1001 libri da leggere nella vita. I grandi capolavori della narrativa
1001 libri da leggere nella vita è il titolo provocatorio di un libro dedicato ai capolavori della narrativa universale. Ripercorrendo secoli di scrittura e di storia, i libri selezionati rappresentano una biblioteca di base imprescindibile, una rassegna dei romanzi e degli scrittori che hanno lasciato il segno nella storia della letteratura. Un elenco di opere in cui trovano posto i capolavori e i bestseller, i romanzi popolari e la narrativa pulp, ovvero tutto ciò che definisce l’invenzione letteraria in prosa. Da sempre l’umanità avverte il bisogno di raccontare, intrecciando gli avvenimenti reali con la fantasia, le speranze e le paure che ne accompagnano il cammino. L’apparizione del romanzo così come lo conosciamo oggi ha contribuito a varcare i limiti dei generi letterari classici, imponendo un nuovo linguaggio e indirizzandosi a un nuovo pubblico di lettori. Aggiornato e impreziosito da una ricca galleria fotografica, 1001 libri da leggere nella vita spazia da Le mille e una notte a Ballando al buio, da Achebe a Zweig, dal fondo della cella del Marchese de Sade ai recessi della mente di William Burroughs, dai turbamenti di Madame Bovary al medioevo de Il nome della rosa. Uno strumento di consultazione e una lettura appassionante.
Songs, Film, Painting, and Sculpture in Dylan’s Universe
A cura di: Carrera Alessandro, Fantuzzi Fabio, Stefanelli Maria Anita
Bob Dylan and the Artsè un dialogo tra voci che, da prospettive transdisciplinari, si sono occupate del genio di Bob Dylan. L’opera di Dylan, che ha il suo centro nella forma della canzone, si estende dalla poesia alla performance, dalla pittura alla scultura, dalla radio al cinema. Gli artisti, critici, docenti e musicisti qui convenuti hanno esplorato, ognuno da un diverso punto di vista, l’inesauribile creatività dylaniana. Le loro indagini conducono il lettore a scoprire non solo le molte facce della sua Musa, ma anche l’influenza su Dylan di Norman Raeben, poco noto maestro di pittura newyorchese, finalmente indagato in tutta la sua rilevanza. Bob Dylan and the Arts propone un Dylan dalle molte maschere ma dall’ispirazione fortemente unitaria, un impulso al fare arte che, nelle sue molteplici sperimentazioni e declinazioni, si muove entro un processo creativo che non ammette confini.
Pagine viii-260
ISBN 9788893593977
Anno 2020
Numero in collana 35
Collana: Biblioteca di Studi Americani
Argomenti: letteratura americana
Edizioni di Storia e Letteratura
via delle Fornaci, 38
00165 Roma
tel. 06.39.67.03.07
Harrington Brande, console americano con ambizioni letterarie, si trasferisce con il figlio Nicholas in una piccola città spagnola della Costa Brava, San Jorge. Uomo arrogante ed elitario, tormentato e insicuro, dopo la separazione dalla moglie avvenuta qualche anno prima ha riversato sul bambino tutto il suo amore ossessivo e geloso. Ma le cose sono destinate a cambiare: l’amicizia che il fragile e malaticcio Nicholas stringerà con José, un favoloso giardiniere che lavora al servizio del padre, dischiuderà al ragazzo intimorito e minacciato da ogni inibizione il mondo della spontaneità e della salute fisica e morale. Sullo sfondo degli smaglianti cieli di Spagna e di una brughiera aspra e rigogliosa, Cronin ci racconta fin dove può condurre la possessività di un padre per il figlio e la meschinità insita nel cuore umano.
