Sandra Bonsanti – Stanotte dormirai nel letto del re
-Editore Archinto-Milano-
Dal libro di Sandra Bonsanti-«Il compito di matematica lo si fa con l’ingegner Gadda (per vederselo bocciato dall’insegnante). E si cresce all’ombra, anzi è meglio dire alla presenza di Eugenio Montale, di Luigi Dallapiccola, di Giorgio Bassani, mentre il ricordo di Nello Rosselli è vivo nelle conversazioni a tavola e nelle passeggiate con il padre e la madre. E l’elenco delle persone che hanno frequentato casa Bonsanti a Firenze – casa intesa come luogo fisico ma anche come metafora, perché ne faceva parte pure il Gabinetto Vieusseux – e che sono raccontate in questo libro potrebbe continuare a lungo.». «Il libro racconta, in realtà, il Novecento, il secolo in cui il Male si manifesta nella sua estrema radicalità. E centrale è la storia di un falò. Il padre dell’autrice getta nel fuoco carte e libri, subito dopo l’8 settembre, perché la casa sta per essere perquisita dai nazisti. In quella immagine c’è la tragedia intesa come l’ineluttabilità del destino: i roghi iniziati nel 1933 nella Germania si propagano con l’avanzare dei tedeschi in Europa e fino ad assumere la dimensione familiare, in casa Bonsanti.» (Wlodek Goldkorn)
Figlia di Alessandro Bonsanti ex sindaco repubblicano di Firenze, sposata con lo storico, scrittore e senatore repubblicano Giovanni Ferrara, ha tre figlie. Dopo essersi laureata a Firenze, ha vissuto per diversi anni a New York.
Nel 1994 è stata eletta alla Camera dei deputati per la coalizione dei Progressisti nel collegio uninominale di Firenze 2 con oltre il 53% dei voti. Durante la XII Legislatura è stata membro della commissione parlamentare antimafia.
Nel 1996 ha rinunciato a ricandidarsi alle elezioni per assumere la direzione del quotidiano Il Tirreno[1][2].
Dal 2002 al 2015 è stata presidente di Libertà e Giustizia; in seguito, è componente del Consiglio di Presidenza sotto le successive presidenze di Alberto Vannucci, Nadia Urbinati e Tomaso Montanari.
Simone de Beauvoir il romanzo “I Mandarini”-Giulio Einaudi editore-
Simone de Beauvoir-romanzo I Mandarini”
Il libro-– Giulio Einaudi editore–Nel quadro dell’intera produzione di Simone de Beauvoir, I Mandarini, insieme all’autobiografia – Memorie d’una ragazza perbene, L’età forte, La forza delle cose, A conti fatti -, è il romanzo piú significativo ed emblematico. Nessuno meglio di Beauvoir avrebbe potuto raccontare la tumultuosa stagione di questo dopoguerra, in cui gli intellettuali francesi, i Mandarini appunto, erano gli indiscussi protagonisti della vita culturale e politica (basti pensare a Sartre e a Camus). Le vicende di Henri, Nadine, Anne, Dubreuilh, dei giovani «esistenzialisti » e delle ragazze che girano a vuoto, riflettono le lacerazioni di un mondo che non sa trovare il suo equilibrio, sospeso com’è tra speranze, ideali e il duro confronto con la realtà.In appendice Simone de Beauvoir vista da Sartre.Il romanzo di una generazione di intellettuali nella Parigi esistenzialista del secondo dopoguerra.
Breve biografia di Simone de Beauvoir
Simone de Beauvoir
Simone de Beauvoir (Parigi 1908 – 1986)compí i suoi studi letterari e filosofici alla Sorbona. L’incontro con Sartre, che le sarà compagno per tutta la vita, è del luglio 1929. Gli anni della guerra e del dopoguerra furono fervidi di battaglie politiche, incontri e esperienze, come l’esordio della rivista «Les Temps Modernes» e l’amicizia con Camus, Leiris, Giacometti, Genet, Vian, Nelson Algren.Di Simone de Beauvoir Einaudi ha pubblicato I mandarini (Prix Goncourt 1954), Memorie di una ragazza perbene, L’età forte, La terza età, La forza delle cose, A conti fatti, Una morte dolcissima, Le belle immagini, Lo spirituale un tempo, Quando tutte le donne del mondo…, Una donna spezzata e La cerimonia degli addii.
Simone de Beauvoir: vita e opere
Chi è Simone de Beauvoir?-Scrittrice, filosofa, figura chiave del femminismo della seconda ondata: l’intellettuale Simone de Beauvoir è uno dei fiori all’occhiello della cultura francese, per la quale è ormai diventata un’icona.
Infanzia e passione per la scritturaNacque a Parigi nel 1908, da una famiglia cattolica e borghese, che le consentì di avere un’infanzia felice. Si appassionò alla scrittura da piccola, divertendosi a imitare i libri che leggeva, nonché a «editarli», rilegandoli con tanto di copertina. Condivideva questa passione con l’amica Zaza, che morì prematuramente nel 1929, senza realizzare il sogno di scrivere.
ZazaZaza è uno dei personaggi principali di Mémoires d’une jeune fille rangée (Memorie di una ragazza per bene), primo degli scritti autobiografici, in cui Simone de Beauvoir racconta la sua infanzia e la genesi del suo percorso intellettuale. In questo mémoire, Zazarappresenta la scrittura «uccisa» dalle convenzioni di una famiglia altoborghese, che le aveva impedito di emanciparsi spingendola al matrimonio. A lei fa da contrappunto la personalità indipendente di Simone de Beauvoir, che racconta le sue peregrinazioni notturne, in solitaria, nei bistrot parigini.
Simone De Beauvoir e Jean-Paul Sartre a Roma nel 1963 — Fonte: getty-images
La scrittura come strumento di liberazionePer scelta, Simone de Beauvoir non si sposò mai, e identificò nella scritturail suo principale strumento di liberazione. In un modo o nell’altro, tutti i suoi scritti sono di ispirazione autobiografica: l’impegno in letteratura significò, per lei, partire sempre dalla sua condizione di donna.
