Roma-al Teatro Belli con Expo – Teatro Italiano Contemporaneo-
Roma -Una nuova settimana al Teatro Belli con Expo – Teatro Italiano Contemporaneo, Rassegna diffusa di drammaturgia italiana contemporanea, ideata da Società Per Attori, da Franco Clavari e Andrea Paolotti.
Roma Teatro Belli-Contagio con Luca Vergoni, Francesca Blasutig, Andrea Barbati, Pietro Bovi
Andrea Barbati dirige Contagiodal 4 al 6 marzo. In scena Luca Vergoni, Francesca Blasutig, Andrea Barbati, Pietro Bovi intrepretano il testo di Enzo Ferraro Una grave epidemia si sta diffondendo. Un virus che permette di trasmettere convinzioni politiche, religiose o altri ideali da una persona all’altra semplicemente parlandone, sta creando panico e caos. Tre persone di tre diverse idee politiche vengono rinchiuse, come pazienti (o forse cavie), in un ambulatorio, sotto il controllo di un infermiere incaricato di tenerli sotto osservazione. Costretti ad una convivenza forzata, i tre si troveranno a dover affrontare le loro diversità ideologiche ma anche a collaborare, rivelando così l’ostacolo di qualsiasi ideologia: i sentimenti umani. Ciò che porterà i tre a contagiarsi l’un l’altro, sarà stato veramente il virus?
Roma Teatro Belli- PICCOLE DONNE NON DEVONO MORIRE scritto e diretto da Francesca Pica e Maria Scorza
Piccole donne non devono morire scritto e diretto da Francesca Pica e Maria Scorza, dal 7 al 9 marzo. Sud Italia, una piccola cittadina di provincia, oggi. Due sorelle, Margherita e Pina, si incontrano in un cimitero per un triste evento: la riesumazione della sorella Bettina, morta prematuramente vent’anni prima. Margherita è la maggiore, completamente assorbita dalla vita familiare, dal suo ruolo di madre di due gemelli adolescenti. Pina è la secondogenita, la più estroversa e brillante, spinta da tutta la famiglia a coltivare il suo talento di scrittrice. È riuscita a pubblicare un romanzo che le ha dato fama, ma le opere successive non sono state all’altezza della precedente. Le due sorelle mentre attendono Emilia, la piccola di casa, si confessano, discutono: riaffiorano vecchi rancori, segreti di famiglia. Le figure che hanno fatto parte della loro vita emergono da un passato che incombe su di loro. Un’imprevedibile scoperta le costringerà a guardare la realtà con altri occhi.
EXPO – TEATRO ITALIANO CONTEMPORANEO
rassegna diffusa di drammaturgia italiana contemporanea
CONTAGIO
Scritto da Enzo Ferraro
Con Luca Vergoni, Francesca Blasutig, Andrea Barbati, Pietro Bovi
Regia di Andrea Barbati
Dal 4 al 6 marzo
PICCOLE DONNE NON DEVONO MORIRE
scritto e diretto da Francesca Pica e Maria Scorza
Viterbo al Teatro dell’Unione va in scena “Il Rumore del Silenzio”
Il Comune di Viterbo –Teatro dell’Unione e ATCL – Circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e Regione Lazio, presentano, al Teatro dell’Unione, domenica 2 marzo, alle ore 18,00, Il Rumore del Silenzio,testo e regia Renato Sarti, con Laura Curino e Renato Sarti, disegni Ugo Pierri e Giulio Peranzoni, video installazione Fabio Bettonica, musiche originali Carlo Boccadoro, assistenti alla regia Salvatore Burruano, Chicco Dossi. “Il 12 dicembre 1969, alle 16:37 – si legge nella scheda dello spettacolo – nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano esplose una bomba che causò la morte di 17 persone e ne ferì 88. In seguito ai primi arresti, il 15 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli, trattenuto illegalmente, morì innocente precipitando dalla finestra di un ufficio situato al quarto piano della Questura di Milano. Ricordare a cinquant’anni di distanza, con la forza di uno spettacolo teatrale, il tentativo della destra eversiva di imporre la legge dei carri armati attraverso il caos, le bombe e l’uccisione di innocenti, è un atto doveroso innanzitutto nei confronti delle vittime delle stragi e dei loro familiari. Il testo si sofferma soprattutto sulla tragedia, spesso dimenticata, delle vittime e dei loro cari, concentrando l’attenzione soprattutto sugli aspetti umani, quelli circoscritti alla sfera prettamente personale”.
Viterbo-Teatro dell’Unione- Il Rumore del Silenzio
ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio https://www.facebook.com/atcl1
Instagram
ATCL Lazio https://www.instagram.com/atcl_lazio/
Viterbo-Teatro dell’Unione-
il Teatro Unione (o Teatro dell’Unione) è il principale teatro della città di Viterbo. La sua costruzione ed il suo nome derivano dalla “unione” di un gruppo di cittadini viterbesi che nel 1844 formarono la “società dei palchettisti”, con a capo il conte Tommaso Fani Ciotti.[1]
In seguito ai gravi danni dovuti ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, vista la necessità di reperire ingenti somme per la sua ricostruzione, termina il condominio tra la Società dei Palchettisti ed il Comune, che fino a quel momento aveva amministrato il teatro. Dal 9 dicembre 1949, con decreto prefettizio, la proprietà è totalmente comunale.[5]
Foyer del Teatro Unione e Carrozza dei Priori (1700).
L’edificio è situato nel centro storico in piazza Verdi (comunemente detta piazza del Teatro).
Dopo un lungo periodo di chiusura di oltre sei anni dovuto a lavori di ristrutturazione, il Teatro è stato riaperto al pubblico il 13 giugno 2017 nell’occasione di un incontro con lo scrittore americano Jeffery Deaver.[6][7]
Dal dicembre 2017 la programmazione delle stagioni di prosa, danza e teatro ragazzi è curata dall’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio.[8][9][10][11] Il teatro ospita inoltre il concorso internazionale di canto Premio Fausto Ricci che ha visto come Presidenti di Giuria personalità del mondo della lirica come Fiorenza Cossotto, Desirée Rancatore, Fiorenza Cedolins, Luciana Serra e Alfonso Antoniozzi nonché direttori e casting manager di importanti teatri d’opera italiani ed europei, e, per l’edizione 2020, il celebre tenore spagnolo José Carreras[12][13].
1. Storia
Soffitto del Teatro Unione.
Fino alla seconda metà dell’Ottocento, il teatro principale di Viterbo era il Teatro del Genio, ma era ormai ritenuto non più adeguato, sia per la capienza che per la sua scarsa connotazione sul tessuto urbano.[1]
Il Teatro dell’Unione divenne nell’Ottocento il primo per importanza e prestigio poiché l’impulso che ne permise l’edificazione fu la passione, comune a quasi tutte le principali città italiane, per l’opera lirica.
Il progetto prevedeva una nutrita partecipazione sia da parte della società dei palchettisti che da parte dello stesso Comune, il quale garantì l’acquisto di almeno cinque palchi. Il primo atto della società fu l’elezione della Deputazione Teatrale, composta dal Delegato Apostolico Mons. Orlandini e da sei deputati: Tommaso Fani, Antonio Calandrelli, Domenico Liberati, Giuseppe Signorelli, Cesare Calabresi e Vincenzo Federici, ingegnere comunale.[5]
La scelta della località dove erigere il Teatro ricadde sulla Contrada San Marco, dopo aver scartato l’idea di abbattere il Teatro del Genio e le abitazioni vicine per costruirvi il nuovo edificio. La Deputazione propose inoltre di dare all’Unione la forma del Teatro Argentina di Roma.[14]
Il 20 Giugno 1845 fu bandito l’appalto concorso per la costruzione del Teatro, l’incarico di valutare i progetti fu attribuito all’Accademia Nazionale di San Luca e la scelta ricadde sull’architetto Virginio Vespignani, esponente di spicco del tardo “classicismo eclettico”.[5]
Inaugurato nel 1855 con una stagione lirica che durò dal 4 agosto al 25 settembre e che comprendeva ben tre melodrammi e un balletto, la prima stagione si rivelò un vero e proprio successo. Negli anni successivi andò aumentando l’interesse del pubblico, sia con melodrammi che con lavori di prosa del repertorio dell’epoca e dai primi del ‘900 il teatro ospitò anche alcuni spettacoli cinematografici. Durante la seconda Guerra mondiale il teatro fu gravemente danneggiato e a causa della necessità di reperire ingenti somme per la ricostruzione il comune ne diventò unico proprietario.[5]
Facciata del Teatro dell’Unione di Viterbo
La sua conformazione architettonica propria dei teatri all’italiana è caratterizzata dalla separazione tra sala e scena, dalla simmetria e dalla prospettiva dell’impianto, il palco in declivio, la divisione “classistica” o “gerarchica” dei posti nonché le raffinate decorazioni fanno del Teatro dell’Unione un vero e proprio gioiello tra i teatri storici italiani.[5]
2. Il Teatro dell’Unione oggi
La capienza del teatro è di 574 posti, di cui 188 in platea a cui vanno aggiunti 4 posti per disabili e altrettanti per i relativi accompagnatori. I palchetti sono in totale 97 e sono disposti su 4 ordini. Il loggione non è agibile per motivi di sicurezza.
Dopo i lavori di restauro la graticcia è stata completamente rinnovata, così come la quadratura nera ed il sipario. Il palco ha 3 americane motorizzate.
3. Note
Clementina Barucci, Virginio Vespignani, architetto tra Stato Pontificio e Regno d’Italia, Argos, p. 296.
