Max Ernst-Una settimana di bontà-Tre romanzi per immagini
A cura di Giuseppe Montesano-ADELPHI EDIZIONI
Risvolto
Con il romanzo, com’è noto, i surrealisti non ebbero fortuna. Sicché, alla distanza, i più rapinosi potrebbero rivelarsi proprio quei romanzi per immagini che Max Ernst elaborò fra il 1929 e il 1934 ritagliando illustrazioni di feuilleton dell’Ottocento e dei primi del Novecento, e assemblandole poi in collage a cui aggiungeva didascalie di sua mano, destinate a essere, scrive Giuseppe Montesano, «segnali devianti e pervertimenti del senso comune». Sono immagini folte di fanciulle sensuali e innocenti insidiate da tenebrosi allievi di Sade, e di messieurs in abito nero e ghette che nascondono manie vergognose, mentre sullo sfondo freme «la città piena di sogni» di Baudelaire e ancora «lo spettro adesca il passante in pieno giorno». Un allestimento onirico ereditato dai romanzi d’appendice, dunque, ma che Ernst ha saputo trasformare, non senza un tocco di germanico unheimlich, in vessillo della sommossa perenne del desiderio. Si installa così in queste pagine perturbanti il più cupo e luminoso erotismo mai evocato dai surrealisti, dove un seno è un giocattolo e una capigliatura un sesso palpitante, dove i fantasmi del piacere hanno scollature abissali e le ossessioni si mutano in animali da preda, dove un lenzuolo su un corpo nudo è una cascata letterale e i rivoltosi dell’amore volano dalle finestre degli abbaini.
In copertina-Immagine tratta da Una settimana di bontà (1934).
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Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo” nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei “Saggi” e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.
Da “Se questo è un uomo”:
– A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.
– Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.
– Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, e più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo.
– Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.
– E infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in una opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno.
– Essi [gli altri prigionieri di Auschwitz] popolano la mia memoria della loro presenza senza volto, e se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero.
– Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.
– Il sopravvivere senza aver rinunciato a nulla del proprio mondo morale, a meno di potenti e diretti interventi della fortuna, non è stato concesso che a pochissimi individui superiori, della stoffa dei martiri e dei santi.
– La facoltà umana di scavarsi una nicchia, di secernere un guscio, di erigersi intorno una tenue barriera di difesa, anche in circostanze apparentemente disperate, è stupefacente, e meriterebbe uno studio approfondito. Si tratta di un prezioso lavorio di adattamento, in parte passivo e inconscio, e in parte attivo […]
– La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana.
– Nella storia e nella vita pare talvolta di discernere una legge feroce, che suona «a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto».
– Nessuno può vantarsi di comprendere i tedeschi.
– Oggi io penso che, se non altro per il fatto che un Auschwitz è esistito, nessuno dovrebbe ai nostri giorni parlare di Provvidenza: ma è certo che in quell’ora il ricordo dei salvamenti biblici nelle avversità estreme passò come un vento per tutti gli animi.
– Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti.
– Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.
– Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell’altro, incertezza del domani.
–Libro di Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”-
Condanna e Morte di MICHELE Del GRECO pastore di Anversa degli Abruzzi MARTIRE della RESISTENZA
Editrice L’Atelier del Sagittario –Villalago-AQ- 1995
Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Biblioteca DEA SABINA –Libro di Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”- Editrice L’Atelier del Sagittario –Villalago-AQ- 1995Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco,scrittrice e poetessa abruzzeseRaffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Libro di Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”-Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Michele del GrecoRaffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”Biblioteca DEA SABINA –Libro di Raffaella Del Greco “ QUEI LUNGHI TRENTA GIORNI”- Editrice L’Atelier del Sagittario –Villalago-AQ- 1995- Michele Del Greco Nato ad Anversa degli Abruzzi (L’Aquila) il 28 giugno 1896, fucilato a Sulmona il 22 dicembre 1943, pastore. Padre di quattro figli, dopo l’armistizio collaborò con la Resistenza dando aiuto ai prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento. Il 22 novembre 1943, il pastore abruzzese fu arrestato dai tedeschi che, con un espediente, avevano avuto conferma del suo impegno umanitario. Interrogato e, infine, rinchiuso nel carcere della Badia, a Sulmona, Michele Del Greco fu processato dai tedeschi e condannato a morte. Inutile la domanda di grazia presentata dai famigliari del generoso pastore: Del Greco fu fucilato nel cortile del carcere. Nel 62° della Liberazione, durante la VII edizione della Marcia internazionale “Il sentiero della libertà” (che si svolge in Abruzzo e che in tre giorni vede i cinquecento partecipanti raggiungere Casoli con partenza da Sulmona), Michele del Greco è stato commemorato all’Abbazia Celestiniana. Era presente una delle figlie del pastore, Raffaella, che sul martirio del