Un nuovo inizio è quello che ci vuole per tornare ad amare
A volte la cosa migliore è lasciarsi andare e seguire il proprio cuore…
Quando ha avuto l’occasione di andare a lavorare come ostetrica a Londra, Ella Mehenick si è lasciata alle spalle la cittadina costiera dove è cresciuta senza troppi ripensamenti. Ma ora che la sua vita perfetta è andata in frantumi, non può far altro che tornare nel posto che per tanto tempo ha chiamato casa, sperando in un nuovo inizio. E il villaggio non la delude: le colleghe la accolgono con calore e stringe nuove amicizie, ma deve anche fare i conti con Dan, il suo primo amore e l’uomo che le ha spezzato il cuore… Il rientro a casa e l’aria di mare, insieme ai profumi e alle leccornie della pasticceria di famiglia, convinceranno Ella a dare una seconda chance all’amore?
«Una storia che scalda il cuore. Leggere Jo Bartlett è una gioia.»
Il pane fra sacro e umano il libro di Zefferino CIUFFOLETTI
E’ uscito recentemente il volume di Zeffiro Ciuffoletti “Il pane fra sacro e umano.
Dal Medioevo cristiano al Novecento” (Le Lettere). Ne riportiamo la Prefazione dell’Autore.
Zefferino CIUFFOLETTI
Zeffiro Ciuffoletti:“Carlo Levi scrisse che il pane costituisce “la prima prova della civiltà e la più profonda delle sue espressioni”. Questa frase mi colpì molto mentre scrivevo un saggio sulle Origini della dieta mediterranea per il terzo volume della Storia dell’Agricoltura Italiana dell’Accademia dei Georgofili (Firenze, 2002). Da qui il mio interesse per la storia plurisecolare del pane e da qui nasce questo lavoro che si concentra sulla concatenazione fra le carestie, le guerre e le pestilenze che ha caratterizzato la storia dell’Europa dal Medioevo alla prima guerra mondiale. Non si tratta di stabilire una gerarchia, come spesso si è fatto, all’interno di questo “ciclo infernale”, ma di dimostrare che queste disgrazie si presentano sempre intrecciate e che, nonostante le terribili conseguenze sociali e demografiche, non è mai venuta meno la spinta ad andare avanti. Spesso senza fare tesoro dell’esperienza del passato. Le pandemie, ad esempio, hanno sempre accompagnato il processo di espansione della civiltà europea, che tuttavia, nonostante gli sviluppi delle conoscenze scientifiche e della potenza economica, non è mai riuscita a interrompere il ciclo infernale. Ciclo che, infatti, si è ripresentato con il suo intreccio fino alla “grande guerra”. Il dopo è oggi, ma già la Seconda guerra mondiale, sorta dalle “ideologie del male”, di cui ha parlato nelle sue Memorie Papa Wojtyla, Giovanni Paolo II, aveva dimostrato che era possibile spezzare il ciclo infernale che dal Medioevo tormentava l’umanità. Nel secondo dopoguerra si sconfisse, anche se mai del tutto, la fame con la “rivoluzione verde” e con lo sviluppo dello stato sociale, ma si combatterono anche le malattie con i sistemi sanitari e con le vaccinazioni, non solo nel mondo occidentale. Oggi siamo davanti alla sfida del coronavirus, una pandemia globale che è una sfida non solo alla ricerca scientifica, ma anche alla nostra coscienza storica. Se, nonostante il ripetersi del ciclo infernale per secoli e secoli nella storia europea, l’umanità e la civiltà è andata avanti, bisognerà riconoscere che la spinta alla vita, la forza vitale ha sempre superato la disperazione e la morte. Il filosofo francese Pierre Teilhard de Chardin, uno dei pensatori più importanti del Novecento, ci ricorda che “il pericolo maggiore che possa temere l’umanità non è una catastrofe che venga dal di fuori, non è né la fame, né la peste: è invece quella malattia spirituale – la più terribile, perché il più direttamente umano dei flagelli – che è la perdita del gusto di vivere”. Sicuramente grave la perdita della memoria e della consapevolezza storica degli ultimi decenni, quelli delle “magnifiche sorti e progressive “ del mondo globalizzato. A proposito della “spagnola”, che tanto spesso viene evocata in relazione alla pandemia del coronavirus che sta sconvolgendo il mondo intero, Stefan Cunha Ujvari, epidemiologo e storico insigne delle epidemia, già nel 2003 così scriveva: “Chi immagina che la storia dell’influenza spagnola appartenga solo al passato si sbaglia. Una nuova epidemia, mortale tanto quella vissuta nel 1918, è una minaccia costante ancora oggi […]. Non si può sottovalutare il potenziale di insorgenza di nuovo tipo di virus di influenza ad alto tasso di mortalità”. In questo senso la storia può servire”.