^ Clementina Barucci, Enzo Bentivoglio, Vincenzo Fontana., Vespignani a Viterbo. Il teatro dell’Unione e le opere progettate nel viterbese dall’architetto Virginio Vespignani., a cura di Simonetta Valtieri, GBE / Ginevra Bentivoglio Editore.
Roma al Teatro Vascello va in scena EDIPO RE di Sofocle,
traduzione Fabrizio Sinisi, adattamento e regia Andrea De Rosa-
Roma al Teatro Vascello debutto romano EDIPO RE di Sofocle, traduzione Fabrizio Sinisi, adattamento e regia Andrea De Rosa,
con (in o.a.) Francesca Cutolo, Francesca Della Monica, Marco Foschi, Roberto Latini, Frédérique Loliée, Fabio Pasquini
scene Daniele Spanò, lo spettacolo andrà in scena dal 4 al 9 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17
Roma al Teatro Vascello va in scena EDIPO RE di Sofocle
EDIPO RE
di Sofocle traduzione Fabrizio Sinisi
adattamento e regia Andrea De Rosa
produzione TPE Teatro Piemonte Europa, Teatro di Napoli-teatro nazionale, Lac Lugano Arte e Cultura, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro ERT/teatro nazionale
EDIPO RE
Sofocle / Andrea De Rosa
di Sofocle
traduzione Fabrizio Sinisi
adattamento e regia Andrea De Rosa
con (in o.a.) Francesca Cutolo, Francesca Della Monica, Marco Foschi, Roberto Latini, Frédérique Loliée, Fabio Pasquini
scene Daniele Spanò
luci Pasquale Mari
suono G.U.P. Alcaro
costumi Graziella Pepe costumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
assistenti alla regia Paolo Costantini, Andrea Lucchetta
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
La verità che Edipo sta cercando è chiara. Ma la luce di quella verità, per lui che è il campione della chiarezza, è troppo forte e infine lo acceca.
Teatro Vascello Via Giacinto Carini, 78, 00152 Roma
Considerato uno dei testi teatrali più belli di tutti i tempi, Edipo re di Sofocle rappresenta il simbolo universale dell’eterno dissidio tra libertà e necessità, tra colpa e fato. Arrivato al potere grazie alla sua capacità di “far luce attraverso le parole”, abilità che gli aveva permesso di sconfiggere la Sfinge che tormentava la città di Tebe, Edipo è costretto, attraverso una convulsa indagine retrospettiva, a scoprire che il suo passato è una lunga sequenza di orrori e delitti, fino a riconoscere la drammatica verità delle ultime, desolate parole del Coro: “Non dite mai di un uomo che è felice, finché non sia arrivato il suo ultimo giorno”.
In una città che non vediamo mai, un lamento arriva da lontano. È Tebe martoriata dalla peste. Un gruppo di persone non dorme da giorni. Come salvarsi? A chi rivolgersi per guarire la città che muore? Al centro della scena, al centro della città, al centro del teatro c’è lui, Edipo. Lui, che ha saputo illuminare l’enigma della Sfinge con la luce delle sue parole, si trova ora di fronte alla più difficile delle domande: chi ha ucciso Laio, il vecchio re di Tebe? La risposta che Edipo sta cercando è chiara fin dall’inizio, e tuona in due sole parole: “sei tu”. Ma Edipo non può ricevere una verità così grande, non la può vedere. Preferisce guardare da un’altra parte. Sarà la voce di Apollo, il dio nascosto, il dio obliquo, a guidarlo attraverso un’inchiesta in cui l’inquirente si rivelerà essere il colpevole. Presto si capirà che il medico che avrebbe dovuto guarire la città è la malattia. Perché è lui, Edipo, l’assassino e quindi la causa del contagio. La luce della verità è il dono del dio. Ma anche la sua maledizione.
Roma al Teatro Vascello va in scena EDIPO RE di Sofocle
La nuova regia di Andrea De Rosa, che torna per l’occasione a lavorare con Fabrizio Sinisi dopo la fortunata collaborazione sul testo di Processo Galileo, parte dalla storia di Edipo re che ruota attorno alla verità, proclamata, cercata e misconosciuta. “Il sapere è terribile, se non giova a chi sa.” Nello spettacolo di De Rosa, Edipo è interpretato da Marco Foschi, affiancato da Roberto Latini nel ruolo di Tiresia, da Frédérique Loliée nella parte di Giocasta, Fabio Pasquini di Creonte e da un coro dalle molteplici voci di Francesca Cutolo e Francesca Della Monica. La messa in scena di Edipo re si avvale dell’intervento artistico di Graziella Pepe ai costumi, Pasquale Mari alle luci e di G.U.P. Alcaro ai suoni, questi ultimi, tra le molte collaborazioni, hanno affiancato De Rosa in Solaris. Le scene sono state affidate a Daniele Spanò.
Note di regia di Andrea De Rosa
La novità più importante di questo adattamento del testo di Sofocle consiste nell’aver affidato allo stesso attore i ruoli di Tiresia e di tutti i messaggeri. Non si tratta solo di uno stratagemma registico, ma di mettere in scena un personaggio che, di volta in volta, rappresenti una manifestazione del dio Apollo, della sua voce oscura, dei suoi oracoli. Questo spettacolo sarà per me un proseguimento del lavoro iniziato con Le Baccanti. Se in quello tutto ruotava intorno alla figura e alla voce di Dioniso, in questo il protagonista nascosto sarà Apollo. A queste divinità non dobbiamo smettere di prestare ascolto se è vero, come dice Platone, che “i più grandi doni vengono dati agli uomini dagli dèi attraverso la follia”. A quella follia è sicuramente legata la nascita, forse anche il destino, del teatro occidentale.
Roma al Teatro Vascello va in scena EDIPO RE di Sofocle
Note sul testo di Fabrizio Sinisi
Questa traduzione di Edipo re la considero, in un certo senso, un saggio su Apollo. Non solo perché Andrea De Rosa mi ha domandato di comporre appositamente un inserto originale che funzionasse come una sorta di preghiera, capace di evocare alcune fra le caratteristiche meno conosciute di questo dio spesso considerato solare e aggraziato – Apollo come essere capriccioso, vendicativo, infantile, ambiguo, competitivo, sanguinario. “Il dio con il coltello in mano”, come scrive Marcel Detienne. Ma soprattutto perché l’oscura e indefinibile specificità di Apollo è sicuramente legata al rapporto col linguaggio. Profezie, nascondimenti, mediazioni, enigmi – insomma “le parole del dio”, un’espressione che ricorre spesso in questo spettacolo – fanno di Edipo re una vera e propria “tragedia del linguaggio”. È nel linguaggio che la verità, qualunque essa sia, “va in scena”, non tanto come lo sviluppo di un racconto quanto come lo svolgimento di un rito, di un mistero.
Note sulle scene di Daniele Spanò
Quello realizzato è un allestimento spaziale dal carattere fortemente installativo che dichiara con crudezza la sua funzionalità: dare luce. Una selva di fari teatrali disordinatamente distribuiti sul fondo, prendono forma e si organizzano avanzando nello spazio fino a descrivere un emiciclo al centro del palcoscenico; il tempio del dio Apollo. A delineare ulteriormente il tempio, una schiera di pannelli dorati capaci di catturare i raggi luminosi riportandoli allo spettatore. Una linea bianca, segno che prende forma dal gesto, è tracciata invece su sette pannelli trasparenti ad occludere la vista di coloro che non possono o non vogliono vedere la verità. La luce è dunque il vero protagonista di uno spazio scenico pensato per mettere in risalto le sue innumerevoli caratteristiche fisiche, drammaturgiche e simboliche.
Teatro Vascello Via Giacinto Carini, 78, 00152 Roma
Note sulle luci di Pasquale Mari
Interrogare la luce del dio è rischioso. Riceverne in pieno viso il fascio può accecare. Edipo, una volta a Colono, esiliato e cieco, non smetterà per il resto dei suoi giorni di maledire il carro del Sole guidato da Apollo, che porta vita e conforto agli umani ma può anche annientarli. In questo adattamento il profeta anche lui cieco Tiresia si fa voce di Apollo fin a indentificarsi con un dio che forse ha guardato in viso una volta di troppo perdendo la vista. Nel nostro lavoro ci parla dal centro di un emiciclo di un luci rivolte verso Edipo e verso noi spettatori che viviamo e compatiamo fisicamente la sua condizione. Per la foresta di luci immaginata da Andrea De Rosa e Daniele Spanò per questo allestimento, ho scelto lampade PAR (parabolic aluminium reflector), incandescenti e analogiche, che stanno per scomparire ma che sono tutt’ora il migliore strumento ideato dall’uomo per simulare sulla scena i raggi del sole al tramonto
Note sul suono di G.U.P. Alcaro
La voce e la vocalità al centro del lavoro, una ritualità mantrica che evoca immagini sonore. Voce come strumento generativo che si fa materia in un deserto atonale fatto di ombre e sussurri. Incursioni acustiche che irrompono come squarci di luce.
