Ritanna Armeni -Di questo amore non si deve sapere. La storia di Inessa e Lenin
Editore- Ponte Alle Grazie
DESCRIZIONE
Donna attraente e appassionata, magnetica e vitale, pianista eccellente, poliglotta, rivoluzionaria, impegnata nella lotta per i diritti delle donne, sostenitrice del libero amore, madre di cinque figli e moglie di un ricchissimo industriale russo: è Inessa Armand, votata anima e corpo alla causa bolscevica. Anche se per molto tempo il regime sovietico ha fatto di tutto per tenerlo segreto, fu il grande amore di Lenin, oltre che la sua più fidata collaboratrice. Si conobbero a Parigi nel 1909, in un caffè dove si incontravano i rivoluzionari russi in esilio: il loro legame si nutriva dell’ardore politico, dell’ebbrezza di ideare e partecipare a un cambiamento storico epocale, ma anche di fascinazione, attrazione e tenerezza. Inessa è sepolta per volere di Lenin davanti alle mura del Cremlino vicino a John Reed, ma è stata cancellata dai libri di Storia. Il capo della Rivoluzione non poteva essere macchiato dalla meschinità di un adulterio borghese. Ritanna Armeni, che ha seguito le sue tracce nelle poche testimonianze e biografie esistenti e ha ripercorso i suoi passi in Europa, ci restituisce il ritratto fremente, dolce e indomabile di una donna che più che al passato sembra appartenere al nostro futuro: inquieta e non catalogabile, piena di contraddizioni eppure integra nelle sue passioni, capace di amare perché libera, rivoluzionaria nel privato e nel politico.
L’AUTORE
Ritanna Armeni
Ritanna Armeni è giornalista e scrittrice. Ha lavorato come caporedattrice al periodico «Noi donne», poi a «il manifesto» e nella redazione di «l’Unità», a «Rinascita» e, ancora, opinionista sul quotidiano «Il Riformista». Nel 1998 è diventata portavoce dell’allora segretario di Rifondazione Comunista ed ex Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, del quale ha curato, con Rina Gagliardi, il volume Devi augurarti che la strada sia lunga (Ponte alle Grazie 2009). È stata per tre anni conduttrice di “Otto e mezzo” insieme a Giuliano Ferrara. Ha pubblicato Di questo amore non si deve sapere (Ponte alle Grazie 2015), vincitore del Premio Comisso. Tra gli altri suoi titoli usciti sempre con Ponte alle Grazie: La colpa delle donne (2006), Prime donne. Perché in politica non c’è spazio per il secondo sesso (2008), Una donna può tutto. 1941: volano le Streghe della notte (2018). Mara. Una donna del Novecento (2020).
casa editrice Ponte alle Grazie
La casa editrice Ponte alle Grazie è stata fondata a Firenze alla fine degli anni Ottanta. Negli anni il catalogo si è arricchito di autori affermati a livello internazionale e giovani promesse apprezzate da pubblico e critica. Tra i nomi più rappresentativi della narrativa spiccano autori dalla forte identità letteraria come Margaret Atwood, Philippe Claudel, Sarah Waters e Aldo Buzzi. Nel fortunato filone della letteratura di viaggio emergono i reportage di Colin Thubron. La produzione di saggistica continua la sua storica vocazione economica e politica orientandola verso temi ambientalisti e di critica sociale. Sempre più spazio trova la divulgazione, soprattutto quella filosofica, psicologica e delle neuroscienze. Il professor Giorgio Nardone dirige i “Saggi di terapia breve”, manuali di psicologia che fanno riferimento alla scuola di problem-solving iniziata a Palo Alto da Paul Watzlawick. Allan Bay dirige invece la collana “Il lettore goloso” che si propone di introdurre i lettori a una vera cultura della cucina pubblicando libri originali, molto lontani dai tradizionali volumi di ricette.
Biblioteca DEA SABINA-Vasilij Nemirovič-Dančenko–“I gemelli di San Nicola”
a cura e traduzione di Marco Caratazzolo
Stilo Editrice-Fonte rivista on line PugliaLibre.
Vasilij Nemirovič-Dančenko(1844-1936) fu poeta, prosatore e giornalista. Fratello del più celebre regista teatrale Vladimir, acquisì grande notorietà per i resoconti ispirati ai numerosi viaggi che compì in varie parti del mondo (tra questi la Spagna, l’Africa, l’Estremo Oriente, il Monte Athos), anche come corrispondente di guerra per i più influenti quotidiani e periodici russi.
Una torrida giornata estiva, mentre gli abitanti di Bari Vecchia sono immersi nei chiassosi e consueti rituali della loro vita quotidiana, un evento straordinario sconvolge la pace della Basilica di San Nicola. Una povera pellegrina russa, giunta poche ore prima per inchinarsi alle spoglie del Santo, viene trovata morta dal priore della Basilica accanto all’altare della cripta. Ma non è tutto: vicino alla donna morente si scorge un’altra presenza. È l’inizio di questa «favola della realtà» di Nemirovič-Dančenko, in cui elementi di mistero si intrecciano a una trama dai tratti fiabeschi, dando vita a un affresco che si sviluppa tra le vie, gli odori, i colori, i volti dei bambini e le urla genuine delle donne di Bari Vecchia.
La novella I gemelli di San Nicola di Vasilij Nemirovič-Dančenko è stata tradotta e curata da Marco Caratozzolo, docente di Lingua e letteratura russa all’Università degli Studi di Bari, ed è pubblicata da Stilo Editrice nella collana “Pagine di Russia” (pp. 136, euro 14).
Vasilij Nemirovič-Dančenko-“
Biografia di Vasilij Nemirovič-Dančenko(1844-1936) fu poeta, prosatore e giornalista. Fratello del più celebre regista teatrale Vladimir, acquisì grande notorietà per i resoconti ispirati ai numerosi viaggi che compì in varie parti del mondo (tra questi la Spagna, l’Africa, l’Estremo Oriente, il Monte Athos), anche come corrispondente di guerra per i più influenti quotidiani e periodici russi. I luoghi visitati divennero l’ambientazione dei suoi numerosi romanzi e racconti, scritti con uno stile tradizionale russo, ma ricchi di originali elementi paesaggistici e di vita quotidiana. Nell’ultima parte della sua vita, Nemirovič-Dančenko, che non condivise la Rivoluzione d’Ottobre, si stabilì a Praga, collaborando con le maggiori testate dell’emigrazione russa in Europa.
STILO EDITRICE SOC. COOP. R.L. v.le A. Salandra 36 – 70124 Bari tel. 080/9905095
La Stilo Editrice s.c.r.l., con sede in Bari, svolge con continuità la sua attività editoriale dal 1999. La sua produzione è raccolta in un catalogo storico che annovera circa trecentocinquanta titoli, suddivisi in due marchi editoriali: Stilo e Grecale.
Il marchio Stilo è quello originario e il suo profilo è mutato negli anni parallelamente ai tempi e ai cambiamenti del mondo editoriale. Attualmente dedica particolare l’attenzione alla letteratura straniera, selezionando opere provenienti dalle ‘periferie’ d’Europa, e sulla cultura slava e russa, attraverso la pubblicazione di studi e ricerche ma anche di opere narrative e poetiche. Altri settori della sua produzione sono la filosofia, la legalità e l’intercultura – in cui si impegna anche attraverso rassegne e festival – nonché i testi della tradizione regionale che abbiano legami con la cultura italiana ed europea.
Il marchio Grecale è nato invece nel 2015 e ospita opere dedicate alla cultura dei territori nelle loro diverse sfaccettature (arte, turismo, ambiente e natura, spiritualità, storia e letteratura) attraverso testi agili e brevi.
Con i due marchi l’Editrice vuole dare voce agli intrecci tra dimensione globale e locale, laddove si abbracciano in una prospettiva ‘meridiana’.
Dal 2013 l’Editrice organizza, insieme alla Cattedra di Lingua e letteratura russa dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’, il Festival Letterario Pagine di Russia finalizzato a promuovere la conoscenza della letteratura e della cultura russa. La direzione scientifica del festival è dei docenti Marco Caratozzolo e Simone Guagnelli.
L’Editrice organizza periodicamente corsi di formazione al lavoro editoriale e accoglie per tirocini formativi studenti dell’Università degli Studi di Bari
Partecipa alle fiere nazionali e internazionali di settore come il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria Più Libri Più Liberi di Roma, la Fiera del libro di Francoforte, il Festival du Livre di Parigi; una selezione delle sue opere è presente sul sito italbooks.com promosso dall’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane).