Archibald Joseph Cronin
Breve biografia di Archibald Joseph Cronin nacque a Helensburgh (Dunbartonshire) nel 1896. Medico, esercitò presso i minatori del Galles, interessandosi ai loro problemi sociali. Morì a Montreux nel 1981. Il medico protagonista delle storie di Cronin è giovane, entusiasta, fondamentalmente buono. I romanzi di Cronin ebbero un notevole successo in Italia alla fine degli anni sessanta grazie alle riduzioni televisive. Presso Bompiani sono stati pubblicati La via di Shannon (1978), La canzone da sei soldi (1978), Neve incantata (1978), Uno strano amore (1978), La luce del Nord (1978), Tre amori (1979), Grazia Lindsay (1979), La valigetta del dottore (1979), Il medico dell’isola (1980), Dottor Finlay (1981), La dama dei garofani (1998), Gran Canaria (1999), La Cittadella (2000), Le chiavi del regno (2001), E le stelle stanno a guardare (2001), Anni verdi (2002), Il giardiniere spagnolo (2003), Ma il cielo non risponde (2003), Il castello del cappellaio (2004), L’albero di Giuda (2004) e Angeli della notte (2004).
Nel 1983 Natalia Ginzburg entrava in Parlamento, dove sarebbe rimasta per due legislature. I suoi interventi in aula furono accomunati da quella ricerca di una società più umana e più mite che permeò la sua opera e la sua vita: dal prezzo del pane al disarmo nucleare, dalle misure contro la violenza sulle donne alla valorizzazione dell’ambiente rurale. Raccolti per la prima volta in volume insieme a una scelta di articoli e interviste dello stesso periodo, questi discorsi ci mostrano una Natalia Ginzburg immediatamente riconoscibile nella fedeltà a quei valori di chiarezza e semplicità che tutti abbiamo amato nelle sue opere.
Natalia Ginzburg
Brevi cenni biografici di Natalia Ginzburg nata Levi (Palermo 1916-Roma 1991), crebbe a Torino in una famiglia e in un ambiente antifascista. Sposò in prime nozze Leone Ginzburg, che seguì al confino in Abruzzo e al quale rimase accanto sino alla morte di lui, avvenuta nel 1944 nel carcere di Regina Coeli. Nel 1950 sposò l’anglista Gabriele Baldini. Esordì nel 1942, pubblicando il romanzo La strada che va in città. Entrata all’Einaudi, casa editrice per la quale lavorò per decenni, si affermò come una tra le scrittrici più significative nel panorama letterario italiano. Nel 1963 vinse il Premio Strega per il romanzo autobiografico Lessico famigliare. Dal 1983 sino alla morte fu deputata della Sinistra indipendente.
L’Autrice-Michela Monferrini- nata a Roma 1986 ha pubblicato il romanzo Chiamami anche se è notte (2014, finalista Premio Calvino 2012 e Zocca 2015), Muri maestri (2018) e Dalla parte di Alba (2023), romanzo biografico su Alba de Céspedes. È inoltre autrice di una guida letteraria dedicata al Portogallo di Antonio Tabucchi (Cercando Tabucchi, 2016) e del ritratto Grazia Cherchi (2015). Ha pubblicato due libri per ragazzi. Nel 2017 le è stato conferito in Campidoglio il Premio Simpatia per l’impegno nel sociale.
Edizioni di Storia e Letteratura
via delle Fornaci, 38
00165 Roma
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Cronache e protagonisti del primo antifascismo (1920-1923)
BFS Edizioni
DESCRIZIONE
Fra il 1920 e il 1923 anche le strade di Livorno videro l’inizio di una lunga guerra civile in cui le differenze ideali tra quanti si affrontarono furono nette e l’ostilità profonda, anticipando quella combattuta un ventennio dopo. In quegli anni, il fascismo livornese incontrò infatti nei quartieri popolari una decisa opposizione, così come emerge dall’impressionante cronologia dei conflitti avvenuti. Oltre a quella degli Arditi del popolo, fu una quotidiana resistenza, nel segno dell’appartenenza di classe e dello storico sovversivismo, di persone disposte a impugnare le armi per contrastare lo squadrismo e la reazione padronale, in difesa delle libertà sociali. Soltanto nell’agosto 1922, grazie all’intervento dell’esercito e con lo stato d’assedio disposto dal governo, i fascisti e i nazionalisti poterono imporre le dimissioni del sindaco Mondolfi e dell’amministrazione “rossa”, democraticamente eletta. Il marchese Dino Perrone Compagni che assieme a Costanzo Ciano aveva guidato le squadre fasciste toscane, seminando morte e devastazione, nel comunicare la “caduta” di Livorno al segretario del Partito fascista, ammise che: «Fra le mie battaglie questa più faticosa».
