Giuseppe Aragno- Le quattro giornate di Napoli. Storie di antifascisti
Editore Intra Moenia
Descrizine del libro di Giuseppe Aragno-Le quattro giornate di Napoli-Questo libro racconta una “storia civile”. Al centro della scena uomini e donne che vincono la paura e lottano per la dignità in una notte disperata. Sullo sfondo, la dittatura, la repressione, la guerra e un’occupazione spietata. Il libro ha i toni e l’andamento di un romanzo storico. Non rinuncia al rigore della ricerca, ma dà la parola a chi non l’ha mai avuta e diventa il canto corale della Napoli antifascista. Questa ricostruzione storica delle Quattro Giornate non solo smantella lo stereotipo della città di plebe, ma restituisce alla memoria collettiva i nomi, le storie umane e la vicenda politica degli sconosciuti protagonisti di una delle più belle pagine della millenaria storia di Napoli, quella dell’antifascismo popolare colto nel suo momento più alto, fatto di speranza e sacrificio. Un messaggio di grande attualità nel nostro tempo che sembra tornare ad essere buio.
Giuseppe Aragno-
Giuseppe Aragno si è formato alla scuola di Renzo De Felice, con cui è stato esercitatore all’Università di Salerno alla fine degli anni Settanta; dal 1994 collabora, in qualità di cultore della materia e docente a contratto, con la cattedra di Storia Contemporanea della Facoltà di Scienze politiche dell’Università “Federico II” di Napoli. Un suo saggio sulle politiche culturali nell’Italia dall’Unità ai primi anni della repubblica, intitolato Un giacimento in fondo allo stivale, Laterza, Roma-Bara, 1997, ha vinto il premio Laterza. Ha partecipato, come membro del Comitato di Redazione e autore di 40 voci biografiche, al progetto di rilievo nazionale, finanziato dal MIUR e realizzato dalle Univerisità di Messina, Milano, Teramo e Triete, da cui è nato il Dizionario Biografico degli anarchici Italiani, Biblioteca Serantini, Pisa, 2003-2004. I suoi ultimi saggi si intitolano Antifascismo popolare, Il manifestolibri, Roma, 2009 e Antifascismo e potere, Bastogi, Foggia, 2012. Dall’anno accademico in corso insegna Storia contemporanea presso la “Fondazione Humaniter”. Collabora col Manifesto, Liberazione e l’edizione napoletana di Repubblica”.
Giuseppe Aragno- Le quattro giornate di NapoliGiuseppe Aragno- Le quattro giornate di Napoli
Roma-alla galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”-
Roma- Torna l’appuntamento con la mostra mercato dedicata agli artisti presenti nel catalogo della galleria Edarcom Europa.- Dopo il record di visite dell’edizione 2024, in occasione del cinquantesimo anno di attività, torna l’atteso appuntamento con la Collettiva di Primavera, la storica mostra mercato dedicata alle opere di tutti gli artisti presenti nel catalogo della galleria d’arte Edarcom Europa, storica realtà romana fondata nel 1974 da Gianfranco Ciaffi e dal 2021 diretta dal figlio Francesco.
galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”
Quest’anno l’inaugurazione si terrà nei giorni di venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 marzo: come da tradizione, un lungo weekend con la straordinaria apertura domenicale per poter accogliere tutti gli appassionati e i curiosi che vorranno immergersi tra le oltre 400 opere in mostra negli spazi espositivi di via Macedonia 12 e 16 a Roma.
In tutti gli ambienti della galleria sarà possibile visionare dipinti, sculture, litografie, serigrafie e incisioni degli oltre 40 artisti in catalogo. I nomi storici di importanti autori del ‘900 verranno affiancati da selezionati interpreti contemporanei già ampiamente apprezzati in Italia e all’estero.
galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”
galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”
galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”
Inoltre, a rendere ancora più interessante la visita durante il weekend inaugurale saranno le condizioni estremamente vantaggiose che verranno proposte a chi vorrà valutare l’acquisto di una o più opere. Su tutto il catalogo infatti, verranno applicati i seguenti sconti straordinari:
20% in caso di pagamento in unica soluzione
10% in caso di pagamento rateale fino a 24 mesi
Per avere un’ampia, seppur parziale, anteprima delle opere in mostra si può visitare il sito www.edarcom.it, un grande shop online facilmente consultabile per scoprire tecniche, misure e prezzi indicati in modo trasparente e accessibile. Ovviamente le straordinarie condizioni di sconto sono valide anche per gli acquisti online con il codice sconto PRIMAVERA25.