padre ha scritto un libro dal titolo Quei lunghi trenta giorni. ANPI- DONNE e UOMINI della RESISTENZA Natale di sangue 1943 – La fucilazione del pastore abruzzese Michele Del Greco Written by Mario Setta- Nella notte tra il 21 e 22 dicembre, a Badia di Sulmona, il parroco Don Vittorio D’Orazio fu svegliato dai soldati tedeschi quando ancora era buio e accompagnato nell’abbazia-carcere, nella cella del condannato Michele Del Greco. Rimasti soli, prete e detenuto si abbracciarono. Poco prima era stato detto al Del Greco che la domanda di grazia non era stata accolta. Don Vittorio D’Orazio ha ricordato quel momento con lucidità e commozione: non era facilmente distinguibile il colore del volto del condannato dal bianco del lenzuolo. Del Greco gli disse: «Sa perché mi ritrovo in questa situazione? Perché ho fatto quello che voi mi avete insegnato: dar da mangiare agli affamati». Fu fucilato subito dopo, nel cortile interno del carcere. Tra le sei e le sette del mattino. Era stato arrestato il 22 novembre. Processato e condannato a morte il 27 novembre. Ad Anversa degli Abruzzi, suo paese natale, era stato affisso questo manifesto: «Comune di Anversa degli Abruzzi. Il tribunale militare tedesco ha condannato alla pena di morte Michele Del Greco, pastore di 47 anni, per aver dato asilo a circa 56 prigionieri inglesi, russi, francesi ed americani fuggiti dai campi di concentramento. 27 novembre 1943». Successivamente, in data 20 luglio 1947, la Legione Territoriale dei Carabinieri, Compagnia di Sulmona, invia la seguente comunicazione alla Questura di L’Aquila: «Il 22 novembre 1943, fu catturato dai tedeschi, per avere dato vitto ed alloggio a militari alleati evasi dal campo p. g. di Sulmona, Del Greco Michele fu Nunzio e fu Di Giusto Raffaela, nato ad Anversa il 9.6.1896, pastore. Processato dal tribunale militare tedesco in Sulmona, fu condannato a morte. La sentenza fu eseguita il 22.12.1943 in località ‘Abazia’ di Sulmona». Prima di morire Michele Del Greco scrive questa lettera sincera e commovente, rimasta per tanti anni gelosamente conservata dalla figlia Antonietta, nata il 4.6.1930. La lettera è scritta con una matita copiativa sulle due facciate di un foglio staccato da un quaderno a quadretti. La riportiamo integralmente, ponendo tra parentesi la dizione corretta e qualche delucidazione. Data la quasi assenza di punteggiatura, i periodi sono stati separati da piccole barre. «Mia compagna cara col mio Rasegno di (con la mia rassegnazione in) Dio. Carminucia (Carminuccia) aveva (avevamo) una bella famiglia di portarla (da portare avanti) col nome di Dio / il mio distino (destino) sono stato contannato (condannato) a morte / io vi benedico e mi dovete perdonare per qualche ribrovere (rimprovero). Portate la palma (Fatevi onore) e fate quello che vi dice vostra matre (madre), avete perso il patre (padre) io moro (muoio) perché o (ho) commesso (avuto la colpa) per aiuta (di aver aiutato) la povera gente / la vita mia vi (ve) la devono Pagare che quando è piantato (sarà formato) il governo fate ricorso che moro (muoio) per aiutare (aver aiutato) la gente / Cara Carminuccia mi perdono (perdonami) se o (ho) fatto delle mancanze, pero (però) sono innocente che la notta (notte) mi e (è) venuta a trovare mia sorella Giuseppina (la sorella morta) e già mi a (ha) dato segno che mi veniva a prendere / e (è) riuscito il sogno che mi a (ha) fatto mia sorella, non fate lagnare Nessuno / quello che anno (hanno) fatto il contratto come le pecore vendetele lassate (lasciate) un po (po’ ) per voi. Dite a traficando (Trafficante) per suo figlio di farcelo stare (farlo restare a lavorare) fino sara (finché sarà) più grando (grande) Nunzio (il figlio di 11 anni) e pagatelo bene. parlate col compare della torre (Torre dei Nolfi) per ammettere (vendere) un po (po’) di pecore ed anche un po (po’) di capre, parlate anche con minco di turco (Domenico Di Turco) / le vaccine mantenetele per uso di famiglia così non guardate a gliartri (agli altri). Non fate il torto a mio Patre (padre) che (perché) è peccato che (perché) io non posso consolarmi che (perché) non posso rivede (rivederlo) lultimavolta (l’ultima volta) / il tristo distino (destino) così avra (avrà) voluto Dio. Raccomandatemi a tutto (tutti) i Santi a la (alla) madonna della libera (Madonna) che la tenco (tengo) sempre al cuore cara. Carminuccia mi consolo (che) pure ti o (ho) visto l’ultima volta mi portavi (hai portato) tutti 4 i miei figli giusto per dargli un bacio / i (io) comando lo stesso sopra questa carta / bacio mia moglie uniti con i nostri figli, figli cari sto chiuso dentro una stanza senza una goccia daqqua (d’acqua) / figlio Nunzio fate il buono fate quel che ti dice tua matre (madre) che non credevo di lasciarti così subito. Saluto mia sorella Francesca mio cugino Pietro e famiglia, le vostre sorelle e famiglia, volete (vogliate bene) anche la (a) vostra madre / Cesso di scrivere / ti sono stato sempre fedele tuo marito Michele Del Greco.» (Sotto la firma è disegnato un piccolo segno di croce). Un’altra figlia di Michele Del Greco, Raffaella, ha ricostruito quei giorni dolorosi, nel libro dal titolo Quei lunghi trenta giorni. In precedenza, esattamente il 20 ottobre 1943, alle ore 8 del mattino, davanti al muro del cimitero di Sulmona, erano state fucilate quattro persone: i due fratelli Giuseppe e Antonio D’Eliseo di Roccacasale, il loro nipote Antonio Taddei e l’amico Giuseppe De Simone di Pratola Peligna. Di questo assassinio, lo storico inglese Roger Absalom scrive: «la prima occasione in cui dei civili italiani vennero passati