Marco Rossi- La battaglia di Livorno
BFS Edizioni-Biblioteca Franco Serantini
La Biblioteca Franco Serantini è un centro di documentazione sulla storia politica e sociale del 19. e 20. secolo nato nel 1979 in ricordo di Franco Serantini, un giovane anarchico di origine sarda, morto a Pisa nel 1972 nel carcere del Don Bosco, dopo essere stato percosso e fermato dalla polizia mentre partecipava ad una manifestazione antifascista.
Scopo principale del centro è quello della conservazione e della valorizzazione della memoria del movimento anarchico, operaio e sindacalista dalla nascita ai giorni nostri; delle “eresie politiche” della sinistra; delle organizzazioni di base, dei gruppi antimilitaristi, femministi e dei movimenti studenteschi sorti in Italia dalla fine degli anni ’60 in poi. Dal 1995, inoltre, è attivo un progetto speciale dedicato a reperire e conservare i documenti e le testimonianze riguardanti l’antifascismo, la Resistenza e la lotta di liberazione a Pisa e provincia.
La Biblioteca F. Serantini è gestita dall’omonimo circolo culturale, associazione di promozione sociale regolarmente iscritta nel nuovo Albo regionale, articolazione provinciale di Pisa (det. n. 4628/4654 del 17.11.2003), che si occupa di mantenere aperto il Centro, offrire i servizi al pubblico, promuovere studi e ricerche su argomenti di storia sociale e contemporanea, conservare e valorizzare il patrimonio posseduto attraverso iniziative culturali di vario genere (mostre, convegni, seminari, pubblicazioni scientifiche), mantenere relazioni con altre associazioni, enti e istituti ugualmente dedicati o interessati alla memoria storica.
L’Archivio della biblioteca è stato riconosciuto di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica per la Toscana (notifica n.717/1998), e uno dei principali fondi archivistici – il Fondo P.C. Masini – è stato inserito nel progetto della stessa Soprintendenza denominato «Archivi della cultura del Novecento in Toscana» (notifica n. 751/2000).
Per informazioni su patrimonio documentale, iniziative, collaborazioni, segnalazioni… Scrivi una mail a: segreteria@bfs.it
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Autori e proposte editoriali
Ringraziamo tutti coloro (e sono molti) che ci hanno inviato e continuano a inviarci il proprio lavoro, segno e conferma dell’interesse per la nostra casa editrice. Segnaliamo però che valutare le proposte in arrivo è un impegno notevole che necessita di tempi lunghi. Inoltre, il nostro calendario editoriale viaggia come minimo con un anno di anticipo rispetto all’effettiva uscita in libreria dei volumi. Vi assicuriamo che tutte le proposte verranno vagliate, e quelle che susciteranno il nostro interesse saranno valutate con attenzione. Non possiamo però garantire a tutte e a tutti una risposta.
Per contatti: redazione_bfsedizioni@bfs.it
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Vi sono giorni in cui è dato diventare dei sopravvissuti, e portare sulla schiena l’enigma e il peso della morte. Il primo marzo duemilacinque è uno di questi giorni per Thésée. Al secondo piano di un appartamento parigino, in cui accorre chiamato dal padre, l’irreparabile si schiude davanti ai suoi occhi: suo padre seduto e, disteso sulle mattonelle rosse, suo fratello Jérôme, morto suicida. Che quella scena ubbidisca a una legge crudele destinate a infrangere ogni legame, Thésée lo apprende negli anni immediatamente successivi. La madre e il padre muoiono e tutto il mondo in cui lui ha imparato ad amare sprofonda nel nulla. Che cosa fare quando tutto cade e la vita è maledetta? Quando, nel luogo in cui si è vissuto, non vi sono piú giorni e luce? Che cosa fare se non cercare giorni e luce altrove e lasciarsi alle spalle le tragedie, i lutti, il labirinto del passato?
