Roma – Concluso il restauro del monumento equestre ad Anita Garibaldi al Gianicolo-
Roma, 9 febbraio 2025 –Concluso il restauro del monumento e questre ad Anita Garibaldi al Gianicolo.È stata inaugurata oggi, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, del sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e di FrancescoRutelli pronipote dell’artista Mario Rutelli, la conclusione del restauro del monumento equestre ad Anita Garibaldi. Il progetto – parte degli interventi PNRR – Caput Mundi curati dalla Sovrintendenza Capitolina – si è concluso nei tempi previsti (180 giorni).
Roma-monumento equestre ad Anita Garibaldi al Gianicolo-
Torna così al suo originario splendore il monumento dedicato all’eroina laica che domina dall’alto del Gianicolo la Città Eterna.
I lavori, a circa quindici anni dall’ultimo intervento, si sono resi necessari a causa dei fenomeni di corrosione della struttura portante, della presenza di lesioni verticali lungo le zampe posteriori del cavallo e dell’estesa colatura di ossidi di ferro che ricopriva gran parte del basamento in travertino, fenomeni dovuti agli agenti atmosferici e alle sollecitazioni del terreno.
Roma-monumento equestre ad Anita Garibaldi al Gianicolo-
Roma-monumento equestre ad Anita Garibaldi al Gianicolo-
Roma-monumento equestre ad Anita Garibaldi al Gianicolo-
L’intervento ha interessato sia le superfici in travertino (“cappellaccio di cava”) sia quelle in bronzo. Le parti lapidee sono state trattate per eliminare patine biologiche, muschi e licheni e per rimuovere incrostazioni e stratificazioni di ossidi ferrosi, sali di rame e sporco. Stuccature e micro-stuccature sono state effettuate su lesioni e fratture.
Le parti bronzee sono state liberate dai depositi superficiali; i fori di scolo sono stati disostruiti; crepe e mancanze di materiale sono state stuccate. Gli interventi sono stati fatti sia sulle superfici interne del cavallo sia sulle barre in ferro.
Roma-monumento equestre ad Anita Garibaldi al Gianicolo-
Al fine di mettere in sicurezza il monumento e allo stesso tempo monitorarne la stabilità, è stato messo in opera tra la pancia del cavallo e la base in bronzo posta sul basamento un puntello in acciaio provvisto di “sella”, del tutto reversibile, inserendo tra le due superfici del materiale ammortizzante per non creare attrito e consentire le dilatazioni termiche del metallo.
“Il restauro della statua equestre di Anita Garibaldi, il decimo intervento concluso del programma PNRR Caput Mundi, è una tappa fondamentale dell’attività di recupero dei monumenti del Gianicolo condotta dalla Sovrintendenza capitolina. L’intervento di carattere storico ed evocativo si concluderà con la restituzione del Mausoleo Ossario Garibaldino” ha dichiarato il Sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce.
“Oggi abbiamo restituito alla città il meraviglioso monumento di Anita Garibaldi, finalmente restaurato, un lavoro accurato che davvero ci restituisce un simbolo importantissimo, di una donna coraggiosa che si batté per la nostra libertà, per la Repubblica romana. E quindi è giusto onorarla, ed è bello che questo straordinario monumento sia nuovamente fruibile da tutte le romane e i romani e i turisti“. Così il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Cenni storici
Roma Gianicolo-Monumento ad Anita Garibaldi-Foto di Franco Leggeri
L’idea di erigere un monumento sul Gianicolo dedicato ad Anita Garibaldi risale al 1905 con il proposito di inaugurarlo a Roma nel 1907, centenario della nascita dell’Eroe dei Due Mondi. Furono indetti ben due concorsi ma nessuno dei bozzetti proposti trovò il favore del pubblico. Il progetto fu poi ripreso dal nipote Ezio Garibaldi e, nel 1929, fu affidato all’artista Mario Rutelli con l’intenzione di inaugurare l’opera per il 50° anniversario della morte di Garibaldi, il 2 giugno 1932.
Rutelli si mise al lavoro immaginando l’Eroina in sella a un destriero in corsa con la pistola in pugno, come novella Amazzone.
La statua equestre di bronzo è alta 4 metri e mezzo e pesa 40 quintali. Il gruppo rappresenta Anita durante gli avvenimenti bellici (1840) della “Guerra dei Farrapos” per la difesa della “Republica Juiliana” fondata dopo la rivolta della provincia di Rio Grande do Sul contro l’Impero brasiliano; a briglie sciolte l’Eroina, sfugge ai soldati imperiali che avevano circondato la casa di campagna nel piccolo villaggio di Mostazas, dove dodici giorni prima, il 16 settembre 1840, aveva partorito il primogenito Menotti Domingo: con il figlio assicurato al petto mediante un fazzoletto datole da Garibaldi, con la mano sinistra si tiene alla criniera del cavallo mentre con la destra impugna, brandendola in alto, la pistola.
Il basamento in travertino, dal perimetro di 18 metri e pesante 80 quintali, custodisce al suo interno i resti di Anita; è fasciato da quattro altorilievi in bronzo che raffigurano episodi della vita avventurosa dell’eroina: Anita che guida i garibaldini durante la battaglia di Curitibanos; Anita che osserva i combattenti; Anita che cerca Garibaldi sul campo di battaglia tra i caduti e, infine, il marito che la trasporta morente tra le braccia.
Il 2 giugno 1932 l’opera fu inaugurata.
Roma Gianicolo-Monumento ad Anita Garibaldi-Foto di Franco Leggeri
Vita di Anita Garibaldi
Anna Maria Ribeiro Da Silva nasce in Brasile intorno al 1820. Data in sposa giovanissima a Manuel Duarte de Aguiaz nel 1835, conobbe Giuseppe Garibaldi a Laguna nel 1839 e da allora in poi partecipò con passione a tutte le sue imprese. Lo sposò a Montevideo il 16 giugno 1842. Anita combatté al fianco del marito a porta S. Pancrazio e, dopo la caduta di Roma, lo seguì nella tragica ritirata, durante la quale perse la vita.
La salma fu tumulata nel cimitero parrocchiale delle Mandriole poi, alla presenza di Garibaldi, nel settembre del 1859 fu trasportata a Nizza. L’8 gennaio 1932 fu traslata da Nizza al cimitero di Staglieno a Genova, in attesa di essere condotta a Roma. Il trasporto funebre definitivo avvenne il 1° giugno, e si decise di tumulare i resti dell’Eroina nel basamento del monumento.
Roma Gianicolo-Monumento ad Anita Garibaldi-Foto di Franco Leggeri
Roma Gianicolo-Monumento ad Anita Garibaldi-Foto di Franco Leggeri
Roma Gianicolo-Monumento ad Anita Garibaldi-Foto di Franco Leggeri
La Buona Novella: relativizzare i nostri problemi . Patti Smith e la lezione sul suo malore-
Patti Smith
La nuova rubrica della redazione dedicata alle buone notizie. Patti Smith e la lezione sul suo malore-Capita alle persone famose. Un malore forse abbastanza banale si trasforma istantaneamente in un evento che raggiunge mezzo mondo. È capitato alla cantante e cantautrice rock Patti Smith, durante una performance che alternava brani musicali a letture di suoi testi, e che si stava svolgendo a San Paolo del Brasile, insieme a un gruppo musicale di Berlino. Sentendosi male (per una serie di emicranie che – dicono le agenzie – si sono tradotte in capogiro), ha lasciato il palco, salvo ricomparire, dopo i primi accertamenti.Beh, verrebbe da dire a chi legge, che c’è di bello? Può un malore, anche se “passeggero”, essere una buona notizia? La stessa protagonista, tuttavia, ha dato a questo imprevisto un senso che fa riflettere.Perché Patti Smith è ricomparsa da dietro le quinte, accompagnata da personale paramedico, su una sedia a rotelle: non si è quindi sottratta agli sguardi né del pubblico né di telefoni, telecamere e quant’altro. E naturalmente ha voluto cantare. A quel punto, senza accompagnamento musicale, “a cappella”, ha attaccato uno dei suoi storici successi, Because the night, che si deve a Bruce Springsteen: un testo d’amore, un testo forte, passionale, amato dal pubblico di entrambi da quasi 50 anni (1978).Ma non basta: a fronte della circolazione di notizie allarmistiche, Patti Smith ha ancora aggiunto: «Per favore, non fidatevi delle storie che leggete altrove, con tutti i problemi nel mondo non merito tanta attenzione».Quindi, dopo il malore, l’abbraccio con i propri fan, con un’uscita sul palco in cui non ha nascosto la sua debolezza. E poi, dopo aver cantato (perché un’artista della musica si esprime innanzitutto con le proprie note), un’indicazione che vale per tutti, tanto più se viene da una star: in un mondo sofferente, cerchiamo, cercate di relativizzare i nostri problemi. Un messaggio che – questo sì – è una buona notizia e una bella lezione.
Foto di Harald Krichel –Articolo di Alberto Corsani-Fonte Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Patti Smith
Patti Smith –Cantante e poetessa statunitense (n. Chicago 1946). Fattasi conoscere con letture di poesia recitate insieme a L. Kaye, ha pubblicato il suo primo album Horses (1975) con J. Cale dei Velvet Underground. La visionaria qualità poetica e il nudo rock elettrico ne hanno decretato il successo di critica, facendone la portavoce della generazione beat. Con i successivi Radio Ethiopia (1976), Easter (1978) e il singolo Because the night (1979, scritto per lei da B. Springsteen) si è imposta al grande pubblico. Ha successivamente pubblicato Dream of life (1988) e Gone again (1996), quest’ultimo dedicato al marito Fred Smith, chitarrista degli MC5 e all’amico R. Mapplethorpe, scomparsi nel 1994. Gli album Peace and noise (1997), Gung Ho (2000) e Trampin’ (2004) ne hanno confermato la capacità evocativa e il talento. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo Just kids, in cui racconta la storia della sua amicizia con Mapplethorpe; il libro le è valso il prestigioso U.S. National Book Award (2010). Ormai ampiamente riconosciuta anche come scrittrice, nel 2011 ha vinto il Polar Music Prize; l’anno successivo è tornata in sala d’incisione per Banga, e ha inoltre pubblicato i testi autobiografici Woolgathering (trad. it. I tessitori di sogni, 2013), M Train (2015; trad. it. 2016), Devotion (2017; trad. it. 2018) e Year of the Money (2020; trad. it. 2020). Nel 2017 il Palazzo del Governatore di Parma ha ospitato la mostra Higher learning, in cui sono state esposte 120 fotografie in bianco e nero scattate dalla cantante nel corso dei suoi viaggi.
Patti Smith-
Patricia Lee Smith (born December 30, 1946) is an American singer, songwriter, poet, painter, author, and photographer. Her 1975 debut album Horses made her an influential member of the New-York-City-based punk rock movement.[1] Smith has fused rock and poetry in her work. In 1978, her most widely known song, “Because the Night“, co-written with Bruce Springsteen, reached number 13 on the Billboard Hot 100 chart[1] and number five on the UK Singles Chart.
