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Roma al Teatro Hallet va in scena lo spettacolo “QUINTOPIANO” diretto da Mariella Pizziconi-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Roma al Teatro Hallet va in scena lo spettacolo “QUINTOPIANO” diretto da Mariella Pizziconi-
Roma Debutta al Teatro Hamlet dal 6 al 9 marzo, QUINTOPIANO, spettacolo scritto e diretto da Mariella Pizziconi.In un palazzo di Roma due famiglie si fanno la guerra. Capita tra vicini. Elide, la boss del quartiere e proprietaria anche di quasi tutto il caseggiato ,prova a mettere pace ; non perché sia buona ,anzi, è cattivissima, ma perché vuole stare tranquilla e riscuotere gli affitti senza problemi. Le cose si evolvono improvvisamente : esplode addirittura l’amore: una passione cieca e inaspettata che crea ancora più problemi. Ormai è un crescendo di colpi di scena. Un viavai di esseri inquieti e fuori di testa. Non finirà bene ,no, proprio no.
“QUINTOPIANO è uno spettacolo difficile per gli attori e per la regista” _ annota Mariella Pizziconi. “ Il copione è stato volutamente scritto così ( ne sono anche l’autrice) perché un autore ama sempre sfidarsi . Dov’è la difficoltà? È subito spiegato… I piani in discussione sono il quinto e il quarto ma, scenograficamente non sono sistemati uno sopra l’altro, bensì uno accanto all’altro, cosicché gli attori saranno costretti, quelli del quinto a guardare in giù (quando si riferiscono ai vicini di sotto) e quelli del quarto in su. Ci saranno poi dei momenti di musica operistica (Rossini e Verdi) durante i quali tutti gli attori (sette), cantando in playback si muoveranno in modo concitato avanti e indietro. La commedia è arricchita da colpi di scena veramente inaspettati ,il finale toglie il fiato. Gli attori, straordinari, sono stati scelti in modo oculato.”
Andrea Scaramuzza , Gabriele Perfumo
QUINTOPIANO
Storia di follia scritta e diretta da Mariella Pizziconi
Con Maurizio Greco, Simona Ciammaruconi, Rita Pasqualoni, Romano Talevi, Rita Gianini, Andrea Scaramuzza, Gabriele Perfumo
Aiuto Regia Serena Canali
Abiti Pizzuti Boutique
DAL 6 AL 9 MARZO
TEATRO HAMLET- ROMA
Orario Spettacoli
Da giovedì a sabato ore 21
Domenica ore 18
TEATRO HAMLET_ Via Alberto da Giussano 13, Roma (Pigneto)
Per info e prenotazioni: info@teatrohamlet.it; 0641734901
Teatro Hamlet APS –LA NOSTRA FILOSOFIA
“Siamo fatti della stessa sostanza dei Sogni”
W. Shakespeare
Sotto la Direzione Artistica di Gina Merulla nasce “Teatro Hamlet APS” che si propone di promuovere l’Arte e la Cultura, di diventare importante punto di riferimento per il territorio romano, di “parlare” tanto alla Mente quanto al Cuore della gente.
Dopo un’importtante ristrutturazione recentemente è stato inaugurato il nuovo Spazio Polifunzionale attrezzato per il Teatro, la Danza, la Musica.
E’ nostra intenzione, da fedeli servi dell’Arte, far vivere a questo spazio mille vite diverse.
SPETTACOLO
Primo e fondamentale aspetto è la dimensione Spettacolo. Il palcoscenico.. le luci.. l’odore.. i suoni.. la magia..
Attraverso la promozione di una programmazione teatrale innovativa e variegata ci proponiamo di offrire ai nostri soci stimoli ed emozioni sempre nuovi. E’ nostra intenzione proporre spettacoli sempre nuovi che esplorino tutti i generi e tutte le forme teatrali al fine incentivare i fruitori a guardare tutto il teatro, non solo ciò a cui sono abituati. La programmazone prevedrà quindi spettacoli drammatici e commedia brillante, grandi classici e nuova drammaturgia, artisti affermati e giovani compagnie.
Fuori Cartellone ancora teatro, spettacoli musicali e danza per promuovere l’Arte in tutte le sue forme.
“Il mondo intero è un palcoscenico”
W. Shakespeare
COMPAGNIA
La Compagnia “ Teatro Hamlet ” nasce dall’esigenza più antica e profonda dell’uomo di esplorare il proprio mondo interiore, di emozionarsi, di emozionare.
Il nostro principale intento è quello di intraprendere un nuovo percorso denso e significativo che sia al tempo stesso incontro, viaggio, ricerca.. Affinché l’Arte da effimera e priva di materia possa diventare Viva..
“Nel Teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.”
E. De Filippo
FORMAZIONE
Con un approccio teorico-pratico ricco di esperienze legate al palcoscenico la formazione si apre a tutti con l’organizzazione di corsi di teatro, musica e danza per bambini, ragazzi e adulti.
Ci proponiamo inoltre di essere Centro di ricerca per per chiunque voglia completare, aggiornare e arricchire la propria preparazione, proponendo incontri, stage, seminari e workshops.
“Quanto più ci innalziamo tanto più piccoli sembriamo
a coloro che non possono volare.”
F. Nietzsche
PRODUZIONI
L’Associazione si occupa di valutare, selezionare e sostenere economicamente progetti nuovi e interessanti che rappresentino innovazione e crescita poiché è nostra convinzione che è indispensabile chi fa arte ma anche chi la sostiene.
“La cultura non è un lusso ma una necessità”
G. Xingjjan
EVENTI
Concerti, Concorsi, Manifestazioni, Rassegne, Conferenze, Festival, Presentazioni letterarie, Mostre e tanto altro poiché..
“Non esiste emozione che non vale la pena di essere vissuta.”
O. Wilde
Fulvio Ferrario-Gli scritti dal carcere di Bonhoeffer-Editore Claudiana-Biblioteca DEA SABINA
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Fulvio Ferrario-Gli scritti dal carcere di Bonhoeffer-Editore Claudiana
Descrizione del libro di Fulvio Ferrario– Resistenza e resa si può leggere e amare senza alcuna introduzione: così hanno fatto milioni di uomini e donne, compreso, per un tempo, l’autore di questo libro. Di solito, però, chi lo legge vuole saperne, e capirne, di più. Questa è una guida, una parafrasi, un inquadramento e, da ultimo, un tentativo di commento. L’intento è solo, ancora una volta, quello di ascoltare Bonhoeffer, ma possibilmente ascoltarlo bene. Dopo una ventina d’anni di letture bonhoefferiane, chi lo ha scritto è convinto che ne valga la pena.
«Resistenza e resa è uno dei libri più importanti del xx secolo. Non è solo un testo di teologia: forse, anzi, non è nemmeno anzitutto questo. Eppure la teologia del Novecento sarebbe molto diversa senza questo libro. Non è solo un testo di spiritualità: ma è una delle più significative testimonianze spirituali di tutta la storia del cristianesimo. Essa è anzitutto autobiografica: ma in poche testimonianze personali come in questa, Dio e il mondo, la storia e la politica, l’arte e la cultura, la vita e la morte, vengono a parola».