La relazione d’amore e intellettuale con SartrePresto decise che voleva insegnare, così si iscrisse all’università. Nel 1929 passò il concorso dell’Agrégation in filosofia, arrivando seconda: il primo classificato era Jean-Paul Sartre, filosofo dell’esistenzialismo. Lei lo chiamava “Sartre”, lui la soprannominò “il Castoro”, animale industrioso (dall’assonanza del suo cognome con l’inglese beaver): tra i due iniziò una relazione d’amore e un sodalizio intellettuale che durò tutta la vita. Erano una coppia originale, non esclusiva, basata sulle idee di necessità, libertà e trasparenza.
I primi romanzi e la rivista “Tempi moderni”Simone de Beauvoir insegnò fino al 1943, poi, dopo il successo del suo primo romanzo L’invitée (L’invitata), si dedicò solo alla scrittura. Nel 1945 fondò, insieme a Sartre e altri, la rivista Tempi moderni, che si prefiggeva di dare spazio alla letteratura impegnata, e pubblicò Le Sang des autres (Il sangue degli altri). Nel 1947, negli Stati Uniti, incontrò lo scrittore Nelson Algren, di cui si innamorò.
Il secondo sesso: saggio sul femminismoNel 1949 pubblicò Le deuxième sexe (Il secondo sesso), che diventò un saggio cardine del femminismo, anche se Simone de Beauvoir si definì femminista solo a partire dal 1970: «Lo sono diventata soprattutto dopo che il libro [Il secondo sesso] è esistito per altre donne». Si impegnò per la legalizzazione dell’aborto, firmando nel 1971 il Manifesto delle 343.
L’autobiografiaNel 1954 il romanzo Les mandarins (I mandarini) valse a Simone de Beauvoir il premio Goncourt, e nel 1958 pubblicò Mémoires d’une jeune fille rangée, iniziando l’impresa autobiografica che continuò con La force de l’age (nella traduzione italiana L’età forte, 1960), La force des choses (La forza della cose, 1963), Une morte très douce (Una morte dolcissima, 1964), Tout compte fait (A conti fatti, 1972), La Cérémonie des adieux (La cerimonia degli addii, 1981).
Raccolta di raccontiNel 1967 Simone de Beauvoir pubblicò la raccolta di racconti La femme rompue (Una donna spezzata). Nel 1968 lei e Sartre parteciparono attivamente agli eventi del maggio.
Morte di Simone de BeauvoirSimone de Beauvoir continua a scrivere negli ultimi anni di vita nella sua casa di Parigi, fino al 14 aprile del 1986, giorno della sua morte. La scrittrice viene seppellita nel cimitero di Montparnasse, accanto a Jean-Paul Sartre, suo compagno di vita.
Curiosità
Quando Simone de Beauvoir morì, nel 1986, centinaia di donne parteciparono al suo funerale, e la scrittrice Elisabeth Badinter gridò: “Donne, a lei dovete tutto!”.
2Simone de Beauvoir: opere
Le opere di de Beauvoir si dividono tra romanzi, memorie, saggi e scritti filosofici.
2.1Romanzi
RomanziAl centro di tutti i suoi romanzi c’è il tema del rapporto con l’Altro come momento essenziale di presa di coscienza di ogni individuo:
L’invitée è la storia di un ménage à trois. Françoise e Pierre vogliono sperimentare nuove modalità di relazione, e invitano una ragazza, Xavière, all’interno della loro coppia. La presenza di Xavière scombussola gli equilibri preesistenti al punto che Françoise finisce per ucciderla.
Le sang des autres è ambientato durante l’occupazione nazista e ha per protagonisti gli uomini e le donne della Resistenza alle prese con i loro dilemmi.
Les mandarins parla dei rapporti tra gli intellettuali di sinistra nel dopoguerra: il titolo fa riferimento ai “mandarini” della Cina del XVI secolo, i funzionari che detenevano il potere culturale.
La femme rompue si compone di tre racconti scritti in prima persona, nei quali l’introspezione femminile di tre donne in crisi mette in luce il loro ruolo all’interno della famiglia e della società.
2.2Memorie
MemoriePer Simone de Beauvoirscrittura e vita non potevano esistere l’una senza l’altra. L’impresa autobiografica accompagna quasi tutte le tappe della sua vita:
Mémoires d’une jeune fille rangée racconta infanzia e adolescenza, e la formazione che l’ha portata a intraprendere il suo personale percorso di emancipazione. Si chiude sulla morte di Zaza e sull’incontro con Sartre.
La force de l’age e La force des choses raccontano la vita adulta con Sartre: l’impegno politico e l’esistenzialismo.
Une morte très douce è incentrato sulla morte della madre.
Tout compte fait è una sorta di bilancio della sua vita.
La céremonie des adieux scritto dopo la morte di Sartre, ne racconta gli ultimi anni di vita.
2.3Saggi e scritti filosofici
Saggi e scritti filosoficiSimone de Beauvoir scrisse alcuni saggi come Faut-il brûler Sade? (Bruciare Sade? 1955) e La vieillesse (La terza età, 1960), ma nessuno di ampiezza e importanza parti a Il secondo sesso.
Il secondo sesso di Simone de Beauvoir – Le deuxième sexe
Successo e criticaQuando il libro uscì alcuni lettori si aspettavano uno scabroso racconto sessuale: furono delusi di fronte alle quasi mille pagine di trattazione sulla condizione della donna. Il primo volume vendette 22.000 copie in una settimana, l’edizione tascabile del 1969 raggiunse le 750.000 e venne tradotto in 33 lingue. Messo all’indice dal Vaticano, fustigato sia da destra che da sinistra, il libro si fonda sull’assunto che «donna non si nasce, si diventa».
