Leonardo Tonini:Poesie – Tutto il resto resta-descrizione libro :”Il percorso che traccia Leonardo Tonini in questo libro è il percorso non di un pellegrino alla ricerca di una Mecca o di un “eldorado” ma di un esploratore convinto che il “resto” trascurato dal mondo resta e resiste e ogni volta che l’angustia dell’eccedenza ci devasta, c’è sempre questo immarcescibile “resto” della storia, della natura, dei viaggi (ossia della vita) e persino della poesia a cui ricorrere e affidarci”.
«Come una mano si è posato il vento
sulle spighe del grano ancora verde
si è poi fermato tra i rami dei gelsi.
La strada è lastricata di pozzanghere
e foglie, non soltanto questo cielo
ha lavato la pioggia forte e breve.
Volge al tramonto il sole, il giorno chiude
le sue promesse, ma io so che è da te
che in questa vita tutto mi sospinge.
Hai chiome nere e occhi color pervinca».
Breve biografia di Leonardo Tonini è nato a Castiglione delle Stiviere nel 1974. Poeta, editore e operatore culturale, ha scritto di Ungaretti, Deleuze, Pinter, Spinoza, Sloterdijk e altri. Ha pubblicato racconti e poesie. È cofondatore del Movimento Sannixista. Nel 2015 ha vinto il premio Virgilio Masciadri (Aarau, CH) per la promozione culturale. Nel 2019 una sua poesia musicata dal Maestro Stefano Ghisleri è andata in scena a Stoccolma durante la Settimana della Lingua Italiana
Jean-Paul Sartre La nauseaJean Paul SartreJean Paul Sartre
Questo romanzo trasgressivo e ricchissimo ci restituisce il disagio della pace in agonia in Francia, nell’Europa, nel mondo alla vigilia della seconda guerra mondiale.
«Tutto è gratuito, questo giardino, questa città e io stesso. Quando capita di accorgersene, viene il voltastomaco e tutto comincia ad oscillare; ecco la Nausea.»
Dopo aver viaggiato a lungo, Antoine Roquentin si stabilisce a Bouville, in uno squallido albergo vicino alla stazione, per scrivere una tesi di dottorato in storia. La sera, si siede al tavolo di un bistrot ad ascoltare un disco, sempre lo stesso: «Some of These Days». La sua vita ormai non ha piú senso: il passato è abitato da Anny, mentre il presente è sempre piú sommerso da una sensazione dolce e orribile, insinuante, che ha nome Nausea. Un romanzo trasgressivo e ricchissimo, sempre attuale, che ci restituisce il disagio del mondo in agonia alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Il libro piú libero di Sartre, il piú disinteressato e il piú appassionato insieme.
«Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all’epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a football, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po’ più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere la palla al volo.
Poi, quando di anni ne furono trascorsi tanti da poter ricordare e raccontare, ogni tanto si discuteva di come erano andate le cose, quella volta. Secondo me tutto cominciò a causa degli Ewell, ma Jem, che ha quattro anni più di me, diceva che bisognava risalire molto più indietro, e precisamente all’estate in cui capitò da noi Dill e per primo ci diede l’idea di far uscire di casa Boo Radley.
Ma allora, ribattevo io, se si voleva proprio risalire alle origini, perché non dire che la colpa era di Andrew Jackson? Se il generale Jackson non avesse incalzato gli indiani creek lungo il ruscello, Simon Finch non avrebbe risalito l’Alabama con la sua piroga, e dove saremmo noi, a quest’ora? Eravamo troppo grandi, ormai, per risolvere la controversia a botte; consultammo nostro padre Atticus, e lui disse che avevamo ragione tutti e due.
Siccome eravamo nel Sud, per alcuni di noi in famiglia era fonte di vergogna il fatto di non contare antenati che, dall’una o dall’altra parte, avessero combattuto a Hastings. Non avevamo che Simon Finch, un farmacista cacciatore di pellicce venuto dalla Cornovaglia, la cui religiosità era superata soltanto dalla taccagneria. In Inghilterra, a Simon non era piaciuta la persecuzione nei confronti di quelli che si dicevano metodisti per mano dei confratelli più liberali, e poiché anche lui si sentiva metodista, s’era deciso ad attraversare l’Atlantico, era sbarcato prima a Filadelfia, poi in Giamaica e quindi a Mobile, e infine aveva risalito il fiume Saint Stephens. Memore dei rimproveri di John Wesley a chi spreca parole per comprare e vendere, Simon aveva fatto fortuna praticando la medicina, ma anche in questa attività si sentiva infelice perché temeva sempre di cadere nella tentazione di fare qualcosa che non avesse per fine la gloria di Dio, come mettersi addosso ori e abiti sontuosi. Così Simon, dimenticate le parole del suo maestro contro la proprietà di beni terreni, acquistò tre schiavi e con il loro aiuto fondò una fattoria sulle rive dell’Alabama, una quarantina di miglia a nord di Saint Stephens. Ritornò a Saint Stephens una volta sola, per procurarsi una moglie, e con lei originò una discendenza composta in prevalenza di figlie. Simon visse fino a tardissima età e morì ricco.»
da Harper Lee, Il buio oltre la siepe.