OPERE DI: Ugo Attardi, Giuseppe Barilaro, Enrico Benaglia, Franz Borghese, Ennio Calabria, Angelo Camerino, Claudio Caporaso, Michele Cascella, Tommaso Cascella, Giuseppe Cesetti, Angelo Colagrossi, Roberta Correnti, Marta Czok, Luca Dall’Olio, Mario Ferrante, Salvatore Fiume, Franco Fortunato, Felicita Frai, Franco Gentilini, Gianpistone, Emilio Greco, Renato Guttuso, Franco Marzilli, Piero Mascetti, Maurizio Massi, Renzo Meschis, Francesco Messina, Mauro Molle, Norberto, Sigfrido Oliva, Ernesto Piccolo, Giorgio Prati, Domenico Purificato, Aldo Riso, Carlo Roselli, Sebastiano Sanguigni, Aligi Sassu, Cynthia Segato, Mariarosaria Stigliano, Orfeo Tamburi, Lino Tardia, Renzo Vespignani.
galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”
galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”
galleria Edarcom Europa la “Collettiva di Primavera 2025”
INFORMAZIONI
MOSTRA: Collettiva di Primavera 2025
PERIODO: 28 marzo – 19 aprile 2025
INDIRIZZO: Via Macedonia 12, Roma (San Giovanni – Appio Latino)
INAUGURAZIONE MOSTRA: Venerdì 28, Sabato 29 e Domenica 30 Marzo ore 10:30/13:00 e 15:30/19:30
ORARIO MOSTRA: da lunedì a sabato ore 10:30/13:00 e 15:30/19:30
INGRESSO MOSTRA: Libero
INFO: 06.7802620 – www.edarcom.it
Erik Larson-Il demone dell’inquietudine- Neri Pozza Editore-
Descrizione del libro di Erik Larson– Traduzione di Laura Prandino-Tra il 6 novembre 1860 e il 12 aprile 1861, gli Stati Uniti vivono un periodo di tensioni che sfocerà alla Guerra civile. La vittoria di Abraham Lincoln segna l’inizio della secessione degli stati del Sud, alimentata dalla questione della schiavitù. Attraverso diari e lettere, l’autore esplora errori fatali e drammi personali, raccontando le voci di protagonisti che vedranno la nascita della guerra più sanguinosa della storia americana.Quando una nazione è sull’orlo di un abisso, può accadere che l’arroganza, la malafede o la brama di potere di un pugno di persone la spingano nel vuoto. Tra il 6 novembre 1860 – giorno in cui il repubblicano Abraham Lincoln diventa il 16° presidente degli Stati Uniti – e il 12 aprile 1861 – giorno in cui a Fort Sumter, South Carolina, si spara il primo colpo della Guerra civile – accade proprio questo. La vittoria di Lincoln suggella un periodo di tensioni disgreganti: gli stati del Sud vogliono distruggere l’Unione e il neoeletto deve fermare l’emorragia secessionista. L’abolizione della schiavitù è il combustibile che fa divampare le fiamme dello scontro tra la borghesia dell’èra industriale e l’aristocrazia terriera arroccata in un anacronistico privilegio. Ma questa è storia nota. L’incredibile cronaca di quei cinque mesi, cruciali e convulsi, lo è invece molto meno. Com’è potuto avvenire che il South Carolina, «staterello arrogante» tetragono a qualsivoglia forma di progresso, abbia scatenato il conflitto più sanguinoso di tutte le guerre americane messe insieme? Quando il «demone dell’inquietudine» ha avuto la meglio su ogni altra ragione? Attingendo a diari, documenti, lettere, Larson ci immerge in una storia di errori fatali, fraintendimenti assurdi, egotismi incendiari, tragedie personali e orribili tradimenti. Sentiremo, sopra le altre, le voci di Robert Anderson, comandante di Fort Sumter, ex proprietario di schiavi eppure fedele all’Unione; di Edmund Ruffin, deputato vanesio e sanguinario che tiene a bada la depressione con l’ardore secessionista; di Mary Boykin Chesnut, moglie di un piantatore, in conflitto sia sul matrimonio che sulla schiavitù. E poi c’è lui, il presidente altissimo e triste, che non potrà evitare la guerra da cui uscirà vincitore ma umanamente sconfitto.