Roma Teatro Vascello
Note sui costumi di Graziella Pepe
È la prima volta che affronto la tragedia di Edipo ed entrando sempre più in profondità nel racconto, ho iniziato a lavorare sentendo di dover tradurre una sensazione più che rappresentare dei singoli personaggi. Con Andrea abbiamo immaginato persone consumate dal dolore, che non dormono da giorni; quindi, con gli abiti regali che vanno perdendo splendore via via che la verità viene svelata. È stato proprio il concetto di svelamento a guidare il disegno dei costumi: c’è sempre una verità che si intravede ma che resta celata, scivola tra le pieghe delle camicie di seta e luccica tra i ricami preziosi. Ho scelto tessuti trasparenti, leggeri e morbidi che avvolgessero e proteggessero segreti e verità. Colori profondi ma cangianti, tonalità tra il blu e il verde nel cercare di raccontare questo stato d’animo, questo bilico tra sapere e credere di non sapere, di vite che si consumano nel fronteggiare un destino già segnato.
Andrea De Rosa
Regista teatrale di prosa e opera lirica, Andrea De Rosa (1967) è stato direttore del Teatro Stabile di Napoli e dal 2021 è direttore del TPE Teatro Astra di Torino (Fondazione Teatro Piemonte Europa – Teatro di Rilevante Interesse Culturale). I suoi lavori in prosa sono caratterizzati da uno spiccato senso di ricerca teatrale/filosofica e dimostrano un grande interesse per i personaggi tragici; con Fedra di Seneca ha vinto il Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro 2015 per il miglior spettacolo dell’anno. Nel 2021 ha vinto il Premio Hystrio alla regia. Nell’opera spazia dal Novecento al melodramma ottocentesco, fino al primo Novecento di Puccini e Granados. Le sue produzioni sono state rappresentate in teatri quali il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Regio di Torino, il teatro La Fenice di Venezia, il San Carlo di Napoli, il Teatro Real di Madrid, il Municipal di Sao Paolo, il Sao Carlos di Lisbona, la Royal Opera di Copenaghen, il Mariinsky di San Pietroburgo, Il Festival di Pentecoste di Salisburgo. Nel febbraio 2024 ha firmato la messa in scena di Un ballo in maschera di Verdi al Teatro Regio di Torino con la direzione di Riccardo Muti.
Fabrizio Sinisi
Drammaturgo, poeta e scrittore, lavora stabilmente con i maggiori teatri nazionali, collaborando con i più importanti registi della scena italiana. Suoi lavori sono stati tradotti e rappresentati anche in Austria, Croazia, Egitto, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Romania, Spagna, Svezia, Svizzera e Stati Uniti. Ha ottenuto la menzione dell’American Playwrights Project, il Premio Testori per la Letteratura e il Premio Nazionale dei Critici di Teatro.
Francesca Cutolo
Ha lavorato con i più importanti registi di prosa del teatro italiano, tra cui Mario Martone, Carlo Cecchi, Roberto Andò e Antonio Latella. Al teatro affianca da sempre il cinema, lavora per trasmissioni radiofoniche, film TV e serie televisive di grande successo, tra cui The Young Pope e The New Pope per la regia di Paolo Sorrentino.
Francesca Della Monica
Una delle voci più originali nel panorama della musica sperimentale italiana. Lavora come compositrice delle partiture vocali e come preparatrice vocale con importanti registi, ed è stata preparatrice vocale e musicale di Dario Fo.
Marco Foschi
Al fianco di Giorgio Albertazzi in Moby Dick all’Odéon di Parigi, e con Luca Ronconi al Piccolo Teatro di Milano, al teatro ha sempre alternato il cinema e la televisione (miglior attore al Festival di Annecy 2004, menzione d’onore al Cleveland International Film Festival). Ha ricevuto il Premio Ubu come miglior attore giovane (2003), il premio Coppola Prati, il Premio dell’Associazione Critici Italiani, il premio Flaiano, il premio Le Maschere del Teatro, il premio Cavalierato Giovanile.
Roberto Latini
Attore, autore, regista, ha ricevuto il Premio Sipario 2011, il Premio Ubu 2014 – Miglior Attore, il Premio della Critica nel 2015 (interpretazione e regia), il Premio Ubu 2017 – Miglior Attore, il Premio Le Maschere del Teatro – Miglior Spettacolo (regia). Ha diretto ll teatro comico di Carlo Goldoni, produzione Piccolo Teatro di Milano nel 2018. Tra i suoi ultimi lavori Pagliacci All’uscita, da Leoncavallo e Pirandello, e Romeo e Giulietta – stai leggero nel salto.
Frédérique Loliée
Frédérique Loliée è un’attrice francese che lavora in Francia e in Italia. In Italia, diretta da Andrea De Rosa, ottiene il Premio speciale Golden Graal 2006. Lavora al Teatro Stabile di Genova con Matthias Langhoff e Marcial Di Fonzo Bo tra gli altri, e nel 2022 torna a recitare con Matthias Langhoff in Riva fatiscente-Medea/materiali- Paesaggio con Argonauti di Heiner Müller, al Teatro Astra di Torino. Partecipa al film Noi credevamo di Mario Martone.
Fabio Pasquini
Lavora in teatro ricoprendo ruoli da protagonista con importanti registi; al cinema con i fratelli
Taviani e con la regista Marlene Gorris accanto a Emily Watson e John Turturro. Ha partecipato a
sceneggiati radiofonici RAI e a varie fiction televisive.
Roma Teatro Vascello
Daniele Spanò
Dopo una formazione da scenografo inizia l’attività di regista e artista visivo nell’ambito della performance e della videoarte, e firma il disegno video di numerosi spettacoli teatrali. Tra le collaborazioni più importanti quella con il videoartista Gary Hill per la realizzazione della sua installazione al Colosseo di Roma, e la partecipazione al format televisivo scritto e condotto da Takeshi Kitano. Dal 2012 al 2015 è consulente artistico per la Fondazione Romaeuropa. In ambito della videoarte realizza installazioni multimediali sia per spazi pubblici sia per gallerie private (al Made in New York – Media Art Centre; al Cafesjian Center for the Arts di Yerevan-Armenia; al Festival dei Due Mondi – Spoleto).
Pasquale Mari
Direttore della fotografia e disegnatore luci, è attivo nel teatro di prosa, d’opera e nell’arte contemporanea. Collaboratore da lungo tempo di Andrea De Rosa ha lavorato con lui di recente in Solaris (premio Ubu alle luci 2021) e per Processo Galileo. Nel febbraio 2024 ha firmato le luci della sua regia di Un ballo in maschera diretto dal M° Muti al teatro Regio di Torino. Con Mario Martone ha aperto nel 2017 la stagione del Teatro alla Scala con Andrea Chénier, e ha lavorato alle produzioni televisive per RAI Cultura e Teatro dell’Opera di Roma de Il barbiere di Siviglia (Premio Abbiati), La traviata, e all’opera-film Bohème del 2022. In ambito cinematografico, tra le sue direzioni della fotografia più importanti ricordiamo Teatro di Guerra di Martone, Il Bagno turco e Le Fate Ignoranti di Ozpetek, L’Uomo in più di Sorrentino, Lezioni di volo di Archibugi, L’Ora di religione e Buongiorno, Notte di Bellocchio. Nel 2021 ha pubblicato con Cristina Grazioli il volume Dire Luce, ed. Cue Press.
G.U.P. Alcaro
È sound designer e musicista, cura progetti musicali di ricerca come produttore artistico. Condivide il palcoscenico con diversi attori come Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni e Sergio Rubini, oltre a progettare drammaturgie sonore per il teatro di prosa con i migliori registi italiani vincendo il Premio UBU 2014 per Quartett di Heiner Müller e nel 2023 per Lazarus di Valter Malosti. Collabora stabilmente con Andrea De Rosa.
Graziella Pepe
Dal 2015 firma i costumi di spettacoli diretti da Antonio Latella in Italia (Piccolo Teatro di Milano, in Svizzera (Theater Basel), in Germania (Residenztheater di Monaco di Baviera) e in Austria (Burghtheater di Vienna). Collabora negli anni con diversi registi alla Biennale di Venezia e con l’Accademia D’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma.
Roma Teatro Vascello
Campagna abbonamenti
Card libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto
Card love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persona) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto
Info e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro , Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE info promozioneteatrovascello@gmail.com
Biglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti, studenti universitari, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati,
acquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/
acquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849
Donaci il tuo 5×1000 con la prossima dichiarazione dei redditi basta indicare al tuo commercialista il nostro codice fiscale: 01340410586 – Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849
Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
ROMA- Debutta al Teatro Lo Spazio dal 7 al 9 marz, InVIOLAta
Roma-Debutta al Teatro Lo Spazio dal 7 al 9 marz,InVIOLAta, spettacolo scritto e diretto da Teresa Cecere e David Marzi, vincitore del Concorso Idee nello Spazio 2024.
Teatro Lo Spazio InVIOLAta-Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
InVIOLAta è una riflessione sulla vergogna imposta alle donne e sull’onore maschile, concetti che per secoli hanno segnato la cultura e la legislazione italiana. Il titolo richiama sia il nome della protagonista che l’idea di inviolabilità dell’integrità personale, spesso negata in nome di tradizioni arcaiche.
La scena è dominata da vestiti stesi, mollette e fili, simbolo di un mondo domestico che viene dissacrato e reinterpretato da tre attrici Maria Barnaba, Sandra Di Gennaro e Ilenia Sibilio. Attraverso il corpo, la voce e il gesto, le interpreti passano dal maschile al femminile, dal sacro al prosaico, componendo un quadro scenico che mescola il teatro fisico con la narrazione.
Teatro Lo Spazio InVIOLAta-Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
Teatro Lo Spazio InVIOLAta-Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
Teatro Lo Spazio InVIOLAta-Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
Lo spettacolo prende spunto da fonti storiche e letterarie, tra cui il libro-inchiesta “Le Svergognate” di Lieta Harrison, con prefazione di Pier Paolo Pasolini, che offre una testimonianza diretta della condizione femminile in Italia negli anni Sessanta. InVIOLAta restituisce al teatro un ruolo di denuncia, affidando il tradizionale “Cunto” siciliano a una giovane attrice di sedici anni, un ribaltamento di una tradizione finora riservata agli uomini.