Foto: Mary Badham è Jean Louise “Scout” Finch nel film “Il buio oltre la siepe “,1962 di Robert Mulligan.
Il buio oltre la siepe, titolo originale To Kill a Mockingbird, è un romanzo della scrittrice statunitense Harper Lee. Pubblicato nel 1960 ebbe un immediato successo, e nel 1961 vinse il premio Pulitzer per la narrativa.
Mary Badham è Jean Louise “Scout” Finch nel film “Il buio oltre la siepe “Il buio oltre la siepeIl buio oltre la siepe Gregory Peck film Il buio oltre la siepeGregory Peck film Il buio oltre la siepeGregory Peck film Il buio oltre la siepe
Lontane dal disastro di questi giorni, le fotografie di Tano D’Amico dalla Palestina
ci raccontano la quotidianità e la bellezza di un territorio martoriato.
DESCRIZIONE
Demonizzati, “diversi” perché espatriati, rinchiusi in lembi di terra martoriata. Agli occhi degli occidentali i palestinesi sono sempre apparsi nel tumulto degli eventi, in una dimensione di lotta, di resistenza attiva, se non di vera e propria guerra.Questo movimento convulso, però, si quieta nelle fotografie di Tano D’Amico che ne ritrae l’esistenza di tutti i giorni. Mentre da fuori incalza rabbiosa la storia, si ha l’impressione che i momenti di vita, catturati dagli scatti di Tano, possano durare l’attimo di un sospiro. Accompagnate da poesie di autori palestinesi, le foto che qui vengono proposte ci parlano della quotidianità, della bellezza e del dolore di un territorio senza pace.
Tano D’Amico-Sotto le mura di Gerusalemme
L’Autore
Tano D’Amico, è uno dei più grandi fotografi italiani viventi.Ha realizzato, tra gli altri, reportage in Palestina, Grecia, Irlanda, Germania, Svizzera, Spagna e Portogallo. Con Mimesis ha pubblicato Fotografia e destino (2020), Misericordia e tradimento (2021), Orfani del vento (2022).“Lo strazio della Palestina è la cicatrice impresentabile che unisce i due secoli. Una cicatrice che ci attraversa, che ci chiede conto, che chiama la stessa sete di giustizia di quando eravamo bambini.”
Tano D’Amico-Sotto le mura di Gerusalemme
“La Palestina oggi non ha più immagini che la difendano perché ha vinto in ogni ambito l’immagine senza vita, senza astrattezza, senza musica, senza voce. L’immagine morta; l’immagine cosa. Che si può usare a piacimento, che si può riassemblare come si vuole.”
Tano D’Amico-Sotto le mura di Gerusalemme
“Un premio Nobel per la letteratura, vero padre nobile del muro che ruba ai palestinesi ancora più terra, ancora più acqua, ancora più vita, ancora più dignità, ancora più felicità, sostiene che le parole in Palestina sono pericolose perché hanno molti significati.
Bisogna stare attenti a pronunciarle; sono di parte. Anche la parola pace è di parte, mi spiegava la direttrice di una delle più grandi agenzie giornalistiche del mondo. È di parte perché con la pace uno dei due popoli ha tutto da guadagnare; l’altro tutto da perdere.”
Marco De Paolis e Paolo Pezzino- La difficile giustizia-
Marco De Paolis e Paolo Pezzino- La difficile giustizia-
-I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-2013-
Viella Libreria Editrice Roma
SINOSSI
Al termine del secondo conflitto mondiale, l’individuazione degli autori dei gravi crimini commessi durante l’occupazione tedesca in Italia contro le popolazioni civili rimase circoscritta a pochi casi eclatanti: gli Alleati abbandonarono il progetto di punire i massimi responsabili delle forze armate tedesche in Italia, e gli italiani, a parte poche condanne (Kappler per le Fosse Ardeatine, Reder per Marzabotto e altri eccidi), ben presto posero fine a quella stagione processuale. Una nuova se ne aprì invece dopo la scoperta, nel 1994, di quello che una felice intuizione giornalistica definì l’“armadio della vergogna”: in realtà una stanza di Palazzo Cesi, a Roma, sede della Procura generale militare, in cui erano conservati centinaia di fascicoli giudiziari sui crimini di guerra commessi sulla popolazione italiana tra il 1943 e il 1945, illegalmente archiviati dal procuratore generale militare nel 1960.