Smith was born on December 30, 1946, at Grant Hospital in the Lincoln Park section of Chicago,[6][7] to Beverly Smith, a jazz singer turned waitress, and Grant Smith, a Honeywellmachinist.[8] Her family is of partially Irish ancestry,[9] and Patti is the eldest of four children, with siblings Linda, Kimberly, and Todd.[10]
In 1969, Smith went to Paris with her sister, and started busking and doing performance art.[13] When Smith returned to Manhattan, she lived at the Hotel Chelsea with Robert Mapplethorpe. They frequented Max’s Kansas City on Park Avenue, and Smith provided the spoken word soundtrack for Sandy Daley’s art film Robert Having His Nipple Pierced, starring Mapplethorpe. The same year, Smith appeared with Jayne County in Jackie Curtis‘s play Femme Fatale. She also starred in Anthony Ingrassia‘s play Island. As a member of the Poetry Project, she spent the early 1970s painting, writing, and performing.
In 1969, Smith also performed in the one-act playCowboy Mouth,[16] which she co-wrote with Sam Shepard. The published play’s notes call for “a man who looks like a coyote and a woman who looks like a crow”. She wrote several poems about Shepard and her relationship with him, including “for sam shepard”[17] and “Sam Shepard: 9 Random Years (7 + 2)”, that were published in Angel City, Curse of the Starving Class & Other Plays (1976).
On February 10, 1971, Smith, accompanied by Lenny Kaye on electric guitar, opened for Gerard Malanga, which was her first public poetry performance.[18][19]
Smith was briefly considered as lead singer for Blue Öyster Cult. She contributed lyrics to several Blue Öyster Cult songs, including “Debbie Denise”, which was inspired by her poems “In Remembrance of Debbie Denise”, “Baby Ice Dog”, “Career of Evil”, “Fire of Unknown Origin“, “The Revenge of Vera Gemini”, on which she performs duet vocals, and “Shooting Shark”. At the time, she was romantically involved with Allen Lanier, Blue Öyster Cult’s keyboardist. During these years, Smith was also a rock music journalist, writing periodically for Rolling Stone and Creem.[18]
On October 15, 2006, Smith performed a 3½-hour tour de force show to close out CBGB, the famed New York City live music venue. Smith performing at Primavera Sound Festival in Haldern Pop in North Rhine-Westphalia, Germany, in August 2014 Smith performing in Berlin, in June 2022
In 1973, Smith teamed up again with musician and rock archivist Lenny Kaye, and later added Richard Sohl on piano. The trio developed into a full band with the addition of Ivan Král on guitar and bass and Jay Dee Daugherty on drums.[18] Kral was a refugee from Czechoslovakia who had moved to the US in 1966 with his parents, who were both diplomats. After the Soviet invasion of Czechoslovakia in August 1968, Kral decided not to return.[20]
Financed by Sam Wagstaff, the band recorded their first single, “Hey Joe/Piss Factory” in 1974. The A-side was a version of the rock standard with the addition of a spoken word piece about Patty Hearst, a fugitive heiress. The B-side describes the helpless alienation Smith felt while working on a factory assembly line and the salvation she dreams of achieving by escaping to New York City.[1] In a 1996 interview on artistic influences during her younger years, Smith said, “I had devoted so much of my girlish daydreams to Rimbaud. Rimbaud was like my boyfriend.”[21]
In March 1975, Smith’s group, the Patti Smith Group, began a two-month weekend set of shows at CBGB in New York City with the band Television. The Patti Smith Group was spotted by Clive Davis, who signed them to Arista Records.
Later that year, the Patti Smith Group recorded their debut album, Horses, produced by John Cale amid some tension.[18] The album fused punk rock and spoken poetry and begins with a cover of Van Morrison‘s “Gloria“, and Smith’s opening words: “Jesus died for somebody’s sins but not mine”, an excerpt from “Oath”, one of Smith’s early poems. The austere cover photograph by Mapplethorpe has become one of rock’s classic images.[22]
As punk rock grew in popularity, the Patti Smith Group toured the U.S. and Europe. The rawer sound of the group’s second album, Radio Ethiopia, reflected this. Considerably less accessible than Horses, Radio Ethiopia initially received poor reviews. However, several of its songs have stood the test of time, and Smith still performs them live.[23] She has said that Radio Ethiopia was influenced by the band MC5.[21]
On January 23, 1977, while touring in support of Radio Ethiopia, Smith accidentally danced off a high stage in Tampa, Florida, and fell 15-feet onto a concrete orchestra pit, breaking several cervical vertebrae.[24] The injury required a period of rest and physical therapy, during which she says she was able to reassess, reenergize, and reorganize her life.
The Patti Smith Group produced two further albums. Easter, released in 1978, was their most commercially successful record. It included the band’s top single “Because the Night“, co-written with Bruce Springsteen. Wave (1979) was less successful, although the songs “Frederick” and “Dancing Barefoot” received commercial airplay.[25]
Through most of the 1980s, Patti lived with her family in St. Clair Shores, Michigan, and was semi-retired from music. She ultimately moved back to New York City.
Michael Stipe of R.E.M. and Allen Ginsberg, whom she had known since her early years in New York City, urged her return to live music and touring. She toured briefly with Bob Dylan in December 1995, which is chronicled in a book of photographs by Stipe.[16]
In 1996, Smith worked with her long-time colleagues to record Gone Again, featuring “About a Boy”, a tribute to Kurt Cobain, the former lead singer of Nirvana who died by suicide in 1994.
On April 27, 2004, Smith released Trampin’, which included several songs about motherhood, partly in tribute to Smith’s mother, who died two years earlier. It was her first album on Columbia Records, which later became a sister label to her Arista Records, her previous label. Smith curated the Meltdown festival in London on June 25, 2005, in which she performed Horses live in its entirety for the first time.[29] This live performance was released later in 2004 as Horses/Horses.
On October 15, 2006, Smith performed a 3½-hour tour de force show to close out at CBGB, which was an immensely influential New York City live music venue for much of the late 20th and early 21st centuries. At the CBGB show, Smith took the stage at 9:30 p.m. (EDT) and closed her show a few minutes after 1:00 am. Her final song was “Elegie”, after which she read a list of punk rock musicians and advocates who had died in the previous years, representing the last public song and words performed at the iconic venue.[30]
On September 10, 2009, after a week of smaller events and exhibitions in Florence, Smith played an open-air concert at Piazza Santa Croce, commemorating her performance in the same city 30 years earlier.[31]
Smith’s 11th studio album, Banga, was released in June 2012. American Songwriter wrote that, “These songs aren’t as loud or frantic as those of her late 70s heyday, but they resonate just as boldly as she moans, chants, speaks and spits out lyrics with the grace and determination of Mohammad Ali in his prime. It’s not an easy listen—the vast majority of her music never has been—but if you’re a fan and/or prepared for the challenge, this is as potent, heady and uncompromising as she has ever gotten, and with Smith’s storied history as a musical maverick, that’s saying plenty.”[34]Metacritic awarded the album a score of 81, indicating “universal acclaim”.[35]
Also in 2012, Smith recorded a cover of Io come persona by Italian singer-songwriter Giorgio Gaber.[36][37]
In 2015, Smith wrote “Aqua Teen Dream” to commemorate the series finale of Aqua Teen Hunger Force. The vocal track was recorded in a hotel overlooking Lerici‘s Bay of Poets.[38] On September 26, 2015, Smith performed at the American Museum of Tort Law convocation ceremony.[39]
In 2016, Smith performed “People Have the Power” at Riverside Church in Manhattan to celebrate the 20th anniversary of Democracy Now, where she was joined by Michael Stipe. On December 10, 2016, Smith attended the Nobel Prize Award Ceremony in Stockholm on behalf of Bob Dylan, winner of the Nobel Prize in Literature, who could not be present due to prior commitments.
After the official presentation speech for the literary prize by Horace Engdahl, the perpetual secretary of the Swedish Academy, Smith sang the Dylan song “A Hard Rain’s a-Gonna Fall“.[41] She missung one verse, singing, “I saw the babe that was just bleedin’,” and was momentarily unable to continue.[42] After a brief apology, saying that she was nervous, she resumed the song and earned jubilant applause at its end.[43][44]
Patti Smith sulle biblioteche
Art and writings
In 1994, Smith began devoting time to what she terms “pure photography”, a method of capturing still objects without using a flash.[45]
From November 2006 to January 2007, an exhibition called ‘Sur les Traces’[46] at Trolley Gallery, London, featured polaroid prints taken by Smith and donated to Trolley to raise awareness and funds for the publication of Double Blind: Lebanon Conflict 2006, a book with photographs by Paolo Pellegrin, a member of Magnum Photos. She also participated in the DVD commentary for Aqua Teen Hunger Force Colon Movie Film for Theaters.
From March 28 to June 22, 2008, the Fondation Cartier pour l’Art Contemporain in Paris hosted a major exhibition of the visual artwork of Land 250, drawn from pieces created by Smith between 1967 and 2007.[47]
In 2010, Smith’s book Just Kids, a memoir of her time in Manhattan in the 1970s and her relationship with Robert Mapplethorpe, was published. The book won the National Book Award for Nonfiction later that year.[4][49] In 2018, a new edition of Just Kids, including additional photographs and illustrations, was published. Smith also headlined a benefit concert headed by bandmate Tony Shanahan, for Court Tavern in New Brunswick, New Jersey.[50] Smith’s set included “Gloria”, “Because the Night”, and “People Have the Power”.