Teatro Lo Spazio InVIOLAta-Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
Teatro Lo Spazio InVIOLAta-Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
Teatro Lo Spazio InVIOLAta-Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
La vicenda di Franca Viola non viene raccontata solo come un episodio storico, ma come un riflesso delle dinamiche sociali ancora presenti. La sua scelta di rifiutare il matrimonio riparatore non fu solo un atto personale di ribellione, ma una sfida aperta a un sistema che per decenni aveva legalizzato la subordinazione femminile. InVIOLAta porta in scena questa frattura, trasformando un momento di resistenza in un’opera teatrale di forte impatto emotivo e politico.
InVIOLAta
di Teresa Cecere e David Marzi
regia Teresa Cecere e David Marzi
con Maria Barnaba- Sandra Di Gennaro- Ilenia Sibilio
Spettacolo Primo classificato Idee nello Spazio 2024
ROMA al Teatro Tor Bella Monaca va in scena “FIORI D’ACCIAIO”-
ROMA al Teatro Tor Bella Monaca va in scena “FIORI D’ACCIAIO”, spettacolo diretto da Michela Andreozzi e Massimiliano Vado in scena in Sala Grande il 5 e 6 marzo, inaugura la settimana al Teatro Tor Bella Monaca.
“Fiori d’acciaio” è per me l’occasione di costruire, con un cast così ricco e variegato, una banda di soliste, in grado di suonare insieme ma di battere in volata quando serve; disegnare personaggi anche estremi ma capaci di ascoltarsi, o di imparare strada facendo ad accogliersi senza snaturarsi_ annota Michela Andreozzi. “Solo da adulta ho scoperto che il film era una piece teatrale, ancora attualissima, sotto un superficiale strato di polvere fisiologico, e perfettamente rappresentativa di un microcosmo, quello del negozio di provincia, che è specchio di macrocosmi le cui dinamiche, perfino oggi, fanno fatica a cambiare. Per questo motivo si è deciso di lasciare l’ambientazione di fine anni ’80, perché permette di osservare un tempo appena trascorso e racconta che siamo già nel futuro. E forse anche perché l’immagine e lo stile di quel periodo, negli abiti, negli arredamenti, ma soprattutto nella musica, sono ormai identificativi di un momento storico diventato ormai glamour. Oltre al fatto che certe modalità, oggi, sarebbero condizionate dalla tecnologia. Un racconto di sentimenti e di ironia che qualche volta è crudele ma mai cinico, mai diventa sarcasmo. Se c’è una cosa che le donne sanno fare, è essere terribili, spietate e capaci di affrontarsi, insomma, dei fiori di acciaio, senza mai smettere di amare.”
Teatro Tor Bella Monaca va in scena “FIORI D’ACCIAIO”-
Teatro Tor Bella Monaca va in scena “FIORI D’ACCIAIO”-
Teatro Tor Bella Monaca va in scena “FIORI D’ACCIAIO”-
Dal 6 all’8 marzo va, invece, in scena in Sala Piccola dal romanzo di Sacha Naspini pubblicato da Edizioni E/O, uno spettacolo con Sara Donzelli e Sergio Sgrilli, per la drammaturgia di Riccardo Fazi e a cura di Giorgio Zorcù. Scrittore grossetano ormai tradotto in tutto il mondo, Sacha Naspini immerge i suoi romanzi in una cultura contadina stralunata e feroce. “Nives” è un romanzo che tiene incollato il lettore e lo sorprende, finalista all’American Literary Translator Association nel 2022 e tradotto in 25 lingue, tra cui cinese e arabo. Una donna è rimasta sola nella sua tenuta dopo la morte improvvisa del marito. Unica sua compagnia, una gallina zoppa che si incanta davanti alla réclame del Dash in Tv. Nives chiama così Loriano Bottai, il veterinario del paese. Inizia una lunga telefonata durante la quale due intere esistenze si mettono a nudo, in un dialogo fitto e ricco di colpi di scena. Gli spettatori ascoltano in cuffia, immersi sempre più a fondo nella conversazione che Nives e Loriano, come in una danza, imbastiscono dalle estremità di un lungo tavolo che unisce simbolicamente le due stanze lontane. Tra riletture di fatti lontani nel tempo e vecchi rancori si scoprono gli abissi di amori perduti, occasioni mancate e rivelazioni difficili da accettare in tarda età.
Le voci fuori campo sono di Graziano Piazza ed Elena Guerrini. Costumi di Marco Caboni. Collaborazione ai movimenti: Giulia Mureddu. Disegno luci di Marcello D’Agostino e disegno sonoro di Umberto Foddis. Grafica di Matteo Neri. Produzione Accademia Mutamenti, Muta Imago, con il contributo di regione Toscana, Città di Follonica / Teatro Fonderia Leopolda.
Inoltre, dal 7 al 9 marzo, in Sala Grande ci si immerge in I. A. LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEROME STORM, spettacolo di Rocco Bucciarelli con la regia di Zenone Benedetto. Il testo ci porta in un futuro lontano e precisamente nell’era galattica 3000 su un esopianeta in via di Terraforming (terra formazione) dove il dottor Jerome Storm, capo missione del presidio sperimentale del mondo interplanetario Delta, trascorre le sue giornate creando nuovi mondi accoglienti per l’umanità avida di conquiste. Nelle sue funzioni il dottor Storm è aiutato da Absyde, un computer quantico di ultima generazione e precisamente una I.A. (Intelligenza artificiale) di livello 1000. Le giornate scorrono tranquille all’insegna dei lavori di routine volti a controllare i piani di avanzamento della missione. Un giorno, però, il dottor Storm interagendo con Absyde si accorge di alcune anomalie di sistema e tramite un confronto intenso e serrato sul senso stesso della missione scopre il suo terribile piano segreto e il suo delirio di onnipotenza. Egli allora fa di tutto per impedire alla I.A. di prendere il controllo totale delle operazioni e non riuscendovi prende la drammatica decisione di premere il tasto dell’auto distruzione distruggendo l’intero sistema e ovviamente lui stesso. Ma il finale sarà imprevedibile e sconvolgente….
Lo spettacolo – tra filosofia, scienza e fisica quantistica – pone al centro dell’attenzione il delicato rapporto uomo-macchina. L’interazione tra questi ultimi è infatti uno dei temi centrali sui quali la ricerca scientifico-tecnologica e la riflessione umanistica si sono spese negli ultimi cent’anni, generando un investimento incredibile nella ricerca e aprendo fette di mercato notevoli e prima impensabili.
Per i più piccoli e per le loro famiglie domenica 9 marzo alle 17 appuntamento con IL GRUFFALÒ – A SPASSO CON IL MOSTRO di Marco Zordan.
“Ha zanne tremende, artigli affilati e denti da mostro di bava bagnati”. Questa è la descrizione che fa del Gruffalò un piccolo topolino, impegnato ad inventare un mostro tremendo che lo avrebbe vendicato se qualche belva feroce lo avrebbe mangiato, fino a scoprire che il Gruffalò … esiste veramente. Uno spettacolo con rime, canzoni e animali parlanti che tra lo scherzo e l’intrattenimento fa riflettere su tutto quello che è diverso da noi.
La programmazione dei Teatri in Comune 2024-2025 è finanziata dall’Unione Europea, Next Generation EU nell’ambito del PNRR, e rientra tra gli Interventi “Il Giubileo dei Pellegrini: eventi artistici e culturali nella città di Roma, dal centro alla periferia, al fine di favorire la fruizione turistica nel periodo giubilare” (PNRR – M1C3-Inv.4.3 Caput Mundi. Next Generation EU per grandi eventi turistici).
Teatro Tor Bella Monaca – Arena Teatro Tor Bella Monaca
Via Bruno Cirino angolo Via Duilio Cambellotti raggiungibile con Metro C o Linea Bus 20
Ampio parcheggio disponibile
SPETTACOLI ORE 21; DOMENICA ORE 17:30
Per informazioni e prenotazioni:
Telefono 062010579 (dalle 10:30 alle 19:30)
Messaggi whatsapp 3920650683 promozione@teatrotorbellamonaca.it
Botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10,30 alle 21,30
www.teatrotorbellamonaca.it – www.teatriincomune.roma.it
Acquisto online su Vivaticket
BIGLIETTI intero 12,00 Euro
ridotto 10,00 Euro
giovani 8,00 Euro
GIFT CARD 78,00 Euro (10 ingressi)
Pescara-“Ines e le altre” al Museo delle Genti d’Abruzzo la mostra di Primarosa Cesarini Sforza-
Pescara, 25 febbraio 2025- Al Museo delle Genti d’Abruzzo la mostra di Primarosa Cesarini Sforza.Le sue dimensioni sono il segno e il tempo, combinate in un percorso che diventa emozione, racconto, visione. Sarà inaugurata sabato 1 marzo, alle ore 18, nelle sale del Museo delle Genti d’Abruzzo ,la personale dell’artista Primarosa Cesarini Sforza “Ines e le altre”, curata da Mariano Cipollini.
Un viaggio in un universo creativo che si rigenera attraverso l’utilizzo di tecniche originali e raffinate, materiali evocativi, espressione di una sensibilità che non mantiene il ricordo come citazione retorica, ma lo acquisisce come elemento di un presente in continua evoluzione.