ROMA-E’ morto lo scrittore Raffaele La Capria, aveva 99 anni
Raffaele La Capria
(ANSA)-Articolo di Paolo Petroni–Era una delle voci più significative della letteratura italiana del secondo ‘900, Raffaele La Capria, che avrebbe compito 100 anni a ottobre e si è spento questa notte nell’ospedale romano Santo Spirito.
Nato a Napoli nel 1922 e dal 1950 che viveva a Roma.
Nel 1961 aveva vinto il Premio Strega con “Ferito a morte”, ritratto di Napoli e di una generazione seguita con complessi sbalzi temporali lungo l’arco di un decennio. Ha ricevuto per la sua carriera il Premio Campiello (2001), il Premio Chiara (2002), il Premio Alabarda d’oro (2011) e il Premio Brancati (2012). Nel 2005 aveva vinto il Premio Viareggio per la raccolta di scritti memorialistici “L’estro quotidiano”.
Con la sua opera di narratore, La Capria ha raccontato i vizi e le virtù della sua Napoli, dove era nato il 3 ottobre 1922. Oltre che scrittore, è stato giornalista, collaboratore di diverse riviste e quotidiani tra cui “Il Mondo”, “Tempo presente” e il “Corriere della Sera” e dal 1990 era condirettore della rivista letteraria “Nuovi Argomenti”.
Trascorse lunghi periodi in Francia, Inghilterra e Stati Uniti, per poi stabilirsi a Roma. Ha collaborato con la Rai come autore di radiodrammi e ha scritto per il cinema, co-sceneggiando molti film di Francesco Rosi, tra i quali “Le mani sulla città” (1963) e “Uomini contro” (1970) ed ha collaborato con Lina Wertmüller alla sceneggiatura del film “Ferdinando e Carolina” (1999).
È stato autore di numerosi romanzi, tra i quali “Un giorno d’impazienza” (1952), “Amore e psiche” (1973), “La neve del Vesuvio” (1988), “L’amorosa inchiesta” (2006); saggi, quali “Letteratura e salti mortali” (1990), “L’occhio di Napoli” (1994), “La mosca nella bottiglia” (1996), “Napolitan Graffiti” (1998), Lo stile dell’anatra (2001) e il saggio-intervista “Me visto da lui stesso. Interviste 1970-2001 sul mestiere di scrivere” (2002).
Ha anche tradotto opere per il teatro di autori come Jean-Paul Sartre, Jean Cocteau, T. S. Eliot, George Orwell.(ANSA)
Biblioteca DEA SABINA-Rivista Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” dll’11 al 28 nov. 2001Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” anno 2001-Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” anno 2001-Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” anno 2001–Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” anno 2001-Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” anno 2001-Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” anno 2001-Collettivo R-PAOLO TASSI “Da Sonia a Sonia” anno 2001-
BERLINO-10 maggio 1933 :”L’incendio di libri nella Germania nazista”.
L’incendio di libri nella Germania nazista Berlino 10 maggio1933
Erano passati poco più di quattro mesi da quando Adolf Hitler salì al potere quando, il 10 maggio 1933 , ebbe luogo a Berlino e in altre città tedesche il Bücherverbrennungen, il rogo dei libri .
Il nazionalsocialismo, già in quei primi mesi di governo, aveva gettato le basi per la dittatura e mosse quei primi passi che avrebbero portato alle tragedie degli anni successivi: Hitler ottenne poteri speciali dal Parlamento, aprì il primo campo di concentramento a Dachau e prese iniziò il boicottaggio dei negozi ebraici. Questi primi atti, che cominciarono a influenzare direttamente la vita di uomini che l’ideologia nazista considerava nemici della Germania , furono subito accompagnati dalla loro prima uccisione simbolica, quella dei libri .