In 2011, Smith announced the first museum exhibition of her photography in the U.S., Camera Solo. She named the project after a sign she saw in the abode of Pope Celestine V, which translates as “a room of one’s own”, and which Smith felt best described her solitary method of photography.[45] The exhibition featured artifacts that were everyday items or places of significance to artists Smith admires, including Rimbaud, Charles Baudelaire, John Keats, and William Blake. In February 2012, she was a guest at the Sanremo Music Festival.[51]
Also in 2011, Smith was working on a crime novel set in London. “I’ve been working on a detective story that starts at the St Giles in the Fields church in London for the last two years”, she told NME, adding that she “loved detective stories” and was a fan of British fictional detective Sherlock Holmes and U.S. crime author Mickey Spillane in her youth.[52][53]
In 2017, Smith appeared as herself in Song to Song opposite Rooney Mara and Ryan Gosling, directed by Terrence Malick.[55][56] She later made an appearance at the Detroit show of U2’s The Joshua Tree 2017 tour and performed “Mothers of the Disappeared” with the band.[57]
In 2019, Smith performed “People Have the Power” with Stewart Copeland and Choir! Choir! Choir! at Onassis Festival 2019: Democracy Is Coming. Later that year, she released her latest book, Year of the Monkey.[61] “A captivating, redemptive chronicle of a year in which Smith looked intently into the abyss”, stated Kirkus Reviews.[62]
One of the first musicians to reference Smith was Todd Rundgren. In the liner notes of his 1972 album Something/Anything?, Rundgren wrote that “Song of the Viking” was “written in the feverish grip of the dreaded ‘d’oyle carte,’ a chronic disease dating back to my youth. Dedicated to Miss Patti Lee Smith.” Seven years later, Rundgren produced the final Patti Smith Group album, Wave.[65]
Hole‘s “Violet“, released in 1994, features the lyrics, “And the sky was all violet / I want it again, but violent, more violent,” alluding to lyrics from Smith’s song “Kimberly”.[68] In 2010, Hole singer Courtney Love said that she considered Smith’s “Rock N Roll Nigger” the greatest rock song of all time,[69] and credited Smith as a major influence. Love received Smith’s album Horses in juvenile hall as a teenager, and “realized that you could do something that was completely subversive that didn’t involve violence [or] felonies. I stopped making trouble.”[70]
In 1998, Michael Stipe of R.E.M. published a collection of photos, titled Two Times Intro: On the Road with Patti Smith. Stipe sings backing vocals on Smith’s “Last Call” and “Glitter in Their Eyes”. Smith sang background vocals on R.E.M.‘s “E-Bow the Letter” and “Blue“.[71] A decade later, in 2008, Stipe say that Smith’s album Horses was one of his inspirations. “I decided then that I was going to start a band,” Stipe said about the impact of listening to Horses.[72]
In 2004, Shirley Manson of Garbage spoke of Smith’s influence on her in Rolling Stone‘s issue “The Immortals: 100 Greatest Artists of All Time”, in which Smith was ranked 47th.[74]The Smiths members Morrissey and Johnny Marr share an appreciation for Smith’s Horses, and revealed that their song “The Hand That Rocks the Cradle” is a reworking of one of the album’s tracks, “Kimberly”.[75] In 2004, Sonic Youth released an album called Hidros 3 (to Patti Smith).[76]
In 2005, U2 cited Smith as an influence.[77] The same year, Scottish singer-songwriter KT Tunstall released “Suddenly I See“, a single, as a tribute of sorts to Smith.[78] Canadian actor Elliot Page frequently mentions Smith as one of his idols and has done various photo shoots replicating famous Smith photos, and Irish actress Maria Doyle Kennedy often refers to Smith as a major influence.[79]
“She was the epitome of a literate, intelligent woman taking charge and being respected by her peers,” observed Maria McKee in 2005.[80]
In 2012, Madonna named Smith as one of her biggest influences.[81]
In 2012, Smith was awarded an honorary doctorate in fine arts from Pratt Institute in Brooklyn.[82] Following conferral of her degree, Smith delivered the commencement address[83] and played two songs along with long-time band member Lenny Kaye. In her Pratt Institute commencement address, Smith said that when she moved to New York City in 1967, she would never have been accepted into Pratt but most of her friends, including Mapplethorpe, were students at Pratt, and she spent countless hours on the Pratt campus. She added that it was through her friends and Pratt professors that she learned many of her own artistic skills.[84]
In 2018, the English band Florence and the Machine dedicated the High as Hope album song “Patricia” to Smith. The lyrics reference Smith as Florence Welch‘s “North Star”.[85] Canadian country musician Orville Peck cited Smith as having had a big impact on him, stating that Smith’s album Horses introduced him to a new and different way to make music.[86] Poetic singer songwriter Joustene Lorenz also cites Patti Smith as a ‘powerful influence’ on her life and music.[87]
In November 2020, Smith was set to receive the International Humanities Prize from Washington University in St. Louis in November 2020; however, the ceremony was canceled due to the COVID-19 pandemic.[88] In 2022, she was awarded an Honorary Doctor of Humane Letters from Columbia University.[89] Also in 2022, Smith was named an Officer of the French Legion of Honor (Officier de l’Ordre national de la Légion d’honneur). The award was presented to her at the “Night of Ideas” cultural celebration in Brooklyn, by the French ambassador to the United States, Philippe Étienne.[90]
I wrote both these songs directly in response to events that I felt outraged about. These are injustices against children and the young men and women who are being incarcerated. I’m an American, I pay taxes in my name and they are giving millions and millions of dollars to a country such as Israel and cluster bombs and defense technology and those bombs were dropped on common citizens in Qana. It’s terrible. It’s a human rights violation.
In a 2009 interview, Smith stated that Kurnaz’s family had contacted her and that she wrote a short preface for the book that he was writing,[100] which was released in March 2008.[101]
In March 2003, ten days after the murder of Rachel Corrie, Smith appeared in Austin, Texas and performed an anti-war concert, and subsequently wrote “Peaceable Kingdom”, a song inspired by and dedicated to Corrie.[102] In 2009, in her Meltdown concert in Festival Hall, she paid homage to the Iranians taking part in post-election protests by saying “Where is My Vote?” in a version of the song “People Have the Power”.[103]
In 2015, Smith appeared with Nader, spoke and performed the songs “Wing” and “People Have the Power” during the American Museum of Tort Law convocation ceremony in Winsted, Connecticut.[104] In 2016, Smith spoke, read poetry, and performed several songs along with her daughter Jesse at Nader’s Breaking Through Power conference at DAR Constitution Hall in Washington, D.C.[105]
In 2020, Smith contributed signed first-edition copies of her books to the Passages bookshop in Portland, Oregon after the store’s valuable first-edition and other books by various authors were stolen in a burglary.[111] Smith regards climate change as the predominant issue of our time, and performed at the opening of COP26 in 2021.[112]
On February 24, 2022, Smith performed at The Capitol Theatre (Port Chester, New York) for the first time,[114] saying, “I would be lying if I said I wasn’t affected by what is happening in the world” referencing the Russian invasion of Ukraine earlier that day. “Peace as we know it is over in Europe”, she said.[115] “This is what I heard in my sleep and goes through my head all day all night long like a tragic hit song. A raw translation of the Ukrainian anthem that the people are singing through defiant tears”, she wrote on Instagram on March 6, 2022.[116]
Beliefs
Religion
Smith was raised a Jehovah’s Witness and had a strong religious upbringing and a Biblical education. She says she left organized religion as a teenager because she found it too confining. This experience inspired her lyrics, “Jesus died for somebody’s sins, but not mine”, which appear on her cover version of “Gloria” by Them.[117] She has described having an avid interest in Tibetan Buddhism around the age of 11 or 12, saying “I fell in love with Tibet because their essential mission was to keep a continual stream of prayer,” but that as an adult she sees clear parallels between different forms of religion and has concluded that religious dogmas are “…man-made laws that you can either decide to abide by or not.”[21]
In 2014, she was invited by Pope Francis to play at Vatican Christmas concert.[118] “It’s a Christmas concert for the people, and it’s being televised. I like Pope Francis and I’m happy to sing for him. Anyone who would confine me to a line from 20 years ago is a fool! I had a strong religious upbringing, and the first word on my first LP is Jesus. I did a lot of thinking. I’m not against Jesus, but I was 20 and I wanted to make my own mistakes and I didn’t want anyone dying for me. I stand behind that 20-year-old girl, but I have evolved. I’ll sing to my enemy! I don’t like being pinned down and I’ll do what the fuck I want, especially at my age…oh, I hope there’s no small children here!” she said.[119]
In 2021, she performed at the Vatican again, telling Democracy Now! that she studied Francis of Assisi when Pope Benedict XVI was still the pope. Smith called Francis of Assisi “truly the environmentalist saint” and said that despite not being a Catholic, she had hoped for a pope named Francis.[120]
Feminism
According to biographer Nick Johnstone, Smith has often been “revered” as a “feminist icon”,[121] including by The Guardian journalist Simon Hattenstone in a 2013 profile on the musician.[122]
In 2014, Smith offered her opinion on the sexualization of women in music. “Pop music has always been about the mainstream and what appeals to the public. I don’t feel it’s my place to judge.” Smith historically and presently declines to embrace feminism, saying, “I have a son and a daughter, people always talk to me about feminism and women’s rights, but I have a son too—I believe in human rights.”[123]
In 2015, writer Anwen Crawford observed that Smith’s “attitude to genius seems pre-feminist, if not anti-feminist; there is no democratizing, deconstructing impulse in her work. True artists, for Smith, are remote, solitary figures of excellence, wholly dedicated to their art.”[124]
In 2024, Smith, along with Yoko Ono and Sandra Bloodworth, was awarded the Municipal Art Society of New York’s highest honor, the Jaqueline Kennedy Onassis Medal. The Medal is awarded annually to individuals who, through vision, leadership, and philanthropy, have made a lasting contribution to New York City.[129]
In 1967, 20-year-old Smith left Glassboro State College (now Rowan University) and moved to Manhattan, where she began working at Scribner’s bookstore with friend and poet Janet Hamill. On April 26, 1967, at age 20, Smith gave birth to her first child, a daughter, and placed her for adoption.[15]
While working at the bookstore she met photographer Robert Mapplethorpe, with whom she began an intense romantic relationship, which was tumultuous as the pair struggled with poverty and Mapplethorpe’s sexuality. Smith used Mapplethorpe’s photographs of her as covers for her albums, and she wrote essays for several of his books, including his posthumous Flowers, at his request.[130] The two remained friends until Mapplethorpe’s death in 1989.[131]
Smith considers Mapplethorpe to be among the most influential and important people in her life. She calls him “the artist of my life” in her book Just Kids, which tells the story of their relationship. Her book and album The Coral Sea is an homage to Mapplethorpe.
In 1979, at approximately age 32, Smith separated from her long-time partner Allen Lanier and met Fred “Sonic” Smith, the former guitar player for Michigan-based rock band MC5 and Sonic’s Rendezvous Band. Like Patti, Fred adored poetry. “Dancing Barefoot”, which was inspired by Jeanne Hébuterne and her tragic love for Amedeo Modigliani, and “Frederick” were both dedicated to him.[132] A running joke at the time was that she married Fred only because she would not have to change her name.[133] They had a son, Jackson (b. 1982), who went on to marry Meg White, drummer for The White Stripes, from 2009 to 2013,[134] and a daughter, Jesse Paris (b. 1987), who is a musician and composer.[135]
Fred Smith died of a heart attack on November 4, 1994. Shortly afterward, Patti faced the unexpected death of her brother Todd.[13]
Letizia Battaglia, la più celebre fotografa italiana-
Letizia Battaglia
Il 5 marzo 1935 nasce Letizia Battaglia, la più celebre fotografa italiana. Celebre più all’estero che nei nostri confini, e questo è un grande classico nostrano: non saper riconoscere e premiare il talento. Figuriamoci se poi fa un mestiere difficile, il fotografo, e se per di più è donna. Quindi fotografa.
Letizia Battaglia è nata a Palermo. La Sicilia sembra andarle stretta, e invece sarà il destino di una vita. Si sposa giovanissima, scappa a Milano, collabora con giornali e riviste scandalose per l’epoca, come “Le Ore”. Impara a scrivere reportage, ma soprattutto impara e perfeziona la sua tecnica fotografica.
Ma Palermo è nel suo destino. Il direttore de “L’Ora” la reclama e dai primi anni ’70 diventa la testimone di una lunga stagione: stagione di morti ammazzati, di bambini che giocano allo Zen o in qualche altra periferia, di donne che faticano in casa, di boom edilizio.
Letizia è sempre lì, in prima fila a raccontare per immagini ciò che nemmeno le parole possono più fare. Una società schiacciata dal fenomeno mafioso, tarpata nel suo volo da una cappa viscosa e invisibile. E i suoi scatti prediligono le figure femminili, le donne di Sicilia nelle loro strade, nei mercati, nei loro lutti continui a causa della mattanza che in quegli anni causerà più di mille vittime di mafia. Nel 1979 è cofondatrice del centro di documentazione Giuseppe Impastato. Nel 1985 è la prima donna europea a ricevere il premio Eugene Smith a New York, primo di una lunga serie di riconoscimenti.