per le armi con la specifica accusa di aver “aiutato e favorito” dei fuggiaschi.» (Cfr. “E si divisero il pane che non c’era” a cura di Rosalba Borri, Luisa Fabiilli e Mario Setta; “Terra di Libertà, storie di uomini e donne nell’Abruzzo della seconda guerra mondiale” a cura di Maria Rosaria La Morgia e Mario Set LUPOABRUZZESE- APer non dimenticare il martirio di Michele del Greco, pastore, vittima del nazismo- Possibile che in Abruzzo debbano accadere solo storie di squallida politica. Ecco un esempio del vero abruzzese. Un pastore generoso, un eroe che ha dato la vita per dare da mangiare a prigionieri in fuga per la libertà: americani, francesi, inglesi e russi. Meditiamo! Non è la malvagità, ma l’indifferenza degli uomini che mi fa paura (M.L. King) Commemorazione del martirio di Michele Del Greco, vittima del nazismo. Una targa a ricordo e la presentazione del libro “Caro papà”. Una foto emblematica per chi conosce certe situazioni. Una stretta di mano fra l’attuale vescovo di Sulmona Angelo Spina e Pasquale Iannamorelli, editore del libro, un prete operaio sostenitore della scuola di don Milani, occasioni di saluto meno solite con i vescovi del passato. Grazie Raffaella! ’Associazione culturale Insieme per il Centro Abruzzo, in collaborazione con l’Associazione culturale Smemoranda di Sulmona, organizza una cerimonia commemorativa, in occasione della ricorrenza del 65° anniversario del martirio di Michele Del Greco. Il pastore di Anversa degli Abruzzi fu fucilato il 22 dicembre 1943 ad opera dei tedeschi. L’esecuzione avvenne a seguito della condanna, Del Greco fu ritenuto reo di aver dato conforto a prigionieri affamati: inglesi, francesi, russi ed americani. La manifestazione avrà luogo domenica 21 dicembre 2008 alle ore 10,30 all’interno della stessa Abbazia Morronese Celestiniana di Sulmona, località Badia, dove avvenne la fucilazione. Una targa in pietra a ricordo verrà scoperta dalla figlia del pastore, la ottantaduenne Raffaella Del Greco. Sarà presente S.E. mons. Angelo Spina, vescovo della Diocesi di Valva e Sulmona. A corollario dell’evento il “Coro Canti di montagna Padre Mario” di Castelvecchio Subequo eseguirà alcuni brani. Successivamente, presso il ristorante “Il lupo verde” in località Badia di Sulmona, verrà presentato il libro scritto dalla stessa figlia Raffaella intitolato “Caro papà”, di cui verrà donata una copia a coloro che saranno presenti. Oltre all’autrice interverranno: Giancarlo Penza della Comunità di Sant’Egidio, gli storici Lando Sciuba e Ilio Di Iorio, Diana Cianchetta, quale voce narrante, e la moderatrice Rosanna D’Aurelio, responsabile della Biblioteca comunale di Sulmona. Al termine della rievocazione ci sarà una degustazione di prodotti della pastorizia locale, ricordando Michele, offerti da una Azienda Bioagrituristica di Anversa degli Abruzzi. Sulmona lì 11 dicembre 2008. A cura dell’Ufficio Stampa Associazione Culturale Insieme per il Centro Abruzzo RETE-ABRUZZO- A MEMORIA DI MICHELE DEL GRECO, MARTIRE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE 2 Settembre 2013 A settant’anni dal ’43, un momento commemorativo sarà dedicato al pastore Michele Del Greco di Anversa degli Abruzzi, vittima della ferocia nazista, fucilato nell’abbazia celestiniana. “Mi ritrovo qui, per aver dato da mangiare a degli affamati, come voi preti ci avete insegnato”. Fu una delle ultime frasi che il pastore Michele disse al cappellano del carcere, prima della fucilazione. Un crudele cortocircuito – fra la legge universale dell’amore, cristiano e non solo, e la feroce, folle assurda legge di guerra, instaurata dai nazisti durante la Resistenza – che produsse uno strazio inconsolabile in una mamma con i propri quattro figli, tre dei quali ancora minori di età, alla vigilia del Natale del ‘43. Un’angosciante immagine sempre viva, condizionante l’intensa e catartica opera poetica ed intellettiva della figlia Raffaella. Appuntamento domenica 8 settembre alle 10,30, presso l’Abbazia Morronese. Raffaella Del Greco, insegnante, scrittrice e poetessa, in collaborazione con le Associazioni“Il Sentiero della Libertà” e “Insieme per il Centro Abruzzo” e con il patrocinio della Soprintendenza ai Beni Artistici – Storici – Etnoantropologici dell’Abruzzo, invita ad un incontro commemorativo, domenica 8 settembre 2013 alle ore 10,30, presso la Badia di Sulmona, dove il 22 dicembre del 1943 i nazisti fucilarono suo padre, il pastore Michele Del Greco, colpevole di aver aiutato prigionieri alleati, in fuga verso la libertà, dal campo di concentramento di Fonte d’Amore. Sul luogo dell’esecuzione nel 2008 è stata deposta una lapide a memoria. Il programma prevede alcuni brani a cura del Duo DisCanto di Sulmona con testi di Raffaella Del Greco, esibizione seguita da un intervento di Mario Setta, storico dell’Associazione “Il Sentiero della Libertà”. Intervento, poi, di Antonio Ruffini, presidente dell’Associazione “Insieme per il Centro Abruzzo” e conclusioni di Raffaella del Greco, la quale reciterà alcune sue composizioni. Giovanni Pizzocchia I 90 anni della scrittrice e poetessa abruzzese Raffaella Del Greco, nella sua Anversa degli Abruzzi – Una serata intensa, di emozione e di gioia ma soprattutto un incontro di vera amicizia, di amore alla cultura e di passione per la migliore tradizione abruzzese. E’ stato questo il senso più intimo della celebrazione dei 90 anni della scrittrice e poetessa abruzzese Raffaella Del Greco, nella sua Anversa degli Abruzzi (AQ), il paese delle sue radici familiari, delle sue prime esperienze professionali di insegnante, nella piccola e