Museo delle Genti d’Abruzzo la mostra di Primarosa Cesarini Sforza
“La memoria, sicuramente presente nelle sue opere – sottolinea infatti nelle note critiche il curatore Mariano Cipollini – non ha né valenza archeologica, né assume struttura cronologica portante. In buona parte resta depositaria di un’iconografia efficace, necessaria quanto variabile, parallela al quotidiano, espressamente correlata al gesto creativo e svincolata dalla retorica della nostalgia.
Una storia iniziatica, un vero imprinting che ne ha favorito l’utilizzo a piacimento, in un tempo modificabile e funzionale alle sue esigenze.
Esperienze accordate con le sue sensibilità e le sue richieste. Con i tempi che, fin dagli esordi, scanditi dall’alternanza della luce e del buio, dai giochi favoriti dagli sguardi semplici e benevoli delle adulte, ne hanno amplificati i contenuti e costruito il bagaglio conoscitivo.”
Le opere sono il frutto di una ricerca artistica che guarda alla comunicazione con chi guarda attraverso un linguaggio capace di trasmettere un messaggio essenziale, facilmente comprensibile, una sorta di porta che favorisce lo scambio di conoscenze, che si incontrano per comprendere ed essere comprese.
Mariano Cipollini -Testo critico -Ines e le altre
La memoria è lo spazio virtuale tra i più fecondi nel quale operare il recupero di temi essenziali per costruire un esaustivo percorso d’arte, e non solo.
Il ricordo, sicuramente fonte inesauribile di argomenti, a volte, può rigenerarsi e trovare applicazioni insolite che danno ampio spazio alle considerazioni.
Nel caso di Primarosa Cesarini Sforza, si configura come un tassello necessario ma non prioritario, tanto da non rappresentare il punto focale per operare in seno alle arti visive.
Tale opinione, in apparenza discordante con la corposa documentazione critica che accompagna il lavoro dell’artista, nasce da alcune personali riflessioni.
Osservazioni che mi consentono di ipotizzare una collocazione non comune del ricordo, e un differente sistema applicativo all’interno del percorso artistico e personale.
La forza interventista della sua personalità, combinata a una relazione preponderante tra l’osservazione e il saper cogliere le versatilità potenziali dell’osservato, le consente di concepire l’accoglienza, nel senso più vasto del termine: punto d’incontro delle sue esperienze, luogo tanto virtuale quanto geografico, pronto a modificare nella sostanza il processo relazionale tra le conoscenze e il tempo che le distanzia.
Museo delle Genti d’Abruzzo la mostra di Primarosa Cesarini Sforza
Prerogativa insolita quanto fortuita, nella quale far convergere le innumerevoli annotazioni per costruire il collegamento risolutivo tra la donna e l’artista.
Ambito che amalgama le peculiarità in cui il tempo ha valore sommatorio e non sedimentante all’interno di un programma di vita, che diventa luogo deputato nel quale far convergere gli interessi essenziali del suo far arte.
Un corpo unico che le consente di accostarsi al cenacolo artistico con una visione possibilista e prendere in considerazione una quantità vasta di argomenti.
Temi che vanno a soddisfare sia il processo creativo, sia la struttura portante del pensiero che ne è il motore.
Osservando i suoi lavori, più che riferirsi a un recupero di storie o emozioni derivanti in buona parte dal passato, penso, piuttosto, che si possa parlare di trascrizioni a getto continuo, generate da una singolare struttura pensante, ben modellate da un’ infanzia formativa trascorsa positivamente.
Una risultante tra la sua essenza priva di condizionamenti e una libertà, o vita liberamente condotta, in una natura benigna che l’ha accolta, un regalo casuale dettato dalle circostanze.
Coincidenze formative che le hanno consentito e le consentono ancora di esprimersi attraverso uno stato di fatto determinato e libertario, in un tempo disposto a duplicare un alto numero di variabili che restano costanti, alternabili ed esentate dall’essere archiviate.
Le stesse collegate a un’affettività ad ampio raggio, in cui la memoria ne rigenera continuamente la figurazione, senza un prima o un poi.
Variabili che hanno fatto dell’addizione una costante narrativa.
Una sommatoria di esperienze e sperimentazioni in cui l’accumulo è trascrizione continua dei temi d’elezione. Sovrapposizione di argomenti utilizzabili all’occasione nel tempo.
Da qui la considerazione che la memoria, sicuramente presente nelle sue opere, non ha né valenza archeologica, né assume struttura cronologica portante. In buona parte resta depositaria di un’iconografia efficace, necessaria quanto variabile, parallela al quotidiano, espressamente correlata al gesto creativo e svincolata dalla retorica della nostalgia.
Una storia iniziatica, un vero imprinting che ne ha favorito l’utilizzo a piacimento, in un tempo modificabile e funzionale alle sue esigenze.
Esperienze accordate con le sue sensibilità e le sue richieste. Con i tempi che, fin dagli esordi, scanditi dall’alternanza della luce e del buio, dai giochi favoriti dagli sguardi semplici e benevoli delle adulte, ne hanno amplificati i contenuti e costruito il bagaglio conoscitivo.
Esperienze che, stimolate da una trasgressività benigna, qualità innata nella bambina e sviluppatasi poi nella donna, hanno fatto di Primarosa Cesarini Sforza l’artista che è.
Quest’aspetto mi porta a concepire il suo lavoro come un corpo unico fatto di pensiero, azione ed esperienze identificative. Un risultato possibilmente frazionabile non correlato necessariamente alle sedimentazioni del ricordo.
Le sue opere sono un serio rapporto tra le inclinazioni personali, la costruzione dello spazio di appartenenza, luogo preso in prestito da un mondo o dai mondi che vivendo ha verificato e in parte contribuito a costruire e la sana follia liberatoria che le concede di sentire il canto profondo della poetica dell’essere.
Passaggi verificabili.
Nei suoi lavori, tutto il “precedente” è continua presenza. Uno stato di fatto costante e ripetibile.
Una ramificazione che esalta le connessioni con il presente e le diverse interpretazioni che il sociale – collettività in modificazione – le consente di apportare in progressione.
Esperienze da annoverare come processo continuo generato dalla conoscenza, in cui la sedimentazione è addizione continua, non a esclusivo appannaggio della memoria.
Bagaglio il cui peso volatile non richiede di essere trascinato. Contenitore dilatabile in evoluzione, in cui il divenire è già passato prossimo è disponibile futuro a discapito della consecuzione cronologica del vissuto.
Visione possibilista che non depotenzia o sminuisce lo spessore artistico parco di legami esclusivamente temporali, tutto è un processo immune da confronti e affiliabili similitudini.
L’affettività rivolta al mondo circostante, composta da tutti gli elementi che ci segnala, evidenzia una coralità che non prevede primogeniture.
Un aspetto che le permette di considerare le affinità elettive e i temi d’elezione sullo stesso piano, liberandosi in tal modo da ogni dipendenza eventuale.
La benefica anarchia derivante non le consente di aderire a un momentaneo o definitivo movimento artistico che la metterebbe di fatto in una condizione subordinata che ne ridurrebbe lo spazio d’azione.
Adesioni non indispensabili in quanto non rispondenti a tutto quello da lei tutelato e promosso nel tempo.
Le installazioni che presenta sono un accostarsi ai movimenti delle “libere avanguardie”, senza necessitare di particolari etichette e scevre dall’essere autoreferenziali. Come i libri d’artista che incidono profondamente sulla costruzione avanzata di linguaggi differenziati, presi in prestito da altre discipline e rimodulate per l’occasione.
Stralci di partiture musicali, ritagli di carte variegate, scritti, disegni, tutto quello che ritiene indispensabile entra nel suo universo.
Energiche cuciture interattive.
Collegano archetipi differenziati, programmano esperienze visive, tattili e narrative rispondenti a una comunicazione trasversale della sua politica: “sottili” profili testamentari.
Resetta le singole letture, progetta interconnessioni che, partendo dal particolare, articolano un fonema promotore di evolute architetture linguistiche, le cui figurazioni generano pagine dalle collaudabili valenze iconiche.
Nella sua lunga e corposa esperienza artistica lo sguardo è il suo mentore e le empatie che ne derivano sono subordinate al qui e ora, noncuranti del pensiero altrui.
Materiali disparati, metalli, terrecotte, corde e feticci tribali, concorrono a ridisegnare condizioni esistenziali, sociali e politiche. Ogni singolo elemento può anche essere citazione dalla valenza puramente colloquiale.
L’insieme che costruisce è aderenza al presente, elemento di congiunzione tra le mancanze che rileva e il suo intuire, soluzioni probabili, non necessariamente risolutive.
Il segno continua ancora oggi a contenere la sua storia. Non ha mai smesso di assumere sembianze differenti pur di accordare loro i giusti riferimenti narrativi.
Fatto di grafite o inchiostro, colore o tracciato di funi, fili, ombre proiettate e proiettabili, attraverso congiunzioni di materiali differenti è un rinnovato vocabolario, perenne tramite che la collega a noi e alle nostre esperienze visive e cognitive.
Vero e proprio filo.
Tessuto o intrecciato, costruisce la struttura dell’impianto compositivo.
“Dimensioni”, tecniche miste, nel cui interno convergono apporti tecnici differenti finalizzati alla trascrizione della relazione parentale che la lega a una natura che è “Casa”.
Impianto scenico cristallizzato che sancisce un tacito accordo tra una collaudata manualità e una figurazione onirica tanto benefica quanto evocatrice. Rivincita di un manufatto che sdogana gesto e risultato dalla condizione iniziale legata al femminino. Amplifica la valenza universale del ricamo non più correlato a una legge unilaterale delle attitudini.