Thésée giura a sé stesso di non lasciare che il passato infesti l’avvenire. Abbandona la città dell’Ovest e parte con l’ultimo treno verso l’Est, alla volta di un paese in cui respirare aria nuova, in cui nessuno conosce il suo nome. La ferita del passato, però, non scompare affatto quando luoghi e nomi cambiano. La ferita è incisa nel corpo, in quell’involucro in cui le immagini, il verbo e la materia si confondono. Il corpo di Thésée collassa, percosso dalle forze del suo recente passato, e da altre più antiche che gli rivelano una verità inaspettata: che ognuno di noi non è altro che un continuum di disastri e di crolli racchiuso in quella cristallizzazione di legami che chiamiamo Corpo. A nulla vale perciò cercare una vita nuova che volti le spalle al passato. Thésée è costretto a rituffarsi nelle acque del tempo, a intraprendere un viaggio al cuore della notte, nelle pieghe del corpo, nel labirinto del passato, per ritrovare il filo della sua vita e non soccombere.
Romanzo finalista al Prix Goncourt, salutato al suo apparire dai giudizi entusiastici della critica francese, Da una vita all’altra mostra che cosa è davvero la letteratura: un «racconto arcaico» in cui solo è possibile passare da una vita all’altra, riconvocare ciò che è stato e, in qualche modo, riconciliarsi con l’irrimediabile fragilità dell’esistenza. Che cosa resta, infatti, quando tutti i significati della vita e della Storia sembrano perduti se non la potenza della lingua, la sua forza poetica?
Autore -Camille de Toledo è nato a Lione nel 1976. Nel 2004, ottiene una borsa di studio a Villa Medici. Nel 2008, fonda la Société européenne des auteurs. Dal 2012 e dalla sua partenza per Berlino, lavora a forme estese e differenti di scrittura. Da ricordare, in modo particolare, l’opera-video La Chute de Fukuyama, nel 2013, con l’orchestre Philharmonique de Radio France e nel 2015 a Leipzig, presso il Zentrum für zeitgenössische Kunst, il ciclo L’Exposition potentielle, History Reloaded e Europa-Eutopia. Ha scritto cinque romanzi e quattro saggi.
In occasione del ventesimo anniversario della Biblioteca Ennio Flaiano, vi invitiamo a partecipare alla festa che con gioia stiamo organizzando nelle giornate dell’11 e 12 novembre.
Pensiamo che la biblioteca sia un presidio essenziale per questo territorio, anche grazie agli stretti rapporti che nel corso del tempo ha instaurato con le scuole, le associazioni e le tante realtà che la circondano. La festa, fortemente voluta e realizzata in stretta collaborazione con il Municipio III e Demea Eventi Culturali, rappresenta un traguardo importante per la nostra biblioteca e sarà un’occasione in più per trascorrere insieme due giornate all’insegna della cultura e del divertimento per tutte le età.
Il Consiglio Municipale del Municipio III ha votato, all’unanimità, un atto che afferma la forte volontà di celebrare i venti anni di attività con un programma denso che fosse rivolto a tutte le fasce di età e a tutta la nostra comunità territoriale.
Un momento per riflettere sul ruolo della lettura e degli spazi a lei dedicata, tra innovazione e partecipazione, per riconoscere il percorso svolto fin qui e rilanciare la centralità delle biblioteche pubbliche.
A breve troverete il programma completo sulle pagine social del Municipio e di Biblioteche di Roma.
Il racconto si è classificato tra i finalisti del Tagore Short Translated Fiction Award indetto dalla rivista The Antonym- Bridge to Global Literature, che ringraziamo per la segnalazione. La traduzione dal bengalese all’inglese è di Noora Shamsi Bahar e dall’inglese all’italiano di Pina Piccolo.
1.
