizzato per raccogliere la canna, uccidere i serpenti, porre fine alle lotte e umiliare l’orgoglio degli empi ricchi.” Secondo Tim Adams, “Modotti aveva preso a cuore quel messaggio, creando composizioni come questa [uomini che leggono El Machéte del 1927] che trasmettevano, magnificamente, sia l’unità dei campesinos – individualmente senza volto sotto i tradizionali sombreri – sia la loro volontà sovversiva collettiva”.[34] Opere della produzione fotografica della Modotti sono anche custodite presso l’International Museum of Photography and Film at George Eastman House[8] di Rochester (New York) oltre che in altri importanti musei del mondo. D’altronde il britannico The Daily Telegraph annunciando una mostra della fotografa alla Royal Academy of Arts di Londra definì la Modotti come «uno dei più brillanti fotografi del XX secolo» con una storia ed una eredità straordinarie[32]
Anche a causa del numero relativamente esiguo delle foto realizzate da Tina Modotti, le sue quotazioni sono oggi giunte ad un livello considerevole: una stampa originale della foto sopracitata è stata venduta nel 2015 da Sotheby’s al prezzo di 225 000 dollari.[34]
Nel 2005 la Caritas dell’arcidiocesi di Udine interpella l’artista Franco Del Zotto Odorico per la creazione di un segno identificativo sulla facciata del nuovo ricovero notturno per senzatetto di via Pracchiuso 89, casa natale di Tina Modotti. L’intervento artistico in nome della celebre fotografa diventava necessario al fine di dare una forma di consapevolezza storica ad un luogo che sebbene rifunzionalizzato tratteneva una memoria storica di notevole importanza. L’opera si è totalmente integrata alla struttura: la facciata ha assunto la forma di un grande foglio dattiloscritto su cui si susseguono pezzi della vita della Modotti, incisi sotto forma di bassorilievo. Prende corpo lungo tutta la facciata un racconto didascalico, in cui Tina stessa e le persone coinvolte nella sua stessa vita “battono a macchina” su un supporto murale un flusso continuo di parole. Per sottolineare certi passaggi nel testo ritenuti più rilevanti, è inoltre stata alterata la scrittura stessa, capovolgendo le lettere: operazione che rende più difficile la lettura, meno immediata, ma allo stesso tempo attira l’attenzione dello spettatore, creando “un testo dentro il testo”. Il bassorilievo presenta testi in più lingue (italiano, inglese, spagnolo, friulano) per testimoniare la grande trasversalità culturale della Modotti.
Il murale sulla facciata della casa natale di Tina Modotti nel 2014, opera realizzata da Franco Del Zotto e dall’assistente Vera Fedrigo, vince il premio internazionale Le Geste d’Or, Le Trophee du Grand Prix per la categoria Prix Innovation nel 2014[36]. La premiazione è avvenuta sabato 8 novembre durante il Salone internazionale del patrimonio culturale (Le Salon international du Patrimoine Culturel) organizzato presso il Carrousel du Louvre[37].
Pino Cacucci ha scritto una biografia, Tina, in cui racconta la vita e l’arte di Tina Modotti.
Anche il gruppo punk dei Fugazi nell’album End Hits del 1997 dedica una canzone a Tina con il titolo di Recap Modotti. Il pianista Remo Anzovino nel suo album d’esordio Dispari (2006) ha dedicato a Tina Modotti il brano ¡Que viva Tina!.
Negli anni novanta il teatro XX secolo di Roma espone una raccolta di disegni di Silvio Benedetto su Tina Modotti, presentata da Claude Moliterni, Sombras.
Sempre negli anni ’90 il compositore Andrea Centazzo scrive l’opera multimediale Tina ispirato alla sua biografia, con come protagonista Ottavia Piccolo.
Nel 1999 e nel 2000 l’autrice ed attrice Luisa Vermiglio porta in scena rispettivamente Con la Voce Negli Occhi – Viaggio intimo sulle tracce di Tina Modotti e Accanto a Tina/Cerca de Tina, entrambi prodotti dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con le musiche originali di Alessandro Montello.
Nel 2003 il fumettista italiano Paolo Cossi pubblica un libro a fumetti interamente dedicato alla vita della fotografa friulana: trattasi infatti di Tina Modotti, edito da Biblioteca dell’immagine.
Il sassofonistajazzFrancesco Bearzatti ha dedicato alla fotografa un intero album, Suite for Tina Modotti, registrato con un’apposita formazione chiamata Tinissima Quartet.