Intricati labirinti.
Micro e macrocosmi non possono che ricucire le distanze costruite dalle avidità, dalle assenze e dalle mancanze. Strappi generati dall’uomo stesso e dalle sue cadute.
L’artista evidenzia offese e danni. Ricostruisce habitat ideali esorcizzando il mal fatto.
Cerca di arginare, attraverso i suoi possibili “innesti”, recuperi in cui l’effimero è affiancato al provvisorio. L’insieme, dall’apparente fragile volatilità, riconferma la centralità di una natura pronta ancora una volta a rigenerarsi senza rancori. Primavere duplicabili, promotrici di spazi abitativi desiderabili, riconoscibili dalla collettività immersa in un paesaggio ai limiti del collasso.
Un percorso espositivo che ben si accorda alla volontà museale che accoglie i suoi lavori in un rimbalzo temporale denso di affermazioni. Una relazione espositiva fatta di reperti e opere in cui appare evidente il diverso percorso delle memorie. Il loro approdo al presente, la funzione socio-politica differenziata, assolta da analisi comparate e la strategia narrativa altamente formativa rivolta alle nuove generazioni.
Aspetti che riallineano i parallelismi tra azione, reazione e applicazione temporale delle riletture su piani disciplinari equivalenti.
“Derivati” che, nella loro complessità, attraverso la partecipazione creativa di Primarosa, trovano lo spazio per essere evidenziati, dibattuti e ludicamente goduti, attraverso un riscontro visivo aggiornato.
Opere, spazi virtuali costruiti dall’anima e con anima. Probabilmente accresciuti da quelle circostanze iniziali fatte di natura, luce e colore, dimensioni che rappresentano il suo sogno artistico e il nostro prossimo immaginario.
Offerte spontanee: gioco liberatorio e scoperta di una natura primordiale, regalatele da semplici e ignare “Signore della Terra”, hanno contribuito a determinare tutto quello che oggi ci offre.
Roma al Teatro Hallet va in scena lo spettacolo “QUINTOPIANO” diretto da Mariella Pizziconi-
Roma Debutta al Teatro Hamletdal 6 al 9 marzo, QUINTOPIANO, spettacolo scritto e diretto da Mariella Pizziconi.In un palazzo di Roma due famiglie si fanno la guerra. Capita tra vicini. Elide, la boss del quartiere e proprietaria anche di quasi tutto il caseggiato ,prova a mettere pace ; non perché sia buona ,anzi, è cattivissima, ma perché vuole stare tranquilla e riscuotere gli affitti senza problemi. Le cose si evolvono improvvisamente : esplode addirittura l’amore: una passione cieca e inaspettata che crea ancora più problemi. Ormai è un crescendo di colpi di scena. Un viavai di esseri inquieti e fuori di testa. Non finirà bene ,no, proprio no.
Roma al Teatro Hallet “QUINTOPIANO” diretto da Mariella Pizziconi
“QUINTOPIANO è uno spettacolo difficile per gli attori e per la regista” _ annota Mariella Pizziconi. “ Il copione è stato volutamente scritto così ( ne sono anche l’autrice) perché un autore ama sempre sfidarsi . Dov’è la difficoltà? È subito spiegato… I piani in discussione sono il quinto e il quarto ma, scenograficamente non sono sistemati uno sopra l’altro, bensì uno accanto all’altro, cosicché gli attori saranno costretti, quelli del quinto a guardare in giù (quando si riferiscono ai vicini di sotto) e quelli del quarto in su. Ci saranno poi dei momenti di musica operistica (Rossini e Verdi) durante i quali tutti gli attori (sette), cantando in playback si muoveranno in modo concitato avanti e indietro. La commedia è arricchita da colpi di scena veramente inaspettati ,il finale toglie il fiato. Gli attori, straordinari, sono stati scelti in modo oculato.”
Rita Pasqualoni , Romano Talevi , Simona Ciammaruconi , Maurizio Greco , Rita Gianini , Andrea Scaramuzza , Gabriele Perfumo
QUINTOPIANO
Storia di follia scritta e diretta da Mariella Pizziconi
Con Maurizio Greco, Simona Ciammaruconi, Rita Pasqualoni, Romano Talevi, Rita Gianini, Andrea Scaramuzza, Gabriele Perfumo
Aiuto Regia Serena Canali
Abiti Pizzuti Boutique
DAL 6 AL 9 MARZO
TEATRO HAMLET- ROMA
da sinistra Rita Pasqualoni , Simona Ciammaruconi e Rita GianiniSimona Ciammaruconi-Maurizio Greco-Attori
Orario Spettacoli
Da giovedì a sabato ore 21
Domenica ore 18
TEATRO HAMLET_ Via Alberto da Giussano 13, Roma (Pigneto)
“Siamo fatti della stessa sostanza dei Sogni”
W. Shakespeare
Sotto la Direzione Artistica di Gina Merulla nasce “Teatro Hamlet APS” che si propone di promuovere l’Arte e la Cultura, di diventare importante punto di riferimento per il territorio romano, di “parlare” tanto alla Mente quanto al Cuore della gente.
Dopo un’importtante ristrutturazione recentemente è stato inaugurato il nuovo Spazio Polifunzionale attrezzato per il Teatro, la Danza, la Musica.
E’ nostra intenzione, da fedeli servi dell’Arte, far vivere a questo spazio mille vite diverse.
SPETTACOLO
Primo e fondamentale aspetto è la dimensione Spettacolo. Il palcoscenico.. le luci.. l’odore.. i suoni.. la magia..
Attraverso la promozione di una programmazione teatrale innovativa e variegata ci proponiamo di offrire ai nostri soci stimoli ed emozioni sempre nuovi. E’ nostra intenzione proporre spettacoli sempre nuovi che esplorino tutti i generi e tutte le forme teatrali al fine incentivare i fruitori a guardare tutto il teatro, non solo ciò a cui sono abituati. La programmazone prevedrà quindi spettacoli drammatici e commedia brillante, grandi classici e nuova drammaturgia, artisti affermati e giovani compagnie.
Fuori Cartellone ancora teatro, spettacoli musicali e danza per promuovere l’Arte in tutte le sue forme.
“Il mondo intero è un palcoscenico”
W. Shakespeare
COMPAGNIA
La Compagnia “ Teatro Hamlet ” nasce dall’esigenza più antica e profonda dell’uomo di esplorare il proprio mondo interiore, di emozionarsi, di emozionare.
Il nostro principale intento è quello di intraprendere un nuovo percorso denso e significativo che sia al tempo stesso incontro, viaggio, ricerca.. Affinché l’Arte da effimera e priva di materia possa diventare Viva..
“Nel Teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.”
E. De Filippo
FORMAZIONE
Con un approccio teorico-pratico ricco di esperienze legate al palcoscenico la formazione si apre a tutti con l’organizzazione di corsi di teatro, musica e danza per bambini, ragazzi e adulti.
Ci proponiamo inoltre di essere Centro di ricerca per per chiunque voglia completare, aggiornare e arricchire la propria preparazione, proponendo incontri, stage, seminari e workshops.
“Quanto più ci innalziamo tanto più piccoli sembriamo
a coloro che non possono volare.”
F. Nietzsche
PRODUZIONI
L’Associazione si occupa di valutare, selezionare e sostenere economicamente progetti nuovi e interessanti che rappresentino innovazione e crescita poiché è nostra convinzione che è indispensabile chi fa arte ma anche chi la sostiene.
“La cultura non è un lusso ma una necessità”
G. Xingjjan
EVENTI
Concerti, Concorsi, Manifestazioni, Rassegne, Conferenze, Festival, Presentazioni letterarie, Mostre e tanto altro poiché..
“Non esiste emozione che non vale la pena di essere vissuta.”
O. Wilde
Fara in Sabina al Teatro Potlach va in scena “AMORE COINTESTATO”
Fara in Sabina (Rieti)- va in scena al TeatroPotlach“AMORE COINTESTATO” di e con Enoch Marrella, e con Giulia Salvarani-Una insolubile storia d’amore, ambientata in un ipotetico futuro prossimo, tra un intellettuale di origini benestanti che vive in prima periferia – e nella vita non guadagna nulla – e una ragazza di estrema periferia che dalla vita ha tutto da guadagnare. Accanto ai due protagonisti in carne e ossa al Teatro Potlach , Enoch Marrella e Giulia Salvarani, i puppets virtuali generati dal visual designer Andrea Romoli con programmi AI, che entrano nel dialogo creando un’atmosfera distopico–futuristica. A comporre la scena sono le luci di Gianni Staropoli e le opere scultoree dell’artista Aleksandar Stamenov della serie “Antemetica/metafisica dell’informazione”, appositamente commissionate per questa nuova produzione, e il suono di Gabriele Silvestri.
Si parla di amore romantico, delusione delle aspettative, violenza domestica, scontri fra classi, shock culturali e atti psicomagici, in un’opera che segue la struttura dell’in-yer-face theatre, in cui il pubblico diventa interlocutore diretto dei crudi argomenti trattati.