Il ragazzo più ingenuo del villaggio di Dhabaldhola era stato assassinato. Il corpo decapitato giaceva sulla linea di demarcazione tra il campo di Bangari e il campo di Taro. L’ultima persona morta assassinata in questo villaggio era stato il dottor Mukul, e pure quello, circa un decennio prima. Anche lui era stato trovato decapitato per strada. Era un adultero e doveva affrontare il suo spietato destino. Ma nessuno degli abitanti del villaggio sapeva perché Sadeq fosse stato assassinato. Le loro ipotesi si basavano su altri omicidi verificatisi in precedenza. Tale convinzione venne rafforzata quando l’IS rivendicò la responsabilità dell’omicidio sul proprio sito web, dichiarazione poi trasmessa al telegiornale. Ma l’IS non aveva fornito una motivazione specifica, ragion per cui l’omicidio continuava a rimanere un mistero. Alcuni degli amici di Sadeq se ne stavano a parlare commentando i fatti in cima al muro di cinta mezzo sgarrupato del loro liceo, situato di fronte alla scuola femminile, che era il luogo dove si finivano sempre per ritrovarsi durante l’intervallo prima della fine delle lezioni della giornata.
“Ciò che ha fatto l’IS non è giusto. Avrebbero potuto almeno menzionare il motivo! Così invece ci tocca scervellarci”, disse Shafiq.
“Ascolta, se l’IS uccide, il motivo è chiarissimo. Hai mai sentito parlare dell’omicidio dell’IS per dispute meschine, riscatti o litigi dovuti a storie d’amore? C’è un unico motivo per cui uccidono”, affermò Barkat, il più saggio di tutti.
“Sì, ma quelli decapitati erano tutti atei!”
“Non tutti quanti. Sono stati uccisi anche sacerdoti e figure religiose. Saranno pure stati infedeli, ma di sicuro non erano atei”.
“Stessa cosa. Ma che differenza c’è tra infedeli e atei?”
“Non è l’atteggiamento giusto da tenere, vero, Asad?” lo interpellò Barkat.
“Non so cosa sia giusto o sbagliato. Ho sentito dire che gli indù in India stanno bruciando vivi i musulmani!”
“E allora Shah Rukh Khan, Salman Khan, Amir Khan… poi c’è Yusuf Pathan, Zaheer Khan…? Tutti quanti musulmani. Gli indù praticamente li adorano”, ribatté Akbar, l’idiota del gruppo. Come al solito, Barkat e Asad fecero finta di non sentirlo.
“Va bene, siamo d’accordo che stanno uccidendo infedeli e atei. Ma che dire del professore della Rajshahi University che amava la musica? Non era ateo. Perché è stato ucciso?”
“La musica è proibita nell’Islam. Gli studenti andavano lì per farsi istruire, ma invece quell’uomo insegnava loro a fare musica e gli faceva vedere film stranieri. Sai cosa significa ‘film stranieri’? Ricordi quando con un unico biglietto ci vedevamo due film? Sai di che tipo di film parlo”, aggiunse Habel.
“Non so se la musica è buona o cattiva. Ma negli Hadith, devo ancora vedere una parte in cui il nostro Profeta dice ai Sahabiti : ‘Venite, concediamoci un po ‘ di allegria con un la musica.’ Non c’è scritto nulla del genere da nessuna parte”. Il Magro, alias Chiku Mokles con tali parole rese note le proprie argomentazioni a favore della tesi espressa in precedenza.
“Bene. Ma perché Sadeq? Solo una settimana fa, Sadeq ed io eravamo uno accanto all’altro durante le preghiere del venerdì. Poco prima gli avevo sussurrato: “Oggi è un giorno speciale. Chiunque esegua 50 inchini di rakat di fila durante la funzione vedrà l’ombra di Mika’il nei cieli allo scoccare della mezzanotte.” Mi lanciò un’occhiata piena di stupore, ma non pronunciò una sola parola. Il giorno dopo, andando a scuola, mi corse incontro alzando i pugni come se volesse picchiarmi e mi chiese: “Dove? Non ho visto niente nel cielo di mezzanotte!” Allora dimmi, perché mai una persona così meriterebbe di essere uccisa? Non sapeva nemmeno cantare. Una volta, quando gli è stato chiesto di cantare a scuola, è scappato strappandosi la camicia rimasta impigliata in quella porta scassata sul retro. Non ricordate?” chiese Hadisur.