Fulvio Ferrario
Biografia di Fulvio Ferrario è pastore valdese e ordinario di Dogmatica e discipline affini presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma; è professore invitato presso l’Istituto di Studi Ecumenici S. Bernardino di Venezia e la Facoltà Teologica Marianum di Roma.Tra le sue pubblicazioni su Dietrich Bonhoeffer ricordiamo: D. Bonhoeffer, Viaggio in Italia (a cura di F. Ferrario e M. Kromer), Claudiana, 2010; Bonhoeffer, Carocci, 2014; L’Etica di Bonhoeffer. Una guida alla lettura, Claudiana, 2018.
Indice testuale
Premessa
1.Dalla cospirazione al carcere
1. Il cerchio si stringe
2. Manfred Roeder
3. L’arresto e gli interrogatori
4. «Chi sono?» L’impatto con il carcere
5. Fasi
2.La spiritualità di Tegel
1. Disciplina
2. La Scrittura
3. La preghiera
4. Paul Gerhardt, la Provvidenza, la teologia della musica
5. L’anno liturgico
6. Antico Testamento
3.Maria von Wedemeyer
1. Profonda Prussia
2. Genesi di un amore
3. La predica matrimoniale dal carcere
4. Fidanzamento epistolare
5. Crisi
4.Non solo lettere
1. Che cosa significa dire la verità?
2. Bonhoeffer e la dimensione letteraria
3. Witiko
4. Dramma e romanzo
5. Il caporale Berg
5.La teologia di Tegel: genesi e orizzonte
1. La fine della religione
2. Pregare e fare ciò che è giusto fra gli uomini (e le donne…)
3. Il «Dio tappabuchi» e il «mondo adulto»
4. L’ánthropos téleios
5. Cristianesimo inconsapevole
6.Mondo adulto e teologia della croce
1. «Ora è completamente finita»
2. Genealogia della modernità
3. La forza del Dio debole
4. 21 luglio
5. Progetto per uno studio
7.L’inizio della vita
1. Prinz Albrecht Strasse, 8
2. Da Buchenwald a Schönberg
3. La decisione di Hitler
4. Flossenbürg
5. La strage impunita
8.Vicende di un classico
1. La memoria vivente
2. Bonhoeffer nella Germania Est
3. Bonhoeffer nel mondo anglosassone
4. Due pilastri della ricezione
5. Il gruppo di Heidelberg
6. Il Bonhoeffer «politico»
7. La prospettiva «post-Olocausto»
8. In Italia
EXCURSUS
Excursus 1. Bonhoeffer, Barth e il «positivismo della rivelazione»
Excursus 2. Bonhoeffer e Bultmann
Excursus 3. Stazioni sulla via della libertà
Excursus 4. Bonhoeffer e la theologia crucis
Excursus 5. Potenze buone
Fara in Sabina al Teatro Potlach va in scena “AMORE COINTESTATO”-Biblioteca DEA SABINA
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Fara in Sabina al Teatro Potlach va in scena “AMORE COINTESTATO”
Fara in Sabina (Rieti)- va in scena al TeatroPotlach“AMORE COINTESTATO” di e con Enoch Marrella, e con Giulia Salvarani-Una insolubile storia d’amore, ambientata in un ipotetico futuro prossimo, tra un intellettuale di origini benestanti che vive in prima periferia – e nella vita non guadagna nulla – e una ragazza di estrema periferia che dalla vita ha tutto da guadagnare. Accanto ai due protagonisti in carne e ossa al Teatro Potlach , Enoch Marrella e Giulia Salvarani, i puppets virtuali generati dal visual designer Andrea Romoli con programmi AI, che entrano nel dialogo creando un’atmosfera distopico–futuristica. A comporre la scena sono le luci di Gianni Staropoli e le opere scultoree dell’artista Aleksandar Stamenov della serie “Antemetica/metafisica dell’informazione”, appositamente commissionate per questa nuova produzione, e il suono di Gabriele Silvestri.
Si parla di amore romantico, delusione delle aspettative, violenza domestica, scontri fra classi, shock culturali e atti psicomagici, in un’opera che segue la struttura dell’in-yer-face theatre, in cui il pubblico diventa interlocutore diretto dei crudi argomenti trattati.
Enoch Marrella (classe 1980) è vincitore del premio Made in Marche (2013) con lo spettacolo Cuoredebole e finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti (2014) con lo spettacolo Nell’oceano il mondo. È vincitore del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti (2021) con lo spettacolo Tecnicismi&Baldoria. Nel 2020 dà vita a un progetto crossmediale di rivalutazione del patrimonio petroliniano dal titolo Petrolini Infinito. Nel 2023 presenta lo spettacolo All You Can VAX, un viaggio in tre episodi nei migliori hub vaccinali della capitale. Nel 2024 realizza il nuovo progetto La corazza emotiva – Primo movimento / Amore cointestato prodotto da Tuttoteatro.com con il contributo di Regione Lazio – Spettacolo dal Vivo.
Sabato 1 Marzo alle ore 21.00 al Teatro Potlach di Fara Sabina
“AMORE COINTESTATO” – di e con Enoch Marrella, e con Giulia Salvarani
VISUAL Andrea Romoli
ARTWORK Aleksandar Stamenov
SOUND DESIGN Gabriele Silvestri
LUCI Gianni Staropoli
COSTUMI Marta Montevecchi
COORDINAMENTO Maria Federica Bianchi
VIDEO Daniele Parisi e Dario Tacconelli
CON (in video): Italo Amerighi, Nicoló Ayroldi, Valerio De Rose, Luca Di Capua, Francesco Lai, Laura Marcucci, Francesca Romagnoli, Beatrice Simonetti
Biglietto: 10 €
Info e prenotazioni scrivendo SMS o WhatsApp al numero del Teatro Potlach: 351.7954176
CLICCA QUI per scoprire tutta la Stagione di Teatro di Teatro Contemporaneo 2025
TEATRO POTLACH via Santa Maria in Castello n. 28, Fara in Sabina (RI)
teatropotlach@gmail.com | www.teatropotlach.org
Fara in Sabina -Teatro Potlach
Il Teatro Potlach è stato fondato nel 1976 da Pino Di Buduo e Daniela Regnoli. Nel 1979 l’attrice svizzera Nathalie Mentha si unisce al gruppo è da allora i tre costituiscono il gruppo fisso del Teatro Potlach.
L’identità artistica del Potlach si è espressa contemporaneamente nella produzione di spettacoli di sala e di spettacoli di strada, e nell’attivazione di iniziative pedagogiche che hanno coinvolto l’insieme delle tecniche espressive e performative, in un continuo scambio di intenti e di strumenti con gruppi nazionali e internazionali, alla ricerca di un profilo professionale capace di offrire spettacolo ad ogni tipo di pubblico.
The Potlach Theatre is located in Fara Sabina, a Medieval village 60 km from Rome. He is defined as a centre of applied theatrical sciences in the field of theatre research, formation, experimentation and international circulation of interdisciplinary artistic projects. It is part of ACCR since 2003.