Il compositore friulano Jaio Furlanâr le ha dedicato una canzone in friulano.
Un film intitolato Que viva Tina è stato realizzato da Silvano Cattano nel 1997.
Nel 2012 debutta lo spettacolo Della Passione di Tina, un monologo teatrale ideato e interpretato da Marika Tesser, dal quale Marcello Fausto Dalla Pietà ha liberamente tratto il video Tina con musiche di Dmitrij Šostakovič[38].
Nel 2013 durante la 26ª edizione di Sorrivol dei Burattini! il Grupo Saltimbanqui con Pierpaolo Di Giusto hanno presentato Corrido per Tina Modotti, breve storia di Tina Modotti per marionette e fisarmonica.
Nel 2013 il duo francese Catherine Vincent ha registrato un disco Tina dedicato a Tina Modotti. Nel disco è presente una canzone in francese, italiano, spagnolo e inglese che ha come testo una poesia scritta dalla stessa Tina. Il duo ha anche realizzato un accompagnamento musicale per l’unico film che rimane del periodo in che Tina faceva l’attrice a Hollywood, Pelle di tigre (1920) di Roy Clements, restaurato dalla Cineteca del Friuli.
Nel 2015, in Friuli-Venezia Giulia, è stato rappresentato il racconto teatrale multimediale plurisensoriale Hola Frida Mandi Tina …la fotógrafa y la pintora ispirato alla vita, all’amicizia e agli scritti di Tina Modotti e Frida Kahlo[39]. Dal 2018 la pièce – ideata, sceneggiata e diretta da Susanna Piticco (voce di Frida) e Vicky Vicario (autrice del testo dedicato e voce di Tina) – viene proposta nella nuova versione Hola Frida Mandi Tina la fotógrafa, la pintora …y el muralista también in cui è stata inserita la figura di Diego Rivera, marito di Frida e amico di Tina.[40].
Bologna, 2024 : Tina Modotti Dal 26 settembre 2024 al 16 febbraio 2025, le sale di Palazzo Pallavicini (Bologna) ospiteranno una grande mostra dedicata alla fotografa esponente di spicco della fotografia e dell’attivismo politico della prima metà del Novecento. Organizzata e realizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci della Pallavicini s.r.l., unitamente al Comitato Tina Modotti, l’esposizione ed i testi saranno a cura di Francesca Bogliolo.
Lecce, 2012-2013: Tina Modotti – Fotografa E Rivoluzionaria (dal 21 settembre 2012 al 22 febbraio 2013). Manifatture Knos – Cineporto[52]
Buenos Aires, 2012: Fotógrafa y revolucionaria – Reapertura (dal 6 ottobre al 30 ottobre 2012). Centro Cultural Borges[53]
Pordenone 2011: Il fotografo fotografato. Fotografie, immagini, documenti dall’Ottocento ai nostri giorni (dal 28 maggio al 18 settembre 2011). Museo d’Arte Contemporanea[54]
New York, 2010-2011: Pictures by Women: A History of Modern Photography (dal 7 maggio 2010 al 18 aprile 2011). Museum of Modern Art (MoMa)[55]
Trieste, 2010: Masterworks (dal 23 settembre al 6 novembre 2010). ITIS – Galleria San Giusto[56]
Terni, 2010: Tina Modotti – Tinissima. Fotografia e Rivoluzione (dal 13 febbraio al 30 maggio 2010). Palazzo Primavera[57]
Cagliari, 2009-2010: 99 click+1. Fotografie. Storie di incanti (dall’11 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010). Il Ghetto[58]
Capodistria, 2009: Sguardi – La Fotografia del Novecento in Friuli e nella Venezia Giulia (dal 20 novembre al 20 dicembre 2009). Sedi varie[59]
Milano, 2009: Tina Modotti – Sotto il cielo del Messico (dal 15 settembre al 13 novembre 2009). Galleria Photology[60]
Lubiana, 2009: Sguardi – La Fotografia del Novecento in Friuli e nella Venezia Giulia (dal 2 giugno al 30 settembre 2009). Museo Etnografico di Lubiana[61]
Verbania, 2009: Flower power (dal 24 maggio all’11 ottobre 2009). CRAA – Centro Ricerca Arte Attuale Villa Giulia[62]
Venezia, 2008: Fotografie (19 dicembre 2008). San Marco Casa d’Aste[63]
Istituto scolastico comprensivo di Premariacco (UD);
Galleria Tina Modotti (ex Mercato del pesce) a Udine;
Campobasso-13 dicembre 2017 “Tina Modotti – Fotografa e rivoluzionaria” è il titolo della mostra che si terrà a Campobasso dal 15 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 negli spazi di via Persichillo, 1.