“Dì pure quello che vuoi. L’IS non è certo un’organizzazione che commette errori quando si tratta dei propri bersagli. Ho sentito che sono perfino più potenti dell’America. I loro bersagli li spiano per anni prima di prendere qualsiasi decisione. Hanno installato chissà quale attrezzatura nei cieli”, disse Habel.
“Hmm. Spiavano il ventunenne Sadeq da venticinque anni ormai!”
“Smettila di prendermi in giro, Barkat. L’IS sta sicuramente ascoltando la nostra conversazione. A me che me ne viene? Non è che sto dicendo qualcosa contro di loro! Non ho niente da temere io!” Habel si fece piccolo piccolo non appena ebbe pronunciato queste parole.
“E allora Shah Rukh, Salman, Amir… poi Irfan, Zaheer?… Sono tutti musulmani. Gli indù li mettono su un piedistallo”. Akbar l’idiota ripeté a se stesso. Ripeterà la stessa cosa ancora un paio di volte. Quando gli viene un’idea, la ripete di tanto in tanto. Gli altri ormai si erano abituati e non ne erano più nemmeno infastiditi dalla cosa. Ma dopo aver sentito il nome del famoso attore Shah Rukh Khan, il re di Bollywood, Asad non riuscì a stare fermo.
“Ehi, ragazzi, avete visto il film Fan ? Ho provato a vederlo diverse volte, ma non riuscivo a starmene seduto e guardarlo fino alla fine. Gli manca dinamismo e pepe!” si lamentò Asad.
“Hmm. Avrebbero potuto far cantare una canzone tutta sua, una specie di sigla identificativa. L’ho visto il film, ma è di una noia mortale. Mastizaade di Sunny Leone è molto meglio!”
“Ma il video ‘Pink Lips’ dei Sunny Leone l’avete visto? Ce l’ho qui sul cellulare “, disse Habel, e fu così che l’interesse dell’intero gruppo si spostò e focalizzò su Sunny.
2.
Venerdì. Gofur Mian, – il padre di Sadeq, era andato in moschea un po’ prima. Gofur Mian è quel tipo di persona che non prega regolarmente. Gli capitava di pregare cinque giorni di fila e poi di non pregare per tre. Era il primo venerdì dopo la morte di Sadeq. Si precipitò in moschea per chiedere all’huzoor di dedicare una preghiera a Sadeq dopo quelle rituali del venerdì. Aveva programmato di sedersi in un angolo e pregare con ardore dopo aver recitato le preghiere del venerdì. Nei giorni passati la polizia e i giornalisti lo avevano tormentato con le loro domande e aveva a malapena avuto la possibilità di piangere il figlio.
La richiesta di preghiere per Sadeq colse di sorpresa l’ huzoor . “Ma sarà la cosa giusta da fare?”, si chiese.
“Perché non dovrebbe essere giusto?” Gofur divenne ansioso. “Perché mai huzoor ?”
“Sai… Non ci sono prove che tuo figlio fosse credente o non credente. Se si scopre che è ateo, che senso ha pregare per lui? La situazione attuale del Paese non è sicura e non voglio essere coinvolto in queste faccende”. Il comportamento dell’huzoor era solo razionale. Non aveva senso insistere. Sconvolto, Gofur terminò le preghiere e tornò subito a casa. Andò in camera sua, chiuse la porta e si sedette sul tappeto da preghiera. Infine uscì dopo il tramonto, con gli occhi gonfi. Aveva pianto, pianto, avrebbe continuato a piangere: questo era il voto che aveva fatto. Era andato dal suo sahib, cioè il parlamentare che rappresentava il suo distretto per chiedere giustizia. Il giorno prima, il sahib aveva dichiarato ai giornalisti che, a prescindere da chi fossero .gli assassini sarebbero stati assicurati alla giustizia. Ma poi aveva convocato Gofur per dirgli qualcosa di completamente diverso: non si sarebbe fatto coinvolgere negli affari di nessun ateo.
“Signore, tutti nel villaggio possono testimoniare che mio figlio era un credente. Non sapevamo nemmeno cosa o chi fossero gli atei!” implorò Gofur.