A PLACE OF CULTURAL HERITAGE
The theatre’s headquarters are within the walls of what used to be the Monastery Santa Maria del Soccorso. Part of the building, which was abandoned at the time, was given to the Potlach Theatre in 1976 by the municipality of Fara in Sabina to establish its theatre.
The building was part of an ancient castle whose origins are lost in the early Middle Ages. Demolished and rebuilt several times through the centuries, it achieved a relative stability in the fifteenth century, when it became the house of the commendatory abbot of Farfa, and then of the noble families Orsini, Farnese, Della Rovere, Savelli, Colonna, Perretti, Barberini.
In the seventeenth century, cardinal Francesco Barberini, Pope Urbano VIII’s grandson, rearranged the complex of buildings of the fortress, dividing them into two spaces: the Monastery Santa Maria del Soccorso, according to the people of Fara Sabina’s wishes, and the Monastery of the Hermit Poor Clares, according to the cardinal Francesco Barberini wishes, still consacrated today.
With the unification of Italy in 1861, several properties of the Church became public properties, and the Monastery Santa Maria del Soccorso was among those: it became the Fara in Sabina City Hall’s headquarters. Through the years, the former Monastery hosted the city’s band, a cinema, the recreational club’s headquarters and finally it was abandoned.
In 1976, these spaces were entrusted to Teatro Potlach, founded by Pino Di Buduo and Daniela Regnoli in Fara Sabina. In 1979, the Swiss actress Nathalie Mentha joins the group, and since then these three people are the permanent core of Teatro Potlach.
In 2006 Teatro Potlach refurbished the former Monastery with its own private money. Since then, its spaces are: two theatre halls, a multifunctional room, a rehearsal room, six offices / dressing rooms, a garden with a small stage, a courtyard, a costume workshop, warehouses, a guest house with 9 rooms and 22 beds, a kitchen.
THE CULTURAL PROJECT
Teatro Potlach’s cultural project expresses itself on two different roads at the same time: on one hand the local activity of circulation and production of performances, of formation and pedagogy, of artists’ residencies; on the other hand, the national and international activity with interdisciplinary artistic site specific projects on different themes (environment, architecture, fine arts, science, literature and so on).
Our cultural centre’s goals are:
– To create cultural events of the highest quality, capable of presenting the most fertile inspirations from the international theatrical landscape, through the circulation and mobility of the artists;
– To propose high quality performances, according to an intercultural logic and aimed to the local cultural growth;
– To facilitate the meeting with the new languages of performance and the multidisciplinary tools, organising workshops, lessons and meetings with artists and personalities of national and international levels;
– To facilitate the formation of a new audience and the promotion, through art, of the artistic, architectural, environmental, cultural excellences of the territory;
– To redevolop and promote our territory’s identity, in order to make the inhabitants themselves aware of the richness of their own artistic and cultural heritage, which sometimes is forgotten.
ACTIVITIES AND ACTIONS
Throughout the whole year, Teatro Potlach hosts many different activities:
– Theatre seasons for children and adults;
– International festivals;
– Professional training courses (individual or collective courses within the School of Arts and Professions of the Performance);
– Residencies for single artists (writers, actors, dancers, researchers, directors) or groups (theatre groups, dance groups, visual and digital arts groups);
– Theatrical projects oriented towards dialogue and intercultural reception, with groups of refugees, elders, disabled people, young people with school problems;
– Historical and artistic guided tours of the premises, organised in special occasions like special dates and anniversaries, which we are developing.
The strong point of our activity is FLIPT – Intercultural Workshop Festival of Theatre Practices, between East and West, which we organise since 2000 in our premises and in the whole village of Fara in Sabina(see photo) every year; a rich cultural and interdisciplinary event lasting three weeks between June and July.
This Festival is organised in tight cooperation with the local businesses and touristic promoters, who help us with some logistic aspects like board and lodging, transportation and other technical needs.
In fact, many artists, artistic groups, dance groups, students, young video artists, academics are invited to the Festival. During the day, they attend the workshops, held by the hosted masters, about Western and Eastern theatrical practices (Commedia dell’Arte, Japanese dance kamigata-mai, storytelling techniques, Indian singing and dancing Baul, corporeal mime, directing techniques and so on), while in the evening they attend the performances by the international companies.
Moreover, during the Festival many collective site specific performances are created, with all the paricipants contributing, coordinated by Pino Di Buduo and by Teatro Potlach’s pedagogues.
Franco Leggeri Fotoreportage-Roma Gianicolo- Monumento a Giuseppe Garibaldi-Biblioteca DEA SABINA
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Franco Leggeri Fotoreportage-Roma Gianicolo- Monumento a Giuseppe Garibaldi-
ROMA- Articolo del Dott.Paolo TAFFONI-Franco Leggeri Fotoreportage-Roma Gianicolo- Monumento a Giuseppe Garibaldi-Fu proprio col decreto reale del 3 giugno 1882, giorno successivo alla morte di Giuseppe Garibaldi, che veniva stabilito di erigere un monumento in suo onore. La scelta del luogo cadde sul Gianicolo, dove ancora vivo era il ricordo dell’epopea garibaldina dei giorni dell’effimera Repubblica Romana. Dal decreto si passò, l’anno successivo, al bando del concorso pubblico e prese vita, con De Pretis alla Presidenza, la commissione composta da artisti, deputati, senatori e dal sindaco di Roma Leopoldo Torlonia. Nel bando del concorso veniva indicato il luogo preciso del Gianicolo in quanto la commissione sentiva il dovere di fornire al concorrente tutti gli elementi necessari allo studio dell’opera da erigere e dello spazio a disposizione. A tal proposito, giustamente scriveva l’architetto Camillo Boito, membro della commissione: “La massa del monumento, la stessa sua composizione, la scelta dei materiali, la grandezza e lavoratura dei particolari, dipendono in parte dalle condizioni anche secondarie del luogo”. Così, dopo attento esame, fu scelta la zona di proprietà dei Wedekind, il punto più alto di Roma, sopra il giardino di S. Pietro in Montorio, luogo particolarmente eccellente e idoneo alla rievocazione dei tragici gloriosi momenti della difesa di Roma.
Quindi le preferenze andarono al modello di Emilio Gallori, ispirato a monumenti equestri rinascimentali e in obbedienza al gusto del momento.
Nel bozzetto la statua equestre, esprimente eleganza, quiete, gentilezza, era poggiata su un basamento di granito che recava sui fianchi le figure allegoriche dell’Europa e dell’America, oltre ai bassorilievi recanti lo sbarco a Marsala e la resistenza di Boiada. La difesa di Roma e il gruppo della libertà apparivano rispettivamente nelle parti anteriore e posteriore. Lo stesso Gallori, per chiarire i motivi che lo avevano ispirato nella realizzazione del proprio progetto, così si espresse: “Nella figura equestre ho cercato di imprimere quella serenità e quella calma, che non possono discompagnarsi da una figura come quella di Garibaldi, generoso, filosofo, sempre umanitario”. Inoltre il momento storico richiedeva la celebrazione di un Garibaldi non guerrigliero e rivoluzionario, ma un condottiero virtuoso e accorto, sostenitore della pace mondiali.