STAFF Lo staff della Stilo Editrice è composto numerosi collaboratori tra correttori di bozze, redattori, traduttori, grafici, tecnici.
Presidente:Vito Lacirignola, dott. in Filosofia Direzione editoriale: Chiara Lacirignola e Marianna Carabellese, dott.sse in Filologia moderna Capo-redattore: Stefano Savella, dott. in Filologia moderna Consulenti: Vanna Maraglino, PhD in Filologia greca e latina e in Scienze storiche, e Stefano Savella, dott. in Filologia moderna Direttori di collana: Daniele Maria Pegorari, docente di Letteratura italiana contemporaneapresso l’Università degli Studi di Bari, dirige le collane Officina, Biblioteca della letteratura pugliese e Ciliegie; Marco Caratozzolo, docente di Lingua e letteratura russa presso l’Università degli Studi di Bari, dirige la collana Pagine di Russia;
Mario De Pasquale, co-direttore editoriale della rivista online della SFI «Comunicazione Filosofica» e presidente della sezione SFI di Bari, dirige la collana Filosofia. Progetti: Marco Caratozzolo e Simone Guagnelli, docenti presso l’Università degli Studi di Bari, curano la direzione scientifica del Festival Letterario Pagine di Russia.
DISTRIBUZIONE Il sistema distributivo dei libri della Stilo Editrice è attualmente così organizzato:
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traduzione di Alessandro Ceni- Feltrinelli Editore -Milano
Nota introduttiva di Alessandro Ceni-James Joyce-Ulisse- Dublino, 16 giugno 1904. È la data scelta da James Joyce per immortalare in poco meno di ventiquattr’ore la vita di Leopold Bloom, di sua moglie Molly e di Stephen Dedalus, realizzando un’opera destinata a rivoluzionare il romanzo. È l’odissea quotidiana dell’uomo moderno, protagonista non di peregrinazioni mitiche e straordinarie, ma di una vita normale che però riserva – se osservata da vicino – non minori emozioni, colpi di scena, imprevisti e avventure del decennale viaggio dell’eroe omerico. “Leggere l’Ulisse,” scrive Alessandro Ceni nella sua Nota introduttiva (qui pubblicata integralmente), “è come guardare da troppo vicino la trama di un tessuto” dove le parole, che sono i nodi della trama, rivoluzionano. Trascinata da una scrittura mutevole e mimetica, da un uso delle parole che è esso stesso narrazione, la complessa partitura del romanzo procede con un impeto che scuote e disorienta. Perché “un testo così concepito esige un lettore pronto a traslocarvisi armi e bagagli, ad abitarlo, a starci dentro abbandonando ogni incertezza”.
Una sfida insomma che, con il procedere della lettura, si trasforma in un vero e proprio godimento. Lo stesso di Joyce che, parlando del suo capolavoro, disse: “Vi ho messo così tanti enigmi e rompicapi che terranno i professori occupati per secoli a chiedersi cosa ho voluto significare; e questo è l’unico modo per assicurarsi l’immortalità”.
Ancora oggi il realista guarda solo verso
la realtà esteriore senza rendersi conto di
esserne lo specchio. Ancora oggi l’ideali-
sta guarda solo nello specchio voltando le
spalle alla realtà esteriore. L’atteggiamen-
to conoscitivo di ambedue impedisce loro
di vedere che lo specchio ha un rovescio,
una faccia non riflettente, che lo pone
sullo stesso piano degli elementi reali
che esso riflette.
Konrad Lorenz, L’altra faccia dello specchio –
La storia, disse Stephen, è un incubo dal
quale sto cercando di svegliarmi.
James Joyce, Ulisse
James Joyce
Abracadabra
Leggere l’Ulisse è come guardare da troppo vicino la trama di un tessuto. Spesso a rovescio. Per poi allontanarlo. E quindi riavvicinarlo. In un continuo movimento, anche muscolare, di avanti e indietro, o meglio, di indietro in avanti. Movimento durante il quale si ha coscienza e si dà contezza dello spazio e del tempo in cui esso avviene e dei sensi in atto. Questo processo diciamo ottico-cognitivo, incantatorio com’è proprio della sua qualità cinetica, incessantemente mettendo a fuoco e mandando fuori fuoco (offrendoci di volta in volta primi piani della fibra stessa del tessuto e campi lunghi dell’insieme dell’intreccio) ci conduce alla tutt’altro che stabilizzante condizione di trovarsi dentro e fuori dal testo contemporaneamente. L’Ulisse è la trama di una tela vista in simultanea nel recto, nel verso, alla luce ultra- violetta, a luce radente, e così via; tela che ha per telaio, che possiede per impianto portante, le due assi verticale-orizzontale delle due parole di apertura, “Stately” e “plump” (in questa traduzione “Sontuoso” e “polputo”), vale a dire l’alto/ basso, il drammatico/comico, l’eroico/farsesco del sopra/ sotto umano. Il dramma (nel senso stretto di rappresentazione seria di un avvenimento) e il comico (il suo contrario, la commedia dell’arte italiana) che vanno sobbollendo nel medesimo calderone danno origine per metamorfosi o trasformazione a una pozione che è la condizione del tragico quotidiano, quella condizione da tutti esperita dove l’antica matrice greca della ineluttabilità del destino e il moderno senso di illusorietà dell’esserci si fondono. I fili della trama del tessuto della tela sono i tanti e vari registri e colori (stilistici, linguistici) che animano questa stoffa fino a farcela balenare davanti per quello che potrebbe essere, per l’unicum che è: tutt’altro che “a misfire” (“un colpo mancato”, “una cilecca”), com’ebbe a definirlo Virginia Woolf, bensì uno straordinario e irripetibile colpito-e-affondato della scrittura. Un impensabile, fino ad allora (la data di pubblicazione è il 1922), tappeto magico.
Abracadabra
Nel leggere l’Ulisse ci si accorge che le parole, che sono i nodi della trama, rivoluzionano: com’è specifico della poesia, accade che le parole (anche una sola parola) illuminino violentemente rivoltandole le pagine, accendano orbitando di significato il tutto, incendino sul proprio asse l’immagine. Grande è la frequenza qui con cui la parola ci induce a percepire, grazie a una capacità sinestesica precipua della scrittura poetica, e in un modo a tal punto insistito che si potrebbe considerare l’intero testo alla stregua di un’unica poesia (niente a che vedere col poema), un’unica poesia dilatata, iperbolica, strutturata nelle 3 parti (I, II, III) ovvero macro-strofe del racconto divise in 18 episodi (3, 12, 3) ovvero scene ovvero macro-versi, dove ogni episodio è in realtà un lunghissimo, pantagruelico solo verso, ricchissimo di rime interne, assonanze, metafore ecc. che vanno materilizzandosi (cioè, vengono narrativamente rese) in persone, personaggi, casi, situazioni, frasi, espressioni ecc. L’impressione è che Joyce, superata nel 1916 la prova sperimentale del suo A Portrait of the Artist as Young Man, abbia voluto trasportare e ricomporre in prosa per il tramite tecnico della poesia una sua musica interiore, dove il geniale monstrum, il prodigioso ordito prodotto dall’unione di uno spartito sinfonico con un pezzo di chamber music ma dodecafonico – e Chamber Music è, come si sa, anche il titolo del primo libro di Joyce, una raccolta di poesie uscita nel 1907 –, miscela il recitar cantando (Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi) al melodramma pucciniano, le malìe di Ravel all’astrazione di Schönberg e alle fiamme di Stravinskij. È per questo che le sue parole nella pagina rivoluzionano: l’uso totale della lingua, declinata nei suoi multiformi linguaggi, fa della lin- gua in sé il racconto, il narrato (si presenta, diciamo, al pari di una Odissea della lingua, il cui canto è come se fosse per sortilegio in perenne esecuzione). E ancora: pittoricamente parlando, sembra quasi di assistere alla, per dir così, messa in scena di una pala d’altare giottesca, con la sua predella e le sue formelle (il cui ordine però è stravolto), dipinta da un cubista, di modo che lo stesso oggetto è osservato contemporaneamente da più punti di vista per ottenere una scomposizione che compone: un cubista con solidissime fondamenta figurative classiche (la mente va al Picasso di Les demoiselles d’Avignon).