Racconta la mafia in tutta la sua cruda violenza, la porta nella casa dei siciliani prima, del resto d’Italia poi. Suo è lo splendido scatto in bianco e nero di Rosaria, la vedova di Vito Schifani, uno degli agenti di Falcone, saltato in aria a Capaci. In una intervista ha descritto le battaglie della sua vita: «Mio padre non capiva cosa fosse un essere umano donna. Mi trovavo all’interno di una società dove una donna non veniva considerata, ho attraversato tutto questo mentre ancora si doveva lottare. Queste lotte le ho fatte prettamente da sola, senza percepire che fosse una lotta giusta, è stato molto complicato uscirne indenne».
Mezzo secolo fa si suicidava Diane Arbus, la fotografa ribelle che “catturò” il lato oscuro dell’America- Articolo di Roberto Zadik
Personaggio estremamente tormentato e stimolante, la fotografa ebrea newyorchese di origini russe Diane Arbus oltrepassò i confini della fotografia. Le sue immagini ancora oggi colpiscono per la dolente espressività che le caratterizza, per lo sguardo lucido e poetico e il realismo del ritratto etico e sociale della “sua” America con cui questa artista vissuta solo 48 anni e suicidatasi il 26 luglio 1971, ha saputo rappresentare gli emarginati, i deboli, così come il mondo ebraico cui apparteneva e con il quale ebbe un rapporto profondo e conflittuale. Diane Nemerov, questo il suo vero nome prima di sposare il collega e correligionario Allan Arbus che le darà due figlie – prima di separarsi nel 1958 e divorziare nel 1969 -, nacque da una famiglia estremamente benestante, proprietaria di una catena di grandi magazzini. Ma come i cantautori Bob Dylan e Lou Reed, Arbus fu la figlia ribelle di un contesto estremamente “borghese”, attratta dal lato oscuro dell’America.
Icona della sua New York,di origine ebraico-askenazita, estremamente vitale e anticonformista, si consumò fra entusiasmi e depressioni per dedicarsi alla sua passione per la fotografia e l’indagine etica e psicologica compiuta attraverso il suo obbiettivo. Appartenente alla vasta schiera dei fotografi ebrei del Novecento, da Richard Avedon, all’ungherese Robert Capa, al tedesco Helmut Newton, questa artista si differenzia da tutti, con quella ricerca del diverso, dell’eccentrico e dell’anomalo che sembra essere una sua costante.
Nata il 14 marzo 1923, sposatasi a soli 18 anni, il sito theartstory.org descrive la sua infanzia estremamente solitaria, accudita da governanti e baby sitter mentre suo padre era impegnato negli affari e la madre soffriva di gravi depressioni. La sua carriera cominciò negli anni ’40 mentre l’ebraismo europeo veniva devastato dalla Shoah, lavorando assieme al marito, fotografando le modelle procurate dal padre David e dedicandosi con tale dedizione alle sue passioni artistiche da abbandonare anche l’università. Sempre più intenzionata a diventare una grande fotografa, cercò di affinare la sua tecnica al fianco di una professionista come Lisette Model, trascurando la famiglia e il maritò con il quale resterà in buoni rapporti anche dopo la separazione, per gettarsi nel lavoro e nella carriera.
Curiosa della vita e del mondo, dagli anni ’60 la sua personalità di artista indipendente e eccentrica emerse in tutto il suo talento stimolato dalla vivace atmosfera creativa e contestataria dell’era hippie e delle manifestazioni pacifiste contro la Guerra del Vietnam che la videro sempre in prima fila. Costantemente a caccia di stranezze e tortuosità, la Arbus frequentava gli ambienti più disparati. Dalle sfilate di moda, ai circhi, dalle gang giovanili delle strade, alle competizioni di body building e il suo occhio era costantemente puntato sull’essere umano in tutte le sue sfaccettature.
Come evidenzia il sito jewishvirtuallibrary.org, nella sua luminosa carriera la talentuosa fotografa collaborò e strinse amicizia con vari colleghi e collaboratori ebrei. Sempre in cerca di stimoli e di nuove avventure, collaborò con l’artista Marvin Israel direttore artistico della rivista Harper’s Bazaar; fu un rapporto molto stretto ed egli divenne il suo mentore, come era stata già Lisette Model; incontrò il regista e fotografo Stanley Kubrick, i grandi scrittori Norman Mailer e Tom Wolfe, scattando immagini a vari soggetti appartenenti al mondo ebraico delle sue origini. Istantanee estremamente espressive come Coppia di ebrei danzanti che ritrae due anziani felici mentre ballano assieme, la foto alle due gemelle ebree identiche fra loro e soprattutto Il gigante ebreo in cui fotografò l’intrattenitore israeliano naturalizzato americano Eddie Carmel. Un’immagine inquietante in cui Carmel, affetto da gigantismo e figlio di una famiglia ebraica ortodossa polacca, viene rappresentato in tutta la sua figura altissima e massiccia, nipote di uno dei rabbini più alti d’Europa, mentre sovrasta i due genitori, parlando con loro. Morto a soli 36 anni per infarto, Oded Ha Carmeli, questo il suo nome di nascita, divenne un vero fenomeno collaborando per vari film e spettacoli, attirando la curiosità della Arbus sempre pronta a ritrarre personaggi stravaganti e fuori dagli schemi. Carmel e la Arbus morirono a un anno di distanza uno dall’altra e, come sottolinea un articolo del 2014 sul sito del New York Times, questa foto, scattata nel 1970, fu una delle sue ultime immagini. Dilaniata dal suo “male di vivere”, dal super lavoro, in crisi esistenziale nonostante il successo e i prestigiosi riconoscimenti, ricevette due volte il Premio Guggenheim, la Arbus si tolse la vita, ingerendo sonniferi per poi tagliarsi le vene, finì i suoi giorni improvvisamente, in quel luglio 1971 in cui tre settimane prima morì la rockstar Jim Morrison. Stando allo stesso articolo pubblicato dal New York Times il 13 aprile 2014, Carmel “il gigante” invitato al talk show presentato da Richard Lamparski le dedicò una struggente poesia pochi mesi dopo la sua morte.
Sara Parcak ha inventato l’archeologia spaziale, utilizzando immagini satellitari per cercare indizi dei luoghi perduti delle civiltà passate, cambiando il modo di studiare le rovine del mondo antico. Dal suo laboratorio in Alabama, sfruttando le mappe dei satelliti, questa trentasettenne ha già scandagliato mille tombe, 17 piramidi, scovato insediamenti di cui si ignorava persino l’esistenza. Il suo lavoro aiuterà ora a ricostruire Palmira, distrutta dall’Isis nella Siria in guerra.
La rivoluzione tecnologica nell’archeologia dai tempi di Indiana Jones
Ammettiamolo, Indiana Jones era un archeologo piuttosto scarso. Distruggeva i suoi siti, usava una frusta al posto di una spatola ed era più probabile che uccidesse i suoi colleghi piuttosto che scrivere insieme a loro resoconti archeologici.
Indipendentemente da ciò, “I predatori dell’arca perduta”, che ha festeggiato il suo 30° anniversario lo scorso 12 giugno, ha reso affascinante lo studio del passato per una intera generazione di scienziati.
Gli archeologi moderni che si sono ispirati ai “predatori” hanno però fortunatamente imparato dagli errori del dottor Jones, e ora utilizzano tecnologie avanzate come le immagini satellitari, la mappatura laser aerea, robot e scanner medici. Niente più fruste scientificamente inutili.
Tali innovazioni hanno permesso agli archeologi di individuare dallo spazio piramidi sepolte, creare mappe 3-D di antiche rovine Maya dal cielo, esplorare i relitti di navi romane e trovare prove di malattie al cuore in mummie di 3.000 anni. La maggior parte di questi strumenti proviene da settori quali biologia, chimica, fisica o ingegneria, così come da gadget commerciali, tra cui GPS, portatili e smartphone.
“Se scaviamo parte di un sito, lo distruggiamo”, dice David Hurst Thomas, curatore di antropologia al Museo americano di storia naturale di New York. “La tecnologia ci permette di scoprire molto di più prima ancora di entrare, come i chirurghi che fanno uso di TAC e risonanza magnetica”.
Gli archeologi hanno sfruttato queste tecnologie per scoprire antichi siti di interesse più facilmente che mai. Si può scavare con maggiore fiducia e meno danni collaterali, applicare le più recenti tecniche di laboratorio su antichi manufatti o resti umani, e datare meglio persone o oggetti.
Sarah Parcak Archeologo-studia-una-delle-immagini-satellitari-university-of-alabama-at-birmingham.
I satelliti indicano il luogo
Una delle rivoluzioni in corso nell’archeologia si basa sui satelliti in orbita sopra la Terra. Sarah Parcak, egittologa presso l’University of Alabama a Birmingham, e un team internazionale hanno recentemente usato immagini satellitari a raggi infrarossi per scrutare fino a 10 metri al di sotto del deserto egiziano. Hanno trovato migliaia di nuovi siti tra cui, credono, 17 piramidi.
Le immagini rivelano inoltre strade sepolte e case dell’antica città egizia di Tanis, un noto sito archeologico presente anche ne “I predatori dell’arca perduta” tre decenni fa. “Ovviamente, non zoommiamo le immagini satellitari per trovare l’Arca dell’Alleanza e il Pozzo delle Anime”, rassicura la Parcak.
Anche le immagini satellitari ordinarie di Google Earth sono utili. Molti dei siti egizi contengono sepolti edifici in mattoni di fango che si sgretolano nel tempo e si mescolano con la sabbia o il limo. Quando piove, i suoli con i mattoni di fango trattengono l’umidità più a lungo e appaiono scoloriti nelle foto satellitari.
“In passato, sarei saltato su una Land Rover e sarei andato a vedere un possibile sito”, dice Tony Pollard, direttore del Centre for Battlefield Archaeology presso l’Università di Glasgow in Scozia. “Ora, prima di fare questo, vado su Google Earth”.
Sara Parcak -Il-georadar-professional-images
Scavando facendo meno danni
Strumenti come il georadar possono anche aiutare gli archeologi a evitare di distruggere dati preziosi quando scavano antichi siti, spiega Thomas. “Molte tribù di nativi americani sono molto interessate nel telerilevamento che non è invasivo né distruttivo, perché a molti non piace l’idea di disturbare i morti o i resti sepolti”.
I magnetometri sono in grado di distinguere tra metalli sepolti, rocce e altri materiali in base alle differenze nel campo magnetico della Terra. I rilevamenti della resistività del terreno trovano invece gli oggetti in base alle variazioni della velocità della corrente elettrica.
Sara Parcak rilevamento-della-resistivita-elettrica-wiki
Dare una spolverata a vecchie ossa
Una volta che gli oggetti o le ossa sono riportati alla luce, gli archeologi possono consegnarli al laboratorio per un’analisi forense che impressionerebbe qualsiasi agente di CSI. Le scansioni con tomografia computerizzata comunemente utilizzate in medicina hanno rivelato arterie bloccate in una principessa egizia che finì mummificata 3.500 anni fa.
Questa tecnica è stata usata per identificare le origini di decine di soldati trovati in una fossa comune di 375 anni in Germania. “Alcuni venivano dalla Finlandia, alcuni dalla Scozia”, dice Pollard.