I falò sono stati promossi dall’Associazione nazionalsocialista degli studenti tedeschi e il ministro della Propaganda Joseph Goebbels li ha coordinati per darvi il massimo risalto. Nella notte del 10 maggio, decine di migliaia di libri, 25.000 volumi nella sola Berlino, furono dati alle fiamme davanti a politici, professori, studenti e migliaia di altri sostenitori nazisti .
Tra le opere in fiamme c’erano i libri dei più grandi teorici e figure letterarie del socialismo, da Karl Marx a Bertold Brecht, autori stranieri come Ernest Hemingway e Jack London, scrittori tedeschi contrari al nazismo come Thomas Mann, Erich Kästner, Heinrich Mann e Ernst Gläser. Furono bruciate anche Bibbie e pubblicazioni dei Testimoni di Geova , la biblioteca e gli archivi dell’Istituto per la scienza della sessualità, accusato agli occhi dei nazisti per le sue opinioni liberali sull’omosessualità e il transessualismo, e i libri di autori ebrei. Franz Kafka, Arthur Schnitzler, Franz Werfel, Max Brod e Stefan Zweig. In quello che è stato il più grande libro in fiamme mai visto nel mondo occidentale,Venne Bruciata Tutta la cultura e nazista considerata anti-tedesca per motivare politici e razziali : la lunga storia del fanatismo aveva raggiunto nella Germania nazista il suo apice.
Negli anni dopo il 1933, in Germania e nei territori occupati dai nazisti durante la guerra, ci furono numerosi altri fuochi di libri, ma fu da quel 10 maggio che fu sancito il principio totalitario per il quale ogni opera scritta doveva conformarsi ‘ Ideologia nazionalsocialista. La battaglia per la distruzione di tutte le diverse espressioni culturali interesserebbe poi anche l’arte e la musica considerate “degenerate” .
Gli incendiari volevano colpire sia chi aveva scritto e letto quei volumi, sia l’unica possibilità di poterli ripensare. I libri Furon Bruciata alter ego in quanto di uomini che quegli quegli volevano EliminaçÃ, e che poi Sarann uccisi nei lager . “Dove bruci libri, finisci per bruciare anche uomini”, aveva avvertito un secolo prima il poeta tedesco Heinrich Heine. Nel 1933 le sue opere furono date alle fiamme anche dagli incendi nazisti.
Durante l’ incendio di Berlino , avvenuto nella piazza davanti all’Università, Goebbels ha pronunciato un odioso discorso sull ‘”intellettualismo ebraico”, dicendo che gli studenti farebbero bene a “dare fuoco allo spirito malvagio del passato” . Oggi, nella stessa piazza , un’opera d’arte dell’israeliana Micha Ulmann ricorda quanto accaduto . Si tratta di un vero e proprio monumento commemorativo, sotterraneo, ma visibile a tutti attraverso una lastra trasparente posta all’altezza del pavimento: chi la guarda vede una piccola biblioteca, con scaffali vuoti.
Fonte: Scuola e memoria – L’incendio di libri nella Germania nazista
-Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982-
Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982Lidia SENES- Poesie “Le Parole della Notte”-Lalli Editore 1982
Jean Paul Sartre moriva a Parigi il 15 aprile del 1980
Jean Paul Sartre
Jean-Paul-Charles-Aymard Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – Parigi, 15 aprile 1980)è stato un filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario francese. Viene considerato come uno dei scrittori e filosofi più importanti di sempre, sostenitore dell’esistenzialismo e del marxismo, e vincitore del premio Nobel per la letteratura del 1964 anche se rifiutato. Celebre fu la relazione con la filosofa Simone de Beauvoir. La sua opera più conosciuta è la nausea. Il 21 giugno del 1905 nasceva a Parigi, Jean-Paul-Charles-Aymard Sartre da Anne-Marie Schweitzer cugina di Albert Schweitzer, il padre Jean-Baptiste Sartre morì quando Paul aveva solo un anno. Muore il 15 aprile del 1980 a Parigi.