James Joyce
Abracadabra
Dal leggere l’Ulisse – dai suoi nodi-parole della trama del tessuto del tappeto, dal suo inesorabile decontestualizzare e ricontestualizzare con la sua feroce conseguenza di spostamento di significati fino al rovesciamento e alla parodia (all’acuminato vertice della parodia della parodia), e oltre, fino alla purezza del travestimento e dell’imitazione (mai qui della dissimulazione o della falsificazione, perché qui tutto è onestamente e crudamente “reale” e “vero”), cioè a una sorta di sincronico incamminarsi sul filo senza bilanciere e farsi sparare dal cannone –, dal leggere l’Ulisse se ne può facilmente sortire con le ossa rotte e con la inquietante sensazione di non averci capito niente ovvero con la irritante sensazione di non possedere adeguate facoltà intellettuali, se non addirittura intellettive, oltre che con la ragionevole tentazione di liquidare il tutto come il coltissimo delirio di un letterato irlandese ebbro. In realtà, superato l’iniziale e, mi si passi, iniziatico sforzo di approccio, ponendosi in piena libertà e disponibilità nei confronti della sensibilità del testo, ci si può impadronire (e farsi irretire, esattamente farsi “prendere nella rete”) della profonda grandezza e bellezza di questo punto di non ritorno della letteratura mondiale di tutti i tempi. Da una parte il lettore tenga sempre ben presente che il modernismo joyciano, sodale della linea guida che andava allora tracciando il poeta Pound, ha salde basi evidenti e dichiarate oppure misteriosamente alluse proprio nella tradizione che va scardinando (avvelenando l’impianto stilistico dei grandi narratori dell’Ottocento europeo), secondo un procedimento comune a ogni opera d’arte autentica, e che qui, com’è ormai arcinoto, è costituita da uno zoccolo ovvero piattaforma (tettonica) o pangea formato dal Vecchio e Nuovo Testamento amalgamato alla totalità dell’opera shakespeariana (sulla quale Joyce abilmente riesce a innestare una speciale commistione ottenuta con le accese tinte di una novella chauceriana e le fosche di un truce dramma elisabettiano), passando per il mondo classico greco-latino, la mitologia gaelica e Dante e innervato da scrittori come Defoe, Sterne, Dickens, Rabelais, Cervantes, Balzac, tanto per rammentarne quasi a caso qualcuno; quindi il metodico lavoro di distruzione e di ricostruzione (di rinnovato utilizzo delle pietre del castello letterario) che caratterizza questo inedito omerico bardo del disastro dell’esistere poco o nulla ha a che spartire con l’inane macello di un avanguardista. Dall’altra parte un testo così concepito esige un lettore pronto a traslocarvisi armi e bagagli, ad abitarlo, a starci dentro abbandonando ogni incertezza, a imbarcarvisi provando dunque quel particolarissimo stato d’animo che si ha nel navigare, di identificazione di sé con la nave (io sono la nave/la nave sono io, la nave mi ha/io ho la nave): sono portato dal mezzo e ne divengo il mezzo. Al lettore è richiesto, insomma – an- che se è possibile che ne riemergerà come sfiorato dalla baudelaireiana “ala del vento dell’imbecillità” e stordito, claudicante, balbuziente – di calarsi nel buio della parola, nell’abisso della lingua, di scendere nell’agone di quelle pagine come un antico atleta di Olimpia: nudo. Si esige qui il cedere e l’affidarsi alla consapevole scelta del precipitare (in quel “Sì” con cui si chiude il viaggio?), evitando di controllare gli strumenti, le bussole e i portolani o i radar sollecitamente forniti dallo sterminato contributo critico e dall’apparato di commenti, glosse, note (utili, senza dubbio, ma giustificabili quasi del tutto da, legittimi, criteri editoriali), eludendo se possibile il sotteso, e presunto, schema compositivo che ricalcherebbe episodi dell’Odissea (e che a me pare invece presentarsi come un ulteriore depistaggio, a posteriori, joyciano, una ulissica trappola nella trappola, tanto ammiccante quanto grottesca, e proprio per le sue caratteristiche di erranza ed enigmaticità), e persino la figura medesima di Ulisse, che andrei casomai a rintracciare, anziché nell’eroe omerico, nell’arcaica figura mitica di un dio solare, cioè della nascita e della morte, antecedente alla colonizzazione greca dell’Egeo, pertanto da far risalire a prima dell’epica che lo riguarda. Il lettore infine cessi di continuare a guarda- re del prestigiatore il cilindro con la puerile speranza di capire come e perché ne esca il coniglio.
Dell’eretico (delle patrie lettere di lingua inglese) e del- lo scismatico (della cultura e patria irlandese) Joyce con gratitudine una irrefutabile certezza va conservata, una certezza che travalica la difficoltà e anche l’incomprensibilità della pagina, ed è quella che l’Ulisse è tanti Ulisse: lo è Stephen, lo è Bloom, lo è Molly, lo sono le persone e i personaggi che sostanziano quel breve arco temporale dublinese in cui agiscono e sono agiti, lo è il lettore, lo è il traduttore, siamo noi. L’Ulisse è tanti Ulisse ma l’Ulisse assoluto è il testo. A questo punto però Joyce (l’esule, il gran fuggiasco) è ormai decisamente in rotta verso quel “riverrun” posto in esergo a Finnegans Wake, verso il michelangiolesco osare, il “folle volo”, linguistico dell’“Apriti Sesamo” definitivo.
James Joyce
Nota a margine
Al termine di questi non pochi anni di lavoro desidero ringraziare la casa editrice per la fiducia accordatami nell’affidarmi la traduzione, in particolare i direttori di collana succedutisi nel tempo fino all’attuale perché hanno saputo sagacemente attendere e la redazione perché ha saputo assai professionalmente sopportare.
Questi anni e questo lavoro sono dedicati a mia madre Bernardina (1918-2014) e a mio fratello Massimo (1949-2019).
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[Titolo dell’opera originale ULYSSES – Traduzione dall’inglese di ALESSANDRO CENI
Prima edizione nell’“Universale Economica” – I CLASSICI ottobre 2021]
James Joyce
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L’AUTORE
James Joyce (Dublino, 1882 – Zurigo, 1941) è stato uno dei più grandi scrittori del Novecento. Scrittore sin dalla giovane età, tentati gli studi in medicina e una carriera da tenore, nel 1905 si trasferì a Trieste divenendo insegnante, e conobbe tra gli altri Italo Svevo ed Ezra Pound. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si trasferì a Zurigo, e poi a Parigi, dove pubblicò Ulisse (1922), considerato il suo capolavoro. Nei diciassette anni successivi si dedicò alla stesura di Finnegans Wake, che uscì nel 1939. Nei “Classici” Feltrinelli sono disponibili anche Gente di Dublino (2013) e Un ritratto dell’artista da giovane (2016).
IL TRADUTTORE
Alessandro Ceni (Firenze, 1957), poeta e pittore, ha tradotto fra gli altri Milton, Poe, Durrell, Keats, Byron, Emerson, Ste- venson, Carroll, Wharton, Scott Fitzgerald. Per “I Classici” Feltrinelli ha tradotto e curato La ballata del vecchio marinaio – Kubla Khan (1994) di Samuel Taylor Coleridge, Il critico come artista. L’anima dell’uomo sotto il socialismo (1995) di Oscar Wilde, Lord Jim (2002) di Joseph Conrad, Moby Dick (2007) e Billy Budd (2008) di Herman Melville, Foglie d’erba (2012) di Walt Whitman e Il Circolo Pickwick (2016) di Charles Dickens.