Sara Parcak -dr-michael-miyamoto-university-of-california
“Quando ero un cattivo ragazzo e andai a fare archeologia invece di medicina, mia
Sara Parcak -caracol-archaeological-project4
madre pensò che avrei speso tutto il mio tempo nel passato”, dice Thomas. “Ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità; facciamo tutto il possibile per tenerci al passo con la tecnologia”.
Per il momento la tecnologia non eliminerà il bisogno di scavare, dicono gli archeologi. Ma se quel giorno arrivasse, “l’archeologia diventerebbe molto più noiosa”, afferma Pollard. E non è il solo a pensarlo.
“Va molto bene usare le immagini satellitari, ma fino a quando non vai sul campo sei bloccato in laboratorio”, conclude la Parcak. “È una costante nell’archeologia; devi scavare ed esplorare.”
Adélia Luzia Prado de Freitas, meglio conosciuta come Adélia Prado (Divinópolis, 13 dicembre 1935), è una poetessa, docente e filosofa brasiliana che si rifà al modernismo. Una delle caratteristiche del suo stile è il fatto di parlare del quotidiano con perplessità e incanto, guidato dalla fede cristiana. Nel 1976, invia il manoscritto di Bagagem ad Affonso Romano de Sant’Anna, colonnista di critica letteraria per Jornal do Brasil, il quale rimanendo colpito li invia a Carlos Drummond de Andrade, che spinge la pubblicazione del libro dall’Editora Imago. Da docente insegna per 24 anni, fino a quando si dedica interamente alla scrittura. Una moglie, una madre e una donna di casa, Adélia, grazie al suo ingresso nella letteratura brasiliana, fa sì che la figura della donna acquisti valore come essere pensante.
Adelia Prado
O sonho encheu a noite
Extravasou pro meu dia
Encheu minha vida
E é dele que eu vou viver
Porque sonho não morre.
Adélia Prado
Il sogno ha riempito la notte
Estravaso dalla mia giornata
Mi ha riempito la vita
Ed è lui che vivrò
Perché il sogno non muore.
Adélia Prado
Adélia costuma dizer que o cotidiano é a própria condição da literatura. Morando na pequena Divinópolis, cidade com aproximadamente 200.000 habitantes, estão em sua prosa e em sua poesia temas recorrentes da vida de província, a moça que arruma a cozinha, a missa, um certo cheiro do mato, vizinhos, a gente de lá.
Adelia dice spesso che la quotidianità è la condizione stessa della letteratura. Vivendo nella piccola Divinopolis, città di circa 200.000 abitanti, sono nella sua prosa e nella sua poesia temi ricorrenti della vita di provincia, la signora che sistema la cucina, la messa, un certo odore di cespuglio, vicini di casa, gente di là.
Adélia Prado
BALÉ
– A Imagem Refletida – Balé do Teatro Castro Alves – Salvador – Bahia – Direção Artística de Antônio Carlos Cardoso. Poema escrito por Adélia Prado especialmente para a composição homônima de Gil Jardim.
Vem de antes do sol
A luz que em tua pupila me desenha.
Aceito amar-me assim
Refletida no olhar com que me vês.
Ó ventura beijar-te,
espelho que premido não estilhaça
e mais brilha porque chora
e choro de amor radia.
(Divinópolis, 1998).
Adélia Prado
BALLET
– L’immagine riflessa – Balletto del Teatro Castro Alves – Salvador – Bahia – Direzione artistica di Antonio Carlos Cardoso. Poesia scritta da Adelia Prado appositamente per l’omonima composizione di Gil Garden.
Viene da prima del sole
La luce che nella tua pupilla mi disegna.
Accetto di amarmi così
Riflesso nello sguardo con cui mi vedi.
Oh ventura baciarti,
specchio che premuto non si frantuma
e più brilla perché piange
e piango d’amore radia.
(Divinopolis, 1998).
Dia
As galinhas com susto abrem o bico
e param daquele jeito imóvel
– ia dizer imoral –
as barbelas e as cristas envermelhadas,
só as artérias palpitando no pescoço.
Uma mulher espantada com sexo:
mas gostando muito.
– Adélia Prado
Adélia Prado
Giorno
Le galline spaventate aprono il becco
e si fermano in quel modo immobile
– stavo per dire immorale –
le barbe e le creste rosse,
solo le arterie che palpitano sul collo.
Una donna stupita dal sesso:
ma mi piace molto
– Adélia Prado
Adélia Prado
Testo estratto dal libro “Filandras”, Editore Record – Rio de Janeiro, 2001, pag. 111.
La mia anima è in difficoltà, tentata dalla tristezza e dalla sua raffinatezza. Mio padre morto non lo ripeterà quest’anno: “Niente come un pollo con riso dopo la messa”. Mia sorella piange perché suo marito è legato con i soldi e lei voleva davvero comprare qualche festa, qualche regalino in più, la vita, e lui trova tutto sciocco e vuole solo riempire il frigorifero con mortadella e birra. Forse per questo o perché mi sono trovata troppo vecchia nello specchio del negozio, ho difficoltà ad aiutare Coralia. Vorrei tanto piangere, sto piangendo davvero, alla vigilia della nascita del Signore, io che tremo appena nati. Sto trovando il mondo triste, volendo mamma e papà, anch’io Coralia ha detto: sei così creativa! E lo sono davvero, potrei inventarmi una sofferenza così insopportabile da appassire tutto intorno a me. Ma non voglio. E anche se volessi, per destino, non posso. Questo muschio tra le pietre non consente, è troppo verde E questa sabbia. Sono troppo carini! A mezzanotte arriva il ragazzo, a mezzanotte in punto. Fodero il sonno di paglia. Arriva, le cose lo sanno, perché pulsano, le pecore di gesso, la stella di brillantini, la laguna fatta di specchi. Farò le ghirlande per Coralia adornare il tuo negozio. Le radiazioni della “luce che non ferisce gli occhi” si fanno strada tra le macerie, avanza impercettibile e i ruvidi, anche i ruvidi, bagnati. Sfoco un po’ lo sguardo e c’è l’aureone, la chiarezza attesa, a Coralia, a Giovanna con suo marito e in me, anche in me che scelgo di bere il vino della gioia, perché da questo luogo, dove “il leone mangia la paglia con il bue”, questa certezza mi prende: “uno piccolo ragazzo ci condurrà”.
Presso il Presepe- Adelia Prado
Testo estratto dal libro “Filandras”, Editore Record – Rio de Janeiro, 2001, pag. 111.
Adélia Prado
· ” Dona Doida “
Uma vez, quando eu era menina, choveu grosso
com trovoadas e clarões, exatamente como chove agora.
Quando se pôde abrir as janelas,
as poças tremiam com os últimos pingos.
Minha mãe, como quem sabe que vai escrever um poema,
decidiu inspirada: chuchu novinho, angu, molho de ovos.
Fui buscar os chuchus e estou voltando agora,
trinta anos depois. Não encontrei minha mãe.
A mulher que me abriu a porta, riu de dona tão velha,
com sombrinha infantil e coxas à mostra.
Meus filhos me repudiaram envergonhados,
meu marido ficou triste até a morte,
eu fiquei doida no encalço.
Só melhoro quando chove.
– Adélia Prado
O texto acima foi extraído do livro “Poesia Reunida”, Editora Siciliano – 1991, São Paulo, página 108.
Adélia Prado
“Dona pazza”
Una volta, quando ero bambina, pioveva forte
con temporali e lampi, esattamente come piove ora.
Quando si è potuto aprire le finestre,
le pozzanghere tremavano con le ultime gocce.
Mia madre come chi sa che scriverà una poesia
ha deciso ispirato: nuovissimo chuchu, angu, salsa all’uovo.
Sono andato a prendere i chuchus e sto tornando ora,
trent’anni dopo Non ho trovato mia madre.
La donna che mi ha aperto la porta, ha riso di una donna così vecchia,
con ombrello per bambini e cosce in vista.
I miei figli mi hanno ripudiato in vergogna,
mio marito era triste fino alla morte,
Sono impazzito a cercare
Miglioro solo quando piove
– Adélia Prado
Il testo sopra è stato estratto dal libro “Poesia riunita”, Editore Siciliano – 1991, San Paolo, pagina 108.
·
Texto extraído do livro “Quero minha mãe”, Editora Record – Rio de Janeiro, 2005, pág. 41.
Adélia Prado
Quero minha mãe
Abel e eu estamos precisando de férias. Quando começa a perguntar quem tirou de não sei onde a chave de não sei o quê, quando já de manhã espero não fazer comida à noite, estamos a pique de um estúpido enguiço. Sou uma pessoa grata? Às vezes o que se nomeia gratidão é uma forma de amarra. Entendo amor ao inimigo, mas gratidão o que é? Tenho problemas neste particular. Se aviso: passo na sua casa depois do almoço, acrescento logo se Deus quiser, não sendo grata, temo que me castigue com um infortúnio. Bajulo Deus, esta é a verdade, tenho o rabo preso com Ele, o que me impede de voar. Como posso alçar-me com Ele grudado à cauda? Uma esquizofrenia teológica, eu sei, quando fica tudo confuso assim, meu descanso é recolher-me como um tatu-bola e repetir até passar a crise, Senhor, tem piedade de mim. Até em sonhos repito, Senhor, tem piedade de mim, é perfeito. Sensação de confinamento outra vez, minha pele, minha casa, paredes, muro, tudo me poda, me cerca de arame farpado. Coitada da minha mãe, devia estar nesta angústia no dia em que me atingiu: “trem ordinário” Com certeza não suportava a idéia, o fardo de ter-que-dar-conta-daquela-roupa-de-graxa-do-meu-pai, daquele caldo escuro na bacia, fedendo a sabão preto e ela querendo tempo pra ler, ainda que pela milésima vez, meu manual de escola, o ADOREMUS, a REVISTA DE SANTO-ANTONIO. Mãe, que dura e curta vida a sua. Me interditou um reloginho de pulso, mas não teve meios de me proibir ficar no barranco à tarde, vendo os operários saírem da oficina, sabia que eu saberia o motivo. Duas mulheres, nos comunicávamos. Tá alegre, mãe? A senhora não liga de ficar em casa, não? Posso ir no parque com a Dorita? Vai chamar tia Ceição pra conversar com a senhora? Nem na festa da escola, nem na parada pra ver eu carregar a bandeira ela não foi. Não dava para ir de “mantor” porque era de dia com sol quente, gastei cinqüenta anos pra entender. Teve uma lavadeira, a Tina do Moisés, que ela adorava e tratava como rainha. Sua roupa acostumou comigo, Clotilde, nem que eu queira, não consigo largar. Foi um tempo bom de escutar isto, descansei de vê-la lavando roupa com o olhar perdido em outros sítios, sentindo e querendo, com toda certeza, o que qualquer mulher sente e quer, mesmo tendo lavadeira e empregada. Tenho sonhado com a mãe tomando conta de mim, me protegendo os namoros, me dando carinho, deixando, de cara alegre, meus peitinhos nascerem e até perguntando: está sentindo alguma dor, Olímpia? É normal na sua idade. Com certeza aprendeu, nas prédicas às Senhoras do Apostolado, como as mães cristãs deviam orientar suas filhas púberes. Te explico, Olímpia, porque pode te acontecer na escola, não precisa levar susto, não é sangue de doença. Achei minha mãe bacana, uma palavra ainda nova que só os moleques falavam. Coitadas da Graça e da Joana, que nem isso ganharam dela. Morreu antes de me ensinar a lidar com as incômodas e trabalhosas toalhinhas. mãe, mãezinha, mamãezinha, mamãe, e o reino do céu é um festim, quem escondeu isto de você e de mim?