L’identità della donna in FranciaFin dal quindicesimo secolo, in Francia, le donne scrittrici iniziarono a scardinare il modello interpretativo dominante in letteratura: quello maschile. Nel 1405, la protofemminista Christine de Pizan, ne Le livre de la Cité des dames, considerava l’identità della donna non come un fatto di natura, ma come il risultato di influenze storiche, sociali e culturali. De Beauvoir compì questa operazione dal punto di vista filosofico, inaugurando la riflessione ontologica dal punto di vista di genere: «traducendo» cioè, per la prima volta, la filosofia nella lingua del femminismo.
3.1Il secondo sesso: struttura del libro
Simone De Beauvoir, 1953 — Fonte: getty-images
StrutturaDal punto di vista della struttura, il libro nella prima parte analizza i punti di vista sulla donna adottati dalla biologia, dalla psicanalisi, dal materialismo storico, dalla letteratura. La seconda analizza come si è costituita la realtà femminile, e quali sono le conseguenze su di essa dei punti di vista maschili passati in rassegna in precedenza; quindi descrive il mondo, dal punto di vista delle donne, per come è stato loro proposto.
Come definire la natura della donnaPer definire la natura della donna, la filosofa rifiuta nozioni come «eterno femminino», e sostiene che sia necessario superare il dibattito – per lei conchiuso in sé stesso – su superiorità, inferiorità o uguaglianza tra uomo e donna, per ricominciare la discussione da zero, con altri termini.
Analizzare la condizione femminileA partire dall’assunto che la funzione biologica di femmina non è sufficiente a definire una donna, si chiede allora: che cos’è una donna? Se essere donna non è un mero dato naturale, ma una costruzione culturale, la condizione femminile va analizzata: quali circostanze limitano la libertà di una donna e può essa oltrepassarle? Se la risposta è sì, quali strade si aprono perché una donna si realizzi?
I riferimenti filosoficiPer rispondere a queste domande, i principali riferimenti filosofici che utilizza sono evidentemente l’esistenzialismo, e poi Hegel, Lacan e Lévi-Strauss.
Raggiungere l’indipendenzaSecondo De Beauvoir, per sottrarsi alla sua condizione di inferiorità imposta, una donna deve perseguire la propria emancipazione, tramite il raggiungimento dell’indipendenza economica e culturale.
Simone de Beauvoir: la vita
Nasce nel 1908 a Parigi da una famiglia borghese e cattolica
Si appassiona alla scrittura fin da piccola, condivide questa passione con l’amica Zaza
Decide di voler fare l’insegnante e si iscrive all’università
Nel 1929 muore l’amica Zaza, mentre lei passa il concorso dell’Agrégation in filosofia e incontra Sartre
La relazione intellettuale e amorosa con Sartre durerà per tutta la vita, sebbene entrambi avessero altre esperienze al di fuori della coppia
Erano due intellettuali impegnati, protagonisti dell’esistenzialismo
De Beauvoir insegnò fino al 1943, quando uscì il suo primo romanzo, poi si dedicò solo alla scrittura
Lei e Sartre parteciparono attivamente al maggio francese del ‘68
A partire dagli anni ’70, lei si dedicò all’impegno femminista, soprattutto in favore della legalizzazione dell’aborto
Morì nel 1986
Simone de Beauvoir: le opere
Romanzi: il tema di fondo è sempre il rapporto con l’Altro
L’invitée, 1943
Le sang des autres, 1944
Les mandarins, 1954, vince il premio Goncourt
La femme rompue, 1968.
Memorie: Raccontano le tappe della sua emancipazione e il suo percorso intellettuale, prima da sola poi insieme a Sartre
Mémoires d’une jeune fille rangée, 1958
La force de l’age, 1960
La force des choses, 1963
Une morte très douce, 1964
Tout compte fait, 1972
La Cérémonie des adieux, 1981
Saggi e scritti filosofici:
Il più importante è Le deuxième sexe, uscito nel 1949 e diventato un testo cardine del pensiero femminista
Il libro ha un successo enorme, vende centinaia di migliaia di copie
È una trattazione filosofica di quasi mille pagine sulla condizione della donna
Inaugura la riflessione ontologica da un punto di vista di genere
Si compone di due parti: la prima analizza i punti di vista maschili sulle donne attraverso varie discipline, la seconda analizza la realtà dal punto di vista delle donne.
L’affermazione principale del libro è che “donna non si nasce, si diventa”: significa che essere donna non è un dato naturale ma una costruzione culturale
I riferimenti filosofici utilizzati sono l’esistenzialismo, Hegel, Lacan, Lévi-Strauss
Per superare una condizione di inferiorità imposta, sostiene che per le donne sia necessario perseguire l’indipendenza economica e culturale
Descrizione del libro di Elio Varutti- La Patria perduta-Aska Edizioni-La vicenda del Campo profughi di Laterina (AR), è stata solo accennata nei libri di argomento storico generale. Questo libro è una novità. Dal 1941 al 1943, sotto il fascismo, è un Campo di concentramento per prigionieri inglesi, sudafricani e canadesi. Sottoalimentazione e scarsa igiene nelle baracche provocano nei 2.500-3.000 prigionieri varie malattie debilitanti, come dissenteria e tifo. Poi per un anno il Campo è stato un reclusorio sotto la sorveglianza nazista. Dopo la liberazione, avvenuta nel 1944, a cura della VIII Armata britannica, si trasforma fino al 1946 in un campo di concentramento per tedeschi e repubblicani della RSI catturati al Nord. Dal 1946 al 1963, per ben diciassette anni, funziona come Campo profughi per italiani in fuga dall’Istria, Fiume e Dalmazia (per oltre 10mila persone), terre assegnate alla Jugoslavia col trattato di pace del 10 febbraio 1947. Sono italiani della patria perduta. Patiscono il freddo e la fame. Tra i più anziani di loro ci fu un alto tasso di suicidi. A Laterina giungono pure alcuni sfollati dalle ex colonie italiane. Non c’è un libro che tratti in modo specifico questi anni di vita quotidiana e di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale, mediante qualche matrimonio misto (di solito: marito toscano e moglie istro-dalmata) e, soprattutto, col lavoro e con l’assegnazione delle case popolari ai profughi.