Si giunge al momento solenne dell’inaugurazione, fissata nel programma del Municipio per il 21 settembre 1895, ma anticipata al 20, in occasione del venticinquesimo anniversario della breccia di Porta Pia. La celebrazione sul Gianicolo fu senz’altro la più importante e raccolse intorno al monumento oltre 30.000 invitati giunti da ogni parte d’Italia, o meglio, da quelle province e da quei comuni che deliberarono la propria partecipazione, aderendo alla richiesta del governo e superando ogni ostacolo di carattere polemico oltre che politico. E non basta. Già il 16 luglio 1895, quasi alla vigilia dell’inaugurazione, si rendevano palesi le angustie in cui versava il “Comitato Generale per solennizzare il XXV anniversario della liberazione di Roma”. Proprio in quella data Menotti Garibaldi, primogenito dell’eroe e presidente della commissione esecutiva, faceva presente a Crispi che, secondo quanto rilevato dai membri della commissione finanziaria dello stesso comitato, il programma predisposto non sarebbe mai giunto a concreta realizzazione se il governo non fosse intervenuto con un impegno di 100.000 lire. Un rifiuto a tale richiesta avrebbe portato a irrevocabili dimissioni. E le dimissioni ci furono. Le comunicò il 24 luglio lo stesso sindaco di Roma, Emanuele Ruspoli.
Fu una presa di posizione molto grave che si ripercosse sulla stessa inaugurazione. Infatti tutti i membri della famiglia Garibaldi si rifiutarono di presenziare alla cerimonia e furono concordi nel declinare l’invito ufficiale, adducendo scuse di varia natura. Tuttavia alle 11 di quell’agitato 20 settembre cadde il telo che nascondeva il maestoso monumento costato complessivamente 1.200.000 lire, di cui 1.000.000 messo a disposizione dallo Stato. per il resto contribuirono i cittadini e le diverse rappresentanze. Dall’altezza di 22 metri Garibaldi appare avvolto nel poncho tradizionale e lascia trasparire dall’atteggiamento quieto e sereno e dallo sguardo ammonitore rivolto verso i monti Parioli, tutta la dolcezza e fierezza del suo volto. Sotto di lui lo stesso cavallo semplice e grandioso completa a meraviglia la solennità del monumento. La rigidità della posizione sta ad indicare il riposo fiero dopo la conquista.
Sui gradini a destra del basamento giaceva una grande ed artistica corona di bronzo, opera di Ettore Ferrari, per ricordare ai posteri che Garibaldi fu il primo illustre Gran Maestro della Massoneria italiana. Ma nel 1925 la corona fu trafugata per sostituire i simboli massonici con quelli fascisti e la prima epigrafe con la seguente: “La Massoneria pose, il Fascismo rettificò. Al Duce delle Camicie Rosse – le Camice Nere trasteverine”.
Dopo il 25 luglio 1943 i simboli fascisti furono rimossi e la corona, a liberazione avvenuta, finì prima nei magazzini di Porta S. Pancrazio e poi in quelli comunali del Teatro di Marcello.
Secondo quanto è possibile sapere, la grande corona del 1895 non è più tornata sul Gianicolo. Il suo posto fu occupato nel 1907 da un’altra corona di bronzo recante i simboli massonici e la scritta:
AL GRAN MAESTRO
GIUSEPPE GARIBALDI
NEL CENTENARIO DELLA
SUA NASCITA
LA MASSONERIA ITALIANA
A.N. MMDCLX A.V.C.
l’opera è da attribuire al Ferrari che, ugualmente a Garibaldi, fu Gran Maestro della Massoneria e come tale amava datare i propri lavori secondo l’uso ufficiale massonico; per cui A.V.C. vuole significare Anno Verae Creationis, ossia 5000 anni prima dell’Era volgare.
Articolo scritto dal Dott. PAOLO TAFFONI
Bertolt Brecht-Poesie-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Bertolt Brecht-Poesie-
-Bertolt Brecht IL PEGGIOR ANALFABETA È L’ANALFABETA POLITICO –
La nostra civiltà è intrisa di un profondo analfabetismo, eppure tutti sanno leggere e scrivere. Bertolt Brecht, grande poeta e drammaturgo della prima metà del ’900, traccia il profilo del nuovo analfabeta, per l’appunto l’analfabeta politico, il peggiore della categoria.
Oltre la porta di casa tutto ciò che c’è è affare che non riguarda se stessi. Eppure questa ignoranza produce effetti drammaticamente deleteri perché fa regredire l’uomo da cittadino a suddito il quale non fa altro che apprendere apaticamente e subire le decisioni dall’alto. Brecht ci riporta anche degli atteggiamenti esteriori del nostro analfabeta. “Si vanta e si gonfia il petto dicendo che odia la politica”.
AL MOMENTO DI MARCIARE MOLTI NON SANNO
Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
e’ la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
e’ lui stesso il nemico.
PER CHI STA IN ALTO
Per chi sta in alto
parlare di mangiare e’ cosa bassa.
Si capisce: hanno gia’
mangiato, loro.
Chi sta in basso deve andarsene dal mondo
senza aver mangiato
un po’ di carne buona.
Per pensare di dove venga e dove
vada, chi e’ in basso,
nelle belle serate,
troppo e’ sfinito.
I monti e il mare grande
non li hanno ancora visti
che il loro tempo gia’ e’ passato.
Se chi e’ in basso non pensa
alla bassezza, mai
potra’ venire in alto.
IL PANE DEGLI AFFAMATI E’ STATO MANGIATO
Il pane degli affamati e’ stato mangiato.
Non si sa piu’ cos’e’ la carne. inutilmente
e’ stato versato il sudore del popolo.
Gli allori sono stati
tagliati.
Dalle ciminiere delle fabbriche di munizioni
sale fumo.
QUELLI CHE PORTANO VIA LA CARNE DALLE TAVOLE
Quelli che portano via la carne dalle tavole
insegnano ad accontentarsi.
Coloro ai quali il dono e’ destinato
esigono spirito di sacrificio.
I ben pasciuti parlano agli affamati
dei grandi tempi che verranno.
Quelli che portano all’abisso la nazione
affermano che governare e’ troppo difficile
per l’uomo qualsiasi.
CHI STA IN ALTO DICE: PACE E GUERRA
Chi sta in alto dice: pace e guerra
sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
sono come il vento e la tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
e’ sopravvissuto.
QUANDO CHI STA IN ALTO PARLA DI PACE
Quando chi sta in alto parla di pace
la gente comune sa
che ci sara’ la guerra.
Quando chi sta in alto maledice la guerra
le cartoline precetto sono gia’ compilate.
QUELLI CHE STANNO IN ALTO
Quelli che stanno in alto
si sono riuniti in una stanza.
Uomo della strada
lascia ogni speranza.
I governi
firmano patti di non aggressione.
Uomo qualsiasi,
firma il tuo testamento.
SUL MURO C’ERA SCRITTO COL GESSO
Sul muro c’era scritto col gesso:
vogliono la guerra.