Ragion di Stato, protezione dei criminali di guerra italiani, culture militari poco sensibili al tema della difesa dei civili in guerra, e attente a proteggere in ogni caso l’immunità dei combattenti in divisa: queste alcune delle cause di una giustizia limitata, tardiva e quindi negata.
INDICE
Paolo Pezzino, La punizione dei crimini di guerra commessi in Italia dai tedeschi (anni Quaranta e Cinquanta)
Marco De Paolis, L’indagine penale sui crimini di guerra in Italia e all’estero dopo il 1994
Documenti
1. Lettera della Procura generale militare di trasmissione dei fascicoli rinvenuti (1994)
2. Circolare della Procura generale militare sui fascicoli crimini di guerra (1966)
3. Articoli di legge
4. Sedi e circoscrizioni dei Tribunali militari territoriali
5. Scheda riassuntiva dei procedimenti e processi su crimini di guerra in Italia
6. Interrogazione parlamentare 2 ottobre 2015 (De Maria e altri)
Indice dei nomi
AUTORI
Marco De Paolis
Marco De Paolis ha diretto la Procura militare della Repubblica di La Spezia dal 2002 al 2008, e qui ha istruito oltre 450 procedimenti per crimini di guerra durante il secondo conflitto mondiale. È stato pubblico ministero, tra gli altri, nei processi per le stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana, Monte Sole-Marzabotto, e per l’eccidio di Cefalonia. Attualmente dirige la Procura militare della Repubblica di Roma.
Paolo Pezzino
Paolo Pezzino ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa ed è stato consulente tecnico della Procura militare di La Spezia nelle indagini sulle stragi nazifasciste in Italia. Coordina il Comitato scientifico del progetto per un Atlante delle stragi nazifasciste in Italia, promosso dall’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia e dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia.
Marco De Paolis e Paolo Pezzino- La difficile giustizia-
Questo volume fa parte delle iniziative dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia per il settantesimo anniversario della Resistenza ed è stato realizzato con il contributo della Regione Toscana.
curatore Giovanni Tesio – Interlinea Editore Novara-
DESCRIZIONE
«Il tema delle donne in Pavese è più che mai vivo. La spesso convocata misoginia di Pavese non è altro che la maschera di una solitudine bisognosa di essere colmata, di una ricerca spasmodica di completezza, di una unità mancante, di una amorosa compensazione», come scrive Giovanni Tesio in questa nuova antologia dei testi più belli dedicati all’amore e anche alla morte fin dal più celebre verso: «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi». Un’occasione per ritrovare l’energia poetica di Pavese, «la sua ricchezza: la nostra salvezza, la sua dannazione».
Cesare PAVESE
titolo
Donne appassionate
sottotitolo
Poesie d’amore e morte
autore
Cesare Pavese
curatore
Giovanni Tesio
Argomento
Letteratura (narrativa, poesia, saggistica…) Poesia italiana
Suad Amiry- Sharon e mia suocera: Se questa è vita-
Traduttore-M. Nadotti- Feltrinelli Editore
DESCRIZIONE
Una donna palestinese, colta, intelligente e spiritosa, tiene un ‟diario di guerra”. Gli israeliani sparano ma, nella forzata reclusione fra le pareti domestiche, ‟spara” anche la madre del marito, una suocera proverbiale. In pagine scoppiettanti di humour e di lucidità politica e sentimentale, i colpi bassi di Sharon e del suo governo finiscono per fare tutt’uno con le idiosincrasie della suocera petulante, con la quale l’autrice si trova a trascorrere in un involontario tête à tête il tempo dell’assedio. Ma, come la guerra, neanche l’avventura cominciata con Sharon e mia suocera finisce ed ecco che Suad Amiry con Se questa è vita ci regala una nuova puntata del suo irresistibile diario di guerra e di vita quotidiana dai Territori occupati. Con l’indiavolato humour che la contraddistingue e sfoderando un’ormai piena e affilata sapienza narrativa, ci conduce da una stazione all’altra del calvario palestinese, facendoci piangere, ridere, sdegnare, riflettere, connettere, ricordare. Portandoci, con tono lieve e tragicomico, a scoprire i piccoli e grandi contrattempi del vivere nel devastato scenario mediorientale. Al centro del suo affresco narrativo, come sempre, l’ingombrante e svagata suocera Umm Salim, che resiste alla brutalità dell’occupazione militare con abitudini da tempi di pace, orari, buone maniere. Attorno a lei un balletto indiavolato di vicini di casa, parenti, amici, funzionari israeliani, spie e collaboratori, cani, muri in costruzione, paesaggi splendidi e violati, checkpoint e soldati.