Teatro Potlach va in scena “AMORE COINTESTATO” di e con Enoch Marrella e con Giulia Salvarani
Enoch Marrella (classe 1980) è vincitore del premio Made in Marche (2013) con lo spettacolo Cuoredebole e finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti (2014) con lo spettacolo Nell’oceano il mondo. È vincitore del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti (2021) con lo spettacolo Tecnicismi&Baldoria. Nel 2020 dà vita a un progetto crossmediale di rivalutazione del patrimonio petroliniano dal titolo Petrolini Infinito. Nel 2023 presenta lo spettacolo All You Can VAX, un viaggio in tre episodi nei migliori hub vaccinali della capitale. Nel 2024 realizza il nuovo progetto La corazza emotiva – Primo movimento / Amore cointestato prodotto da Tuttoteatro.com con il contributo di Regione Lazio – Spettacolo dal Vivo.
Sabato 1 Marzo alle ore 21.00 al Teatro Potlach di Fara Sabina
“AMORE COINTESTATO” – di e con Enoch Marrella, e con Giulia Salvarani
VISUAL Andrea Romoli
ARTWORK Aleksandar Stamenov
SOUND DESIGN Gabriele Silvestri
LUCI Gianni Staropoli
COSTUMI Marta Montevecchi COORDINAMENTO Maria Federica Bianchi
VIDEO Daniele Parisi e Dario Tacconelli
CON (in video): Italo Amerighi, Nicoló Ayroldi, Valerio De Rose, Luca Di Capua, Francesco Lai, Laura Marcucci, Francesca Romagnoli, Beatrice Simonetti
Giulia Salvarani Prova di ‘ Amore Contestato ‘ –
Teatro Potlach va in scena “AMORE COINTESTATO” di e con Enoch Marrella e con Giulia Salvarani
Teatro Potlach va in scena “AMORE COINTESTATO” di e con Enoch Marrella e con Giulia Salvarani
Biglietto: 10 €
Info e prenotazioni scrivendo SMS o WhatsApp al numero del Teatro Potlach: 351.7954176
CLICCA QUI per scoprire tutta la Stagione di Teatro di Teatro Contemporaneo 2025
TEATRO POTLACH via Santa Maria in Castello n. 28, Fara in Sabina (RI)
Il Teatro Potlach è stato fondato nel 1976 da Pino Di Buduo e Daniela Regnoli. Nel 1979 l’attrice svizzera Nathalie Mentha si unisce al gruppo è da allora i tre costituiscono il gruppo fisso del Teatro Potlach.
L’identità artistica del Potlach si è espressa contemporaneamente nella produzione di spettacoli di sala e di spettacoli di strada, e nell’attivazione di iniziative pedagogiche che hanno coinvolto l’insieme delle tecniche espressive e performative, in un continuo scambio di intenti e di strumenti con gruppi nazionali e internazionali, alla ricerca di un profilo professionale capace di offrire spettacolo ad ogni tipo di pubblico.
Fara in Sabina (Rieti)
The Potlach Theatre is located in Fara Sabina, a Medieval village 60 km from Rome. He is defined as a centre of applied theatrical sciences in the field of theatre research, formation, experimentation and international circulation of interdisciplinary artistic projects. It is part of ACCR since 2003.
A PLACE OF CULTURAL HERITAGE
The theatre’s headquarters are within the walls of what used to be the Monastery Santa Maria del Soccorso. Part of the building, which was abandoned at the time, was given to the Potlach Theatre in 1976 by the municipality of Fara in Sabina to establish its theatre.
The building was part of an ancient castle whose origins are lost in the early Middle Ages. Demolished and rebuilt several times through the centuries, it achieved a relative stability in the fifteenth century, when it became the house of the commendatory abbot of Farfa, and then of the noble families Orsini, Farnese, Della Rovere, Savelli, Colonna, Perretti, Barberini.
In the seventeenth century, cardinal Francesco Barberini, Pope Urbano VIII’s grandson, rearranged the complex of buildings of the fortress, dividing them into two spaces: the Monastery Santa Maria del Soccorso, according to the people of Fara Sabina’s wishes, and the Monastery of the Hermit Poor Clares, according to the cardinal Francesco Barberini wishes, still consacrated today.
With the unification of Italy in 1861, several properties of the Church became public properties, and the Monastery Santa Maria del Soccorso was among those: it became the Fara in Sabina City Hall’s headquarters. Through the years, the former Monastery hosted the city’s band, a cinema, the recreational club’s headquarters and finally it was abandoned.
In 1976, these spaces were entrusted to Teatro Potlach, founded by Pino Di Buduo and Daniela Regnoli in Fara Sabina. In 1979, the Swiss actress Nathalie Mentha joins the group, and since then these three people are the permanent core of Teatro Potlach.
In 2006 Teatro Potlach refurbished the former Monastery with its own private money. Since then, its spaces are: two theatre halls, a multifunctional room, a rehearsal room, six offices / dressing rooms, a garden with a small stage, a courtyard, a costume workshop, warehouses, a guest house with 9 rooms and 22 beds, a kitchen.
THE CULTURAL PROJECT
Teatro Potlach’s cultural project expresses itself on two different roads at the same time: on one hand the local activity of circulation and production of performances, of formation and pedagogy, of artists’ residencies; on the other hand, the national and international activity with interdisciplinary artistic site specific projects on different themes (environment, architecture, fine arts, science, literature and so on).
Our cultural centre’s goals are:
– To create cultural events of the highest quality, capable of presenting the most fertile inspirations from the international theatrical landscape, through the circulation and mobility of the artists;
– To propose high quality performances, according to an intercultural logic and aimed to the local cultural growth;
– To facilitate the meeting with the new languages of performance and the multidisciplinary tools, organising workshops, lessons and meetings with artists and personalities of national and international levels;
– To facilitate the formation of a new audience and the promotion, through art, of the artistic, architectural, environmental, cultural excellences of the territory;
– To redevolop and promote our territory’s identity, in order to make the inhabitants themselves aware of the richness of their own artistic and cultural heritage, which sometimes is forgotten.
ACTIVITIES AND ACTIONS
Throughout the whole year, Teatro Potlach hosts many different activities:
– Theatre seasons for children and adults;
– International festivals;
– Professional training courses (individual or collective courses within the School of Arts and Professions of the Performance);
– Residencies for single artists (writers, actors, dancers, researchers, directors) or groups (theatre groups, dance groups, visual and digital arts groups);
– Theatrical projects oriented towards dialogue and intercultural reception, with groups of refugees, elders, disabled people, young people with school problems;
– Historical and artistic guided tours of the premises, organised in special occasions like special dates and anniversaries, which we are developing.
The strong point of our activity is FLIPT – Intercultural Workshop Festival of Theatre Practices, between East and West, which we organise since 2000 in our premises and in the whole village of Fara in Sabina(see photo) every year; a rich cultural and interdisciplinary event lasting three weeks between June and July.
This Festival is organised in tight cooperation with the local businesses and touristic promoters, who help us with some logistic aspects like board and lodging, transportation and other technical needs.
In fact, many artists, artistic groups, dance groups, students, young video artists, academics are invited to the Festival. During the day, they attend the workshops, held by the hosted masters, about Western and Eastern theatrical practices (Commedia dell’Arte, Japanese dance kamigata-mai, storytelling techniques, Indian singing and dancing Baul, corporeal mime, directing techniques and so on), while in the evening they attend the performances by the international companies.
Moreover, during the Festival many collective site specific performances are created, with all the paricipants contributing, coordinated by Pino Di Buduo and by Teatro Potlach’s pedagogues.
Roma al Teatro Vascello va in scena – RECOLLECTION OF A FALLING-30 anni di Spellbound Contemporary Ballet-
Roma al Teatro Vascello dal 25 febbraio al 2 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17 va in scena RECOLLECTION OF A FALLING 30 anni di Spellbound Contemporary Ballet
Roma al Teatro Vascello – RECOLLECTION OF A FALLING
Programma in due parti
Jacopo Godani – “Forma mentis”
Mauro Astolfi – “Daughters and angels”
Interpreti: Maria Cossu, Giuliana Mele, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Roberto Pontieri, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi,
Una produzione Spellbound
in collaborazione con Comune di Pesaro & AMAT per Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, Festival Torino Danza
durata 30’ e 38’ con intervallo di 15’
SHAPE \* MERGEFORMAT
Viviamo in un pianeta pieno di ricordi. Abbiamo impiegato circa trent’anni per imparare come assemblare i nostri e non diventarne schiavi.
Roma al Teatro Vascello – RECOLLECTION OF A FALLING
Il ricordo della prima caduta, quell’attimo prima e soprattutto quell’attimo dopo che ci ha fatto capire che è stato un bene spingerci verso esperienze più profonde. Questo è il nostro punto di partenza, nato dall’idea e dal tentativo di parlare dell’interconnessione di tutto quello che abbiamo attraversato.
Trent’anni per capire che non saremo mai delle isole indipendenti ma parte di un tutto. Probabilmente avremo ricordi più ricchi di cui nutrirci, forse sempre più disordinati, ma pur sempre qualcosa che mettiamo dentro e poi tiriamo fuori da noi stessi.
Recollection of a falling è il nostro sistema di dati accessibili e infinitamente espandibili. Come esseri umani abbiamo fornito prove sufficienti delle nostre capacità di distruggere tutto: il ricordo di una caduta, piccola o pericolosamente grande può essere il modo per riconnetterci al mondo naturale, saltarci dentro e ricostruirlo ogni giorno.
SHAPE \* MERGEFORMAT Roma Teatro Vascello -RECOLLECTION OF A FALLING-30 anni di Spellbound Contemporary Ballet
Parte 1
Forma mentis
Coreografia, Art Direction, Luci, Costumi: Jacopo Godani
Musica originale: Ulrich Müller
Musica dal vivo Sergey Sadovoy
Assistente alle coreografie: Vincenzo De Rosa
FORMA MENTIS, un’esperienza coreografica che celebra giovani danzatori straordinari che partecipano alla creazione di un manifesto artistico per le nuove generazioni. In questa nuova creazione, Jacopo Godani utilizza l’arte della “danza intelligente” come strumento di realizzazione e come mezzo di comunicazione diretta con le nuove generazioni.