Erik Larson-Il demone dell’inquietudine-
Vi invito ora a entrare in quel passato, in quel tempo di paura e discordia, e a sperimentare la passione, l’eroismo, il dolore come se viveste davvero in quell’epoca e non conosceste ancora il finale della storia.
«Il talento narrativo e la profondità storica rendono la vicenda della Guerra civile un thriller irresistibile: questo è Erik Larson al suo meglio». The Wall Street Journal
«Anche gli ossessionati dall’argomento hanno di che imparare da questa ricostruzione di una nazione in tumulto». Los Angeles Times
«Sconcertante il resoconto di un’èra in cui le tensioni politiche e sociali sono sfociate in una polarizzazione letale. Ipnotico, irresistibilmente cinematografico». Publishers Weekly
Erik Larson-
Erik Larson è nato a Freeport, Long Island, nel 1954. Collaboratore di Time, New Yorker, Atlantic Monthly, Harper’s e altre prestigiose riviste americane, ha scritto numerose opere, tra le quali si segnalanoIl giardino delle bestie, Gugliemo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen e Scia di morte. L’ultimo viaggio di Lusitania, tutte pubblicate da Neri Pozza. Il diavolo e la città bianca ha vinto l’Edgar Award in the Best Fact Crime 2004. Erik Larson vive a Seattle con la moglie e tre figlie. moglie e tre figlie.
Federico Garcia Lorca: La Fucilazione -Uccidere un uomo per cancellare ciò che rappresenta-
FEDERICO GARCIA LORCA
Federico Garcia Lorca:”Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica.”
UCCIDERE UN UOMO PER CANCELLARE CIO’ CHE RAPPRESENTA: LA FUCILAZIONE DI FEDERICO GARCIA LORCA
È l’alba del 19 agosto 1936. Spagna. Sono passate solo poche settimane dall’Alzamiento, il colpo di stato dei militari guidato da Francisco Franco. Due automobili lasciano la città di Granada e si dirigono verso una collina vicina, sulla strada tra Viznar e Alfacar. Nelle auto si trovano sei membri della Falange e i loro prigionieri. Ad un certo punto, lungo la strada, si fermano. I sei prigionieri scendono dalle auto e vengono fatti allineare. Il capo pattuglia dà l’ordine, è un attimo, ed i sei prigionieri vengono fucilati. Tra di loro, un insegnante locale, due anarchici e un poeta: Federico Garcia Lorca.
Federico Garcia Lorca, che già da vivo era considerato uno dei più grandi poeti della sua generazione, è un artista cosmopolita e decisamente fuori dagli schemi, un personaggio di spicco dell’avanguardia culturale spagnola insieme ad artisti come Luis Buñuel e Salvador Dalí. Viaggia per il mondo, visita e soggiorna soprattutto tra gli Stati Uniti e Cuba. Fin dalla caduta della dittatura di Primo de Rivera nel 1930, rientra in Spagna e appoggia il governo repubblicano. Aveva anche aderito ad una campagna di alfabetizzazione portata avanti dalla Repubblica, creando un teatro ambulante di poesia popolare, anticlericale e zingaresca. Garcia Lorca rappresentava quindi tutto quello in cui la Repubblica Spagnola credeva e nei cui valori i repubblicani si identificavano. Ucciderlo avrebbe avuto ben più di un significato.