amatissima frazione di Castrovalva, dei suoi primi pregnanti moti dell’animo poetico, dove venne alla luce il 5 agosto 1926. Anversa il 20 agosto scorso ha reso omaggio alla sua scrittrice e poetessa, in un pomeriggio di ricordi, di poesia, di musica. In apertura dell’incontro “Sagra dell’amicizia e della cultura”, così come la stessa Raffaella Del Greco ha voluto presentarlo, è stata ricordata la figura del martire della Resistenza umanitaria, Michele Del Greco, padre di Raffaella, che i nazisti uccisero nel 1943 “reo” di aver soccorso prigionieri angloamericani, dando loro ospitalità e rifugio nella montagna che domina Anversa. L’esempio di solidarietà offerta da Del Greco a chi lottava per la liberazione della nostra patria dall’invasore tedesco e dal ventennale regime fascista, resta scolpito per sempre nella storia dell’Abruzzo e della Resistenza di chi difese la dignità umana, calpestata dall’oppressore nazifascista, con le armi della solidarietà e della carità cristiana. In tanti anni di impegno nella cultura, da insegnante, da scrittrice, da poetessa e traduttrice di testi dal francese, Raffaella Del Greco si è battuta, con tutte le proprie energie e con il suo inestimabile talento, forgiato anche dalla tempra di donna forte e combattiva, perché il gesto eroico del padre non finisse nel dimenticatoio della storia ma dalla storia fosse annoverato, per sempre, come fulgido e incancellabile esempio per tutti ed in particolare per le giovani generazioni che vivendo un tempo di pace sono chiamate a difendere la libertà conquistata con il sangue dei martiri della Resistenza, uomini e donne, giovani e anziani, militari e civili, che con la propria vita diedero testimonianza concreta e inestinguibile ai valori della democrazia, dell’eguaglianza e della fraternità tra tutti gli uomini. E mai il nome e la fama della scrittrice e poetessa abruzzese sarà disgiunto dal nome e dalla sacra memoria di quel padre che sacrificò la propria vita in nome di altissimi valori. Era presente il giornalista Giovanni Pizzocchia, il quale nel 2008 con il dott. Antonio Ruffini dell’Associazione Centro Abruzzo e l’Associazione Smemoranda di Mario di Salvo, pose una targa ricordo dedicata a Michele del Greco nel cortile dell’Abbazia Celestiniana di Sulmona. Inoltre era presente anche il prof. Mario Setta che ha fatto dono a Raffaella del libro “ La terra di liberta’ “scritto in collaborazione con la giornalista della Rai Maria Rosaria La Morgia che presenta antologicamente figure e testimonianze autobiografiche dei prigionieri alleati. Il breve ricordo del caso, Del Greco si è concluso con la proposta venuta da Nunzio Marcelli di restaurare lo stazzo pastorale dove il tragico fatto del 1943 ebbe il suo inizio, come “cippo” commemorativo. A seguire un gruppo di giovani ed adulti anversani e originari del piccolo centro della Valle del Sagittario ha letto poesie in lingua e in dialetto di cui Raffaella Del Greco è stata autrice. In pochi ma essenziali momenti è stata ripercorsa, in un sintetico excursus antologico, l’opera poetica della Del Greco. Un’opera tanto originale, penetrante e preziosa, da essere premiata negli anni da numerosi riconoscimenti ed encomi solenni in concorsi nazionali ed internazionali, che hanno visto Raffaella Del Greco protagonista. Il palmarès ottenuto dalla scrittrice e poetessa anversana è stato ampiamente illustrato nella serata del 20 agosto da pannelli allestiti appositamente con fotografie che ritraggono i premi ricevuti ed alcuni momenti delle cerimonie di premiazione nei quali a Raffaella Del Greco è stato tributato il meritato plauso della critica e del pubblico per le sue opere. In alcune foto Raffaella Del Greco appare anche al fianco del Presidente della Repubblica emerito, Carlo Azeglio Ciampi, scomparso di recente e del Principe Carlo di Edimburgo. Ma Raffaella Del Greco, artista poliedrica, è autrice anche dei versi di canzoni in dialetto abruzzese che da anni sono nei programmi e repertori dei più rinomati gruppi corali d’Abruzzo. Le sue canzoni, ovunque apprezzate e musicate da autori di grande prestigio, sono inni all’Abruzzo e alle sue tradizioni, sono interpretazioni in versi e musica del suo animo di donna appassionata del proprio paese e della sua abruzzesità, che nonostante il lungo tempo vissuto nella Capitale, resta viva nel suo spirito, amante di Anversa, innamorato dell’Abruzzo. Ed è per attestare stima e affetto verso una donna egregia, sempre entusiasta nella sua attività letteraria, che la platea della celebrazione in Anversa si è arricchita delle presenze di nomi illustri nel panorama regionale. Ospite d’onore del pomeriggio celebrativo è stato infatti il musicista Vincenzo Coccione, apprezzato compositore abruzzese di Poggiofiorito (CH), che ha composto 5 brani scritti dalla Del Greco affidandoli alla pregevole voce del tenore Luciano Flamminio, (in questa circostanza gli ospiti ne hanno potuto godere solamente per 2 brani: “Ce scioglie u’ core mie” e “Le lavandaie”). In compagnia del musicista si annovera la pregiata presenza del fratello Camillo, esimio poeta. Il fisarmonicista Francesco Pincelli, musicista pescarese tra i protagonisti della Settembrata Abruzzese, accompagnandosi con la sua fisarmonica ha eseguito 2 brani: “Amore dalunghe” e “Se fusce”. Presenti, inoltre, i musicisti compositori aquilani Luciano Bologna e Camillo Berardi e Michele De Flaviis, Direttore della Corale “Acquaviva” di Mosciano Sant’Angelo (TE). Raffaella Del Greco si è detta contenta e molto commossa del tributo di stima e di affetto che in tanti nella serata trascorsa il 