Lorna CookLa piccola città dei meravigliosi tramonti
Lorna Cook La piccola città dei meravigliosi tramonti
Descrizione del libro di Lorna Cook-Una storia d’amore e dedizione, perfetta per i fan di Pam Jenoff e Dinah Jefferies 1943. Il mondo è in guerra e il governo inglese ha chiesto agli abitanti del piccolo villaggio di Tyneham un sacrificio immane: abbandonare le loro case e lasciare che l’esercito britannico occupi il territorio. Alla vigilia della partenza però, accade un fatto terribile destinato a stravolgere per sempre il corso degli eventi. 2018. Melissa sperava di riuscire a ricucire il suo rapporto in crisi con una vacanza sulla costa del Dorset, nel sud dell’Inghilterra. Ma nonostante gli scenari idilliaci e i panorami mozzafiato, Liam sembra sempre più distante. E così, per distrarsi, Melissa decide di approfondire la storia di una donna ritratta in una vecchia fotografia. Nell’immagine si vede il paesino, ora disabitato, di Tyneham. Ma il passato nasconde segreti terribili e la ricerca della verità potrebbe cambiare per sempre la vita di Melissa…
Un tuffo nel passato e un segreto destinato a cambiare la vita di chi lo scoprirà…
Uno straordinario esordio
«Appassionante, ricco di dettagli e vivido nell’immaginazione.» Nikola Scott, autrice del bestseller Le rose di Elizabeth
«Un mistero che cattura il lettore.» Gill Paul, autrice del bestseller La moglie segreta
«Due storie intrecciate, ambientate in un villaggio fantasma: sin dalla premessa questo libro ti intriga e la lettura ti rapisce.» Kate Riordan
Sinossi del libro di Emilio Gentile-Roma e il fascismo: l’evidenza del loro connubio nasconde molti interrogativi. Bisogna domandarsi innanzi tutto: quale Roma? È necessario distinguere fra la Roma reale, la Roma antica e la Roma fascista. Alla Roma reale che disprezzava, il fascismo opponeva il proprio mito di Roma, che coincideva, fin dalle sue prime formulazioni, con l’odio per la democrazia e con il mito dell’impero: “La Roma che noi onoriamo, non è la Roma dei monumenti e dei ruderi, la Roma delle gloriose rovine. La Roma che noi vagheggiamo e prepariamo è un’altra: non si tratta di pietre insigni, ma di anime vive; non è contemplazione nostalgica del passato, ma dura preparazione dell’avvenire. Roma è il nostro punto di partenza e di riferimento; è il nostro simbolo o, se si vuole, il nostro mito. Noi sogniamo l’Italia romana, cioè saggia, forte, disciplinata e imperiale.”. Il mito della Roma fascista, anche se ammantato di richiami alla Roma antica, era un mito moderno. La romanità del fascismo fu essenzialmente una proiezione del suo totalitarismo, col quale il mito fascista di Roma si identificò per tutto il percorso della parabola del regime, dall’ascesa faticosa, ma decisa, verso la potenza e la gloria del trionfo, alla discesa inconsapevole, ma sempre più precipitosa, verso una fine ingloriosa. Intrecciando documenti e immagini, Emilio Gentile propone un’originale interpretazione del connubio fra Roma e fascismo, rivelando aspetti inediti del totalitarismo fascista.
L’Autore
Emilio Gentile-
Emilio Gentile, storico di fama internazionale, nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il Premio Hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Tra le sue più recenti opere per Laterza, tradotte nelle principali lingue: Fascismo. Storia e interpretazione; La Grande Italia; La democrazia di Dio (Premio Burzio); Fascismo di pietra; E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma (Premio Città delle Rose; finalista e vincitore del Premio del Presidente al Premio Viareggio); Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo. Storia illustrata della Grande Guerra; Il capo e la folla; “In democrazia il popolo è sempre sovrano”. Falso!; Mussolini contro Lenin; 25 luglio 1943 (Premio Acqui Storia 2018); Chi è fascista; Caporali tanti, uomini pochissimi. La Storia secondo Totò; Storia del Partito fascista. Movimento e milizia. 1919-1922.
Rassegna stampa
Dino Messina, “Corriere della Sera”- Il regime fascista, ci racconta Emilio Gentile in questo nuovo e avvincente saggio, non era soltanto retorica, ma anche pittura, scultura, architettura, urbanistica. Gentile si conferma il vero erede italiano di Gorge Mosse, attento, come lo fu lo storico tedesco, agli aspetti dell’estetica del potere.
Filippo Ceccarelli, “la Repubblica”- Si aprì l’era del ‘piccone risanatore’. Per Mussolini attrezzo-simbolo di un attivismo frenetico che finiva per considerare Roma e la sua architettura passata e futura – come spiega molto bene Emilio Gentile – come arsenale di miti, deposito di destini imperiali, ma anche bersaglio di risentimenti che il duce nutriva fin dalla giovinezza nei confronti
Sinossi del libro di Serena McLeen-Dopo la morte dell’amata nonna Angela Bramante, Annabella viene a conoscenza dell’esistenza di Villa dei Conti Bramante, la maestosa e vecchia dimora nella quale, in un piccolo paese della bassa pianura padana, proprio la nonna ha vissuto la sua giovinezza, per poi scappare alcuni anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale lasciandosi quel passato alle spalle per sempre. Annabella dovr&agrvae; accettare quel lascito e ristrutturare la casa, oppure rinunciarvi: ad aiutarla a scegliere cosa fare sarà una lettera che la nonna le ha lasciato. Ma cosa si nasconde tra le righe di quello scritto? Quando Annabella finalmente scioglierà i propri dubbi, imbarcandosi nel compito affidatole dalla nonna, si immergerà fra le pagine del diario e fra i più dolorosi ricordi di quella parte della vita di Angela, a lei sconosciuta e legata agli anni bui del Fascismo e della guerra. In un momento di crisi artistica e professionale, Annabella troverà nuova ispirazione nella ricerca della verità e nell’incontro con Francesco, che gestisce con la madre la locanda di paese, ma allo stesso tempo scoprirà che dell’eredità della nonna fa parte anche l’inconfessabile storia della sua stessa famiglia: un capitolo torbido e pregno di segreti per colpa del quale Angela ha vissuto tutta la vita sotto il peso della vergogna.Una giovane donna in cerca di se stessa, i terribili segreti di un passato sepolto ma non morto: nel contesto storico della Seconda Guerra Mondiale, un romanzo psicologico che rivela le pieghe più oscure dell’animo umano.
Enrico Berlinguer-La pace al primo posto-Scritti e discorsi di politica internazionale (1972-1984)-
A cura di Alexander Höbel- Donzelli Editore -Roma
Scheda del Libro-Enrico Berlinguer La pace al primo posto-Scritti e discorsi di politica internazionale (1972-1984)-Passione, rigore, propensione ad anticipare i tempi e a superare steccati: ciò che ha segnato l’azione di Enrico Berlinguer nella politica italiana emerge con ancora maggior forza in campo internazionale. È quanto rivelano i discorsi, gli articoli e le interviste raccolti da Alexander Höbel in questo volume, a partire dal 1972, quando Berlinguer assume la guida del Pci. Sono gli anni degli euromissili, dell’invasione sovietica in Afghanistan, dell’escalation nucleare, della guerra in Libano; ma lo sguardo del segretario sa andare anche oltre e in profondità. Per la prima volta nella storia, intuisce, il mondo è strettamente interconnesso e il suo cuore non è più l’Occidente: è necessario cooperare con le nuove realtà emergenti, anche per il bene stesso dei paesi industrializzati, i quali solo in questo modo potranno uscire dalla crisi. Una capacità di visione che coinvolge la Cee e l’intera Europa («senza un contributo ai problemi dell’Est – afferma – non vi sarà sicurezza e sviluppo») e include l’Italia, per cui l’«austerità» qui invocata diventa strumento globale di efficienza e giustizia, per superare un sistema caratterizzato dall’individualismo più sfrenato, dal «consumismo più dissennato». Lo stesso Pci, di cui con orgoglio, in uno straordinario discorso pronunciato nel 1976 a Mosca, al congresso del Pcus, rivendica la storia all’insegna della democrazia e della libertà, deve intraprendere una «terza via» che vada oltre il modello socialdemocratico e il «socialismo reale», accogliere le spinte anticapitalistiche provenienti anche dai movimenti di ispirazione cristiana, aprirsi alle istanze ambientaliste, alle battaglie femministe. È la pace l’obiettivo su cui è costantemente focalizzato Berlinguer; una meta legata a multipolarismo e cooperazione, che si fa nelle sue parole tema spinoso e urticante, pungolo che sollecita all’azione, che impone una battaglia intransigente e a tutto campo contro le diseguaglianze, non solo economiche, perché «una pace non precaria, ma solida, duratura, per essere tale non può che essere fondata sulla giustizia».
Autore-Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer-Uomo politico italiano (Sassari 1922 – Padova 1984). Segretario del Partito comunista italiano dal 1972, deputato dal 1968 per tutte le legislature, fu promotore dell’idea di un “compromesso storico” tra le due grandi forze popolari, quella comunista e quella democristiana, ma dopo la deludente esperienza dei governi di unità nazionale (1976-79) riportò il PCI all’opposizione; durante la sua segreteria guidò inoltre il partito verso il progressivo distacco dall’Unione Sovietica.