L’Autore-
Elio Varutti (Udine 1953) è laureato in Sociologia all’Università di Trento nel 1977. Ha collaborato con l’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (1980). Ha conseguito all’Università di Udine il diploma di perfezionamento in Storia (1998) e il diploma di Metodologia e linguistica delle lingue minoritarie (2006). Ha insegnato discipline economiche aziendali nelle scuole superiori in Friuli dal 1978 al 2016, anno della quiescenza. Giornalista pubblicista (1980-2020), ha collaborato per la redazione di Udine de «Il Gazzettino», 1977-1991 e con altre testate locali. È consigliere della Società Filologica Friulana dal 1995. Nel 2012 è stato nominato consigliere onorario del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD e, dal 2017 al 2021, vice-presidente del
medesimo organismo. Dal 2017 collabora col Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di S. Pio X, Udine. Dal 2017 tiene il corso di “Sociologia del Ricordo. Esodo giuliano dalmata” all’Università della Terza Età (UTE) di Udine. Ha pubblicato vari saggi, come: Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Provincia di Udine, 2017.
Aska Edizioni
Aska edizioni viene fondata, nel 2001, dall’incontro di diverse esperienze nel settore dell’editoria, con l’obiettivo di fornire consulenza e servizi destinati ad imprese, organizzazioni ed enti locali.
Attraverso la società Inprogress Srl, l’attività spazia dai progetti editoriali a quelli multimediali, dal marketing territoriale e la comunicazione, alla distribuzione.
Aska è uno, cento percorsi, mille itinerari alla ricerca di radici e tradizioni di una cultura millenaria che mai come oggi, in un mondo sempre più globalizzato ed uguale, possono aiutare a valorizzare l’unicità dei nostri territori facendone scoprire i tesori forse meno conosciuti, ma certamente non meno belli e affascinanti di quelli più noti al turismo di massa. Una struttura, dinamica e flessibile, capace di ascoltare le esigenze dei propri clienti, garantendo loro un supporto concreto e qualificato nell’orientare le idee strategicamente. La casa editrice svolge un ruolo di documentazione e di valorizzazione del patrimonio culturale e territoriale sul piano nazionale e in particolare di una Toscana lontana dai “luoghi comuni”, realizzando volumi di gran pregio che hanno anche il grande merito di recuperare e tutelare una memoria collettiva, quasi delle microstorie che, altrimenti, rischierebbero di andare perdute.
Paola Caridi- Gerusalemme senza Dio-Editore Feltrinelli
Descrizione del libro di Paola Caridi- Gerusalemme senza Dio-Editore Feltrinelli-Gerusalemme è una città dilaniata da millenni di guerre, scontri tra religioni, conflitti tra politiche contrapposte, che ne hanno fatto di volta in volta un simbolo, un avamposto strategico, un luogo da conquistare e controllare all’interno di un mercato di territori e popolazioni. Paola Caridi ha vissuto per dieci anni a Gerusalemme. Le sue pagine ci restituiscono una città vissuta intimamente, indimenticabile per la bellezza delle mura antiche, delle pietre bianchissime, della sua umanità dolente. Ma ci restituiscono anche una città crudele, dove israeliani e palestinesi fanno talvolta la spesa negli stessi supermercati, per poi rinchiudersi nei confini dei rispettivi quartieri, invisibili gli uni agli altri. Una città costellata di posti di blocco che controllano gli spostamenti di donne e uomini, merci e idee, nemici e potenziali attentatori. Una città densa di segni e memorie antiche e recenti, in cui ogni stagione politica porta con sé nuovi vincitori, nuove versioni della storia passata, nuove ripartizioni degli spazi urbani, nuove abitudini di vita. Gerusalemme si è aperta per un breve periodo alla modernità, per poi rinchiudersi dentro i propri muri. Rimane comunque un laboratorio, in cui si scontrano politica e vivere quotidiano. Sopravvive la speranza: che Gerusalemme, una e condivisa da tutti, torni a essere una città per gli uomini e le donne che lì vivono.
Paola Caridi (Roma, 1961) è saggista e giornalista
Paola Caridi
Dopo un dottorato in Storia delle relazioni internazionali, dal 2001 al 2003 è stata corrispondente dal Cairo per Lettera22, associazione di cui è fondatrice e presidente. Per i successivi dieci anni ha vissuto e lavorato a Gerusalemme, collaborando con alcune delle maggiori testate italiane. Si occupa da oltre vent’anni di storia politica contemporanea del mondo arabo. È Civitella Ranieri Fellow e ha ricevuto – tra gli altri – i premi Colomba d’Oro per la Pace (2013), Stefano Chiarini (2022) e Kapuściński per la scrittura (2024). Il suo blog è invisiblearabs.com.
Per Feltrinelli ha pubblicato: Arabi invisibili (2007), Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una città crudele (ed. aggiornata 2022), Hamas. Dalla resistenza al regime. Nuova edizione (2023) e i libri per ragazzi Gerusalemme. La storia dell’Altro (2019), Pace e guerra. Proteggere i diritti e costruire la democrazia (2023) e Il gelso di Gerusalmme. L’altra storia raccontata dagli alberi (2024).
Susan Abulhawa-Ogni mattina a Jenin- Feltrinelli Editore
Traduttore S. Rota Sperti-Feltrinelli Editore.
Descrizione del libro di Susan Abulhawa-Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l’abbandono della casa dei suoi antenati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, ripercorriamo la storia di Amal: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco di quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, come rifugiati, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, che anzi descrive con pietà, rispetto e consapevolezza, racconta invece la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.
Susan Abulhawa-Ogni mattina a JeninSusan Abulhawa
Biografia di Susan Abulhawa is novelist, poet, essayist, scientist, human and animal rights activist, and mother. Her debut novel, Mornings in Jenin, was translated into 30 languages and is considered a classic in Palestinian literature. Her most recent, Against the Loveless World, likewise received literary acclaim and was lauded as a “masterpiece.” The number of books sold and linguistic reach of her books have made abulhawa the most widely read Palestinian author of all time.In 2001, abulhawa founded Playgrounds for Palestine, an international children’s NGO upholding the Right to Play for Palestinian children. She is also the Executive Director of the ‘Palestine Writes Literature Festival.’Other works by abulhawa include The Blue Between Sky and Water (Bloomsbury, 2015), My Voice Sought the Wind (poetry, Just World Books, 2013), and several anthologies.