– Adélia Prado
Texto extraído do livro “Quero minha mãe”, Editora Record – Rio de Janeiro, 2005, pág. 41.
Voglio la mia mamma
Io e Abel abbiamo bisogno di una vacanza Quando inizi a chiedere chi ha preso da non so dove la chiave di non so cosa, quando già al mattino spero di non cucinare la sera, siamo in giro per uno stupido maialino. Sono una persona grata? A volte ciò che si chiama gratitudine è una forma di legatura. Capisco l’amore per il nemico, ma la gratitudine cos’è? Ho dei problemi in questo privato. Vi avverto: passo a casa vostra dopo pranzo, aggiungo subito se Dio vuole, non essendo grato, temo che mi punisca con una sfortuna. Dio lusinghiero, questa è la verità, ho il sedere incastrato con Lui, il che mi impedisce di volare. Come posso stare con Lui attaccato alla coda? Una schizofrenia teologica, lo so, quando tutto si confonde così, il mio riposo è raccogliermi come un tatu-palla e ripeterlo fino alla crisi, Signore, abbi pietà di me. Anche nei sogni ripeto, Signore, abbi pietà di me, è perfetto. Sensazione di reclusione ancora, la mia pelle, la mia casa, i muri, il muro, tutto mi pota, mi circonda di filo spinato. Povera mia madre, dovrei essere in questa angoscia il giorno in cui mi ha colpito: “treno ordinario” Di sicuro non sopportavo l’idea, il peso di dover-dare-conto-di quel-vestito di levasso di mio padre, di quel brodo scuro nella bacinella, puzza di sapone nero e lei che vuole tempo per leggere, anche se per la millesima volta, il mio manuale di scuola, l’ADOREMUS, la RIVISTA DI SANT’ANTONIO Mamma, che dura e breve vita la tua. Mi ha vietato un orologio da polso, ma non ha avuto modo di vietarmi di stare al barcone il pomeriggio a guardare gli operai lasciare l’officina, sapeva che avrei saputo il motivo. Due donne, comunicavamo. Sei felice, mamma? La signora non le importa di stare a casa, vero? Posso andare al parco con Dorita? Chiamerai zia Ceizione per parlare con la signora? Né alla festa della scuola, né alla parata per vedermi portare la bandiera, lei non c’è andata. Non potevo fare il “mantore” perché era giorno con il sole caldo, ho speso cinquant’anni per capire. C’era una lavandaia, la Tina di Mosè, che lei amava e trattava come una regina. Il tuo vestito mi ha abituato, Clotilde, anche se lo voglio, non riesco a lasciarlo andare. È stato un bel momento per ascoltarlo, mi sono riposato nel vederla fare il bucato con lo sguardo perso altrove, sentendo e volendo, sicuramente, quello che ogni donna sente e vuole, anche se ha lavandaia e una cameriera. Ho sognato che mamma si prendesse cura di me, mi proteggeva gli appuntamenti, mi dava affetto, lasciandomi nascere, con un viso allegro, le mie tette e mi chiedevano anche: stai provando dolore, Olimpia? È normale alla tua età. Sicuramente hai imparato, nelle prediche delle signore dell’Apostolato, come le madri cristiane dovrebbero guidare le loro figlie pubere. Te lo spiego Olimpia perché può capitare a scuola, non devi spaventarti, non è sangue di malattia. Ho trovato mia madre figa, una parola ancora giovane che solo i ragazzi parlavano. Povere Grazia e Giovanna, che non l’hanno battuta nemmeno quella. È morto prima di insegnarmi a gestire le fastidiose e le fastidiose salviette. mamma mamma mamma mamma mamma e il regno del cielo è una festa chi l’ha nascosto a me e a te?
– Adelia Prado
Testo estratto dal libro “Voglio mia madre”, Record Editore – Rio de Janeiro, 2005, pag. 41.
Adélia Prado
Com licença poética
Quando nasci um anjo esbelto,
desses que tocam trombeta, anunciou:
vai carregar bandeira.
Cargo muito pesado pra mulher,
esta espécie ainda envergonhada.
Aceito os subterfúgios que me cabem,
sem precisar mentir.
Não sou feia que não possa casar,
acho o Rio de Janeiro uma beleza e
ora sim, ora não, creio em parto sem dor.
Mas o que sinto escrevo. Cumpro a sina.
Inauguro linhagens, fundo reinos
— dor não é amargura.
Minha tristeza não tem pedigree,
já a minha vontade de alegria,
sua raiz vai ao meu mil avô.
Vai ser coxo na vida é maldição pra homem.
Mulher é desdobrável. Eu sou.
Con permesso poetico
Quando sono nato un angelo snello,
di quelli che suonano la tromba, ha annunciato:
vai a portare bandiera.
Un posto molto pesante per una donna,
questa specie ancora vergognata.
Accetto i sotterfugi che mi stanno bene,
senza dover mentire.
Non sono brutta che non posso sposarmi,
Trovo Rio de Janeiro una bellezza e
Bene sì, ora no, credo nel parto senza dolore.
Ma quello che sento lo scrivo. Faccio il destino.
Inauguro le stirpe, i regni di fondo
— il dolore non è amarezza.
La mia tristezza non ha pedigree,
già la mia voglia di gioia,
la tua radice va a mio nonno mille
Sarà zoppo nella vita è una maledizione per gli uomini.
Le donne sono pieghevoli Lo sono.
·
Com licença poética
Quando nasci um anjo esbelto,
desses que tocam trombeta, anunciou:
vai carregar bandeira.
Cargo muito pesado pra mulher,
esta espécie ainda envergonhada.
Aceito os subterfúgios que me cabem,
sem precisar mentir.
Não sou feia que não possa casar,
acho o Rio de Janeiro uma beleza e
ora sim, ora não, creio em parto sem dor.
Mas o que sinto escrevo. Cumpro a sina.
Inauguro linhagens, fundo reinos
— dor não é amargura.
Minha tristeza não tem pedigree,
já a minha vontade de alegria,
sua raiz vai ao meu mil avô.
Vai ser coxo na vida é maldição pra homem.
Mulher é desdobrável. Eu sou.
Con permesso poetico
Quando sono nato un angelo snello,
di quelli che suonano la tromba, ha annunciato:
vai a portare bandiera.
Un posto molto pesante per una donna,
questa specie ancora vergognata.
Accetto i sotterfugi che mi stanno bene,
senza dover mentire.
Non sono brutta che non posso sposarmi,
Trovo Rio de Janeiro una bellezza e
Bene sì, ora no, credo nel parto senza dolore.
Ma quello che sento lo scrivo. Faccio il destino.
Inauguro le stirpe, i regni di fondo
— il dolore non è amarezza.
La mia tristezza non ha pedigree,
già la mia voglia di gioia,
la tua radice va a mio nonno mille
Sarà zoppo nella vita è una maledizione per gli uomini.
Le donne sono pieghevoli Lo sono.
·
Adélia Prado
Adélia Luzia Prado de Freitas, meglio conosciuta come Adélia Prado (Divinópolis, 13 dicembre 1935), è una poetessa, docente e filosofa brasiliana che si rifà al modernismo. Una delle caratteristiche del suo stile è il fatto di parlare del quotidiano con perplessità e incanto, guidato dalla fede cristiana. Nel 1976, invia il manoscritto di Bagagem ad Affonso Romano de Sant’Anna, colonnista di critica letteraria per Jornal do Brasil, il quale rimanendo colpito li invia a Carlos Drummond de Andrade, che spinge la pubblicazione del libro dall’Editora Imago. Da docente insegna per 24 anni, fino a quando si dedica interamente alla scrittura. Una moglie, una madre e una donna di casa, Adélia, grazie al suo ingresso nella letteratura brasiliana, fa sì che la figura della donna acquisti valore come essere pensante.
Massimo D’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798 – Torino, 15 gennaio 1866) è stato un politico, patriota, pittore e scrittore italiano. Vita e opereQuartogenito del marchese Cesare Taparelli d’A.; dopo una brillante giovinezza, dedita soprattutto allo studio della pittura (1820-30 a Roma), frequentò nel 1831 a Milano il cenacolo del Manzoni, del quale sposò la figlia Giulia. Di questi anni sono i suoi romanzi (Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta, 1833, Niccolò de’ Lapi ovvero I Palleschi e i Piagnoni, 1841; La Lega Lombarda, incompiuto, scritto nel 1845 e pubblicato postumo nel 1871). Sviluppatasi negli anni 1843-44, attraverso colloqui col cugino Cesare Balbo, la passione politica, accettò nel 1845 di fare per il movimento liberale un viaggio per le Romagne, le Marche e la Toscana e al ritorno scrisse Gli ultimi casi di Romagna (1846), pagine ostili alle sètte ma ancor più al malgoverno papale, e auspicanti apertamente una cospirazione pubblica. Espulso dal governo toscano per tale opuscolo, d’A. all’avvento di Pio IX vide possibile la realizzazione del proprio programma liberale moderato e legalitario (nel 1847 espose il suo pensiero nella Proposta di un programma per l’opinione nazionale italiana), puntando decisamente prima su Pio IX e poi su Carlo Alberto. Scoppiata la guerra, fu aiutante di campo del gen. Durando e fu ferito al monte Berico (10 giugno 1848). In acre polemica con democratici e repubblicani da lui incolpati del fallimento della guerra del 1848-49, declinò l’invito di formare il ministero piemontese: solo il 7 maggio 1849 s’inchinò davanti all’ordine preciso del re. Chiusa la vertenza austriaca (a tal fine fu costretto a sciogliere la Camera), d’A. seppe mantenere, nonostante le pressioni austriache, il sistema costituzionale e riformò radicalmente (1850) i rapporti fra Stato e Chiesa con le leggi Siccardi. Dimessosi il 22 ottobre 1852 per le difficoltà suscitategli dal “connubio” Cavour-Rattazzi, ebbe in seguito incarichi politici di minore importanza (nel novembre 1855 accompagnò il re a Londra e a Parigi, dove ritornò da solo prima della guerra; nel 1859 fu nominato commissario straordinario nelle Romagne, nel genn. 1860 governatore di Milano), mentre i suoi scritti agivano vitalmente sull’opinione pubblica (articoli antiaustriaci sul Morning Chronicle, 1859, De la politique et du droit chrétien au point de vue de la question italienne, 1860); in questi anni, dimenticando ogni precedente dissidio, aiutò il Cavour in momenti delicati (intervento in Crimea, guerra del 1859), ma successivamente il suo moralismo conservatore e paternalistico gli impedì di cogliere il significato degli avvenimenti che si compirono nel 1860 e negli anni seguenti, così si oppose all’unificazione del nord al sud della penisola, giudicandola immatura, e si scagliò, nell’opuscolo Questioni urgenti (1861), contro la prospettiva di portare la capitale a Roma, vedendo in essa un motivo esclusivamente retorico. Solitario e incompreso, d’A. allora scrisse per gl’Italiani, “ancora da fare”, I miei ricordi (incompiuti, si fermano al 1846, pubblicati postumi nel 1867).