Vita e attività
In contatto dal 1937 con gruppi antifascisti, nel 1943 aderì al Partito comunista italiano. Nell’immediato dopoguerra diresse il Fronte della gioventù prima a Milano e poi a Roma, entrando poco dopo nel Comitato centrale del PCI e nel 1948 nella direzione; dal 1949 al 1956 fu segretario generale del movimento giovanile comunista. Deputato dal 1968, fu eletto vicesegretario del PCI nel 1969 (XII congresso) e segretario generale nel marzo 1972 (XIII congresso). La sua linea, basata sul perseguimento dell’alleanza tra classe operaia e ceti medî, sull’affermazione del carattere laico del partito e, soprattutto, sulla proposta del “compromesso storico”, si concretizzò, dopo i successi elettorali del PCI nel 1975-76, nella politica di unità nazionale (ag. 1976-genn. 1979). Dopo la conclusione negativa di tale esperienza e il ritorno dei comunisti all’opposizione (1979), B. cercò di far fronte alla difficile situazione in cui si era venuto a trovare il PCI, accentuata dalla crisi sociale e politica dei primi anni Ottanta, con una riaffermazione del suo carattere alternativo alla Democrazia cristiana (proposta di “alternativa democratica”, del nov. 1980) e la prosecuzione del suo rinnovamento interno. In campo internazionale, la segreteria B. si è caratterizzata per il crescente distacco del PCI dall’Unione Sovietica (dall’esperienza eurocomunista degli anni Settanta alla dichiarazione del genn. 1982 circa l’esaurimento della “spinta propulsiva” della rivoluzione d’ottobre) e il perseguimento di una sua maggiore integrazione nell’ambito della sinistra europea occidentale.Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani
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Biblioteca di San Valentino (Pescara), per “Incontro con l’autore” si parla del Fucino con Gaetano Lolli –
Biblioteca di San Valentino (Pescara), per “Incontro con l’autore” si parla del Fucino – “Il cerchio dell’acqua” (Leonida edizioni) dell’avezzanese Gaetano Lolli verrà presentato sabato 11 gennaio 2025 presso la Biblioteca di San Valentino (Pe) alle ore 16:30 per l’appuntamento “Incontro con l’autore”: in dialogo con l’ingegnere marsicano, ci sarà la giornalista Alessandra Renzetti.
Gaetano Lolli
Il romanzo storico, record di ristampa in meno di un anno, continua il suo tour volto alla conoscenza della storia millenaria del Fucino con tante preziose curiosità anche tecniche sui lavori che hanno caratterizzato la più grande opera di ingegneria idraulica del tempo. La prefazione è dell’archeologa Emanuela Ceccaroni.
È lo stesso lago che condivide con il lettore le sue paure, le sue angosce ed il suo addio, un aspetto questo che sta incuriosendo il pubblico: ” ‘Il cerchio dell’acqua’ lascia ampio spazio alle riflessioni, anche perché la sua lettura è lineare e la storia è chiara. Nelle pagine del romanzo scorre anche un viaggio emotivo che lo stesso lago, con un senso di amarezza sempre maggiore, percorre fino all’ultimo dei suoi giorni in cui non nasconde il suo dolore e l’incapacità di capire l’uomo per la sorte che ha scelto per lui”.
Tante sono le riflessioni e gli interrogativi che il romanzo scatena ed ancora oggi divide l’opinione pubblica e politica sulla realizzazione di questa grande opera d’ingegneria che ha interessato grandi nomi della storia fra cui un orgoglioso e curioso Alexandre Dumas: era necessario prosciugare il Fucino? Ha portato davvero i suoi benefici? Lo stesso Lolli continua, durante le presentazioni del suo libro, a creare un interessante dibattito che ha coinvolto anche i ragazzi in età scolastica.
L’autore affida proprio ai pensieri e ai sentimenti del lago Fucino il compito di congiungere le storie degli uomini attraverso le varie epoche sul cui sfondo si muovono i singoli personaggi che animano le pagine di questo percorso, lungo le sponde del bacino lacustre.
Ingresso libero.
Per info è possibile seguire le pagine social di @gaetanololli, @gaetanololliscrittore ed il sito www.gaetanololliscrittore.it.
Gaetano Lolli Scrittore
Una breve biografia di Gaetano Lolli Sono nato nella terra dei Marsi e vivo ad Avezzano.
Sono un ingegnere edile-architetto, lavoro in una società di ingegneria e questo è il mio lavoro; le mie passioni però non sono altrettanto univoche, sono molte, per questo mi piace definirmi “fedele discepolo della mia curiosità” che mi porta ovunque.
Leggo tantissimo e scrivere col tempo è diventata una conseguenza naturale, credo che sia un modo insensato e romantico di sottrarre tempo alle cose da fare.
Ho un retaggio di appartenenza fortissimo con il mio territorio, dalla mia terra, dalle montagne che la caratterizzano traggo sempre spunti e la volontà di scrivere, dopo tutto “l’universale si coglie anche restando presso di sé”.
David Copperfield di Charles Dickens –Articolo di Giovanni Teresi-
David Copperfield è l’ottavo romanzo dello scrittore inglese Charles Dickens e rientra nei romanzi sociali . L’opera, inizialmente, è stata pubblicata a puntate mensili tra il 1849 e il 1850 con il titolo originale The Personal History, Adventures, Experience and Observation of David Copperfield the Younger of Blunderstone Rookery (Which He Never Meant to Be Published on Any Account).
É il romanzo più popolare ed autobiografico di Dickens.
Charles Dickens -David Copperfield
David Copperfield, dopo la morte della madre, lascia Blunderstone per Londra. Mr Murdstones, il patrigno, lo obbliga ad andare a lavorare al magazzino di vini di Murdstone and Grimby. All’ età di dieci David diventa un piccolo apprendista. Egli lavora insieme con altri tre o quattro ragazzi che lavorano sotto il controllo di un supervisore adulto. David descrive la miseria e la sporcizia del posto di lavoro. Così, sotto la sferza del tirannico maestro Creakle e la fatica del lavoro in fabbrica, sperimenta presto la durezza della vita.
Ma grazie alle cure della bizzarra zia Betsey, che lo aiuta a sistemarsi presso l’avvocato Wickfield e a terminare gli studi, David scoprirà la propria vocazione letteraria e riconquisterà il suo rango borghese. Impareggiabile nel raccontare paure ed emozioni dell’universo infantile, Dickens sfodera doti di acuto osservatore nel disegnare la galleria di tipi umani che ruota attorno al protagonista: da Mr. Micawber, sempre sull’orlo del fallimento ma capace del più genuino entusiasmo, all’ammirato compagno di studi Steerforth, che rivelerà da adulto la sua natura spregiudicata e viziosa, al servile e viscido Uriah Heep, il cattivo della storia. Alla fine del diciannovesimo secolo il lavoro minorile e le dure condizioni erano considerate una cosa normale e i piccoli lavoratori erano sottoposti a grossi rischi. Ma David non può esprimere la segreta agonia della sua anima. Egli vede il futuro in modo negativo e non ha speranza: nessuna possibilità di crescere e di distinguersi come individuo. La miseria del suo lavoro e la sua condizione sociale soffocano i suoi sogni e le sue aspettative.
Con geniale esuberanza il romanzo intreccia commedia e tragedia sullo sfondo di una Londra prototipo della metropoli moderna e tetra incubatrice di miseria, solitudine, crimine.
Charles Dickens miscelando insieme una buona dose di dramma ma anche di ironia, riesce a trasmettere al lettore una miriade di emozioni, che passano dalla tristezza, alla gioia, dalle risate alle lacrime, dalla rabbia ai sospiri. Insomma, immergersi tra le pagine di David Copperfield equivale a vivere un vero e proprio viaggio non solo in un’epoca passata, ma anche in sensazioni molto forti, che rendono la lettura un’esperienza completa e piena.
Biografia-Charles Dickens, secondo di otto figli, nasce a Portsea, il 7 febbraio 1812. È considerato uno dei maggiori autori inglesi del suo secolo, ed è ritenuto dalla critica il “fondatore” del romanzo sociale, che tratteggia la vita dei ceti sociali economicamente svantaggiati e denuncia situazioni di sopruso e pregiudizio.