Chi l’ha scritto
e’ gia’ caduto.
CHI STA IN ALTO DICE
Chi sta in alto dice:
si va alla gloria.
Chi sta in basso dice:
si va alla fossa.
LA GUERRA CHE VERRA’
La guerra che verra’
non e’ la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.
QUANDO LA GUERRA COMINCIA
Quando la guerra comincia
forse i vostri fratelli si trasformeranno
e i loro volti saranno irriconoscibili.
Ma voi dovete rimanere eguali.
Andranno in guerra, non
come ad un massacro, ma
ad un serio lavoro. Tutto
avranno dimenticato.
Ma voi nulla dovete dimenticare.
Vi verseranno grappa nella gola
come a tutti gli altri.
Ma voi dovete rimanere lucidi.
MIO FRATELLO AVIATORE
Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.
Mio fratello e’ un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio. E prendersi terre su terre,
da noi, e’ un vecchio sogno.
E lo spazio che s’e’ conquistato
sta sui monti del Guadarrama.
E’ di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondita’.
GENERALE, IL TUO CARRO ARMATO E’ UNA MACCHINA POTENTE
Generale, il tuo carro armato e’ una macchina potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere e’ potente.
Vola piu’ rapido d’una tempesta e porta piu’ di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Puo’ volare e puo’ uccidere.
Ma ha un difetto:
puo’ pensare.
Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte
e mi ribellai insieme a loro.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.
Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all’amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.
Al mio tempo, le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano piú sicuri senza di me; o lo speravo.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.
Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.
I bambini giocano alla guerra
I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.
“Generale – il tuo carro armato”.
Generale, dietro la collina
Ci sta la notte crucca e assassina
E in mezzo al prato c’è una contadina
Curva sul tramonto, sembra una bambina
Di cinquant’anni e di cinque figli
Venuti al mondo come conigli
Partiti al mondo come soldati
E non ancora tornati
Generale, dietro la stazione
Lo vedi il treno che portava al sole?
Non fa più fermate, neanche per pisciare
Si va dritti a casa senza più pensare
Che la guerra è bella, anche se fa male
Che torneremo ancora a cantare
E a farci fare l’amore
L’amore dalle infermiere
Generale, la guerra è finita
Il nemico è scappato, è vinto, battuto
Dietro la collina non c’è più nessuno
Solo aghi di pino e silenzio e funghi
Buoni da mangiare, buoni da seccare
Da farci il sugo quando viene Natale
Quando i bambini piangono
E a dormire non ci vogliono andare
Generale, queste cinque stelle
‘Ste cinque lacrime sulla mia pelle
Che senso hanno dentro al rumore di questo treno?
Che è mezzo vuoto e mezzo pieno
E va veloce verso il ritorno
Tra due minuti è quasi giorno
È quasi casa, è quasi amore
L’ANALFABETA POLITICO (BRECHT)
“Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.
Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.”
-Bertolt Brecht IL PEGGIOR ANALFABETA È L’ANALFABETA POLITICO –
La nostra civiltà è intrisa di un profondo analfabetismo, eppure tutti sanno leggere e scrivere. Bertolt Brecht, grande poeta e drammaturgo della prima metà del ’900, traccia il profilo del nuovo analfabeta, per l’appunto l’analfabeta politico, il peggiore della categoria.
Oltre la porta di casa tutto ciò che c’è è affare che non riguarda se stessi. Eppure questa ignoranza produce effetti drammaticamente deleteri perché fa regredire l’uomo da cittadino a suddito il quale non fa altro che apprendere apaticamente e subire le decisioni dall’alto. Brecht ci riporta anche degli atteggiamenti esteriori del nostro analfabeta. “Si vanta e si gonfia il petto dicendo che odia la politica”.
La frase è tipica e, ahimè, troppo diffusa nella nostra società. La politica è affare di tutti e non si manifesta solo in senso stretto prendendo parte a questo o quel partito politico. Essere politicizzati significa comprendere di far parte di una società complessa, di una realtà che non può e non deve rimanerci indifferente.
“Zoon politikon” diceva Aristotele, l’uomo è un “animale politico” e questa caratteristica è insita nella natura dell’essere umano. Rimanere indifferenti dinanzi alla società in cui si vive, riempendosi la bocca di espressioni come: “la politica è sporca”, “lo stato è corrotto”, “è già tutto deciso”, ci preclude di essere parte attiva, di avere un ruolo.
Chi non pone rimedio alla propria ignoranza politica non sa scindere il bene dal male di una comunità. Brecht in maniera probabilmente anche molto forte fa una carrellata di esempi lampanti delle conseguenze del considerare la politica altro da sè, fuori dalla propria sfera di interessi.
“Il bambino abbandonato, la prostituta, l’assaltante, il mafioso corrotto” sono solo alcuni esiti. Certamente la politica oggi non ci invita ad un suntuoso banchetto, ma nello stesso tempo non possiamo non partecipare alla mensa perchè i piatti non sono di nostro gradimento.
Roma al Teatro Vascello va in scena – RECOLLECTION OF A FALLING-30 anni di Spellbound Contemporary Ballet-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Roma al Teatro Vascello va in scena – RECOLLECTION OF A FALLING-30 anni di Spellbound Contemporary Ballet-
Roma al Teatro Vascello dal 25 febbraio al 2 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17 va in scena RECOLLECTION OF A FALLING 30 anni di Spellbound Contemporary Ballet
Programma in due parti
Jacopo Godani – “Forma mentis”
Mauro Astolfi – “Daughters and angels”
Interpreti: Maria Cossu, Giuliana Mele, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Roberto Pontieri, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi,
Una produzione Spellbound
in collaborazione con Comune di Pesaro & AMAT per Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, Festival Torino Danza
durata 30’ e 38’ con intervallo di 15’
SHAPE \* MERGEFORMAT
Viviamo in un pianeta pieno di ricordi. Abbiamo impiegato circa trent’anni per imparare come assemblare i nostri e non diventarne schiavi.
Il ricordo della prima caduta, quell’attimo prima e soprattutto quell’attimo dopo che ci ha fatto capire che è stato un bene spingerci verso esperienze più profonde. Questo è il nostro punto di partenza, nato dall’idea e dal tentativo di parlare dell’interconnessione di tutto quello che abbiamo attraversato.
Trent’anni per capire che non saremo mai delle isole indipendenti ma parte di un tutto. Probabilmente avremo ricordi più ricchi di cui nutrirci, forse sempre più disordinati, ma pur sempre qualcosa che mettiamo dentro e poi tiriamo fuori da noi stessi.
Recollection of a falling è il nostro sistema di dati accessibili e infinitamente espandibili. Come esseri umani abbiamo fornito prove sufficienti delle nostre capacità di distruggere tutto: il ricordo di una caduta, piccola o pericolosamente grande può essere il modo per riconnetterci al mondo naturale, saltarci dentro e ricostruirlo ogni giorno.