Silvia Montemurro- L’orchestra rubata di Hitler- Adriano Salani Editore-
Silvia Montemurro – L’orchestra rubata di Hitler
Descrizione del libro di Silvia Montemurro –L’orchestra rubata di Hitler-Due amiche divise dalla Storia, unite dalla musica.-Berlino, anni Trenta. A Elsa hanno sempre chiesto di obbedire, di fare prima la brava bambina, poi la perfetta moglie tedesca. Intorno a lei, molte donne hanno fatto lo stesso, pronte a servire il Reich accanto ai loro uomini invincibili. Ma l’equilibrio fragile sul quale è costruita la sua vita sta per spezzarsi: suo marito Heinrich, ufficiale delle SS, ha ricevuto un importante incarico segreto, e per la prima volta non è disposto a parlarne con lei. Per scoprire di cosa si tratta, una sera lo segue di nascosto, lo vede entrare in un appartamento, parlare con un superiore, infine trafugare la custodia di un violino. Non un violino qualunque: un Guarneri del Gesù, uno dei pochi esistenti, dal valore inestimabile. Ma Elsa vede anche un’altra cosa: la foto della ragazza che possedeva quello strumento, nei cui occhi riconosce una sofferenza comune. Decide così di cercarla, a qualunque costo, anche se questo significherà mettersi in grave pericolo e gridare la sua voglia di libertà in faccia all’uomo più pericoloso che il Novecento abbia conosciuto. Riportando alla luce uno dei crimini meno noti della storia nazista, Silvia Montemurro compone e dirige con maestria una travolgente opera a due voci, quelle di due donne divise dalla Storia e unite dalla musica.
Silvia Montemurro
Biografia di Silvia Montemurro ,ènata a Chiavenna la notte di San Lorenzo del 1987. Si è laureata nel 2011 con una tesi in Criminologia, riguardante l’assassinio di suor Maria Laura Mainetti. L’inferno avrà i tuoi occhi è il suo esordio, segnalato anche dal comitato di lettura del Premio Calvino 2012
Adriano Salani Editore, da 150 anni più felici con un libro
Fondata nel 1862 a Firenze, è tra le più antiche case editrici italiane tuttora in attività. Fa parte del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), a partire dal 1986, anno del suo ingresso nell’allora Gruppo editoriale Longanesi e della sua rifondazione. Nel 1987 nasce della collana “Gl’istrici”, destinata a segnare l’immaginario di intere generazioni, con una scelta, negli anni, di autori di grandissimo livello internazionale. Qualità, creatività, innovazione, osservatorio privilegiato sul mondo giovanile e attenzione particolare all’originalità dello stile e alla freschezza della lingua diventano i punti di forza del catalogo. Non solo, ma proprio grazie alla ricerca di novità anche in generi sperimentali, la Salani diventa protagonista della rinascita del fantasy e della narrativa fantastica, lanciando in Italia la serie di Harry Potter di J.K. Rowling, fenomeno editoriale senza precedenti, e altri romanzi di altissima qualità di autori quali David Almond, Matteo Bussola, Andrea Camilleri, Gherardo Colombo, Roald Dahl, Roddy Doyle, Michael Ende, Giuseppe Festa, Jostein Gaarder, Silvana Gandolfi, Jean Giono, Elisabetta Gnone, Eva Ibbotson, Tove Jansson, Astrid Lindgren, A.A. Milne, Michela Murgia, Christine Nöstlinger, Uri Orlev, James Patterson, Daniel Pennac, Rosella Postorino, Philip Pullman, Luis Sepúlveda, Isaac B. Singer e Andrea Vitali. Da anni la Salani ha allargato la sua produzione verso i libri per adulti raccogliendo successi sia nella saggistica che nella narrativa internazionale e nella narrativa di genere. Di recente è stata creata la collana “Le Stanze”, uno spazio di ricerca di narrativa di qualità per adulti e di nuove voci.
Frank Cairnes, il famoso scrittore di gialli, è sconvolto dalla morte del piccolo Martie, il figlio che a soli 7 anni è stato barbaramente investito da un’auto. La polizia non è in grado di rintracciare l’automobilista e le ricerche vengono presto sospese ma Frank non riesce a darsi pace, tanto che decide di continuare a cercarlo con i propri mezzi. Dopotutto è uno scrittore di romanzi polizieschi e il suo alter ego letterario, Felix Lane, è esperto di medicina legale, diritto e procedura penale. «Ho deciso di uccidere un uomo. Non so chi sia né dove viva, non ho idea di che aspetto abbia. Ma lo troverò e lo ucciderò.» Questo è l’inizio fulminante del diario in cui Frank narra le vicende di Felix Lane, novello aspirante assassino, che grazie a una serie di azzeccate deduzioni e a un po’ di fortuna riesce a trovare il vigliacco automobilista che gli ha portato via il figlio. E di come, sotto falsa identità, si insinua nella sua vita e comincia a pianificare di ucciderlo. Ma quando l’uomo muore avvelenato prima che lui possa mettere in atto la sua vendetta, ecco che Cairnes/Lane diventa improvvisamente il sospettato numero uno, e il diario la principale prova a suo carico. Toccherà al detective Nigel Strangeways fare chiarezza su questa complicata vicenda. Per la sua costruzione atipica e particolarmente avvincente La belva deve morire è uno dei gialli più acclamati di Nicholas Blake e della fortunata serie di Nigel Strangeways tanto da essere selezionato dall’Observer tra i 1.000 romanzi da leggere nella vita.