Nel 1815, quando Charles ha tre anni, la famiglia si trasferisce a Londra. Due anni dopo, un nuovo trasferimento, stavolta a Chatham, nel Kent. Passa il tempo libero all’aperto impegnato in voraci letture. Più tardi racconterà delle sue vivide memorie riguardanti l’infanzia e della particolare memoria fotografica che lo aiutò a dar vita alle sue finzioni. Nel 1823, la famiglia Dickens, assai impoverita, è costretta nuovamente a trasferirsi a Camden Town, allora uno dei quartieri più poveri di Londra.
All’età di quindici anni entra nello studio legale Ellis & Blackmore come praticante. Nel frattempo, comincia a frequentare i teatri londinesi, assistendo a diversissimi generi, dalle tragedie shakespeariane alle farse e alle operette musicali.
Nel 1832 inizia a collaborare con alcuni quotidiani, come cronista.
Nel 1836, in aprile, comincia in dispense mensili a pubblicare sul Morning Chronicle il primo romanzo. Il romanzo s’intitola I quaderni postumi del Circolo Pickwick (The Posthumous Papers of the Pickwick Club): il libro lo rende in breve assai famoso nel panorama della narrativa inglese.
A gennaio del 1837, con il primo numero della rivista Bentley’s Miscellany, esce la prima puntata di Oliver Twist.
Tra il maggio 1849 e il novembre 1850 viene pubblicato, a cadenza mensile su un giornale di proprietà di Dickens, il romanzo David Copperfield; l’idea di un’opera scritta in prima persona fu suggerita allo scrittore dall’amico e confidente John Forster. Nell’opera a fondo autobiografico si possono riconoscere personaggi e situazioni che lo stesso Dickens aveva conosciuto e vissuto in prima persona.
Muore il 9 giugno 1870.
Il 14 giugno è sepolto nell’abbazia di Westminster, nella quale la sua salma viene portata da un treno speciale, nell’angolo dei poeti (Poets’Corner).
Canto di Natale è stato scelto come libro della gara di lettura delle scuole medie per l’anno scolastico 2013/2014.
BIBLIOGRAFIA SINTETICA
Le avventure di Oliver Twist David Copperfield Grandi speranze Canto di Natale
Charles Dickens
Charles Dickens: biografia
Charles Dickens nasce a a Portsmouth nel 1812. La sua famiglia non lo favorisce negli studi. I nonni paterni erano stati domestici presso famiglie della nobiltà: il nonno materno, colpevole di appropriazione indebita, era fuggito per sottrarsi all’arresto. Nel 1824 il padre, un modesto impiegato con abitudini superiori alle sue possibilità, viene rinchiuso per debiti nelle carceri londinesi di Marshall sea ed il piccolo Dickens è costretto a interrompere gli studi. Lavora per sei mesi in una fabbrica di lucido per scarpe. Anche dopo la scarcerazione del padre, la madre lo fa continuare a lavorare. Una precoce esperienza di miseria, umiliazione e abbandono, che lo segna in modo irreparabile. Dopo un’istruzione sommaria, lavora come commesso in uno studio legale, poi come cronista parlamentare e collaboratore di giornali umoristici.
CHARLES DICKENS RIASSUNTO VITA – Grazie a “Il circolo Pickwick”, il ventiseienne Dickens diventa di colpo uno scrittore di successo. La sua popolarità aumenta con i romanzi successivi, usciti a dispense mensili, con le conferenze, gli spettacoli teatrali da lui organizzati, in cui Dickens si esibisce anche come attore. Tra il 1837 e il 1839 abita al 48 di Doughty Street (Londra). S’impegna in una prolifica attività creativa, scrivendo anche due romanzi alla volta, ma senza mai perdere il gusto per la convivialità. Nel 1846 fonda il quotidiano “Daily News”, che dura meno di un anno. Nel periodo tra il 1850 e il 1859 è direttore del mensile “Household Words”. Innamoratosi della giovanissima Ellen Ternan, nel 1858 si separa dalla moglie da cui aveva avuto dieci figli. Una nuova relazione, poco fortunata. Muore a Gad’s Hill [Kent] nel 1870.
Il Circolo Pickwick: riassunto
Il romanzo si sviluppa come il resoconto dei viaggi che Samuel Pickwick, fondatore dell’omonimo circolo, compie con gli amici Nathaniel Winkle, Augustus Snodgrass e Tracy Tupman, in Inghilterra all’inizio dell’Ottocento. Pickwick vuole studiare le persone che incontra e descriverne abitudini e caratteristiche. All’inizio del viaggio il gruppo di amici viene notato da Jingle e dal suo domestico Job Trotter, due delinquenti che riescono a ingannarli e a metterli nei guai. L’episodio più importante del romanzo è l’incontro con Mr. Wardle, un gioviale e ricco gentiluomo, che nel corso della storia Pickwick ed i suoi amici torneranno spesso a trovare. Snodgrass si innamora di Emily, figlia di Wardle; Winkle di Arabella, amica di Emily e Tupman dalla sorella di Wardie, Rachel. Quest’ultima viene ingannata da Jingle, che la sposa per la sua dote e poi fugge con lei. Ma Pickwick e Wardle riescono a trovarli e a convincere Jingle a lasciar stare la signora. Pickwick conosce Sam Weller, un onesto lustrascarpe, che diventa suo domestico ed un grande amico. Pickwick deve anche affrontare una causa legale mossa dalla sua governante per una mancata promessa di matrimonio. Dopo un periodo trascorso in prigione, riesce ad uscire e tutto si risolve per il meglio.
Oliver Twist: riassunto
Storia di un orfano, che prima viene segregato in un ospizio di mendicanti e poi è costretto a vivere tra ladri e prostitute. Tutto inizia in un paesino dell’Inghilterra nel XIX secolo, con una vagabonda che muore dando alla luce un bambino, il cui nome sarà Oliver Twist.
Fino all’età di nove anni, il bambino resta in orfanotrofio ma la fame e le continue punizioni lo spingono a fuggire. Arriva a Londra e fa casualmente conoscenza con un giovane che approfitta della sua ingenuità per introdurlo in una banda di ladruncoli capeggiata dall’ebreo Fagin. Un giorno i borsaioli derubano un vecchio gentiluomo, il signor Bronlow. Oliver fugge inorridito, ma, scambiato per il vero ladro, viene arrestato. Bronlow lo discolpa e lo ospita a casa sua, ma per ordine di Fagin, che aveva paura delle possibili rivelazioni che Oliver poteva fare, Sikes lo scassinatore e la sua amante Nancy riprendono il ragazzo. Così Oliver, costretto nuovamente a fare il ladro, partecipa ad un un furto. Ma il colpo va male e Oliver è ferito ad una spalla da un colpo di pistola. Lo salvano la signora Maylie con la nipote adottiva Rose. Grazie a loro il ragazzo ritrova fiducia e salute. Fagin intanto cerca Oliver insieme a Monks, un altro scagnozzo che sembra avere un odio particolare per il ragazzo. Nancy, che è sempre stata buona con Oliver, avverte Rose Maylie del complotto che Fagin sta tramando contro di lui.
Il tradimento della ragazza viene scoperto e Sikes la uccide. L’assassino, costretto a nascondersi, viene rintracciato e mentre tenta di fuggire rimane accidentalmente impiccato. Il signor Bronlow, saputa tutta la vicenda, fa arrestare Fagin e la sua banda e si scopre che Monks è un fratellastro di Oliver ed è figlio illegittimo della sorella di Rose, Maylie: Rose è quindi zia di Oliver. Il padre di Oliver, prima di morire, aveva lasciato del denaro a entrambi i figli e per questo motivo Monks avrebbe voluto togliere di mezzo il fratello per accaparrarsi tutta l’eredità. Ma questo non gli è stato possibile e Oliver venne adottato da Bronlow che lo educa con l’affetto di un padre.