Inaugura il 15 dicembre alle 18 nella Galleria Spazio Immagine di Campobasso “Tina Modotti – Fotografa e rivoluzionaria”, mostra fotografica a cura di Reinhard Schultz (Galleria Bilderwelt di Berlino) portata in città dall’associazione culturale Centro per la Fotografia Vivian Maier.
Negli spazi di via Persichillo, 1 sarà mostrato un vasto repertorio fotografico arricchito da testimonianze originali quali le lettere di corrispondenza fra la Modotti e la madre e fra l’artista ed Edward Weston, uno fra i fotografi americani più importanti nella prima metà del Novecento. Fra i documenti esposti, anche materiale politico attraverso cui sarà possibile ricostruire le tappe fondamentali della vita pubblica e privata della “fotografa combattente”, così come veniva definita dal compagno Vittorio Vidali (documenti tratti dall’archivio Tina Modotti di Christiane Barckhausen-canale dell’associazione Crea Tina).
Il progetto nasce dall’idea di diffondere e far conoscere, attraverso una raccolta esclusiva, l’esperienza di cui è stata protagonista Tina Modotti nello scenario di fine anni Venti tra Italia e Stati Uniti d’America. Un progetto ambizioso che mira a dar voce a un capitolo importante nella cultura della fotografia.
Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942) è stata una delle più importanti fotografe della prima metà del XX secolo, oltre ad attrice e attivista politica. Musa di Pablo Neruda e modella di pittori messicani come Diego Rivera, Frida Kahlo e David Alfaro Siqueiros, le sue opere fotografiche sono esposte nei più importanti musei del mondo, tra cui l’International Museum of Photography and Film at George Eastman House di Rochester (New York) e la Library of Congress di Washington.
orario di apertura: Dal Martedì al Venerdì dalle 18:00 alle 20:30
Sabato e Domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 18:00 alle 20:30
In orari e giorni diversi è possibile prenotare una visita su appuntamento.
Ingresso Libero
Tina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaTina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaTina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaTina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaTina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaTina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaTina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaTina Modotti – Fotografa e rivoluzionariaANPI Fara in Sabina/Valle del Farfa-EDMONDO RIVA Medaglia d’oro-
S.E. Monsignor Tito Mancini, Vescovo Ausiliare per la Diocesi di Porto e Santa Rufina.
Biografia-
Il Vescovo Pietro Mancini nacque a Bologna il 24 novembre 1901. Trasferitosi a Firenze entrò giovanissimo nel Convitto della Calza da dove , ordinato sacerdote insieme a Mons. Bagnoli il 25 luglio 1925, uscì per dedicarsi al ministero.
Il quel 25 luglio 1925 furono ordinati preti anche Don Antonio Pettini, Don Romano Rastrelli, Don Serafino Ceri.
A Don Mancini si deve la costruzione della nuova Chiesa parrocchiale di Santa Maria a Coverciano .
Dopo aver svolto il ministero a Coverciano per un certo periodo , cioè sino al mese di agosto del 1933, Don Tito Mancini passo alla Marina Militare con il grado di Capitano dedicandosi all’assistensa religiosa dei marinai; ma i parrocchiani di Coverciano non lo dimenticarono e quando arricchirono di un nuovo concerto di campane il loro campanile vollero che una campana fosse dedicata a San Tito al ricordo proprio di Don Tito Mancini.
Ben presto Don Tito Mancini dovette lasciare il ministero a pro dei marinai perchè chiamato a Roma al seguito del Cardinale francese Eugenio Tisserant il quale ripose ogni fiducia nel sacerdote calzista. Ben presto, il 29 gennaio 1947, Don Mancini divenne Vicario Generale della Diocesi di Ostia, Porto e Santa Rufina delle quali era titolare il Cardinale Tisserant, e poi lo stesso Cardinale ottenne , nel 1960, dalla Santa Sede che Monsignor Mancini gli fosse assegnato come Vescovo Ausiliare e fu lo stesso Cardinale Tisserant a consacrarlo.