“Incipit, La Nausea”-La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. Bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persone, il mio pacchetto di tabacco, poiché è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l’estensione e la natura di questo cambiamento. Per esempio ecco un astuccio di cartone che contiene la mia bottiglia d’inchiostro. Bisognerebbe provare a dire come la vedevo prima e come adesso la… Ebbene! È un parallelepipedo rettangolo che si distacca su — è idiota. Non c’è nulla da dirne. Ecco quel che si deve evitare, non bisogna mettere dello strano dove non c’è nulla. Credo sia questo il pericolo, quando si tiene un diario: si esagera tutto, si sta in agguato, si forza continuamente la verità. D’altra parte son certo che da un momento all’altro — sia a proposito di questo astuccio che di qualsiasi altro oggetto — io posso ritrovare l’impressione dell’altro ieri. Devo star sempre all’erta altrimenti essa mi scivolerà ancora di tra le dita. Non bisogna… ma notare accuratamente e con i maggiori particolari tutto ciò che succede. “Incipit, La Nausea”
Timbuctù -Abdel Kader Haidara, dopo essersi preso cura della raccolta e del restauro di 350.000 manoscritti di valore incommensurabile, un giorno torna da un viaggio di lavoro e trova la sua città invasa. Così, di nascosto, inizia una silenziosa opera per salvarli dalla furia fondamentalista
Il bibliotecario eroe di Timbuctù
Lo abbiamo visto così tante volte negli ultimi anni che quasi ci siamo abituati: i talebani che abbattono i Buddha di Bamiyan con le cariche esplosive, i miliziani dell’Isis che prendono a martellate le statue nel museo di Mosul, la distruzione del sito archeologico di Palmira e l’uccisione dell’uomo che lì dirigeva gli scavi. E’ la “pulizia culturale” dei fondamentalisti, il tentativo di negare molteplicità e differenze in favore del pensiero unico. E quindi addio a tesori inestimabili e meravigliose testimonianze di un passato in cui i popoli convivevano nella tolleranza.
In questo desolante panorama, alcune storie di coraggio vanno invece raccontate. Come quella di Abdel Kader Haidara, il cui amore per i libri e i manoscritti antichi ha permesso di salvare l’immenso patrimonio culturale del Mali.
Tutto comincia nell’aprile del 2012, quando Abdel, tornato da un viaggio di lavoro in Burkina Faso, trova la sua città, Timbuctù, invasa dai miliziani di una delle affiliate africane ad Al Qaeda. Saccheggi, spari, bandiere nere che sventolano sui palazzi governativi e sui pickup che sollevano nuvole di terra per le strade.
Il bibliotecario eroe di Timbuctù
Abdel di mestiere fa il bibliotecario e il conservatore di manoscritti antichi. Dal XVI secolo, la sua famiglia si è dedicata alla raccolta di volumi centenari e ha fondato l’Ahmed Baba Institute, in cui questi tesori dimorano. Suo padre si è dedicato per anni ai viaggi in tutta l’Africa, raccogliendo centinaia di manoscritti in Chad, in Sudan e in Egitto.
Alla sua morte, nel 1981, Abdel ha solo 17 anni. Il direttore dell’istituto offre a lui il posto. «Non volevo fare questo – racconta – gli risposi che non ero interessato. Volevo buttarmi nel mondo degli affari e guadagnare un sacco di soldi, non lavorare in una biblioteca». Il direttore però non si arrende. «Mi disse: “Questo è il tuo lavoro, il tuo destino. Hai una grande responsabilità. Sei il custode di una grande tradizione intellettuale”». Dopo mesi d’insistenza, Abdel cede. Studia intensamente e impara in fretta tutto quello che c’è da sapere, dalle tecniche di conservazione a come attribuire un valore economico ai singoli pezzi.