L’Autore-Nicholas Blake è lo pseudonimo del poeta laureato Cecil Day-Lewis, nato in Irlanda nel 1904 e padre dell’attore Daniel Day-Lewis. All’inizio della sua carriera affiancò il lavoro di insegnante alla scrittura poetica. Pubblicò il primo romanzo della serie di Nigel Strangeways nel 1935, a cui seguirono altri 19 romanzi, numerose sillogi poetiche e traduzioni. Alla fine della Seconda guerra mondiale, diresse la casa editrice Chatto & Windus. Morì nel 1972 a casa dell’amico Kingsley Amis. Nel 2020 Giunti ha ripubblicato Il caso dell’abominevole pupazzo di neve.
Nicholas Blake-La belva deve morire
Editore: Giunti Collana: M Traduttore: Giuseppina Caricchio
Claudia Piermarini-” I SOLDATI DEL POPOLO”-Editore Red Star Press-
Descrizione del libro di Claudia Piermarini -Prefazione di Pasquale Iuso–Quando, alla fine della prima guerra mondiale, i contadini scesero in piazza per protestare contro la mancata distribuzione delle terre e, in città, gli operai occuparono in armi le fabbriche e gli altri luoghi di lavoro, l’intero ordinamento politico italiano venne sconvolto dalla domanda di un nuovo ordine sociale, presto raccolta dall’organizzazione paramilitare degli Arditi del Popolo: l’unico, e spesso insuperabile baluardo contro l’avanzata reazionaria del fascismo.
Claudia Piermarini I SOLDATI DEL POPOLO
E, se i tumulti dei protagonisti del «biennio rosso» vennero soffocati nel sangue, non meno duri furono i provvedimenti emanati contro tutti quei partigiani che, una volta sconfitto il nemico nazista, avrebbero voluto continuare a combattere fino a conseguire l’obiettivo di una nuova patria socialista, finalmente slegata dalla dittatura della proprietà privata e non più assoggettata agli interessi del grande capitale.
Ancora alle soglie degli anni Cinquanta, mentre gruppi come quello milanese della Volante Rossa si impegnavano in atti eclatanti di «giustizia proletaria», l’intero Paese insorse alla notizia dell’attentato organizzato ai danni di Palmiro Togliatti: una scintilla in grado di infiammare la prateria del malcontento popolare costringendo lo stesso Partito comunista a una difficile opera di mediazione per evitare la «fuga in avanti» a cui una moltitudine di italiani era assolutamente disposta.
Avvincente ed esaustivo, I soldati del popolo di Claudia Piermarini racconta la storia eretica degli Arditi, dei partigiani e dei ribelli italiani: uomini e donne ingiustamente dimenticati sebbene, al di fuori da ogni schema e da qualunque direttiva di partito, lottarono e morirono nel nome della giustizia e della libertà.
Volante_Rossa-
La storia della Red Star Press
Quella della cooperativa editoriale Red Star Press è la storia di un piccolo gruppo di lavoratrici e lavoratori che, dopo aver prestato a lungo il proprio braccio e la propria mente all’industria editoriale, prendono la decisione di fare una cosa diversa: creare loro stessi, e senza padroni, una casa editrice in grado di dare il giusto spazio ai temi relativi alla storia e alla memoria del movimento operaio. Correva l’anno 2012 e, nel mese di aprile, vedeva la luce il primo titolo con la stella in copertina.
Si trattava de “Il libretto rosso della Resistenza”, destinato a inaugurare la collana “I libretti rossi”, pensata per offrire in chiave divulgativa i testi dei giganti del pensiero politico rivoluzionario e in modo sintetico quelli che sono stati i grandi momenti di riscossa popolare. Insieme ai “Libretti rossi”, nel giro di pochi mesi arrivano in libreria e negli infoshop di movimento i volumi della collana “Unaltrastoria” e “Tutte le strade”: libri concepiti per durare nel tempo, concentrandosi, rispettivamente, sulla storia delle grandi lotte di liberazione e, in modo meno convenzionale, su generi come il reportage, la biografia, il memoir, il fumetto, la narrativa e la poesia, per tradurre con la carta e con l’inchiostro quelle che sono le aspirazioni di cambiamento provenienti da ogni tempo e da ogni paese. Con gli anni, a questa programmazione, si sono affiancati i contenuti ospitati nelle collane “Le Fionde” (saggistica politica), “Barrio Chino” (urbanistica, geografia sociale e antropologia urbana) e, dedicata ai bambini e alle bambine, la nuova collana “Red Star Kidz”: materiale che, fedeli alla nostra vocazione “stradaiola”, abbiamo avuto l’occasione di diffondere nel corso dei principali appuntamenti dedicati ai libri in giro per l’Italia. costruendo un punto di riferimento orgogliosamente antifascista, antisessista e antirazzista agli ingranaggi collettivi della memoria.
Ci sono altri temi particolarmente cari alla Red Star Press. La musica, la controcultura e lo sport popolare – un campo rispetto al quale, dalla Red Star, nasce l’etichetta Hellnation Libri – e poi l’arte contemporanea e ipercontemporanea, di cui, in modo sistematico, si occupa l’altra etichetta della cooperativa: Bizzarro Books.
Nella sede di viale di Tor Marancia 76, a Roma, in ogni caso, la Red Star Press non si occupa solo di libri. Dalla serigrafia, infatti, escono le t-shirt ispirate alle pubblicazioni e fedeli alla stessa linea editoriale: pensiamo ciò che siamo e stampiamo ciò che pensiamo; e ciò che siamo lo indossiamo! O, convinti che muri puliti possano solo significare popoli muti, lo appendiamo: come accade con le grafiche dedicate ai grandi personaggi della storia popolare.
Questa, in sintesi, è la storia della Red Star Press. E identici sono i motivi che ispirano il suo lavoro. Affinché l’editoria torni a dare spazio ai sogni. In attesa di assaltare il cielo.
Contatti
Red Star Press Viale di Tor Marancia 76 Roma, Italia CAP 00147
Elisa Veronesi-Molesini Editore Venezia:il presente della Poesia-
Se la Venezia del Ventunesimo secolo ha poco o nulla a che vedere con la città ricca e cosmopolita che nel Quattrocento dominava il Mediterraneo, c’è tuttavia un fil rouge che pare saldare questo nostro presente catastrofico con la grandezza di una città il cui fascino continua ad irradiare, nonostante tutto, a pelo d’acqua. E questo legame è iscritto, o meglio sarebbe dire scritto, nei libri. Nei libri in quanto oggetti prodotti dall’arte sapiente della rilegatura e nei libri in quanto veicoli di conoscenza, di scienza e di poesia.