S.E. Cardinale EUGENIO TISSERANT impone la berretta a Monsignor Tito MANCINI .(25 dicembre 1960)
Si legge nel settimanale “Vita” nell’edizione del 4 aprile 1962 , in un lungo articolo dal titolo TISSERANT a pag. 43 :” il 29 gennaio 1961 il Cardinale Tisserant, versò non poche lacrime di commozione mentre consacrava Vescovo Mon. Tito Mancini, assegnatoli come Ausiliare.
Prosegue il cronista:” sembra che consagri Vescovo un figlio.” Era questo il commento dei presenti. Dopo la cerimonia di investitura gli invitati fecero al Cardinale le congratulazioni per aver ottenuto un Vescovo Ausiliare per la Diocesi, il Cardinale rispose così:”Non dovete rallegrarmi con me perché ho avuto il Vescovo Ausiliare, ma perché ho avuto Questo Ausiliare, Mons. Tito Mancini .” Appena aver pronunciato queste parole il Cardinale fece un gesto che commosse profondamente i presenti e il Vescovo Mancini: si sfilò dal dito l’anello episcopale che egli aveva ricevuto 24 anni prima nel giorna della sua propria consagrazione e lo donò al sua neo Ausiliare….”.
Il 28 febbraio 1967 Mons. Tito Mancini passò a reggere le Diocesi di Nepi e Sutri nella Tuscia laziale.
Cattedrale della Diocesi di Porto e Santa Rufina a La Storta la tomba del Cardinale Eugenio Tisserant , Monsignor Luigi Martinelli, Monsignor Pietro Villa e Vescovo Andrea Pangrazio
L’attività pastorale di Monsignor Tito Mancini ,molto intensa , diete ottimi frutti. A questo proposito giova ricordare ciò che il parroco Don Alberto Benedetti attestò di lui ancora vivente:” dalla mente e dal cuore….Mancini trae motivo per portare la fiaccola della Fede e l’ardore della Carità in ogni angolo della Diocesi, con semplice umiltà aiuta i parroci , sostituisce quelli improvvisamente impediti per malattia o impegni , nella celebrazione della Santa Messa…” Monsignor Tito Mancini morì a Sutri, rimpianto dl clero e dal popolo, dal 4 marzo 1969 è sepolto all’interno della Cattedrale della Diocesi di Porto e Santa Rufina a La Storta vicino al Cardinale Eugenio Tisserant , Monsignor Luigi Martinelli,Monsignor Pietro Villa e Vescovo Andrea Pangrazio, come si legge nell’epigrafe .
Ricerche bibliografiche e foto d’archivio sono di Franco Leggeri
S.E. Monsignor Tito Mancini, Vescovo Ausiliare per la Diocesi di Porto e Santa Rufina. con il Cardinale EUGENIO TISSERANTMonsignor Tito MANCINI accompagna S.E. Cardinale EUGENIO TISSERANT nella visita dei Borghi dell’ENTE MAREMMAMonsignor Tito MANCINI (di profilo primo da sx) accompagna S.E. Cardinale EUGENIO TISSERANT nella visita dei Borghi dell’ENTE MAREMMAMonsignor Tito MANCINI(dietro vestito di nero) accompagna S.E. Cardinale EUGENIO TISSERANT nella inaugurazione del Collegio Sant’Eugenio –LA STORTA .Monsignor Tito MANCINI-Biglietto AutografoMonsignor Tito MANCINI-Biglietto AutografoMonsignor Tito MANCINI-Biglietto AutografoCattedrale della Diocesi di Porto e Santa Rufina a La Storta la tomba del Cardinale Eugenio Tisserant , Monsignor Luigi Martinelli, Monsignor Pietro Villa e Vescovo Andrea Pangrazio
Sorgono le torri-La torre è presente nella fortificazione come elemento isolato o inserito nelle mura. Nel primo Medioevo e alle origini del Feudalesimo la torre apparve come elemento architettonico comune alle fortificazioni e ai castelli feudali o, isolata, quale posto di osservazione e difesa avanzata. La funzione della torre era prettamente difensiva, la costruzione dalla pianta per lo più quadrata e di dimensioni ristrette, mentre l´interno era diviso in piani con pavimenti, scale di legno e a volte collegato a sotterranei destinati alla raccolta di provviste in caso di assedio. L´utilizzazione della torre, comunque, trovò un notevole incremento e sviluppo nelle città comunali quando da costruzione esplicitamente militare divenne una sorta di “status symbol” nobiliare. La costruzione delle torri andò infittendosi nel nucleo centrale dell´abitato secondo una planimetria simile a quella delle torri guerresche dei castelli. Il Gregorovius ritiene che a Roma, nel XII secolo, ci fossero 900 torri. Anche se il numero può sembrare esagerato, la città doveva effettivamente apparire ricca di tali costruzioni, segni delle dimore baronali. Le lotte fra fazioni o quelle