Allo scoppio della guerra civile, Lorca ha 38 anni e si trova a Madrid. Rifiuta l’asilo che gli offrono paesi come Messico e Colombia perchè crede nella Spagna repubblicana. Riesce ad allontanarsi dalla capitale nel mese di agosto per andare a Granada, ospite di alcuni amici. Pensava che Granada fosse una destinazione sicura grazie alla rete di alcune amicizie personali. Purtroppo la decisione gli fu fatale. Venne tradito, e dopo solo un paio di giorni dal suo trasferimento si trovava già in mano ai franchisti.
Il regime pose fin da subito un bando integrale alle opere di Lorca rotto parzialmente solo nel 1953, lasciandole comunque fortemente censurate. Il governo franchista inoltre si dichiarerà sempre estraneo alla sparizione del poeta. Bisognerà aspettare fino al 1965 per avere una “versione” del regime, sul perchè Federico Garcia Lorca venne ucciso quel giorno: dei documenti ritrovati provavano che era stato condannato a morte perchè socialista, omosessuale e accusato di far parte della massoneria. Il luogo esatto dell’uccisione non è mai stato indicato e i resti di Garcia Lorca si trovano ancora da qualche parte, su quella strada tra Viznar e Alfacar, poco fuori Granada.
Nella sua ultima intervista, al giornale Sol, dichiarò “Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica.”
Roma- AMANO CORPUS ANIMAE – La più grande mostra europea dedicata a Yoshitaka Amano-
Roma, Aprirà venerdì 28 marzo 2025, nello spazio espositivo del Museo di Roma a Palazzo Braschi, la mostra Amano Corpus Animae, dedicata al Maestro Yoshitaka Amano.
La mostra, ideata e sviluppata da Lucca Comics & Games e curata da Fabio Viola, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il supporto organizzativo di Zètema, e celebra i 50 anni di carriera del Maestro raccogliendo in un unico percorso espositivo più di 200 tra opere originali, cel d’animazione e oggetti di culto.
“Conosco l’opera del Maestro Amano, sono qui per apprezzare questo momento importante anche dal punto di vista autobiografico.
Ho addormentato i miei figli cantando le sigle delle opere del maestro, sono cresciuto con loro.” – ha dichiarato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli in visita alla mostra.
“Siamo davvero felici e orgogliosi di aver portato al Museo di Roma a Palazzo Braschi una mostra davvero fantastica di un grandissimo artista. Il bellissimo allestimento consente di apprezzare la vastità di un’opera che colpisce l’immaginario contemporaneo. L’arte di Amano ha avuto un’influenza davvero profonda nella poetica culturale attuale ed è bello che il museo di Roma si caratterizzi in maniera così forte anche sull’arte contemporanea.” – ha detto Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma
“Dopo il grande successo di Milano, la mostra ‘Amano Corpus Anime’ sull’arte di Yoshitaka Amano arriva a Roma, nella prestigiosa sede dei Musei Capitolini. Un successo – certificato dalla presenza e il coinvolgimento delle massime cariche istituzionali, dal Ministro della Cultura Giuli al sindaco di Roma Gualtieri, passando per l’ambasciatore giapponese in Italia Keiichi Katakami – che spinge attraverso l’impegno e la professionalità di Lucca Crea il brand Lucca Comics and Games fuori dalle Mura della città verso inediti ed esaltanti traguardi condivisi. Voglio ringraziare tutto lo staff con l’augurio che questo ulteriore importante passo sia l’inizio di una nuova storia d’amore tra Lucca ed il mondo”. – ha concluso il Sindaco Mario Pardini della Città di Lucca
La mostra, inaugurata anche alla presenza del Sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e della Direttrice della Direzione Musei Civici Ilaria Miarelli Mariani, andrà avanti fino al 12 ottobre 2025. Un viaggio nella storia dell’animazione e dell’intrattenimento mondiale vissuto attraverso le numerose tappe che hanno contraddistinto la lunga carriera dell’artista di Shizuoka. Da Tatsunoko a Final Fantasy, dai primi passi mossi dall’artista negli anni ‘70 negli studi di animazione fino alle opere più recenti: la mostra comprende gran parte delle creazioni che hanno contribuito ad affermare Amano come uno degli artisti più talentuosi ed efficaci. Con i suoi anime e i suoi videogiochi di assoluto valore, con gli inconfondibili sketch e painting, con la commistione di disegni e colori tipica di alcune sue opere iconiche, Amano si è affermato come un creatore di mitologie contemporanee, entrate nelle case di tutti, abbattendo le barriere del tempo e rimanendo impresse nell’immaginario collettivo di diverse generazioni.