La storia della stampa si intreccia con la città di Venezia ancor prima dell’invenzione dei caratteri mobili, infatti, già nel Trecento, nella Laguna si sperimentavano nuove forme di stampa attraverso l’uso della riproduzione xilografica, soprattutto per riprodurre tabule (utilizzate dagli scolari per imparare l’alfabeto) e salteri (raccolta di preghiere utilizzato per imparare a leggere), molto richiesti dai numerosi studenti cittadini. Venezia era una città nella quale lo studio e il commercio erano vivissimi e i libri erano un’effettiva necessità. Quando dunque l’invenzione dei caratteri mobili arrivò nella laguna trovò terreno fertile e divenne in poco tempo un mercato fiorente, con all’attivo oltre 200 macchine da stampa alla fine del XV secolo e nomi illustri che rimarranno impressi nella storia del libro, come quello di Aldo Manunzio.
Anche nell’odierna Venezia si continuano a stampare libri e, nell’ottobre del 2022, è nato un nuovo editore: Molesini Editore Venezia. Andrea Molesini, veneziano, scrittore e traduttore, autore, tra gli altri libri, di Non tutti i bastardi di Vienna, vincitore del Premio Campiello nel 2010, ha deciso di fondare una casa editrice di poesia al motto vitruviano di firmitas, utilitas, venustas: solidità, praticità, bellezza. Creare una casa editrice oggi è già una scommessa non da poco, fondarne una di sola poesia poi, parrebbe ancor più un azzardo. Ma è proprio nell’intento «di rivitalizzare il ruolo della poesia, e della riflessione sulla poesia, nella vita letteraria italiana», come si legge nel sito web dell’editore, che nasce questo interessante progetto. Poesia dunque, e grande cura e attenzione nei dettagli dell’oggetto-libro. I libri pubblicati da Molesini, infatti, sono libri in formato tascabile, realizzati con carta di qualità, rilegata e cucita a mano e caratterizzati da una grafica essenziale con colori vivaci e senza immagini, firmata dal grafico Giacomo Callo. Il carattere tipografico utilizzato è il Baskerville Original, inventato da John Baskerville durante l’Illuminismo, un carattere non molto comune nell’editoria contemporanea, la quale preferisce il Garamond. Una scelta, quest’ultima, che vuole omaggiare la libertà di pensiero e la laicità. I libri di autori stranieri sono poi presentati con testo originale a fronte, una pratica essenziale per un testo poetico il cui ritmo e il cui respiro vivono realmente solo nella lingua d’origine.
Molesini Editore Venezia
Molesini Editore pubblicherà 10 libri all’anno, i primi 7 titoli sono usciti alla fine del 2022 e il primo libro della collana è Messaggio di Fernando Pessoa, tradotto da Francesco Zambon, il quale ha curato anche la prefazione e il commento al testo. Un titolo significativo che inaugura la collana e che pare davvero lanciare un messaggio, quello di un’utopia necessaria in un mondo alla deriva. La poesia visionaria di Pessoa, che in questo libro narra in versi la vicende di un re del ‘500, re Don Sebastiano, il quale deve ritornare in patria per fondare il Quinto Impero della storia universale, è una poesia che vuole salvare il mondo e che per farlo trasla verso un piano spirituale e recupera il mito come fondazione.
«Sogno è vedere le forme invisibili Della vaga distanza e, con sensibili Moti della speranza e del volere, Cercare sulla fredda linea dell’orizzonte Albero, spiaggia, fiore, uccello, fonte – I baci meritati della verità».
Pessoa, II. Orizzonte
Il secondo volume pubblicato, tradotto da Emilio Coco e arricchito di un saggio di Marco Frizzini è Il pesce rosso che ci nuota nel petto, della poetessa e scrittrice nicaraguense Gioconda Belli, ex militante del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Si tratta di una raccolta che analizza, con una lingua poetica tesa fino alla prosa, i legami amorosi, le lotte femministe e gli elementi della natura. La scrittura chiara e precisa di Belli apre, spalanca voragini di senso e crea immagini che restano attaccate senza tregua alla retina. Un’ironia tagliente raggira con abilità gli stereotipi che spesso accompagnano il parlare d’amore o il parlare della femminilità e trasforma il dire in una lucida disamina del mondo e degli esseri umani.
«Abitante millenaria Della precarietà dei sogni Desidero l’angolo della tua spalla Piangere sulla tua schiena Attraccare la mia barca sul dorso del tuo braccio Penisola della mia speranza». Gioconda Belli, Dichiarazione di vulnerabilità
Oltre a Pessoa e Belli sono già uscite le raccolte poetiche di Emmanuel Moses con Oscuro come il tempo nella traduzione di Andrea Molesini, Bianca Tarozzi con Devozioni domestiche, Il tempo degli spaventapasseri di Jozefina Dautbegović, tradotto da Neval Berber, Gilberto Sacerdoti con Peltro e argento e Francesco Zambon, quest’ultimo con L’iride nel fango, un suggestivo commento a L’anguilla di Eugenio Montale, un viaggio negli abissi fangosi tra il mondo umano e non umano.
Un panorama poetico, insomma, quello di Molesi Editore, che pare intercettare tematiche cruciali del presente e che lo fa con la parola più profetica della quale disponiamo, quella poetica. Aspettiamo dunque le nuove pubblicazioni di questo nuovo anno, sicuri che questa nuova avventura editoriale e poetica arricchirà il panorama editoriale italiano e ci ricorderà, ancora una volta, che la poesia è sempre stata là e non può «fare naufragio».