David Copperfield: riassunto
I primi capitoli del romanzo David Copperfield sono dedicati all’infanzia di David che, orfano di padre, vive con la madre e con la governante Peggotty. Il clima felice viene interrotto dal matrimonio della madre di David con Mr. Murdstone, un uomo freddo e crudele che, spalleggiato da sua sorella, instaura in casa un clima di terrore. David, viene prima mandato nella scuola del signor Creakle e, dopo la morte della madre, è costretto a lavorare a Londra in un deposito di vino. Qui trova conforto solo nell’amicizia del signor Micawber e della sua famiglia presso la quale vive. Quando Micawber è arrestato per debiti, David fugge da Londra e si reca da una zia materna, Miss Betsy Trotwood, che si prende cura di lui. Il ragazzo può continuare la sua educazione a Canterbury, nella casa dell’avvocato Wickfield, la cui assennata figlia Agnes è destinata ad influire grandemente sulla sua vita.
Completati gli studi, va a far pratica nello studio legale di Mr. Spenlow. Ritrova anche un suo compagno di collegio, Steerforth e lo presenta alla famiglia della sua amica nutrice Peggotty.
Ma Steerforth seduce la nipote di Peggotty, Emily, e muore in un naufragio. David sposa la giovane Dora Spenlow che dopo pochi anni muore. Il giovane, dapprima sconsolato, scopre finalmente l’errore che ha fatto nel trascurare Agnes. Il padre di Agnes intanto è caduto nelle mani di un individuo ipocrita e malvagio, il suo assistente, Uriah Heep, dal viso cadaverico e dalle mani appiccicose, che si sta impadronendo del suo patrimonio e aspira alla mano di Agnes. Le malefatte di Heep vengono però smascherate da David con l’aiuto di Micawber. Tutto allora finisce bene: Heep è condannato; David, che ha raggiunto la fama come autore di romanzi, sposa Agnes; Micawber, sistemati finalmente i debiti, parte per le colonie.
Tempi difficili: riassunto
Il signor Gradgrind si è impegnato nella sua vita a realizzare fatti, perché tutto il resto è inutile, anche i sentimenti. Ha educato i suoi figli inculcando loro l’importanza dei fatti e si stupisce molto quando sorprende due di loro, Louisa e Thomas, a guardare attraverso una fessura il circo appena giunto in città. Su consiglio del suo vecchio amico banchiere, il signor Bounderby, decide che la colpa dell’accaduto è della figlia di un clown, Cecilia Jupe detta Sissy, che il giorno prima è andata a casa sua per chiedere il permesso di iscriversi nella scuola. Gradgrind decide di cacciarla e si reca nella locanda dove la giovane alloggia col padre per comunicare che non c’è posto nella scuola. Qui scopre che il clown ha abbandonato la figlia e decide di accoglierla in casa sua per educata secondo le sue idee. Sissy fa subito amicizia con la primogenita del signor Gradgrind, Louisa, la prediletta del signor Bounderby. Tom, il fratello di Louisa, pensa che una volta diventato grande sarebbe potuto andare a lavorare nella banca di Bounderby, approfittando del debole dell’uomo per la sorella. Bounderby è stato abbandonato dalla madre quand’era ancora in fasce e ora è uno degli uomini più ricchi di Coketown, possedendo anche molte fabbriche. Ha alle sue dipendenze una signora di nobili origini, la signora Sparsit, ed un certo Stephen Blackpool.
Andando via dalla casa del signor Bounderby, Blackpool conosce una vecchia signora, che si reca un paio di volte all’anno a Coketown, per cercare di vedere da lontano il Signor Bounderby, verso il quale prova una vera e propria ammirazione. Gli anni passano ed il signor Gradgrind si accorge che la figlia è diventata una donna. Così le parla di una proposta di matrimonio ricevuta dal signor Bounderby. Louisa, un po’ per l’educazione ricevuta e un po’ per assecondare il fratello, acconsente alle nozze. Dopo il matrimonio, la signora Sparsit si trasferisce dalla casa del signor Bounderby alla banca, per gestirla. Qui lavora anche il fratello di Louisa, che approfitta del matrimonio della sorella per far carriera. Il signor Gradgrind viene eletto nel parlamento inglese, dove conosce il signor Harthouse, che lo convinve ad inviare, dietro una sua lettera di presentazione, il proprio fratello, James Harthouse, a Coketown.
Harthouse giunge in città e si reca dal signor Bounderby per presentarsi. Incontra Louisa, di cui rimane subito affascinato. Per avvicinarsi a lei, fa amicizia col fratello. In città intanto il clima è rovente tra operai e padroni: Stephen Blackpool viene evitato dai suoi compagni, perché rifiuta di aderire alle manifestazioni sindacali. Un giorno, viene invitato a casa del signor Bounderby, che lo licenzia additandolo come sobillatore. Più tardi Stephen riceve a casa la visita di Louisa che gli porta dei soldi per aiutarlo dopo il licenziamento.
Anche il fratello di Louisa dice di volerlo aiutare e gli chiede di andare ad aspettare fuori dalla banca nei seguenti due giorni. Stephen segue le istruzioni ricevute da Tom, ma non vede nessuno. Viene però notato dalla signora Sparsit. Sapendo che ormai non avrebbe più avuto nessuna possibilità di trovare un posto di lavoro a Coketown, decide di abbandonare la città. Qualche giorno la banca viene rapinata. Il signor Bounderby incolpa Blackpool, visto sorvegliare la banca qualche giorno prima. Poi accoglie a casa sua la signora Sparsit, rimasta sconvolta dalla rapina. La signora Sparsit nota la simpatia tra Louisa e il signor Harthouse. Dato che la presenza della signora Sparsit gli fa piacere, il signor Bounderby decide di invitarla ogni week-end a casa sua. Una settimana il signor Bounderby rimane fuori città per lavoro e la signora Sparsit fa sapere a Louisa che non si sarebbe recata a casa loro, ma vi si reca lo stesso di nascosto per sorprenderla col signor Harthouse. Sente la dichiarazione d’amore del signor Harthouse a Louisa e si reca subito dal signor Bounderby per avvisarlo. Dopo l’accaduto Louisa si reca dal padre in cerca di conforto, mentre Sissy va dal signor Harthouse e lo convince ad andare via per il bene di Louisa. Alla fine però Il signor Bounderby e Louisa si separano. Il signor Bounderby vuole trovare Stephen, sospettato della rapina insieme ad una misteriosa vecchia signora. Fa affiggere manifesti ovunque, dove si dice che Stephen è il colpevole della rapina.
I giorni passano e Stephen non torna. Un giorno la signora Sparsit si reca dal suo padrone con l’anziana sospettata di essere la complice di Stephen e si scopre che quella anziana signora è la madre del signor Bounderby e che questi ha mentito sul fatto di essere stato abbandonato. Stephen è quindi scagionato. Una domenica Rachel e Sissy vanno in campagna per una passeggiata e trovano Stephen, che incarica il signor Gradgrind di discolparlo. Nel frattempo Tom scappa e si nasconde nel circo del signor Sleary, dove lavorava il padre di Sissy. Il signor Gradgrind elabora un piano per far abbandonare il paese a Tom, che sale su una nave diretta in America. Sissy si trasferisce stabilmente a vivere dal padre, mentre il signor Bounderby, per rifarsi della figura fatta in paese, fa fare carriera a Bitzer, che per poco non è riuscito a catturare Tom. La signora Sparsit rimane per qualche tempo al servizio del signor Bounderby, che alla fine la licenzia.
La signora Sparsit è ben felice di lasciare il suo impiego, anche se è costretta ad andare al servizio di una sua dispotica parente.
Grandi speranze: riassunto
Pirrip Philip, detto Pip, è un ragazzo orfano che viene cresciuto dalla sorella, prepotente e violenta, Mrs Gargery, che lo picchia spesso. Stessa sorte tocca al buon Joe, marito di Mrs Gargery, con il quale Pip ha un buon rapporto. Durante una passeggiata alla palude Pip incontra un evaso che lo minaccia e lo obbliga a portargli del cibo per rifocillarsi ed una lima per liberarsi dagli anelli da deportato che ha alle caviglie. Pip sottrae del cibo da casa e una lima dalla fucina di Joe e, come stabilito, li porta all’evaso che lo ringrazia. Un giorno Pip viene portato a giocare da Miss Havisham, che vive in una casa maestosa, ma molto buia. Miss Havisham indossa un abito da sposa ingiallito e logoro e nella sua sala da pranzo ci sono ancora i resti di un pranzo nuziale e di una torta, tra ragni e topi. Qui Pip conosce Estella, adottata da Miss Havisham. Pip è affascinato da Estella anche se lei lo tratta con superbia e altezzosità. Dopo la visita da Miss Havisham e le parole di disprezzo di Estella, Pip inizia a vergognarsi di Joe, della sua ignoranza, della sua rozzezza e della sua semplicità e da quel momento decide di studiare per diventare migliore. Un giorno gli viene data la notizia che un benefattore sconosciuto gli ha lasciato i suoi beni, dandogli “grandi speranze”. Pip è convinto che Miss Havisham sia la benefattrice e che il suo progetto sia di unire Pip ed Estella. Pip va a vivere a Londra, studia presso Mr Pocket, vive con Herbert, un ragazzo conosciuto anni prima a casa di Miss Havisham. L’avvocato Jaggers ed il suo aiutante Mr Wemmick gestiscono i beni di Pip. Con Mr Wemmick, Pip intrattiene rapporti amichevoli.