“Quelli del villaggio testimonieranno, dici? Ma nessuno l’ha ancora fatto! Ogni volta che qualcuno chiede del tuo ragazzo, la gente scappa”.
“Ma Signore, pregava sempre. La gente ha troppa paura per dire qualcosa. Ma Allah mi è testimone”.
“È quello che dico anch’io. Allah sa la verità. Non potrai riportare in vita tuo figlio anche se puoi dimostrare che era credente. Ma se per caso vengono presentate prove che dimostrano che era in realtà un ateo, potrai rimanere nel villaggio? Hai due figlie in età da marito. Riuscirai a farle sposare? Oramai chi è andato è andato. Dì ai giornalisti che hai accettato quello che è successo. Se necessario, farò un annuncio e ti darò diecimila taka. Non ho sempre contanti a portata di mano. Prendi anche due capre. Ti torneranno utili in occasione dei matrimoni delle tue figlie”. Il sahib doveva avere sempre l’ultima parola.
Il giorno in cui Gofur tornò dalla capitale del distretto, ricevette la visita di uno degli uomini del parlamentare, a cui si era anche unito il leader locale del villaggio. Era circa mezzanotte e Gofur era finalmente riuscito a dormire un po’. L’irrequietezza e l’ostilità che gli si erano accese dentro dopo aver ascoltato le parole del parlamentare erano svanite. Aveva giurato di non chiedere giustizia a nessuno all’infuori di Dio, nonostante avesse concluso che neppure guardare al cielo avesse alcun senso. Vedendo questi due uomini potenti entrare in casa non sapeva che contegno tenere.
“Ascolta, Gofur, sei fortunato. Anzi, invidio la tua buona sorte.” Alle parole del leader locale Gofur si agitò. Dopo la morte di suo figlio, parole come ‘buona sorte’ gli sembravano sconosciute. Nessuno gli diceva più queste parole. Il leader locale proseguì: “L’onorevole sahib ha una proposta da farti. Ti consegnerà un negozio in città e, con esso, tutte le merci di cui avrai bisogno. Invece di coltivare la terra di qualcun altro come stai facendo ora, gestirai il tuo negozio. Cosa ne pensi?”
“Sì, bene”, rispose spaventato Gofur.
” Ma che bene, benissimo direi!” Questa era la prima volta che l’uomo del sahib parlava. Gofur non era poi così sicuro che fare il negoziante in città fosse una buona idea.
“Ma dovrai fare una cosa”, disse il leader.
“Una piccolissima cosa”, aggiunse l’uomo del parlamentare. Gofur aspettò in silenzio, ancora diffidente dell’offerta.
“Dovrai solo puntare il dito contro Monsur Mullah come colpevole dell’omicidio di tuo figlio. Faremo noi il resto. Domani dovrai solo andare alla stazione di polizia e accusare gli uomini di Monsur Mullah. Ci penseremo noi a fornire i dettagli della storia. Non dovrai fare altro. Te ne potrai stare comodamente seduto nel tuo negozio.”
“E non osare dire a nessuno quel che ti abbiamo chiesto di fare. È possibile che la gente capisca come sono andate le cose, ma non importa, basta che tieni la bocca chiusa”, aggiunse il leader locale.
“Signore, posso prendermi qualche giorno per riflettere?” chiese Gofur.
“Non siamo venuti qui per darti il tempo di pensare! Non siamo venuti qui per chiedere il tuo permesso. Questo è l’ordine del sahib . Siamo venuti qui per dirti cosa fare”. I leader se ne andarono proprio come erano entrati: in silenzio. La moglie di Gofur era rimasta nascosta in un angolo e aveva sentito tutto. Se non fosse stato per questo, Gofur avrebbe potuto far passare l’intero episodio come un incubo e lasciarselo alle spalle.
“Vendiamo la nostra terra e trasferiamoci in un altro villaggio. Mi pare che qui non possiamo più vivere”, disse Nosiron, sua moglie.
“Non è che possiamo lasciare il Paese! Poi, pensi davvero che possiamo vendere la nostra terra se lasciamo il villaggio? Il presidente sta progettando di costruire una fabbrica qui. Non comprerà la terra e non permetterà nemmeno a nessun altro di comprarla”.