«Ma prima di tutto c’è la poesia, più misteriosa, più incandescente, più aspra ancora la poesia che è la nostra fame, la nostra sete, la nostra necessità e il nostro desiderio […] Il mare in tempesta che ci lacera il docile mare che ci rispecchia il mare traslucido dove vediamo tesori insospettabili il mare nero come un incubo senza fine la poesia continua là il suo viaggio galleggia hai mai visto una poesia fare naufragio?» Emmanuel Moses, Il mare interiore
Elisa Veronesi è nata a Castelnovo ne’ Monti, nell’Appennino Reggiano.Ha vissuto a Bologna, dove si è laureata in Italianistica e poi a Reggio Emilia, dove ha faticato per qualche anno nei magazzini di un’azienda di moda. Dal 2019 vive in Francia e lavora come insegante e formatrice di italiano in un liceo privato e in diversi centri di formazione. Dal 2022 è lettrice di italiano all’Université Côte d’Azur. Scrive, un po’ da sempre, disordinatamente. Legge molto, un po’ da sempre, altrettanto disordinatamente Un suo racconto è apparso sulla rivista on line “YAWP Giornale di Letterature e Filosofie”, altri racconti sono archiviati nel suo sito, poco aggiornato, messmerprimo.com e altri ancora sono in giro in rete. Collabora con il blog “La Grande Estinzione – per un romanzo diffuso dell’Antropocene”. Ha collaborato con la rivista on-line “Simposio Italiano” con recensioni e diversi articoli legati al territorio appenninico e alla frontiera franco-italiana.
Vittorio Maria De Bonis-Una lama di tenebra – Giustizia per Caravaggio
Una tela di Caravaggio sempre ricercata e mai attribuita con certezza, un raffinato e cinico collezionista pronto a tutto pur di possederla, un’arma memorabile forse appartenuta davvero al geniale artista milanese, una catena sconcertante di delitti nel segno di Caravaggio che insanguina la Roma contemporanea dell’antico patriziato e della cultura, fra botteghe antiquarie, salotti alla moda, ribalte mediatiche e nuovi protagonisti del web, gettando nel panico la mondanità capitolina. Anche stavolta il brillante critico d’arte Lorenzo Alderani, diviso fra perizie, comparsate televisive e conferenze, appassionato di Caravaggio e coadiuvato da un inseparabile assistente, irriverente e snob come il suo mentore, si mette alla ricerca della verità fra gallerie di pittura e palazzi aristocratici, prestigiose collezioni patrizie e chiese barocche, turbato da mille tentazioni femminili ma pur sempre devoto all’eterna fidanzata Elena, ironica e sapiente giornalista di moda con la vocazione dell’arte e dell’indagine, in una frenetica caccia al tesoro fra Roma, Malta e Port’Ercole sulle tracce del Maestro della Luce e dell’oscuro Giustiziere che ha deciso di vendicarlo. Un inseguimento fra le tenebre del Peccato e gli splendori della Fede che rivela i luoghi segreti e le tappe inedite della breve stagione di Caravaggio a Roma, in un suggestivo itinerario fra pale d’altare e celeberrime raccolte d’arte, cappelle dipinte e capolavori inaccessibili, fino alla necessaria – e fatalmente imprevedibile – resa dei conti, tra grande arte e ossessione omicida. Nel nome e per conto di Caravaggio.
Dati: 2021, pp. 192, brossura Prezzo: 16 euro
EdiLet – Edilazio Letteraria
Sede: Via Taranto, 184 – 00182 Roma – tel./Fax 06 7020663 06 70392827
Michelangelo Merisi da Caravaggio nasce a Milano, e non a Caravaggio, luogo della famiglia d’origine, nel settembre del 1571; solo recentemente (2007) questa data, molto importante per la ricostruzione dell’intera opera dell’artista, è stata resa nota con certezza e ora sappiamo, sulla base di un documento dell’archivio diocesano, che Michelangelo viene battezzato il 30 settembre 1571 a Milano nella parrocchia di Santo Stefano in Brolo, chiesa ancora oggi esistente in piazza Santo Stefano. È probabile dunque che sia nato, come alcuni studiosi hanno supposto, il giorno prima, 29 settembre, giorno dedicato a San Michele Arcangelo, il cui nome fu apposto al neonato. Conosciamo il nome dei suoi genitori, originari di Caravaggio (piccolo borgo allora parte del territorio di Milano, oggi città della provincia di Bergamo): Fermo Merisi, maestro di casa di Francesco Sforza, marchese di Caravaggio, e Lucia Aratori. Sappiamo poi che, a poco più di dodici anni, nell’aprile 1584, il giovane Michelangelo entra nella bottega di Simone Peterzano, pittore assai noto della Milano tardocinquecentesca; vi sarebbe rimasto per imparare il mestiere, come da contratto, quattro anni. Questa la formazione del Merisi, avvenuta presso un pittore borromaico, fortemente segnato dalla pittura veneto-tizianesca e che di Tiziano si dichiara allievo. Se Peterzano è stato il suo vero e proprio maestro, è certo che il giovane Merisi si forma, con un occhio attento al reale, anche sulla pittura lombarda del Cinquecento: da Savoldo a Moretto, da Moroni ai Campi. Non sappiamo se rimane proprio quattro anni nella bottega milanese di Peterzano e neppure quando si trasferisce da Milano a Roma, dove lo troviamo con qualche certezza solo nella primavera del 1596. È documentato in Lombardia fino al luglio 1592, quando vende i suoi possedimenti, ma dei quattro anni che intercorrono tra il 1592 e il 1596 non sappiamo assolutamente nulla e, viceversa, la conoscenza della data di arrivo nella città eterna sarebbe fondamentale per capire meglio l’ambiente romano frequentato dall’artista e stabilire una cronologia più precisa delle sue opere. Le fonti contemporanee infatti ci parlano della presenza del Merisi a Roma ma non indicano una data precisa per il suo arrivo. Il solo Giulio Mancini, che scrive però a un decennio di distanza dalla morte dell’artista, riferisce che “se ne passò a Roma d’età incirca 20 anni”, ma nessun documento conferma questa notizia che pure alcuni studiosi, con motivazioni diverse, hanno avallato.
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