Fonte Enciclopedia TRECCANI-
Il Pittore MASSIMO D’AZEGLIOIl Pittore MASSIMO D’AZEGLIOIl Pittore MASSIMO D’AZEGLIOIl Pittore MASSIMO D’AZEGLIOIl Pittore MASSIMO D’AZEGLIOIl Pittore MASSIMO D’AZEGLIOBiblioteca DEA SABINA-Il Pittore MASSIMO D’AZEGLIO-Rivista PAN n° Settembre 1935l Pittore MASSIMO D’AZEGLIO-l Pittore MASSIMO D’AZEGLIO-Biblioteca DEA SABINA-Il Pittore MASSIMO D’AZEGLIO-Rivista PAN n° Settembre 1935
Biblioteca DEA SABINA-Il Pittore MASSIMO D’AZEGLIO-
Biografia-Fonte Enciclopedia TRECCANI-
Massimo Taparelli marchese d’Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798 – Torino, 15 gennaio 1866) è stato un politico, patriota, pittore e scrittore italiano. Vita e opereQuartogenito del marchese Cesare Taparelli d’A.; dopo una brillante giovinezza, dedita soprattutto allo studio della pittura (1820-30 a Roma), frequentò nel 1831 a Milano il cenacolo del Manzoni, del quale sposò la figlia Giulia. Di questi anni sono i suoi romanzi (Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta, 1833, Niccolò de’ Lapi ovvero I Palleschi e i Piagnoni, 1841; La Lega Lombarda, incompiuto, scritto nel 1845 e pubblicato postumo nel 1871). Sviluppatasi negli anni 1843-44, attraverso colloqui col cugino Cesare Balbo, la passione politica, accettò nel 1845 di fare per il movimento liberale un viaggio per le Romagne, le Marche e la Toscana e al ritorno scrisse Gli ultimi casi di Romagna (1846), pagine ostili alle sètte ma ancor più al malgoverno papale, e auspicanti apertamente una cospirazione pubblica. Espulso dal governo toscano per tale opuscolo, d’A. all’avvento di Pio IX vide possibile la realizzazione del proprio programma liberale moderato e legalitario (nel 1847 espose il suo pensiero nella Proposta di un programma per l’opinione nazionale italiana), puntando decisamente prima su Pio IX e poi su Carlo Alberto. Scoppiata la guerra, fu aiutante di campo del gen. Durando e fu ferito al monte Berico (10 giugno 1848). In acre polemica con democratici e repubblicani da lui incolpati del fallimento della guerra del 1848-49, declinò l’invito di formare il ministero piemontese: solo il 7 maggio 1849 s’inchinò davanti all’ordine preciso del re. Chiusa la vertenza austriaca (a tal fine fu costretto a sciogliere la Camera), d’A. seppe mantenere, nonostante le pressioni austriache, il sistema costituzionale e riformò radicalmente (1850) i rapporti fra Stato e Chiesa con le leggi Siccardi. Dimessosi il 22 ottobre 1852 per le difficoltà suscitategli dal “connubio” Cavour-Rattazzi, ebbe in seguito incarichi politici di minore importanza (nel novembre 1855 accompagnò il re a Londra e a Parigi, dove ritornò da solo prima della guerra; nel 1859 fu nominato commissario straordinario nelle Romagne, nel genn. 1860 governatore di Milano), mentre i suoi scritti agivano vitalmente sull’opinione pubblica (articoli antiaustriaci sul Morning Chronicle, 1859, De la politique et du droit chrétien au point de vue de la question italienne, 1860); in questi anni, dimenticando ogni precedente dissidio, aiutò il Cavour in momenti delicati (intervento in Crimea, guerra del 1859), ma successivamente il suo moralismo conservatore e paternalistico gli impedì di cogliere il significato degli avvenimenti che si compirono nel 1860 e negli anni seguenti, così si oppose all’unificazione del nord al sud della penisola, giudicandola immatura, e si scagliò, nell’opuscolo Questioni urgenti (1861), contro la prospettiva di portare la capitale a Roma, vedendo in essa un motivo esclusivamente retorico. Solitario e incompreso, d’A. allora scrisse per gl’Italiani, “ancora da fare”, I miei ricordi (incompiuti, si fermano al 1846, pubblicati postumi nel 1867).
-Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”-
Rivista PAN-n°12 del 1935
Giosuè CARDUCCI:”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”Giuseppe De Robertis :”Nascita della Poesia Carducciana”
Gianni RODARI muore il 14aprile 1980-Il Partigiano e lo Scrittore e Poeta dei bambini-
Roma, 14 aprile 2022– Ricorre oggi il 42esimo anniversario dalla scomparsa di Gianni Rodari, morto il 14 aprile del 1980 a Roma. Il 10 aprile 1980 venne ricoverato in una clinica a Roma per potersi sottoporre ad un intervento chirurgico alla gamba sinistra, data l’occlusione di una vena; morì quattro giorni dopo, il 14 aprile, per shock cardiogeno, all’età di 59 anni. Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero del Verano, dove tuttora riposano.
Gianni RODARI
Nato il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul lago d’Orta, lo scrittore piemontese è stato anche pedagogista, giornalista, poeta e partigiano italiano, specializzato in letteratura per l’infanzia e tradotto in molte lingue. Con le sue storie, ha fatto viaggiare con l’immaginazione diverse generazioni di bambini. Dopo aver conseguito il diploma magistrale, per alcuni anni ha fatto l’insegnante. Al termine della Seconda guerra mondiale ha intrapreso la carriera giornalistica, che lo ha portato a collaborare con numerosi periodici, tra cui «L’Unità», il «Pioniere», «Paese Sera». A partire dagli anni Cinquanta ha iniziato a pubblicare anche le sue opere per l’infanzia, che hanno ottenuto fin da subito un enorme successo di pubblico e di critica. I suoi libri hanno avuto innumerevoli traduzioni e hanno meritato diversi riconoscimenti, fra cui, nel 1970, il prestigioso premio «Hans Christian Andersen», considerato il «Nobel» della letteratura per l’infanzia.
Negli anni Sessanta e Settanta ha partecipato a conferenze e incontri nelle scuole con insegnanti, bibliotecari, genitori, alunni. E proprio dagli appunti raccolti in una serie di questi incontri ha visto la luce, nel 1973, Grammatica della fantasia, che è diventata fin da subito un punto di riferimento per quanti si occupano di educazione alla lettura e di letteratura per l’infanzia. Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. Tra le sue opere più significative: Le avventure di Cipollino, Gelsomino nel paese dei bugiardi, Filastrocche in cielo e in terra, Favole al telefono, Il libro degli errori, C’era due volte il barone Lamberto.
Tra le sue innumerevoli opere ha scritto diversi testi con un messaggio pacifista. Qui sotto sono riportate due sue poesie contro la guerra.
Promemoria
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.
Dopo la pioggia
Dopo la pioggia viene il sereno,
brilla in cielo l’arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.
È bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede – questo è il male –
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta,
questa si che sarebbe una festa.
Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra
Armi dell’allegria
Eccole qua
le armi che piacciono a me:
la pistola che fa solo pum
(o bang, se ha letto qualche fumetto)
ma buchi non ne fa…
il cannoncino che spara
senza far tremare
nemmeno il tavolino…
il fuciletto ad aria
che talvolta per sbaglio
colpisce il bersaglio
ma non farebbe male
né a una mosca né a un caporale…
Armi dell’allegria!
le altre, per piacere,
ma buttatele tutte via!
Per Gianni Rodari i bimbi erano portavoce di grandi verità e meritavano di essere ascoltati; ecco quali motivi ritmati ha ideato appositamente per loro:
Gianni RODARI
1) La cicala e la formica
Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!
2) Bambini, imparate a fare cose difficili
È difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi che si credono liberi.
3) Como nel comò
Una volta un accento
per distrazione cascò
sulla città di Como
mutandola in comò.
Figuratevi i cittadini
comaschi, poveretti:
detto e fatto si trovarono
rinchiusi nei cassetti.
Per fortuna uno scolaro
rilesse il componimento
e liberò i prigionieri
cancellando l’accento.
Ora ai giardini pubblici
han dedicato un busto
“A colui che sa mettere
gli accenti al posto giusto”.
4) Tutti gli animali
Mi piacerebbe un giorno
poter parlare
con tutti gli animali.
Che ve ne pare?
Chissà che discorsi geniali
sanno fare i cavalli,
che storie divertenti
conoscono i pappagalli,
i coccodrilli, i serpenti.
Una semplice gallina
che fa l’uovo ogni mattina
chissà cosa ci vuol dire
con il suo coccodè.
E l’elefante, così grande e grosso,
la deve saper lunga
più della sua proboscide:
ma chi lo capisce
quando barrisce?
Nemmeno il gatto
può dirci niente.
Domandagli come sta
non ti risponde affatto.
O – al massimo – fa “miao”,
che forse vuol dire “ciao”.
5) Il primo giorno di scuola
Suona la campanella;
scopa, scopa la bidella;
viene il bidello ad aprire il portone;
viene il maestro dalla stazione;
viene la mamma, o scolaretto,
a tirarti giù dal letto…
Viene il sole nella stanza:
su, è finita la vacanza.
Metti la penna nell’astuccio,
l’assorbente nel quadernuccio,
fa la punta alla matita
e corri a scrivere la tua vita.
Scrivi bene, senza fretta
ogni giorno una paginetta.
Scrivi parole diritte e chiare:
Amore, lottare, lavorare.
6) Il paese delle vacanze
Il Paese delle Vacanze
non sta lontano per niente:
se guardate sul calendario
lo trovate facilmente.
Occupa, tra Giugno e Settembre,
la stagione più bella.
Ci si arriva dopo gli esami.
Passaporto, la pagella.
Ogni giorno, qui, è domenica,
però si lavora assai:
tra giochi, tuffi e passeggiate
non si riposa mai.
7) Per la mamma
Filastrocca delle parole
si faccia avanti chi ne vuole.
Di parole ho la testa piena
con dentro “la luna” e “la balena”.
Ma le più belle che ho nel cuore
le sento battere: “mamma”, “amore”.
8)Filastrocca corta e matta
Filastrocca corta e matta:
il porto vuole sposare la porta;
la viola studia il violino;
il mulo dice: “Mio figlio è il mulino”;
la mela dice: “Mio nonno è il melone”;
il matto vuole essere un mattone.
E il più matto della terra
sapete che vuole?
Fare la guerra!
9) Filastrocca di primavera
Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,
più dolce la sera.
domani forse tra l’erbetta
spunterà la prima violetta.
Oh prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
e ancora in inverno si crederanno:
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.
10) Dopo la pioggia
Dopo la pioggia viene il sereno
brilla in cielo l’arcobaleno.
E’ come un ponte imbandierato
e il sole ci passa festeggiato.
E’ bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede, questo è male
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta,
questa si che sarebbe una festa.
Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra.
11) Le favole al rovescio
C’era una volta
un povero lupacchiotto,
che portava alla nonna
la cena in un fagotto.