Il volume “Luoghi sacri e storia del territori. L’Atlante storico dei culti del reatino e della Sabina” a cura di 𝗦𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗕𝗼𝗲𝘀𝗰𝗵 𝗚𝗮𝗷𝗮𝗻𝗼, 𝗧𝗲𝗿𝘀𝗶𝗹𝗶𝗼 𝗟𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼 e 𝗨𝗺𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗟𝗼𝗻𝗴𝗼, è il risultato di un lavoro interdisciplinare che coniuga gli studi e la ricerca storica, artistica e cultuale alla tecnologia digitale. Al contempo rappresenta il proseguo di un più ampio progetto – Fonti e studi farfensi – sostenuto dall’𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘁𝗼 𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗠𝗲𝗱𝗶𝗼 𝗘𝘃𝗼 e dalla 𝗕𝗮𝗱𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗙𝗮𝗿𝗳𝗮.
𝗦𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗕𝗼𝗲𝘀𝗰𝗵 𝗚𝗮𝗷𝗮𝗻𝗼, che ha insegnato Storia medievale nelle Università La Sapienza, Siena, L’Aquila e Roma Tre, ha tracciato un profilo del lavoro offrendo spunti interessanti per capire il valore sia dell’opera cartacea sia della piattaforma online 𝗔𝗦𝗖𝗥𝗲𝗦 (𝗔𝘁𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗖𝘂𝗹𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗥𝗲𝗮𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮): risultato informatico che poggia sulla precedente ricerca scientifica, i cui dati sono stati digitalizzati da esperti del settore facenti capo alla Sapienza Università di Roma.
𝗨𝗺𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗟𝗼𝗻𝗴𝗼
“L’idea è nata per impulso di un finanziamento venuto dal professore 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲́ 𝗩𝗮𝘂𝗰𝗵𝗲𝘇 – spiega la prof.ssa Boesch Gajano -. Vorrei porre attenzione su questo importante preliminare aspetto per far capire che il lavoro è frutto di una collaborazione che va al di là dei nostri tre nomi, al di là delle istituzioni italiane, universitarie e locali.
Venuto a conoscenza delle iniziative del Centro Europeo di Studi Agiografici (CESA) con sede a Rieti, il prof. Vauchez, vincitore del premio Balzan 2013, ci propose un finanziamento per una ricerca legata a questi luoghi. Un’occasione straordinaria che, insieme a Tersilio Leggio e Umberto Longo, abbiamo colto mettendo a frutto delle ricerche pregresse, per sviluppare l’idea dell’Atlante Storico dei Culti del Reatino e della Sabina (ASCReS), di cui questo volume è il corredo a stampa. Un grande lavoro digitale: durato quasi due anni e affidato alle cure di un’equipe di studiosi e docenti della Sapienza Università di Roma.
Nonostante tutto, la carta stampata ha ancora un suo senso, ossia un suo pubblico: così abbiamo deciso di lasciare una traccia scritta del lavoro svolto per lo sviluppo dell’Atlante. A mio avviso la cosa interessante del progetto è quella di aver tentato un rapporto organico tra la ricerca storica sulle fonti e lo strumento informatico che in questo caso ha avuto la giusta pretesa di non essere soltanto un appoggio cioè un mezzo di divulgazione dei dati raggiunti ma anche uno strumento di ricerca e di possibili ulteriori ricerche.
Dopo diversi incontri con gli esperti, ho appurato che l’aspetto informatico costringe a mettere a fuoco tutta una serie di elementi: cosa, per esempio, si intende per luogo di culto attraverso una precisa definizione terminologica. Penso che si sia creato un punto di riferimento importante per questi territori.