SHAPE \* MERGEFORMAT Roma Teatro Vascello -RECOLLECTION OF A FALLING-30 anni di Spellbound Contemporary Ballet
Parte 1
Forma mentis
Coreografia, Art Direction, Luci, Costumi: Jacopo Godani
Musica originale: Ulrich Müller
Musica dal vivo Sergey Sadovoy
Assistente alle coreografie: Vincenzo De Rosa
FORMA MENTIS, un’esperienza coreografica che celebra giovani danzatori straordinari che partecipano alla creazione di un manifesto artistico per le nuove generazioni. In questa nuova creazione, Jacopo Godani utilizza l’arte della “danza intelligente” come strumento di realizzazione e come mezzo di comunicazione diretta con le nuove generazioni.
Consapevole delle molteplici sfaccettature che siano state attribuite all’arte negli ultimi decenni, Jacopo Godani ricerca un equilibrio tra la presentazione di un formato d’arte contemporanea definito da un terreno etico e la creazione di un dispositivo che possa fungere da sostegno per giovani artisti per trasformare la loro creatività in idee concrete e progettualità.
Forma Mentis è una piattaforma vibrante per esplorare il potenziale della danza come linguaggio universale per mezzo della propria intelligenza. Ogni passo, ogni movimento, è un’opportunità per esprimere idee e visioni, creando un dialogo dinamico con se stessi, il pubblico e le generazioni future. In questo spazio creativo, Godani riconosce il valore del talento e della determinazione professionale. Ogni danzatore, ogni artista, è un faro di ispirazione per coloro che anelano a realizzare i propri sogni.
Forma Mentis non è solo una performance, ma un impegno a creare un impatto duraturo usando la danza come strumento di incoraggiamento a una pluralità di idee e prospettive. Ogni movimento sul palcoscenico è un passo avanti verso la scoperta e la celebrazione del potenziale umano.
Forma Mentis è un invito a esplorare, a sognare e a creare, è un’opportunità per le nuove generazioni di concretizzare i pensieri, alimentare le visioni e le aspirazioni.
Parte 2
Daughters and angels
Coreografia e regia: Mauro Astolfi
Set e Disegno luci: Marco Policastro
Musica originale: Davidson Jaconello
Costumi: Anna Coluccia
Assistente alle coreografie: Elena Furlan
Daughters and Angels è un lavoro ispirato dalla lettura di Knowledge and Powers di Isabel Pérez Molina pubblicato da Duoda, un centro di ricerca interdisciplinare dell’Università di Barcellona riconosciuto a livello internazionale nel campo degli Women’s Studies. Il testo incrocia un interesse di Mauro Astolfi, coltivato fin da adolescente, rispetto all’immaginario legato alle “streghe”, oltre la spettacolarità della cinematografia e alla patina della magia e più rivolto ai costrutti culturali, gli stereotipi di genere, di linguaggio, gli abusi di potere radicati ancora oggi.
Secondo Isabel Pérez Molina le donne in ambito medico furono le prime nella storia occidentale a conoscere e a praticare soluzioni terapeutiche di diverso tipo. Durante il Medioevo furono guaritrici, anatomiste e farmacologhe, intenditrici di piante medicinali e conoscitrici dei segreti della medicina empirica tramandata da generazione in generazione. Riconosciute dalla comunità come “donne sapienti”, ma “chafarderas” (pettegole), prima che “streghe” dalle istituzioni, destabilizzavano un certo sistema organizzato e soprasseduto dagli uomini, sfidando i limiti imposti dai modelli dominanti di genere al punto da divenire un problema per l’élite maschile feudale e patriarcale. Durante il Rinascimento la tensione misogina si consolida, insieme alle dinamiche di esclusione per le donne in ogni campo. È in quel momento che la lotta per il controllo maschile della conoscenza e della scienza si inasprisce e comincia la caccia alle streghe.
In Daughters and Angels Mauro Astolfi rielabora storia, sensazioni e percezioni personali, per mettere in evidenza l’automatismo folle che porta a trasformare in violenza, negazione e annichilimento tutto ciò che non si conosce. In scena, una grande seta nera rappresenta il confine immaginario di un luogo dove riunirsi di notte, per nascondersi e decidere come sopravvivere all’ignoranza legittimata. Il nero come blocco, negazione, opposizione, protesta al potere, al controllo, al mistero. Ma anche luogo di sicurezza, riservatezza e misteriosa inaccessibilità.
“In Daughters and Angels, non parlo di magia, ma della possibilità di intraprendere un percorso di conoscenza da parte del genere maschile del proprio femminile, smantellando gli stereotipi di genere e mettendo in discussione alcune rocche forti della mascolinità. Cerco di recuperare un’informazione antica, il semplice potere della conoscenza, senza appartenenza né primati. La donna che immagino è stata una figlia ricorda ed amplifica ciò che ha imparato dalla sorgente, l’uomo, sembra aver dimenticato quasi tutto” (Mauro Astolfi)
Campagna abbonamenti
Card libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto
Card love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persona) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto
Info e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro , Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE info promozioneteatrovascello@gmail.com
Biglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti, studenti universitari, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati,
acquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/
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Roma-L’Arte dei Papi. Da Perugino a Barocci in mostra a Castel Sant’Angelo-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Roma-L’Arte dei Papi. Da Perugino a Barocci in mostra a Castel Sant’Angelo-
Roma, Castel Sant’Angelo dal 6 marzo – 31 agosto 2025-Una mostra immaginata come esperienza dell’anima. La migliore pittura italiana declina i temi essenziali del Vangelo: l’infanzia, il perdono, il volto della Madre, la lezione della povertà, la speranza dell’amato innamorato, la sapienza dei santi e la fedeltà della Chiesa. È una mostra che vuole oltrepassare i confini della storia dell’arte, offrendo un viaggio spirituale attorno alla bellezza come riscoperta del senso della vita
L’ARTE DEI PAPI. Da Perugino a Barocci, ideata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, presieduto da Giuseppe Lepore, organizzata in collaborazione con Castel Sant’Angelo, diretto da Massimo Osanna, e con il patrocinio del Dicastero per l’Evangelizzazione Giubileo 2025 presieduto dall’Arcivescovo Rino Fisichella, è la mostra che Castel Sant’Angelo offre al pubblico dal 6 marzo al 31 agosto, in occasione dell’anno giubilare 2025.
L’esposizione vuole essere il racconto di una città che sogna d’essere santa. I grandi artisti e l’impegno dei Papi hanno reso Roma non solo il patrimonio dallo splendore incomparabile ma anche quell’idea di città costruita sul desiderio cristiano di esaltare la bellezza, la memoria, la civiltà della tradizione, la dignità e l’ideale universalistico di un uomo riscattato dal dolore. La mostra è soprattutto un’esperienza tematica. Fuori dal rigore cronologico, declina i temi evangelici: l’infanzia, la maternità, la gioia e la sofferenza, la resurrezione, la misericordia, la speranza.