del Papa e il Senato contro i baroni con conseguente confisca e distruzione di case, torri e palazzi della parte soccombente, furono, insieme a fenomeni naturali come il terremoto del 1348, tra le cause prime della notevole perdita di tali monumenti storici. è in parte alle esigenze di difesa, come si è detto, e in parte alla necessità di segnalare la giurisdizione che si deve la costruzione di quel sistema di torri delle quali è costellata la campagna romana. Nell´agro romano di torri di segnalazione e di vedetta, dette “vigilae”, che da un centro fortificato si irradiavano sin sulla spiaggia, si ha notizia dal tempo di Gregorio Magno. Molte torri sono però scomparse, ma sopravvissero, come nel caso di Tor Vergata, nel nome della località nella quale sorgevano, permettendo così di ricostruire l´antica rete delle proprietà, della viabilità e della difesa. Per la storia che ci interessa, fra il decimo e l´undicesimo secolo l´aristocrazia laziale, che aveva le sue basi territoriali nella provincia, acquistò una nuova importanza politica. Essa si alleò con il papa nella difesa della città e delle campagne contro le incursioni saracene. Esponente di questo nuovo patriziato di soldati fu Alberico, capostipite dei conti di Tuscolo. Nell´undicesimo secolo il papato riacquistò in Europa un rilievo preminente e, conseguentemente, le abbazie procedettero alla ricomposizione delle proprietà e alla riaggregazione delle popolazioni rurali in abitati fortificati posti in luoghi elevati dominanti la campagna: i cosiddetti “incastellamenti”. L´esempio delle abbazie fu seguito anche dai signori feudali. Per i privati, i castelli fortificati furono una garanzia di difesa della proprietà, ma anche una base di appoggio. Per la Chiesa il borgo fortificato, vantaggioso all´inizio a fini difensivi, divenne in breve la premessa di un passaggio di poteri nelle mani dei signorotti locali.
P.S. per ogni Torre sarà pubblicato un report fotografico ed una breve storia.
Tutte le foto sono di Franco Leggeri
TORRE IN PIETRA- Torre di PagliaccettoFREGENE -Torre PrimaveraTorre dell’ACQUAFREDDAPALIDORO-Torre PerlaTorretta TROILITorretta dei MASSIMI
Signora GRAZIA AMICI, ideatrice e realizzatrice Evento :Testa di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” .60 anni della Storia del nostro Borgo
L’organizzatrice dell’Evento GRAZIA AMICI mi ha accolto con queste parole :” Questa mostra fotografica è stata realizzata per raccontare 60 anni della Storia del Borgo.”
L’esposizione inaugurata il 29 giugno , nell’Aula Magna della scuola elementare di Testa di Lepre, resterà aperta sino al 30 luglio 2017.
TESTA di LEPRE- 25 luglio 2017-Un viaggio fotografico per raccontare 60 anni della Storia del Borgo. La mostra nasce da un’idea di Grazia Amici, che già aveva realizzato, nel 2010, un calendario con 50 foto d’Epoca dal titolo “RICORDI”. La mostra è stata allestita dai Volontari all’interno della scuola elementare di Testa di Lepre. “L’esposizione ”, ci spiega Grazia Amici ,” è un percorso fotografico che racconta i 60 anni di Storia dell’Ente Maremma laziale. Ho cercato di selezionare le foto in modo di raccontare la quotidianità della vita nella Campagna Romana degli anni ‘50-60 del secolo scorso. La mostra evidenzia le necessità e le speranze di una vita migliore dell’intera Comunità di Testa di Lepre. Le foto sono state scattate dagli stessi protagonisti. Ho raccolto le foto con la formula classica “ FUORI LE FOTO DAI CASSETTI” e per questo ringrazio tutti gli abitanti “storici” del Borgo.” Chiosa Grazia Amici: ”Ringrazio le Autorità che ci hanno onorato con la loro presenza , il Sindaco Montino e la Direzione dell’Ente Maremma che ci ha fornito foto e assistenza storica. Un ringraziamento particolare ,debbo sottolinearlo , lo rivolgo alla Signora GIOVANNA ONORATI che ci rappresenta nel Consiglio comunale di Fiumicino e per le belle parole scritte da lei sul Registro dei visitatori e che voglio citare:“La Storia siamo noi, con i nostri ricordi, con ciò che hanno fatto i nostri nonni. Bellissima mostra e complimenti al Comitato che sempre si adopera per migliorare , rallegrare e far vivere la nostra Comunità , piccola, ma con un GRANDE CUORE-.”