3.
Nel frattempo passarono uno o due mesi. La questione della giustizia per l’omicidio di Sadeq era ben lontana dall’occupare la mente degli abitanti del villaggio; infatti essi avevano concluso che Sadeq doveva essere ateo. Gofur in qualche modo riuscì a lasciare il villaggio. Proprio in quel momento, ci fu un altro incidente. Un Sadeq di un villaggio lì vicino era stato trovato morto, ucciso nello stesso modo. Un Sadeq diverso che aveva studiato in città ed era tornato a casa per le vacanze. Quando l’arma lo colpì al collo, qualcuno sentì uno degli assassini dire: “ Shala, stavolta non abbiamo sbagliato!”
Mojaffor Hossain
Breve Biografia di Mojaffor Hossainè un giovane autore di narrativa in lingua bengalese contemporanea che ha iniziato la sua carriera come giornalista e ora lavora come traduttore presso l’Accademia Bangla, Dhaka. Ha pubblicato sei raccolte di racconti che negli ultimi anni, hanno riscosso notevoli consensi sia tra pubblico generale che tra i critici letterari. I suoi racconti si distinguono per la loro ambientazione in realtà locali come come villaggi e città del Bangladesh o del West Bengala aggiungendo però sfumature di realismo magico o surrealismo. È stato premiato quattro volte per i suoi racconti. Il suo romanzo d’esordio Timiryatra è stato molto gradito dal pubblico. È anche conosciuto come traduttore e critico letterario e finora ha pubblicato 14 libri.
Questo volume adotta un approccio romanzesco e lo traspone nel mondo del vino, utilizzando i terreni vulcanici come filo conduttore per collegare una vasta gamma di uve e regioni vinicole. È arricchito da dettagliate schede dedicate a più di 300 produttori, presentati con le loro affascinanti storie e selezionati da un team di specialisti di vini vulcanici. Con oltre 400 fotografie mozzafiato, che esaltano la straordinaria bellezza dei vigneti vulcanici di tutto il mondo, e grazie alle riproduzioni delle etichette e alle numerose mappe a colori, conduce il lettore in un inedito tour visuale di questi angoli spesso remoti del globo. Un libro che punta a far emergere le caratteristiche uniche di questi vini e che rappresenta un punto di riferimento su un tema in continua evoluzione.
Come la città sopravvisse alla terribile epidemia del 1630-1631-
John Henderson La peste di Firenze
La peste è da sempre il paradigma con cui vengono messe a confronto le risposte alle epidemie. In questo affascinante saggio, John Henderson esamina come una grande città fu capace di combattere, reagire e infine sopravvivere all’impatto di una delle peggiori pestilenze di sempre, quella della peste bubbonica del 1630. Oltre a ricostruire il differente impatto sui ricchi e sui poveri, questo libro fornisce un resoconto delle politiche attuate dal governo cittadino, raccontando anche le contromisure adottate dai singoli e dalle famiglie, le condizioni di sovraffollamento degli ospedali e le imponenti processioni religiose. Henderson analizza la reazione di Firenze all’interno del più ampio contesto europeo, per mostrare l’effetto delle decisioni politiche sulla città, sulle sue strade e sui suoi abitanti. Con uno stile vivido e accessibile, questo libro porta alla luce le storie dimenticate di medici e amministratori che lottarono per far fronte ai malati e ai moribondi, e di coloro che sono stati gettati nel lutto e nella confusione dall’improvvisa perdita dei parenti.
L’appassionante resoconto di uno dei più difficili periodi della storia fiorentina
«Henderson raggiunge nuove e importanti conclusioni sull’efficacia e l’impatto delle misure di salute pubblica nella Firenze del Seicento.»
«In questo vivido resoconto, Henderson rievoca le tremende esperienze dei fiorentini che affrontarono una delle prime crisi sanitarie moderne.»
«Appoggiandosi a una straordinaria quantità di fonti, Henderson mostra come i cittadini, desiderosi di salvare le loro anime tanto quanto le loro vite, lottarono per sopravvivere, ognuno a modo suo.»
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