20 agosto, nel piazzale del Comune di Anversa, hanno voluto offrirle, facendole omaggio del loro rinnovato apprezzamento per quanto ha scritto e ancora scrive e per l’impegno profuso in tanti anni di carriera artistica. Anche il Comune di Anversa, rappresentato dall’assessore delegato alla Cultura, Mario Giannantonio, ha consegnato una targa all’ illustre concittadina, esprimendole gratitudine per il suo impegno, che riflette tutto l’amore che prova per la sua terra d’origine e la Dott.ssa Rosalba Cecchini Pace ha tratteggiato la figura morale ed intellettuale di Raffaella Del Greco. In chiusura abbiamo potuto apprezzare il ricco buffet di prodotti tipici dell’agriturismo di Nunzio Marcelli. Ma la celebrazione del 90° compleanno di Raffaella Del Greco si è conclusa dando appuntamento a tutti al prossimo anno. L’impegno preso è quello di allestire una serata con cori abruzzesi che eseguiranno le canzoni del folclore di cui Raffaella Del Greco è autrice. Dunque l’interessante e vivo pomeriggio trascorso ad Anversa, sabato 20 agosto, è preludio ad altri momenti che l’infaticabile scrittrice e poetessa anversana promette di vivere e far vivere nel suo paese, per dare un’ulteriore testimonianza del suo spirito di autentica valorosa artista, capace di guardare sempre avanti, forte di radici profonde e sempre feconde di frutti eccellenti. GIUSEPPE FUGGETTA- ABRUZZO Sulmona-23 aprile 2021 -Addio a Raffaella Del Greco, poetessa, scrittrice e artista poliedrica Nata Anversa 95 anni fa, era la figlia di Michele eroe della Resistenza. Forte, combattiva e pluripremiata, aveva anche scritto versi di canzoni in dialetto. SULMONA. Addio alla poetessa e scrittrice abruzzese Raffaella del Greco. Donna forte e combattiva, avrebbe compiuto 95 anni in agosto. Ad annunciare la sua morte è stata su facebook da Roma l’adorata nipote Agnese Incurvati.ANPI- Comitato antifascista della SABINATRICOLORE ANPIRaffaella Del Greco,scrittrice e poetessa abruzzeseRaffaella Del Greco,scrittrice e poetessa abruzzeseRaffaella Del Greco,scrittrice e poetessa abruzzese
-Come l’Unione europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana-
Marsilio Editori
DESCRIZIONE
In tutto il continente, come in una sorta di caccia alle streghe, le forze politiche emergenti si stanno coalizzando per mettere fine al progetto di un’Europa «unita nella diversità». In Italia, in particolare, siamo passati da Roma ladrona allo spauracchio della perfida Bruxelles, mentre chi inveiva contro la Casta ora siede nei banchi del governo, mettendo ogni giorno a repentaglio tenuta economica e reputazione internazionale del paese. Ma a chi giova davvero inimicarsi l’Unione europea? E qual è il suo peso reale nella vita di tutti i giorni? Per raccontare un fenomeno tra i più subdoli e destabilizzanti degli ultimi anni, con tono irriverente David Parenzo accompagna il lettore in un viaggio nelle istituzioni europee, con le loro virtù e contraddizioni, e smaschera le bufale dei «falsari» che lanciano accuse infondate contro i presunti lobbisti che si nasconderebbero nell’Europarlamento e gli sprechi dei burocrati di Strasburgo. Attraverso interviste esclusive, dati e analisi delle questioni più scottanti, Parenzo mostra gli ingranaggi che reggono la macchina comunitaria e muove un atto d’accusa contro i complottisti di tutta Europa, da Marine Le Pen a Viktor Orbán, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni. Per fare chiarezza e, soprattutto, per capire che direzione prenderanno l’Italia e il mondo nei prossimi anni.
David PARENZO-
Breve biografia di David PARENZO- (Padova 1976), giornalista, ha condotto programmi radiofonici e televisivi, tra cui In onda con Luca Telese, Fuori onda con Tommaso Labate e il talk show La guerra dei mondi . È stato inviato di Matrix per Canale 5 e La 7, per la quale nel 2011 ha seguito le protestedi Atene. Da nove anni conduce La Zanzara su Radio24 con Giuseppe Cruciani, con cui ha vinto il Premiolino nel 2013. Ha ideato due web serie per il «Corriere della Sera», tra cui Grazie Europa per le elezioni 2014. È autore di vari libri, tra cui Romanzo Padano. Storia della Lega Nord con Davide Romano (2008), L’Europa s’è rotta con Eugenio Benetazzo (2010) e Cattivissimi noi con Giuseppe Cruciani ed Emiliano Errico (2013). Vive a Roma con Nathania Zevi. Ha tre figli: Margherita, Nathan e Gabriele.
Marsilio Editori Santa Marta- Fabbricato 17 30123 Venezia
Descrizione del libro di Esperance H. Ripanti-La mostruosità del patriarcato-Delle donne, della violenza incessante sui loro corpi e su come, rileggendo la storia (scritta e tramandata dagli uomini), si potrebbe scoprirne l’origine e iniziare a sconfiggerla.
Il caso di Saman Abbasla ragazza di 18 anni di origine pakistana ha riportato l’attenzione sulla tematica dei matrimoni combinati. La ragazza scomparsa a fine maggio 2021 e la sua famiglia, rientrata dal paese di origine e catturata da delle immagini di sorveglianza in operazioni sospette, hanno posto la luce sulla vita e sulle condizioni di quotidianità di donne, spesso giovani, i quali diritti vengono negati, sfregiati con violenze efferate. Secondo il rapporto sul Codice rosso tra il 2019 e il 2020 sono stati 11 i casi di denuncia per costrizione o induzione al matrimonio. Reati che si accompagnano a violenze fisiche (come sfregio del volto) riservate a chi si ribella. Al centro del dibattito la tutela delle donne, tutte, dovrebbe essere il punto fondamentale della battaglia per i diritti di chi, sul territorio italiano dovrebbe viverci con serenità a prescindere dalla religione, della cultura e del sesso.