Illustrazioni di Giulia Ananìa- Prefazione di Pino Cacucci
-Red Star Press-
DESCRIZIONE
Le vite intrecciate, la musica senza tempo e le lotte grandi come il mondo di Violeta Parra, Mercedes Sosa e Chavela Vargas
Violeta Parra, Mercedes Sosa e Chavela Vargas: tre interpreti straordinarie, tre donne che, nel loro canto, sono riuscite ad abbracciare il mondo, intonando i temi universali dell’amore e della lotta, della libertà e del desiderio, della giustizia negata e del cambiamento necessario. Lavinia Mancusi raccoglie un’eredità imponente e, scavando nello sconfinato repertorio di queste icone della musica popolare di ogni tempo e paese, torna a dare voce a vite straordinarie, nate nelle periferie della Terra, costrette a fare i conti con la repressione e l’esilio eppure sempre capaci di librarsi al di là di qualunque confine. Tre grandi classici che, in questo libro, impreziosito dalle illustrazioni di Giulia Ananìa, tornano a raccontare le storie terribili e meravigliose che le hanno rese simboli universali di bellezza e riscatto.
Lavinia Mancusi- ¡REVOLUCIONARIA!-
Red Star Press Viale di Tor Marancia 76 Roma, Italia
1001 libri da leggere nella vita. I grandi capolavori della narrativa
1001 libri da leggere nella vita è il titolo provocatorio di un libro dedicato ai capolavori della narrativa universale. Ripercorrendo secoli di scrittura e di storia, i libri selezionati rappresentano una biblioteca di base imprescindibile, una rassegna dei romanzi e degli scrittori che hanno lasciato il segno nella storia della letteratura. Un elenco di opere in cui trovano posto i capolavori e i bestseller, i romanzi popolari e la narrativa pulp, ovvero tutto ciò che definisce l’invenzione letteraria in prosa. Da sempre l’umanità avverte il bisogno di raccontare, intrecciando gli avvenimenti reali con la fantasia, le speranze e le paure che ne accompagnano il cammino. L’apparizione del romanzo così come lo conosciamo oggi ha contribuito a varcare i limiti dei generi letterari classici, imponendo un nuovo linguaggio e indirizzandosi a un nuovo pubblico di lettori. Aggiornato e impreziosito da una ricca galleria fotografica, 1001 libri da leggere nella vita spazia da Le mille e una notte a Ballando al buio, da Achebe a Zweig, dal fondo della cella del Marchese de Sade ai recessi della mente di William Burroughs, dai turbamenti di Madame Bovary al medioevo de Il nome della rosa. Uno strumento di consultazione e una lettura appassionante.
Songs, Film, Painting, and Sculpture in Dylan’s Universe
A cura di: Carrera Alessandro, Fantuzzi Fabio, Stefanelli Maria Anita
Bob Dylan and the Artsè un dialogo tra voci che, da prospettive transdisciplinari, si sono occupate del genio di Bob Dylan. L’opera di Dylan, che ha il suo centro nella forma della canzone, si estende dalla poesia alla performance, dalla pittura alla scultura, dalla radio al cinema. Gli artisti, critici, docenti e musicisti qui convenuti hanno esplorato, ognuno da un diverso punto di vista, l’inesauribile creatività dylaniana. Le loro indagini conducono il lettore a scoprire non solo le molte facce della sua Musa, ma anche l’influenza su Dylan di Norman Raeben, poco noto maestro di pittura newyorchese, finalmente indagato in tutta la sua rilevanza. Bob Dylan and the Arts propone un Dylan dalle molte maschere ma dall’ispirazione fortemente unitaria, un impulso al fare arte che, nelle sue molteplici sperimentazioni e declinazioni, si muove entro un processo creativo che non ammette confini.
Pagine viii-260
ISBN 9788893593977
Anno 2020
Numero in collana 35
Collana: Biblioteca di Studi Americani
Argomenti: letteratura americana
Edizioni di Storia e Letteratura
via delle Fornaci, 38
00165 Roma
tel. 06.39.67.03.07
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