L’ARTE DEI PAPI narra, opera dopo opera, i sogni e le aspirazioni dell’essere umano nel riconoscere in sé un “seme divino”. La Madonna con il Bambino, San Giuseppe e San Pietro Martire di Andrea del Sarto indica la gioia dell’esser famiglia, così come lo manifesta l’esaltazione pittorica dell’opera di Giovanni Gerolamo Savoldo l’Adorazione del Bambino con San Girolamo e San Francesco. Per il visitatore, il racconto vuole essere un’esperienza vissuta, quel momento di raccoglimento e di serenità che solo l’arte, nel suo stupendo stupore, sa offrire. Capitoli dell’esposizione sono affidati all’Adorazione dei pastori di Luigi Crespi, all’Annunziata di Carlo Maratti e, al contempo, ai sogni del Perugino, di Annibale Carracci, Pietro da Cortona, del Cavalier d’Arpino, di Pompeo Batoni, Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, Anton Raphael Mengs, Battistello Caracciolo o delle nubi rosate di Federico Barocci. Le incursioni storiche sono molteplici; molti i ritratti dei papi; singolari le esplorazioni dell’arte contemporanea dedicata al sacro, come l’opera di Bruno Ceccobelli, Giuseppe Salvatori, Luigi Stoisa e di Giorgio Di Giorgio.
Un punto di forza istituzionale è il fatto che abbiano collaborato molti istituti nazionali del Ministero della Cultura, quali le Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini e Galleria Corsini, la Galleria Nazionale dell’Umbria, la Galleria Nazionale delle Marche e i Musei Reali di Torino-Galleria Sabauda, oltre all’Accademia Nazionale di San Luca e ad alcune istituzioni comunali quali il Museo della Città civico diocesano di Acquapendente. Del patrimonio di quei soggetti prestatori sono stati privilegiati i depositi e le opere rare di grandi artisti ma non solo, nell’idea che un punto di forza della mostra sia anche la “restituzione” al visitatore di un mondo artistico tanto vasto quanto, per alcuni aspetti, poco conosciuto. Aspetto sostenuto dal dott. Mario Turetta, Capo Dipartimento per le attività culturali del MiC, per il quale non c’è recupero che non sia valorizzazione di un immaginario culturale storico che esiste e che tuttavia è ancora da ridisegnare, facendolo emergere dai depositi.
La mostra è curata da Arnaldo Colasanti, in collaborazione con Annamaria Bava.
Roma al Teatro Ghione va in scena Dr. Jekyll & Mr. Hyde, dal 6 al 9 marzo-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Roma al Teatro Ghione va in scena Dr. Jekyll & Mr. Hyde, dal 6 al 9 marzo-
Roma -Jekyll & Mr. Hyde, Teatro Ghione dal 6 al 9 marzo locandina spettacolo-Londra 1886. Il dottor Henry Jekyll, medico affermato e stimato, studia con dedizione la psiche umana. Dopo vari e originali esperimenti, giunge alla composizione di una pozione dagli effetti straordinari. La prova su se stesso e subisce una trasformazione tale da far emergere la sua seconda natura, quella non domata da morale o educazione: «La droga infatti, di per se stessa, non agiva in un senso piuttosto che nell’altro, non era divina né diabolica di per sé; scosse le porte che incarceravano le mie inclinazioni».
Jekyll proietta dalle proprie viscere il mostro Mr. Hyde (in inglese il verbo to hyde significa nascondere, dunque letteralmente Mister Occulto). Il suo doppio malvagio imperversa impunito in una progressione di delitti, sconvolgendo chiunque abbia a che fare con lui: Hyde è puro istinto di libertà. Ma cosa accadrà a Jekyll? Quale tra le due parti, Jekyll-Hyde, sopravvivrà? Jekyll riuscirà a non far scoprire a nessuno il suo segreto?
“Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” è considerata la più importante opera di Stevenson, ed è uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi. La trama del racconto trae origine da un incubo dell’autore. Fortemente impressionato dallo “spirito malvagio” che aveva abitato la sua notte, lo scrittore si mise immediatamente al lavoro su quel che diventerà il suo capolavoro. “Quel forte senso della doppiezza che si annida nell’ uomo è qualcosa che a tratti cattura e sovrasta la mente di ogni creatura pensante”. Opera dell’horror e del mistero, strutturata sulle trame del romanzo poliziesco carico di suspense e di colpi di scena
imprevedibili, si dipana intorno ad un preciso nucleo tematico, relativo ad un caso di sdoppiamento della personalità.
Il dottor Jekyll si accorgerà, con terrore, che le trasformazioni dall’una all’altra personalità si avvicenderanno senza suo intervento e ad una frequenza sempre più irregolare, a intervalli di tempo via via più breve. Lo spettacolo, dalla trama avvincente, trasporterà lo spettatore direttamente nella Londra di fine ‘800, durante la seconda rivoluzione industriale, grazie alla scenografia strutturata su tre piani, ideata e realizzata dall’artista internazionale Sergio Gotti, ad abiti d’epoca di alta sartoria teatrale, e ad una vasta ed accattivante scelta musicale.
Teatro Ghione
Dal 6 al 9 marzo 2025
Teatro della Luce e dell’Ombra
Dr. Jekyll & Mr. Hyde
Da Robert Louis Stevenson
Regia di Gennaro Duccilli
con Gennaro Duccilli, Eleonora Mancini, Maria Angelica Duccilli, Paolo Ricchi, Natale Russo, Giordano Luci, Fabrizio Rinaldi, Matteo Rancadore, Isabella de Cesaris, Priscilla Menin, Raffaello Micheli, Lorenzo Romanazzi, Samuele Libertucci, Vittoria Pacetti
Scene: Sergio Gotti, Luci: Antonio Accardo, Sound design: Giulio Duccilli, Ufficio stampa: Andrea Cavazzini, Comunicazione e marketing: www.cultadv.com , Produzione: Teatro della Luce e dell’Ombra, Responsabile comunicazione: Antonio Maria Duccilli.
Cast Artistico
con Paolo Ricchi, Eleonora Mancini, Giordano Luci, Maria Angelica Duccilli, Natale Russo, Fabrizio Rinaldi Matteo Rancadore, Isabella de Cesaris, Priscilla Menin, Raffaello Micheli, Lorenzo Romanazzi, Samuele Libertucci, Giulia Lovisa, Vittoria Pacetti
Cast Tecnico
Scene: Sergio Gotti Costumi: Sartoria TLO, Luci: Antonio Accardo, Audio: Giulio Duccilli.
Comunicazione: www.cultadv.com, Ufficio stampa: Andrea Cavazzini – Quarta Parete,
Gennaro Duccilli e il “Teatro della Luce e dell’Ombra”
Gennaro Duccilli è un attore, regista e drammaturgo italiano. Nel 1975 è tra i fondatori della compagnia di sperimentazione teatrale “C.S.T. Majakovskij”. Collabora come attore con il Libera Scena Ensemble diretto da Gennaro Vitiello. Dal 1980 frequenta a Napoli l’Università popolare dello Spettacolo (prorettori Paolo Stoppa e Mario Scaccia), ideata e voluta da Eduardo De Filippo. Primo tra gli allievi, viene selezionato per far parte del cast della Compagnia Attori Italiani e debutta al Teatro Grande di Pompei nel “Don Giovanni” di Molière, per la regia di Sergio Pacelli. Nel 1992 firma la sua prima regia: “Don Chisciotte della Mancha”. Nel 1994 riceve il Premio Rosa Balistreri per la regia dello spettacolo Assolo di Luna – M.A.F.I.A, che debutta in Sicilia. Nel 2006 fonda la compagnia teatrale professionistica “Teatro della Luce e dell’Ombra”, che opera in Italia e in Europa producendo spettacoli e organizzando eventi, festival, rassegne, manifestazioni in ambito culturale. Si occupa, inoltre, di formazione: corsi di recitazione per adulti e ragazzi, stage, seminari e corsi di specializzazione per professionisti del settore.