Sono sempre di più i saggi e i testi pubblicati sulla narrazione del ruolo femminile all’interno della società. È alta l’attenzione rispetto ai nuovi tempi in cui il dibattito si è acceso e le voci si sono moltiplicate donando all’opinione pubblica una pluralità di sguardi. La quotidianità ci porta costantemente notizie e aggiornamenti inquietanti e terrificanti della prevaricazione patriarcale nel mondo. Una condizione che, al di là dei dibattiti superficiali, può e ha bisogno di essere affrontata da punti di vista idonei, competenti e soprattutto differenti.
“Il mostruoso femminile” (2021, edizioni Tlon) è un saggio sorprendente nella sua chiarezza e disarmante lucidità nei confronti di una tematica attuale come quella della violenza sulla donna e sul suo corpo. Partendo dalle origini, la visione della differenza di genere viene esplorata tramite gli archetipi narrativi più efficaci nella cultura popolare. Si parte dalla caccia delle streghe e si percorre il sentiero lineare, impressionante nella sua ripetizione, della visione maschile della donna: essere mostruoso che non merita pietà e che deve essere addomesticato per non cedere nel peccato, nell’orrore.
Jude Ellison Sady Doyle (New York, 1982) autrice femminista americana che ha fondato il blog di successo “Tiger Beatdown” nel 2008, in “Il mostruoso femminile” parla di donne come Eva, la maga Circe, le sirene di Ulisse, Pandora e molte altre. Tutte figure femminili che allo sguardo e nella tradizione maschile hanno compiuto azioni irreparabili, hanno ceduto alla tentazione e rovinato il destino dell’intera umanità. Il lavoro di Doyle è quello di mostrare come la donna è sempre stata tenuta sotto controllo, è sempre stata limitata per via della parte oscura che la abita e deve essere zittita, annullata, recisa anche col rischio di zittire, annullare e recidere il corpo e l’anima di chi la contiene.
Un saggio fondamentale per entrare in uno sguardo a cui si è spesso disabituati ma che risulta concreto, reale e vivo ancora oggi, a distanza di anni. Una lettura pesante, che non dà sconti e che dà molto da riflettere sia per chi subisce certi tipi di comportamenti sia – e forse soprattutto – per chi li perpetra senza rendersene conto.
Il mostruoso femminile, Jude Ellison Sady Doyle, traduzione Laura Fantoni, 2021, 301 p, 18 euro
vi presentiamo la nostra novità della settimana: da oggi trovate nelle librerie Il naufragio di Daniel Albizzati, una prova narrativa originale che dimostra la volontà dell’autore di confrontarsi con i temi di questo tempo sperimentando attraverso la scrittura una soluzione, almeno filosofica, a una deriva di proporzioni globali.
DESCRIZIONE-
In mezzo all’oceano Atlantico c’è una piccola isola dove confluiscono tutte le correnti trasportando i rifiuti e la plastica che galleggiano sull’acqua. In questo luogo fuori dalle mappe è naufragato Vadim, un ragazzo della periferia romana in fuga dai propri guai. Sempre con la speranza di avvistare i soccorsi all’orizzonte, Vadim riempie il suo tempo, tolto quello legato ai problemi di mera sopravvivenza, scrivendo un diario delle sue giornate e riordinando la spazzatura che sommerge l’isola. Purtroppo, nel container approdato insieme a lui di utile non c’è nulla: è pieno di libri e basta. La solitudine si protrae per giorni, settimane, e i rimorsi e i sensi di colpa del passato tormentano Vadim in maniera insopportabile. Ormai la lotta più dura non è quella per restare in vita, ma quella per continuare a esistere con i rimproveri di una coscienza sempre più invadente e l’affievolirsi della speranza di essere tratto in salvo. A Vadim non resta che fuggire con la mente nei romanzi che pesca dal container, dove troverà con grande sorpresa personaggi che hanno molto in comune con lui e anche molto da insegnargli. L’ingenuo e scapestrato Vadim riuscirà a fare pace con se stesso in un viaggio interiore che lo trasformerà per sempre e che rappresenta una riflessione profonda sulle sfide più urgenti della nostra società, dal problema dell’inquinamento alla disillusione delle generazioni più giovani.
Daniel Albizzati –Il naufragio
Collana:Le strade
Numero collana:524
Codice ISBN:9791259671165
Prezzo cartaceo:€ 17
Codice ISBN ePub:9791259673527
Data pubblicazione:28-10-2022
FAZI EDITORE
Via Isonzo 42/c – 00198 Roma
+39 0696031400 info@fazieditore.it
Roma-Il ritorno di Gaia Zucchi, De Pierro a sostegno del suo libro su Zeffirelli.
Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti, nell’ambito del progetto di valorizzazione della cultura da parte del movimento che presiede, annuncia l’appoggio al volume scritto dal l’eclettica attrice
Gaia Zucchi e Antonello De Pierro
Roma, 18 ottobre 2022 – A volte il nostro percorso esistenziale estrae dall’imperscrutabile cilindro del destino incontri inattesi. Ci sono quelli che cambiano la vita, quelli che spalancano nuovi orizzonti esplorativi nei campi di interesse professionale o quelli che vanno semplicemente ad aprire nuovi percorsi socio amicali o riprendono le fila di conoscenze che il divenire fenomenico del tempo, con i suoi molteplici risvolti, aveva relegato agli angoli del percorso esistenziale e nei meandri della mente. Anche se non è dato sapere a quale delle prefate opzioni ascriverlo è quanto accaduto al giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro e all’attrice e scrittrice Gaia Zucchi. Dopo lo spartiacque forzato imposto dall’emergenza pandemica l’amico comune Paolo Pazzaglia, il notissimo imprenditore playboy bolognese, organizza un megaparty con quasi mille invitati nella sua dimora regale di Roma, attico e superattico con vista mozzafiato sulla vera “Grande Bellezza” della Città Eterna. Qui, nel cuore del jet-set romano, che finalmente inizia nuovamente a pulsare, i 2 si rincontrano dopo molto tempo. De Pierro ha sempre nutrito grande stima per la Zucchi e in passato le aveva dedicato vari articoli. In un confronto dialogico scivolato tra note amarcord e progetti futuri, il filo discorsivo si posa sul nuovo libro scritto dall’eclettica artista. Il titolo è “La vicina di Zeffirelli” ed è edito da De Nigris. Dai file mnemonici del leader dell’IdD emerge un aneddoto legato a un’intervista rilasciatagli ai suoi esordi dal celebre regista. Ciò sollecita le sue corde emozionali, da cui promana un comando imperioso a leggere immediatamente il volume partorito dal talento letterario della sua amica. Da qui la scelta di inserirlo nella lista dei prodotti culturali a cui l’Italia dei Diritti dedica periodicamente la sua attenzione in nome del sostegno alla cultura italiana. Un libro “irriverente”e dall’ animo ribelle. La storia della Zucchi, attrice non conforme, sì racconta in un’esplosione di ironia e sincerità. Storie di sogni infranti ed esauditi, fughe dalla normalità, per inseguire le gioie più immense e nascoste. Segreti e aneddoti di una vita, al di sopra delle righe, vissuta con delicatezza. Dalla grande amicizia con Zeffirelli, mentore e fonte di ispirazione, alle infinite dosi di saggezza, mescolate a forza ed entusiasmo, al coraggio di una donna indomabile. Attrice, madre e guerriera senza fine. Storie immerse e leggere che, come le onde del mare, superano i mali del mondo, per tornare a vivere. Come l’araba fenice che rinasce tra le ceneri, per risorgere, sotto un cielo di cristallo.
“Sono felice — dichiara De Pierro — che Gaia, attrice che ai bagliori della popolarità usa e getta ha sempre anteposto la concretezza del mestiere, abbia realizzato quest’opera. L’entusiasmo con cui ne parla e l’emozione che trapela in ogni sua espressione riferita a Franco Zeffirelli accendono in chiunque l’ascolti la fiamma della curiosità. La naturale conseguenza è il farsi largo inevitabilmente l’impulso a correre ad acquistare il libro. E’ proprio sotto il profilo emozionale che sono rimasto piacevolmente colpito. Un profluvio di emozioni espresse mentre si percepisce l’affondo sul pedale della raffinatezza e della ricerca stilistica. Zeffirelli è stato e resta immortale come patrimonio della cultura italiana e pertanto chiederò a tutti i nostri consiglieri eletti di promuovere la presentazione di questo libro rispettivamente nei comuni in cui espletano il loro munus elettivo“.
Articolo di Antonello De Pierro ,Presidente dell’Italia dei Diritti
Lorenzo Braccesi – Arrivano i barbari. Le guerre persiane tra poesia e memoria
Arrivano i barbari-Le guerre persiane tra poesia e memoria di Lorenzo Braccesi
Descrizione del libro di Lorenzo Braccesi “Nella memoria collettiva degli antichi e nella memoria riflessa dei moderni le guerre persiane più ancora che sulla vittoria ateniese di Maratona si concentrano soprattutto sui grandi conflitti panellenici combattuti, nel 480 a.C., alle Termopili e a Salamina, cioè sugli eventi della seconda guerra persiana, che hanno per corollario gli scontri di Platea e di Micale nellanno successivo. Ed è per questa ragione considerata anche la documentazione in nostro possesso che in questo libro ci concentreremo sulla narrazione e sulla celebrazione, in esaltanti scritture poetiche, delle epiche gesta della confederazione ellenica contro la soverchiante armata di terra e di mare approntata dal Gran Re Serse per asservire le comunità greche che gli si opponevano.
Le testimonianze letterarie che ci accompagneranno nellindagine rimandano a testi poetici noti e meno noti, dagli epitaffi di Simonide o a Simonide attribuiti ai Persiani di Eschilo, dallomonimo dramma di Timoteo all’Alessandra di Licofrone. Scritture epiche o liriche cui altre vanno aggiunte non meno suggestive per carica emotiva, seppure pervenuteci in forma anonima, come le profezie di marca delfica e le commemorazioni su pietra. Le gesta ivi ricordate, o pubblicamente celebrate per edificazione della posterità, hanno per protagonisti gli Spartani alle Termopili e gli Ateniesi a Salamina, mentre scarse sono le testimonianze relative ad altre genti che pure combatterono al loro fianco.
Il principale problema che, in corso dopera, si è presentato allautore è quello delle traduzioni da proporre al lettore. Quelle a sua disposizione erano fin troppo dissimili tra loro per stilemi di scrittura, per epoca di composizione e per adozione di rese espressive. Ciò che lautore voleva, non lha trovato, giacché cercava traduzioni con un qualche andamento ritmico che le distinguesse dalla prosa, e tra loro non troppo disomogenee. E così è ricorso a una propria rivisitazione dei luoghi poetici analizzati nel libro, alternando nella fatica due tra i più discorsivi versi della metrica italiana: lendecasillabo e il settenario.