Trent’anni dopo, quando nel 2012 i miliziani invadono la sua città, della collezione fanno parte 350.000 manoscritti raccolti, chiesti in dono o comprati in ogni parte del paese. Molti sono secolari. Tra questi, anche un Corano dalla forma irregolare del XII secolo, scritto su una pergamena fatta con pelli di pesce e rilucente di lettere vergate in blu e oro. E poi testi di astronomia, matematica, scienze occulte e medicine tradizionali. «Molti dei manoscritti mostrano che l’Islam è una religione di tolleranza» racconta.
Ma ovviamente questa visione non è quella dei fondamentalisti. Anzi, gli antichi esempi di disquisizioni intellettuali e analisi del mondo sono proprio ciò che i jihadisti puntano a distruggere. Abdel sa che presto o tardi, i libri saranno in pericolo. Per un po’ fa finta di niente. Cammina per le strade senza guardare negli occhi nessuno e apre la biblioteca come se tutto fosse normale. Ma sa che deve fare qualcosa.
Qualche giorno più tardi, incontra i colleghi all’associazione delle biblioteche, da lui stesso fondata 15 anni prima. «Penso che sia necessario portar via i manoscritti da dove sono – dice loro – e disperderli nelle case qui in città. Non vogliamo che trovino le collezioni e le rubino o le distruggano».
Mesi prima, l’ufficio della Fondazione Ford a Lagos, in Nigeria, gli ha concesso una borsa di studio di 12.000 dollari per studiare inglese a Oxford. I soldi sono stati tenuti da parte in un libretto di risparmio. Abdel scrive alla fondazione e chiede l’autorizzazione per ricollocare i fondi: vuole usarli per proteggere i manoscritti. I soldi arrivano in tre giorni.
Abdel recluta suo nipote e a seguire i bibliotecari, gli archivisti, le segretarie, le guide turistiche di Timbuctù oltre a mezza dozzina di parenti. Il risultato è un colpo degno di “Ocean’s Eleven”.
Comprano casse di metallo o di legno al ritmo di 50 e persino di 80 al giorno, finché nessuno nei dintorni ne ha più. Ma non bastano. Allora incominciano a comprare barili di olio vuoti e li portano da un artigiano in una città vicina perché li batta col martello fino a trasformarli in casse, e identificano le case sicure dove nasconderle, in città o nelle periferie. Organizzano un piccolo esercito di imballatori che lavorano silenziosamente nel buio e organizzano i trasporti a dorso d’asino fino ai nascondigli.
Nel corso di otto mesi, quando neanche le case della città sembrano più sicure, le operazioni finiscono per coinvolgere centinaia di imballatori e corrieri. Contrabbandano i manoscritti fuori da Timbuctù, lungo le strade e i fiumi, oltre i checkpoint dei jihadisti e – dove ancora il governo è al potere – le sospettose truppe del Mali.
Quando i militari francesi arrivano, a gennaio 2013, la maggior parte del tesoro culturale è salvo: i libri andati distrutti nei roghi dei fondamentalisti sono 4000 sui 350.000 originari. «Se non lo avessimo fatto – racconta Abdel – sono sicuro che molti altri sarebbero andati in fumo».
Abdel è particolarmente orgoglioso di aver salvato un manoscritto: un volume che sembra pronto a sbriciolarsi, nel quale si racconta della risoluzione di un conflitto tra i regni di Borno e Sokoto, in quella che è l’attuale Nigeria. E’ l’opera di un intellettuale e sacro guerriero Sufi che governò brevemente Timbuctù nel XIX secolo. Quest’uomo, sostiene Abdel, era un jihadista nel senso originale e migliore della parola: un uomo che conduce una guerra dentro di sé contro le idee malvage, i desideri e la rabbia e li soggioga alla ragione e all’obbedienza ai comandamenti di Dio. «Una bella lezione – commenta Abdel – per chi invece semina il terrore».
Bruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- Poesie Edizione Collettivo R-1981Bruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- PoesieBruno Francisci :”DENTRO il LABIRINTO”- Poesie
– Antonio LOTIERZO- Poesie “MORITORIO MARGINALE”-– Antonio LOTIERZO- Poesie “MORITORIO MARGINALE”-– Antonio LOTIERZO- Poesie “MORITORIO MARGINALE”-– Antonio LOTIERZO- Poesie “MORITORIO MARGINALE”-– Antonio LOTIERZO-
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