E in mezzo al bosco
dov’è più fosco
incappò nel terribile
Cappuccetto Rosso,
armato di trombone
come il brigante Gasparone,
Quel che successe poi,
indovinatelo voi.
Qualche volta le favole
succedono all’incontrario
e allora è un disastro:
Biancaneve bastona sulla testa
i nani della foresta,
la Bella Addormentata non si addormenta,
il Principe sposa
una brutta sorellastra,
la matrigna tutta contenta,
e la povera Cenerentola
resta zitella e fa
la guardia alla pentola.
Poesie dell’autore de Grammatica della fantasia
12) A un bambino pittore
Appeso a una parete
ho visto il tuo disegnino:
su un foglio grande grande
c’era un uomo in un angolino.
Un uomo piccolo, piccolo,
forse anche
un po’ spaventato
da quel deserto bianco
in cui era capitato,
e se ne stava in disparte
non osando farsi avanti
come un povero nano
nel paese dei giganti.
Tu l’avevi colorato
con vera passione:
ricordo il suo magnifico
cappello arancione.
Ma la prossima volta,
ti prego di cuore,
disegna un uomo più grande,
amico pittore.
Perché quell’uomo sei tu,
tu in persona, ed io voglio
che tu conquisti il mondo:
prendi, intanto
tutto il foglio!
Disegna figure
grandi grandi,
forti, senza paura,
sempre pronte a partire
per una bella avventura.
13) Il punto interrogativo
C’era una volta un punto
interrogativo, un grande curiosone
con un solo ricciolone,
che faceva domande
a tutte le persone,
e se la risposta
non era quella giusta
sventolava il suo ricciolo
come una frusta.
Agli esami fu messo
in fondo a un problema
così complicato
che nessuno trovò il risultato.
Il poveretto, che
di cuore non era cattivo,
diventò per il rimorso
un punto esclamativo.
14) Tragedia di una virgola
C’era una volta
una povera virgola
che per colpa di uno scolaro
disattento
capitò al posto di un punto
dopo l’ultima parola
del componimento.
La poverina, da sola,
doveva reggere il peso
di cento paroloni,
alcuni perfino con l’accento.
Per la fatica atroce morì.
Fu seppellita
sotto una croce
dalla matita
blu del maestro,
e al posto di crisantemi e sempreverdi
s’ebbe un mazzetto
di punti esclamativi.
15)La famiglia Punto e virgola
C’era una volta un punto
e c’era anche una virgola:
erano tanto amici,
si sposarono e furono felici.
Di notte e di giorno
andavano intorno
sempre a braccetto:
“Che coppia modello”
la gente diceva
“che vera meraviglia
la famiglia Punto-e-virgola”.
Al loro passaggio
in segno di omaggio
perfino le maiuscole
diventavano minuscole:
e se qualcuna, poi,
a inchinarsi non è lesta
la matita del maestro
le taglia la testa.
16) Autunno
Il gatto rincorre le foglie
secche sul marciapiede.
Le contende (vive le crede)
alla scopa che le raccoglie.
Quelle che da rami alti
scendono rosse e gialle
sono certo farfalle
che sfidano i suoi salti.
La lenta morte dell’anno
non è per lui che un bel gioco,
e per gli uomini che ne fanno
al tramonto un lieto fuoco.
17) Chi è uomo
Con un gran frullo d’ali
dal campo, spaventati,
i passerotti in frotta
al nido son rivolati.
Raccontano ora al nonno
la terribile avventura:
“C’era un uomo! Ci ha fatto
una bella paura.
Peccato per quei chicchi
sepolti appena ieri.
Ma con quell’uomo… Ah, nonno,
scappavi anche tu, se c’eri.
Grande grande, grosso grosso,
un cappellaccio in testa,
stava li certamente
per farci la festa…”.
“E che faceva?”. “Niente.
Che mai doveva fare?
Con quelle braccia larghe
era brutto da guardare!”.
“Non lavorava?”. “O via,
te l’abbiamo già detto.
Stava ritto tra i solchi
con aria di dispetto…”.
“Uno spaventapasseri,
ecco cos’era, allora!
Non sapevate che
non è un uomo chi non lavora?”.
Poesie di Gianni Rodari, brevi o che arrivano fino nello spazio
18) La bugia
Nel paese della bugia,
la verità è una malattia.
19) Quanto pesa una lacrima?
La lacrima di un bambino capriccioso
pesa meno del vento,
quella di un bambino affamato
pesa più di tutta la terra.
20) Il sole
Dica ognuno
quel che vuole:
la meglio stufa
è sempre sole.
21)Distrazione interplanetaria
Chissà se a quest’ora su Marte,
su Mercurio o Nettuno,
qualcuno
in un banco di scuola
sta cercando la parola
che gli manca
per cominciare il tema
sulla pagina bianca.
E certo nel cielo di Orione,
dei Gemelli, del Leone,
un altro dimentica
nel calamaio
i segni d’interpunzione …
come faccio io.
Quasi Io sento
lo scricchiolio
di un pennino
in fondo al firmamento:
in un minuscolo puntino
nella Via Lattea
un minuscolo scolaretto
sul suo libro di storia
disegna un pupazzetto.
Lo sa che non sta bene,
e anch’io lo so:
ma rideremo insieme
quando lo incontrerò.
22)La luna bambina
E adesso a chi la diamo
questa luna bambina
che vola in un “amen”
dal Polo Nord alla Cina?
Se la diamo a un generale,
povera luna trottola,
la vorrà sparare
come una pallottola.
Se la diamo a un avaro
corre a metterla in banca:
non la vediamo più
nè rossa nè bianca.
Se la diamo a un calciatore,
la luna pallone,
vorrà una paga lunare:
ogni calcio un trilione.
Il meglio da fare
è di darla ai bambini,
che non si fanno pagare
a giocare coi palloncini:
se ci salgono a cavalcioni
chissà che festa;
se la luna va in fretta,
non gli gira la testa,
anzi la sproneranno
la bella luna a dondolo,
lanciando grida di gioia
dall’uno all’altro mondo.
Della luna ippogrifo
reggendo le briglie,
faranno il giro del cielo
a caccia di meraviglie.
I versi che abbiamo apprezzato a scuola
23)Girotondo in tutto il mondo
Filastrocca per tutti i bambini,
per gli italiani e per gli abissini,
per i russi e per gli inglesi,
gli americani ed i francesi;
per quelli neri come il carbone,
per quelli rossi come il mattone;
per quelli gialli che stanno in Cina
dove è sera se qui è mattina.
Per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci
e dormono dentro un sacco di stracci;
per quelli che stanno nella foresta
dove le scimmie fan sempre festa.
Per quelli che stanno di qua o di là,
in campagna od in città,
per i bambini di tutto il mondo
che fanno un grande girotondo,
con le mani nelle mani,
sui paralleli e sui meridiani…
24)Il Paese Senza Errori
C’era una volta un uomo che andava per terra e per mare
in cerca del Paese Senza Errori.
Cammina e cammina, non faceva che camminare,
paesi ne vedeva di tutti i colori,
di lunghi, di larghi, di freddi, di caldi,
di così così:
e se trovava un errore là, ne trovava due qui.
Scoperto l’errore, ripigliava il fagotto
e ripartiva in quattro e quattr’otto.
C’erano paesi senza acqua,
paesi senza vino,
paesi senza paesi, perfino,
ma il Paese Senza Errori dove stava, dove stava?
Voi direte: Era un brav’uomo. Uno che cercava
una bella cosa. Scusate, però,
non era meglio se si fermava
in un posto qualunque,
e di tutti quegli errori
ne correggeva un po’?
25)L’odore dei mestieri
Io so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicina c’è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po’.
Al Padiglione Tavolara di Sassari “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”
Sassari-Si intitola I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer la mostra che sarà inaugurata al Padiglione dell’artigianato EugenioTavolara di Sassari il 1° febbraio alle 11.30. Organizzata dalla Fondazione Enrico Berlinguer della Sardegna con il Comune di Sassari, il contributo della Regione Sardegna, la collaborazione della Fondazione di Sardegna e il patrocinio dell’Università di Sassari, la mostra sarà visitabile gratuitamente sino al 19 marzo, mentre in seguito sarà trasferita a Cagliari.
Nella ricorrenza del quarantennale dalla morte di Enrico Berlinguer, l’obiettivo della mostra è quello di contribuire a ripensare il lascito politico di un leader di rara caratura morale, radicato nel Paese reale e stimato dai suoi oppositori. Attraverso un racconto storico e iconografico si ricostruisce l’itinerario di Berlinguer con documenti originali, audiovisivi e una selezione di fotografie da reportage.
Enrico Berlinguer
Il materiale documentale è stato organizzato in cinque sezioni tematiche: gli affetti, il dirigente, la crisi italiana, la dimensione globale, l’attualità e il futuro. Si aggiungono focus specifici: il contributo del Partito Comunista Italiano alle riforme adottate in Italia dal 1968 al 1984, le relazioni internazionali intessute da Berlinguer che sottolineano la dimensione globale della sua leadership, la violenza politica e lo stragismo, drammatica costante di quegli anni, i libri a lui dedicati a evidenziarne il particolare rilievo storico-politico.
La mostra è stata ideata dall’Associazione Enrico Berlinguer di Roma assieme alla Fondazione Gramsci. La sua versione sarda è arricchita con una nuova sezione dedicata al rapporto tra il leader del Pci e la sua terra natia. Attraverso foto e documenti originali, particolarmente significativi, la sezione Berlinguer e la Sardegna illustra tre fasi: l’adesione al Partito comunista a Sassari e le prime esperienze di militanza attiva; il ritorno in Sardegna nel 1957, come vicesegretario regionale; il contributo alla politica sarda come vicesegretario e segretario nazionale.
Considerato il grande riscontro avuto dalla mostra a Roma e a Bologna, dove si è registrata la visita di oltre 100mila persone, gli organizzatori si aspettato altrettanto successo per le due tappe isolane.
La Fondazione Enrico Berlinguer, insieme con la Fondazione Nivola che gestirà la mostra, curerà in modo particolare il rapporto con le scuole affinchè gli studenti e le studentesse, con la visita e con la partecipazione ai laboratori didattici, possano approfondire la conoscenza della storia della seconda metà del Novecento di cui Enrico Berlinguer è stato un protagonista primario.
All’inaugurazione interverranno Salvatore Cherchi e Ugo Sposetti, presidenti rispettivamente della Fondazione Enrico Berlinguer e della Associazione Enrico Berlinguer, soggetti ideatori e realizzatori della mostra. Previsti gli interventi del sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, della presidente della Regione, Alessandra Todde, del presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, e della presidente dell’Anci, Daniela Falconi. Le conclusioni saranno affidate a Gavino Angius, componente della segreteria nazionale del Partito comunista nel periodo berlingueriano. Alla cerimonia parteciperanno le figlie di Enrico Berlinguer, Bianca e Maria, il vicepresidente della Regione, Giuseppe Meloni, l’assessorato regionale della cultura, l’assessora comunale alla Cultura, Nicoletta Puggioni, e tanti altri esponenti istituzionali, politici, sociali e culturali del territorio.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza. Chiudendo questo banner o comunque proseguendo la navigazione nel sito acconsenti all'uso dei cookie. Accetto/AcceptCookie Policy
This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish.Accetto/AcceptCookie Policy
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.