Ogni tanto Pip torna al paese a far visita a colei che considera la sua benefattrice e dal paese intero è chiamato Mr Pip. Continua a vergognarsi di Joe e per anni evita di andarlo a trovare. Nel frattempo la sorella di Pip viene picchiata da Orlick, aiutante di Joe alla fucina, rimane invalida, viene assistita da Biddy e muore dopo qualche anno. Un giorno Pip riceve la visita di uno strano uomo ed in lui riconosce l’evaso che molti anni prima aveva salvato portandogli del cibo ed una lima. E’ Magwitch, tornato clandestinamente dall’Australia dove si era arricchito, per rivelare a Pip di essere il suo benefattore. Pip resta meravigliato e scopre che il piano di Miss Havisham non era di unirlo ad Estella, ma di farlo soffrire per amore di Estella. Miss Havisham è stata abbandonata dall’uomo che doveva sposarla nel giorno delle nozze e, per vendicarsi di questa triste sorte, aveva deciso che Estella avrebbe dovuto far soffrire tutti gli uomini che la amavano. Pip ed Herbert decidono di aiutare “zio Provis”, il nome dato a Magwitch, a fuggire.
Il giorno della fuga il piano fallisce e Magwitch viene catturato e ferito gravemente. Dopo il processo viene condannato. Magwitch muore e Pip perde le sue grandi speranze. Poi si ammala e viene assistito amorevolmente da Joe che sa di essere inferiore a lui, ma nonostante questo gli è sempre fedele. Guarito, Pip decide di tornare al paese, di sposare Biddy e restare per sempre accanto a Joe, ma tornato a casa scopre che Biddy e Joe si sono appena sposati.
Ad entrambi chiede perdono per il suo comportamento e per la sua ingratitudine e parte per raggiungere Herbert al Cairo che, con i soldi donati a sua insaputa da Pip, ha avviato un’attività. L’attività procede bene, Pip torna in Inghilterra, rivede Estella che gli confida il suo pentimento per l’atteggiamento nei suoi confronti. Pip le dice che saranno sempre amici e che non l’abbandonerà mai.
Canto di Natale: riassunto
Ebenezer Scrooge è un tirchio, ricco e avaro finanziere della City che non spende nulla e pensa che il Natale sia una perdita di tempo, come anche la domenica, che intralcia il commercio e il suo guadagno. Infastidito dalle festività, costringe il suo contabile Bob Cratchit a lavorare anche il giorno dopo Natale, per rifarsi del tempo perduto. Risponde male a chi gli fa gli auguri per la strada, compreso il nipote Fred, figlio della defunta sorella, che lo prega di pranzare con la sua famiglia. Ma l’unica compagnia che ha importanta per Scrooge è quella della sua cassaforte. Tornato a casa, gli sembra di vedere nel battiporta del portone il volto di Marley, il suo socio in affari morto da 7 anni. Chiuso nella sua vecchia casa, inizia a sentire dei rumori strani (un carro funebre sulle scale, catene dalla cantina) e vede oscillare da sola una campanella. A questo punto si apre una porta e compare il fantasma di Marley, che è condannato a vagare per il mondo senza vedere la luce di Dio perché ha vissuto chiuso nel proprio egoismo lontano dalle persone che amava e che lo amavano. Ammonisce Scrooge e gli annuncia la visita di 3 spiriti: lo spirito del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro.
Il primo riporta Scrooge al periodo della sua infanzia, che ha dimenticato, e gli fa rivivere i momenti importanti della sua vita, come quando promette ad una ragazza di sposarla, ma poi annulla le nozze perché la giovane non ha soldi per la dote. Da quel giorno Scrooge è rimasto solo e il suo cuore è diventato sempre più arido. Il secondo spirito gli mostra come le persone che conosce trascorrono il Natale. Il terzo spirito gli fa vedere cosa accade dopo la sua morte e cosa la gente pensa di lui. Alla fine Scrooge si ritrova nel suo letto e scopre che è la mattina di Natale. Forte della lezione ricevuta fa mandare un grande tacchino a casa del suo contabile, esce per strada salutando tutti con affetto e si reca dal nipote che lo aveva invitato per il pranzo di Natale.
Passa così il più bel Natale della sua vita. La mattina dopo aspetta l’arrivo in ufficio di Cratchit, ignaro del cambiamento del suo datore di lavoro, ed inizia a trattarlo da amico, gli dà un aumento di stipendio e le vacanze tanto meritate. Da allora Scrooge diventa una delle persone più amate del paese.
Carla Cerasa-Valeria Mosca-Non ci è lecito mollare-
Introduzione di Simone Visciola
Saggio conclusivo di Gigliola Sacerdoti Mariani
Edizioni Effigi
DESCRIZIONE del libro di Carla Cerasa-Valeria Mosca-Non ci è lecito mollare-Carteggio tra Amelia Rosselli e Gaetano Salvemini-Nella loro densa corrispondenza (che copre fondamentalmente il periodo intercorso tra il 1937, poco dopo l’assassinio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, e la prima metà degli anni Cinquanta), le voci di Amelia Rosselli e di Gaetano Salvemini sono unite da un imperativo comune, “Non ci è lecito mollare”. Esso riprende il monito che aveva dato il nome al primo giornale clandestino antifascista della penisola, fondato nel 1925 dallo stesso Salvemini e dai suoi giovani discepoli. I due protagonisti condividono una missione: difendono la memoria di Carlo e Nello dalle distorsioni che il regime fascista, per depistare le indagini intorno all’assassinio, sta diffondendo sulla stampa in Italia e all’estero, e la coltivano perché venga tramandata in tutta la sua autenticità negli anni a venire. Sorretti da profonda amicizia, Amelia e Gaetano iniziano un complesso “percorso di lavoro” volto a vivificare l’eredità culturale e civile dei due fratelli, a fare chiarezza sui responsabili della loro morte, ad organizzare la raccolta, la cura e la divulgazione dei loro scritti: un’operazione umana e intellettuale di altissimo profilo che si avvale, fra Italia, Europa e Stati Uniti, della fitta rete di rapporti dei Rosselli oltre che del network salveminiano. Il confronto tra Amelia e Gaetano tocca, inoltre, il processo di edificazione dell’Italia repubblicana. Un’esperienza che, nelle sue fasi più critiche, i due amici vissero e condivisero con passione, inquietudine e speranza, fissando riflessioni che si rivelano illuminanti per (ri)leggere, oggi, quella transizione cruciale della Storia dell’Italia contemporanea.
Edizioni Effigi
C&P Adver Effigi è una società che si occupa di comunicazione da oltre vent’anni. Il lavoro editoriale di Effigi muove dal territorio, in particolare dalla Maremma e dall’Amiata. Proprio dalla valorizzazione del patrimonio territoriale nasce, infatti, l’ispirazione per la maggior parte dei libri prodotti. Tra le prime collane realizzate si ricordano “Genius loci” (approfondimenti su temi di cultura locale), “Parole e memorie – tradizione e folclore” e “Archivi riemersi”. La produzione si è poi avventurata nell’ambito delle guide con “Microcosmi” (viaggi dentro al territorio) e con le declinazioni “Del vedere”, “Delle arti”, “Dei luoghi”. Con “Sul confine – opere in penombra”, la casa editrice ha iniziato ad indagare la letteratura e la poesia disperse e appartate, gli scrittori che non sanno di esserlo, i poeti dialettali. E da qui è nata la collana “Narrazioni”, con l’ambizione di scoprire nuovi talenti e valorizzarne altri. Dedicata ai giovani è la collana “Cavalli a dondolo” e nutrita è anche la collana “Tavole imbandite” che si occupa di gastronomia.
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