Sicuramente sarà editato un libro sulla Storia del Borgo. Posso anticipare la notizia che la Signora Grazia Amici ha in progetto , ci sta lavorando in sinergia con altre persone, la realizzazione di una grande iniziativa Culturale relativa al Borgo di TESTA DI LEPRE , alla Campagna Romana e alle sue bellezze.
Franco Leggeri-Blog–WWW.ABCVOX.INFO– Voce della Campagna Romana
TESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.Signora GRAZIA AMICI, ideatrice e realizzatrice Evento :Testa di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” .60 anni della Storia del nostro BorgoSignora GIOVANNA ONORATI- Consigliere comunale di FIUMICINOTESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.TESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.S.E. Cardinale EUGENIO TISSERANT-TESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del nostro BorgoTESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.TESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.TESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.S.E. 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“MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del nostro BorgoTESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del nostro BorgoTESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.TESTA di LEPRE-Mostra fotografica “MEMORIE di VITA” . 60 anni della Storia del Borgo.TESTA di LEPRE
ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.
Roma-Municipio XII-Quartiere Massimina–26 maggio 2017-Degrado e abbandono dell’area archeologica sita tra via Romano Guerra –via della Massimilla e il Centro Commerciale civico 14.
Nel 2004 , se ricordo bene nel mese di novembre, durante la fase di sbancamento per la costruzione del Centro Commerciale venne rinvenuta una Villa rustica , una cisterna e una necropoli databile IV-III sec. A.C.
Nel 2009 furono eseguiti gli scavi , vedi foto allegate, sull’area archeologica (residuo di aera) che ora si presenta nel più degrado assoluto.
Tutti noi cittadini ci auguriamo che i nuovi Amministratori sappiano, finalmente, valorizzare la Storia e i siti Archeologici del Quartiere Massimina.
Pubblicheremo, sul nostro Blog ABC VOX, tutto il materiale che riusciremo a recuperare relativo alla Storia e all’Archeologia di Massimina.
Nota di FRANCO LEGGERI
Report fotografico delle fasi di scavo del 2009 – foto di Franco Leggeri
ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.ARCHEOLOGIA a MASSIMINA , tra Degrado e Abbandono.
OTRICOLI (TR) –Un intero week end dedicato alla storia.
Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,26-27-28 MAGGIO 2017
Tre giorni di eventi all’interno del Parco Archeologico di Ocriculum dove poter rivivere i fasti di un municipio romano del II sec. d.C.
Il cambio valuta all’ingresso, il campo dei legionari con le didattiche sulla storia dell’esercito romano, il mercato dove poter iniziare a spendere e contrattare coi sesterzi ricevuti all’entrata, ben quattro tabernae rievocative dove poter gustare sapori antichi di due millenni, poi la vita dei campi, la musica antica, i ludi gladiatori all’anfiteatro, gli spettacoli teatrali, le visite guidate e i laboratori didattici per i bambini ma, soprattutto, la ricostruzione completa del porto fluviale sul Tevere.
Questo è quanto vi aspetta a Otricoli (TR) a pochissimi km da Roma (Uscita A1 Magliano Sabina, si svolta a sinistra sulla Flaminia e si trova il parco a circa 4 km). Questa sarà la sesta edizione di Ocriculum AD 168.
Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,
IL TEMPO FUGGE. NON QUI. NON ORA. 26-27-28 MAGGIO, OCRICULUM AD 168.
DESINE FATA DEVM FLECTI SPERARE PRECANDO
(Non sperare di cambiare il destino con le preghiere)
Il LVDVS, la palestra che i gladiatori chiamavano casa, poi i MVNERA, i ludi gladiatori in quell’Arena dove più di duemila anni fa si scontravano uomini, donne e fiere per cambiare il loro destino e, a volte, soltanto per restare vivi.
Il 26-27-28 maggio, Ocriculum tornerà un municipio del II sec. d.C. e grazie ai ragazzi del Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria, si rivivranno le emozioni e le suggestioni di allora.
Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,
IL TEMPO FUGGE. NON QUI, NON ORA. OCRICULUM AD 168
Adatto ai bambiniOtricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,Otricoli (TR) Ludus Picenus – Scuola Gladiatoria,
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