L’opera di Stevenson
“Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Signor Hyde” è considerata la più importante opera di Stevenson ed è uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi. La trama del racconto trae origine da un incubo dell’autore.
Fortemente impressionato dallo “spirito malvagio” che aveva abitato la sua notte, lo scrittore decise di mettersi al lavoro e scrisse in poche ore, quello che sarebbe diventato il suo capolavoro. La riduzione teatrale di Dr. Jekyll e Mr. Hyde andò in scena, per la prima volta a Londra, nell’agosto1888.
Il pubblico seguì con grande interesse l’emozionante vicenda e, la sera del 6 agosto, tributò al protagonista (l’attore americano Richard Mainsfield) un notevole successo. Quella stessa notte ci fu il primo assassinio di Jack lo squartatore. L’epoca vittoriana aveva così dato vita alla sua ombra: il primo serial killer della storia.
La messa in scena
Il “Dr. Jekyll & Mr. Hyde” della compagnia “Teatro della Luce e dell’Ombra” è estremamente fedele al racconto di Stevenson e ne ripercorre la trama avvincente e ricca di suspence, atmosfere e dei colpi di scena propri delle opere letterarie di genere poliziesco e mistery. Si dipana intorno ad un preciso nucleo tematico, relativo ad un caso di sdoppiamento della personalità: Jekyll/Hyde. Ma, a ben vedere, nella messa in scena della compagnia ogni personaggio della rappresentazione mostrerà, anche solo per un attimo, il suo doppio, la maschera celata dal quotidiano.
La pièce si configura, altresì, come un viaggio nel male della letteratura d’Occidente: negli “incubi” di Jekyll, che aprono e chiudono il primo atto e in altri momenti dello spettacolo si rimanda ad importanti autori dell’Ottocento e del Novecento, come Wedekind (Lulù), Lautréamont (I canti di Maldoror), Laforgue (Pierrot Fumista), Rimbaud (Una stagione all’Inferno), Philippe (Bubu di Montparnasse), Joyce (Ulisse). Si arricchisce, inoltre, di contaminazioni e rimandi a trasposizioni cinematografiche del racconto di Stevenson: dal cinema muto (Mamoulian, Robertson) agli anni 40 (Victor Fleming).
Franco Leggeri Fotoreportage -ROMA-Gianicolo-Mausoleo Ossario Garibaldino -Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Franco Leggeri Fotoreportage -ROMA-Gianicolo-Mausoleo Ossario Garibaldino –
ROMA-Gianicolo –Mausoleo Ossario Garibaldino-Franco Leggeri Fotoreportage-Il Mausoleo Ossario Garibaldino sorge sul Gianicolo nella località detta Colle del Pino, dove tra il 30 aprile e i primi giorni del luglio 1849, guidata da Giuseppe Garibaldi, si svolse l’ultima strenua difesa della Repubblica Romana proclamata il 9 febbraio dello stesso anno.
Progettato dall’architetto Giovanni Jacobucci (1895-1970) e solennemente inaugurato il 3 novembre del 1941, dopo due anni di lavori, il Mausoleo accoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870.
progettato dall’architetto Giovanni Jacobucci ed inaugurato nel 1941 per rendere omaggio ai morti per Roma nelle diverse campagne risorgimentali. In un frangente storico in cui permaneva in Italia l’istituto monarchico, il fascismo decise infatti di non limitare il ricordo ai caduti della Repubblica Romana ma di estenderlo ai partecipanti delle campagne del 1867 e del 1870. Nella cripta è sepolto il poeta Goffredo Mameli. Morto il 6 luglio del 1849, il corpo venne portato alla Chiesa delle Stimmate. Dopo la fine del potere temporale della Chiesa, la salma del patriota genovese fu traslata al Verano nel 1872, fino, appunto, alla realizzazione dell’imponente Mausoleo. Sulla tomba sono incise le parole della madre Adelaide Zoagli: “Però il mio dolore è profondo e lo tengo sacro, è tutto per me. Cerco di essere degna del figlio. E d’una italiana, me lo divinizzo, lo considero come un martire, e come tale non lo piango”.
Per informazioni più dettagliate sulla storia della Repubblica Romana si rimanda al sito dell’Associazione Amilcare Cipriani – Comitato Gianicolo, da oltre 20 anni impegnata nella valorizzazione dell’epopea del 1849, tramite iniziative culturali, pubblicazioni, visite guidate e cura dei pannelli esplicativi: www.comitatogianicolo.it
Articolo scritto da Marco Valerio Solia
-Il MAUSOLEO OSSARIO GARIBALDINO fu inaugurato nel 1941-
Nel Mausoleo si trova la Tomba di Goffredo Mameli e della garibaldina Colomba Antonetti Porzi– l’unica donna che è rappresentata con il mezzo busto, tra gli eroi garibaldini, nella Passeggiata del Gianicolo-
Di seguito voglio pubblicare (una piccolissima sintesi) la storia della morte della Contessina COLOMBA che fu raccontata anche da Garibaldi,dal Guerrazzi e dall’Orsini-
-La morte di Colomba-
Il tentativo di difesa a Porta San Pancrazio avvenne il 13 giugno del 1849 con la presenza del generale Garibaldi, un colpo di cannone francese aveva aperto una breccia sulle Mura Gianicolensi. Lì subito accorse Colomba che, insieme ad altri, si dette da fare per rattoppare la breccia, quando improvvisamente venne colpita da una palla di cannone. Ella, gravemente ferita, venne subito soccorsa dal marito ma, poco dopo spirò tra le sue braccia. La leggenda narra che prima di spirare l’eroina gridasse “Viva l’Italia”.
Della gloriosa fine di questa grande patriota ne parlò anche Giuseppe Garibaldi che nelle sue “Memorie” riferì: “La palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. ll giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo in ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco”. La salma di Colomba venne sepolta nella Chiesa di San Carlo ai Catinari, nella Cappella di Santa Cecilia ed il rito funebre venne officiato dal cappellano don Ugo Bassi, e sulla bara venne poggiato un abito femminile tutto ricoperto di rose bianche. Nel 1941 le sue spoglie vennero traslate nell’ossario Garibaldino sul Gianicolo. Di questa splendida figura molte personalità tracciarono ammirati ritratti tra i quali il Guerrazzi, l’Orsini, ed anche Garibaldi, che così scrisse: “mi fece ricordare la mia povera Anita, la quale essa pure era sì tranquilla in mezzo al fuoco”.