I testi presi in considerazione hanno rivelato la perenne vitalità di alcuni temi celebrativi o le insospettate, seppure talora inconsapevoli, radici classiche di alcune note canzoni patriottiche che tutti abbiamo nellorecchio. Ragione che ha spinto non solo ad approfondire la ricerca, ma addirittura a dedicargli la seconda parte del libro, dove si spiega al lettore come il tema risorgimentale della vittoria dei vinti risalga alla celebrazione delle Termopili, come sempre alla memoria delle Termopili si ispiri la celebrazione risorgimentale dei trecento immolatisi a Sapri o dei partigiani ricordati nelle parole di uno sventurato cantautore ligure, come linno garibaldino si scopron le tombe abbia un precedente in un epigramma greco, come la costruzione simbolica della idra straniera riconduca allarmata di Serse, come, infine, la triplice associazione del fiore della morte e della libertà, che rivive nella più celebre canzone della Resistenza, abbia essa pure una radice antica. A lato del paradigma terrestre dei caduti alle Termopili cè quello della vittoria marinara di Salamina, il quale con la modernità ha certamente minori connessioni di carattere popolare, ma, al pari della memoria della battaglia di Micale, più intense strumentalizzazioni di connotazione propagandistica, come ad esempio la sovrapposizione di immagine tra Temistocle e Nelson, o lequiparazione tra Persiani e Turchi, entrambi nemici e antagonisti della civiltà dellOccidente, o la spericolata politicizzazione di giovinezza, giovinezza alle origini un semplice e innocuo canto goliardico.
Queste, talora inaspettate, proiezioni dellantico, ospitate nella seconda parte del libro, hanno per riferimento la poesia e più spesso la versificazione italiana, che, per operare una scelta, abbiamo limitato a campioni selezionati nellambito della produzione letteraria dellOttocento, non escludendo presentandosi il caso qualche incursione nel secolo successivo. Non cè però scelta che non conosca eccezioni. Le nostre si limitano alla pagina di tre poeti stranieri: Hölderlin, Kavafis e Pound. I primi perché i loro componimenti su Salamina e sulle Termopili sono imprescindibili per lintelligenza di due temi guida di questa ricerca, e nel caso di Hölderlin perché, negli autori successivi, la sua scrittura poetica è fonte di ispirazione e di imitazione talora confusa con la stessa parola dellantico. Il terzo, Pound, giacché un suo solo singolo verso, seppure suggerito da unideologia distorta, sintetizza in forma mirabile lintera problematica alla base delle nostre pagine.
Ovviamente ogni selezione di materiale ha i suoi limiti, o poteva essere in altre direzioni orientata, ma questo è il condizionamento strutturale di qualsiasi scelta. Chi scrive ne avverte tutto il peso.”
Lorenzo Braccesi è stato professore ordinario di Storia greca nelle Università di Torino, Venezia e Padova.
Uno dei romanzi più belli di Laura Pariani. Maggio 1882: Friedrich Nietzsche durante il suo Grand Tour dell’Italia giunge sul lago d’Orta in compagnia della «giovane e affascinante russa» Lou von Salomé, con la madre di lei e il comune amico Paul Rée, che della giovane intellettuale è innamorato tanto quanto il più anziano filosofo. Durante una gita sul Sacro Monte di Orta Nietzsche e Lou si appartano a lungo e di quell’episodio l’autore di Zarathustra conserverà fino alla morte una foglia, uno schizzo su carta e un biglietto con una promessa. Laura Pariani fa rivivere la storia di un amore impossibile e di un’amicizia tradita a partire dalla memoria di una foto…
Biografia di Laura Pariani
Laura Pariani
Laura Parianinasce a Busto Arsizio nel 1951 e oggi vive sul lago d’Orta. Trascorre l’infanzia a Magnago, nel Milanese, in un ambiente ancora in gran parte contadino e nel 1966 compie con la madre un viaggio in Argentina per conoscere il nonno materno. Queste due esperienze – da una parte il mondo contadino con i suoi personaggi e i suoi miti e dall’altra il viaggio con la madre in Argentina, dove tornerà anche in età adulta – avranno una grande influenza sulle sue opere. Laureata in Filosofia della storia presso l’Università Statale di Milano, negli anni settanta disegna e scrive storie a fumetti (Perché non i fiori, La salamandra, Milano 1975; La fata rovesciata, Ottaviano, Milano 1976) e fino al 1998 insegna in una scuola superiore. Il suo primo libro, del 1993, è la raccolta di racconti Di corno d’oro edito da Sellerio, con cui ha vinto il premio Grinzane Cavour e il premio Piero Chiara. Le sue opere (tradotte in varie lingue) vanno da La foto di Orta (Rizzoli, Milano 1999, premio Elio Vittorini 2001, ripubblicato da Interlinea nel 2017) a Patagonia blues (Effigie, Milano 2006) fino ai recenti Milano è una selva oscura (Einaudi, Torino 2010, finalista al premio Campiello), La valle delle donne lupo (ivi, 2011), Il piatto dell’angelo (Giunti, Firenze 2013) e, insieme a Nicola Fantini, Nostra Signora degli scorpioni (Sellerio, Palermo 2014). Frequente la sua partecipazione ad antologie di racconti, fra cui Di Orta un Po. Scrittori torinesi in riva al lago (Interlinea, Novara 2010). Sempre per Interlinea nel 2012 ha pubblicato Le montagne di don Patagonia e nel 2014 Il nascimento di Tònine Jesus. Ha scritto testi per opere teatrali e ha partecipato alla sceneggiatura del film Così ridevano (regia di Gianni Amelio), Leone d’oro al festival di Venezia nel 1998. I suoi ultimi libri sono: Questo viaggio chiamavamo amore (Einaudi, Torino 2015), Che Guevara aveva un gallo (con Nicola Fantini, Sellerio, Palermo 2016), «Domani è un altro giorno» disse Rossella O’Hara (Einaudi, Torino 2017) e Il lago dove nacque Zarathustra (con Nicola Fantini, Interlinea, Novara 2018)
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