Consapevole delle molteplici sfaccettature che siano state attribuite all’arte negli ultimi decenni, Jacopo Godani ricerca un equilibrio tra la presentazione di un formato d’arte contemporanea definito da un terreno etico e la creazione di un dispositivo che possa fungere da sostegno per giovani artisti per trasformare la loro creatività in idee concrete e progettualità.
Forma Mentis è una piattaforma vibrante per esplorare il potenziale della danza come linguaggio universale per mezzo della propria intelligenza. Ogni passo, ogni movimento, è un’opportunità per esprimere idee e visioni, creando un dialogo dinamico con se stessi, il pubblico e le generazioni future. In questo spazio creativo, Godani riconosce il valore del talento e della determinazione professionale. Ogni danzatore, ogni artista, è un faro di ispirazione per coloro che anelano a realizzare i propri sogni.
Forma Mentis non è solo una performance, ma un impegno a creare un impatto duraturo usando la danza come strumento di incoraggiamento a una pluralità di idee e prospettive. Ogni movimento sul palcoscenico è un passo avanti verso la scoperta e la celebrazione del potenziale umano.
Forma Mentis è un invito a esplorare, a sognare e a creare, è un’opportunità per le nuove generazioni di concretizzare i pensieri, alimentare le visioni e le aspirazioni.
Roma al Teatro Vascello – RECOLLECTION OF A FALLING
Parte 2
Daughters and angels
Coreografia e regia: Mauro Astolfi
Set e Disegno luci: Marco Policastro
Musica originale: Davidson Jaconello
Costumi: Anna Coluccia
Assistente alle coreografie: Elena Furlan
Daughters and Angels è un lavoro ispirato dalla lettura di Knowledge and Powers di Isabel Pérez Molina pubblicato da Duoda, un centro di ricerca interdisciplinare dell’Università di Barcellona riconosciuto a livello internazionale nel campo degli Women’s Studies. Il testo incrocia un interesse di Mauro Astolfi, coltivato fin da adolescente, rispetto all’immaginario legato alle “streghe”, oltre la spettacolarità della cinematografia e alla patina della magia e più rivolto ai costrutti culturali, gli stereotipi di genere, di linguaggio, gli abusi di potere radicati ancora oggi.
Secondo Isabel Pérez Molina le donne in ambito medico furono le prime nella storia occidentale a conoscere e a praticare soluzioni terapeutiche di diverso tipo. Durante il Medioevo furono guaritrici, anatomiste e farmacologhe, intenditrici di piante medicinali e conoscitrici dei segreti della medicina empirica tramandata da generazione in generazione. Riconosciute dalla comunità come “donne sapienti”, ma “chafarderas” (pettegole), prima che “streghe” dalle istituzioni, destabilizzavano un certo sistema organizzato e soprasseduto dagli uomini, sfidando i limiti imposti dai modelli dominanti di genere al punto da divenire un problema per l’élite maschile feudale e patriarcale. Durante il Rinascimento la tensione misogina si consolida, insieme alle dinamiche di esclusione per le donne in ogni campo. È in quel momento che la lotta per il controllo maschile della conoscenza e della scienza si inasprisce e comincia la caccia alle streghe.
In Daughters and Angels Mauro Astolfi rielabora storia, sensazioni e percezioni personali, per mettere in evidenza l’automatismo folle che porta a trasformare in violenza, negazione e annichilimento tutto ciò che non si conosce. In scena, una grande seta nera rappresenta il confine immaginario di un luogo dove riunirsi di notte, per nascondersi e decidere come sopravvivere all’ignoranza legittimata. Il nero come blocco, negazione, opposizione, protesta al potere, al controllo, al mistero. Ma anche luogo di sicurezza, riservatezza e misteriosa inaccessibilità.
“In Daughters and Angels, non parlo di magia, ma della possibilità di intraprendere un percorso di conoscenza da parte del genere maschile del proprio femminile, smantellando gli stereotipi di genere e mettendo in discussione alcune rocche forti della mascolinità. Cerco di recuperare un’informazione antica, il semplice potere della conoscenza, senza appartenenza né primati. La donna che immagino è stata una figlia ricorda ed amplifica ciò che ha imparato dalla sorgente, l’uomo, sembra aver dimenticato quasi tutto” (Mauro Astolfi)
Campagna abbonamenti
Card libera 108 euro (6 spettacoli a scelta) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto
Card love 72 euro (2 spettacoli a scelta per 2 persona) (ACQUISTA ONLINE) con eventuale scelta del posto
Info e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro , Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE info promozioneteatrovascello@gmail.com
Biglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti, studenti universitari, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati,
acquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-23-24/
acquista tramite bonifico bancario a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849
Donaci il tuo 5×1000 con la prossima dichiarazione dei redditi basta indicare al tuo commercialista il nostro codice fiscale: 01340410586 – Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849
Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
Roma-L’Arte dei Papi. Da Perugino a Barocci in mostra a Castel Sant’Angelo-
Roma, Castel Sant’Angelo dal 6 marzo – 31 agosto 2025-Una mostra immaginata come esperienza dell’anima. La migliore pittura italiana declina i temi essenziali del Vangelo: l’infanzia, il perdono, il volto della Madre, la lezione della povertà, la speranza dell’amato innamorato, la sapienza dei santi e la fedeltà della Chiesa. È una mostra che vuole oltrepassare i confini della storia dell’arte, offrendo un viaggio spirituale attorno alla bellezza come riscoperta del senso della vita
Roma-L’Arte dei Papi in mostra a Castel Sant’Angelo-
L’ARTE DEI PAPI. Da Perugino a Barocci, ideata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, presieduto da Giuseppe Lepore, organizzata in collaborazione con Castel Sant’Angelo, diretto da Massimo Osanna, e con il patrocinio del Dicastero per l’Evangelizzazione Giubileo 2025 presieduto dall’Arcivescovo Rino Fisichella, è la mostra che Castel Sant’Angelo offre al pubblico dal 6 marzo al 31 agosto, in occasione dell’anno giubilare 2025.
L’esposizione vuole essere il racconto di una città che sogna d’essere santa. I grandi artisti e l’impegno dei Papi hanno reso Roma non solo il patrimonio dallo splendore incomparabile ma anche quell’idea di città costruita sul desiderio cristiano di esaltare la bellezza, la memoria, la civiltà della tradizione, la dignità e l’ideale universalistico di un uomo riscattato dal dolore. La mostra è soprattutto un’esperienza tematica. Fuori dal rigore cronologico, declina i temi evangelici: l’infanzia, la maternità, la gioia e la sofferenza, la resurrezione, la misericordia, la speranza.
L’ARTE DEI PAPI narra, opera dopo opera, i sogni e le aspirazioni dell’essere umano nel riconoscere in sé un “seme divino”. La Madonna con il Bambino, San Giuseppe e San Pietro Martire di Andrea del Sarto indica la gioia dell’esser famiglia, così come lo manifesta l’esaltazione pittorica dell’opera di Giovanni Gerolamo Savoldo l’Adorazione del Bambino con San Girolamo e San Francesco. Per il visitatore, il racconto vuole essere un’esperienza vissuta, quel momento di raccoglimento e di serenità che solo l’arte, nel suo stupendo stupore, sa offrire. Capitoli dell’esposizione sono affidati all’Adorazione dei pastori di Luigi Crespi, all’Annunziata di Carlo Maratti e, al contempo, ai sogni del Perugino, di Annibale Carracci, Pietro da Cortona, del Cavalier d’Arpino, di Pompeo Batoni, Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, Anton Raphael Mengs, Battistello Caracciolo o delle nubi rosate di Federico Barocci. Le incursioni storiche sono molteplici; molti i ritratti dei papi; singolari le esplorazioni dell’arte contemporanea dedicata al sacro, come l’opera di Bruno Ceccobelli, Giuseppe Salvatori, Luigi Stoisa e di Giorgio Di Giorgio.
Un punto di forza istituzionale è il fatto che abbiano collaborato molti istituti nazionali del Ministero della Cultura, quali le Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini e Galleria Corsini, la Galleria Nazionale dell’Umbria, la Galleria Nazionale delle Marche e i Musei Reali di Torino-Galleria Sabauda, oltre all’Accademia Nazionale di San Luca e ad alcune istituzioni comunali quali il Museo della Città civico diocesano di Acquapendente. Del patrimonio di quei soggetti prestatori sono stati privilegiati i depositi e le opere rare di grandi artisti ma non solo, nell’idea che un punto di forza della mostra sia anche la “restituzione” al visitatore di un mondo artistico tanto vasto quanto, per alcuni aspetti, poco conosciuto. Aspetto sostenuto dal dott. Mario Turetta, Capo Dipartimento per le attività culturali del MiC, per il quale non c’è recupero che non sia valorizzazione di un immaginario culturale storico che esiste e che tuttavia è ancora da ridisegnare, facendolo emergere dai depositi.
La mostra è curata da Arnaldo Colasanti, in collaborazione con Annamaria Bava.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza. Chiudendo questo banner o comunque proseguendo la navigazione nel sito acconsenti all'uso dei cookie. Accetto/AcceptCookie Policy
This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish.Accetto/AcceptCookie Policy
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.