𝗧𝗲𝗿𝘀𝗶𝗹𝗶𝗼 𝗟𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼
Personalmente ho maggiormente seguito la ricerca storica e storico-artistica che ha dato frutti interessanti: il saggio sui culti di 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗔𝗻𝘇𝗼𝗶𝘀𝗲 e quello sulla Storia dell’Arte di 𝗘𝗹𝗲𝗻𝗮 𝗢𝗻𝗼𝗿𝗶. Credo che in entrambi si siano fatte accurate ricerche che hanno arricchito il campo d’indagine all’interno di un vasto e variegato territorio, che oggi può beneficiare di uno strumento che permette di conoscere una rete di luoghi sacri, in ognuno dei quali sono stati rintracciati oggetti di culto e devozione che non erano noti.
Il volume segna un passo in avanti, perché poggia su un lavoro che intreccia aspetti storico religiosi con la storia del territorio di cui Tersilio Leggio è maestro, e al quale va il merito di aver inserito il territorio sabino e reatino all’interno di una grande storia che travalica confini netti e precisi. Tra questi due campi emergono interazioni interessanti: soprattutto i rapporti con altri territori limitrofi e le loro trasformazioni nel tempo.
Per me, che ho una limitata conoscenza di tipo informatico, è stata una bella esperienza capire la materia attraverso i saggi di Saverio Malatesta e di Massimiliano Vassalli: validi riferimenti per creare un rapporto fra la ricerca umanistica e quella informatica, estendibile ad altri campi.
Per quanto riguarda la fruizione del sito ASCRES è strutturato per essere accessibile a tutti: i giovani digitali sono senz’altro agevolati; i meno giovani possono trovare nel volume cartaceo un valido aiuto per navigare. Il mio auspicio è che non solo agli studiosi di professione ma ad ogni Comune, scuola, parrocchia del territorio sabino e reatino, sia data la possibilità di connettersi per utilizzare l’Atlante, che oltre a divulgare conoscenza scientifica – sfatando o integrando una serie di leggende – può essere un luogo di promozione culturale e turistica”.
Le riflessioni della prof.ssa Boesch Gajano invitano a sfogliare i frutti di un lungo lavoro di ricerche sulla storia del territorio sabino. Tra questi: “𝗖𝗼𝗻𝘀𝘁𝗿𝘂𝗰𝘁𝗶𝗼 𝗠𝗼𝗻𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗶 𝗙𝗮𝗿𝗳𝗲𝗻𝘀𝗶𝘀” a cura di Umberto Longo, “𝗟’𝗔𝗯𝗯𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗔𝗹𝘁𝗼𝗺𝗲𝗱𝗶𝗲𝘃𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗻𝗮𝗺𝗶𝗰𝗮. 𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗙𝗮𝗿𝗳𝗮” a cura di Stefano Manganaro, “𝗔𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗮𝗰𝗵𝗲𝘀𝗶𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮” di Tersilio Leggio, “𝗜𝗹 𝗦𝗮𝗻𝘁𝘂𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗦. 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗮𝗹 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗧𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮. 𝗔𝗽𝗽𝗿𝗼𝗰𝗰𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝘂𝗹𝘁𝗼 𝗺𝗶𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼” a cura di T. Canella e U. Longo, “𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮. 𝗟𝗮 𝗺𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲, 𝗶𝗹 𝗰𝘂𝗹𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶” a cura di Elena Onori, e naturalmente “𝗟𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶 𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶. 𝗟’𝗔𝘁𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝘂𝗹𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮” a cura di Sofia Boesch Gajano, Tersilio Leggio e Umberto Longo.
Sulla piattaforma 𝗔𝗦𝗖𝗥𝗘𝗦 (http://ascres.uniroma1.it/ ) basta fare un click per avventurarsi nella ricerca, senza dimenticare il valore e il piacere della carta che offre contenuti e quindi parole da digitare: un maggiore bagaglio storico, culturale e cultuale con il quale navigare!
Anne Sexton,Bella e dannata, sexy e infantile, sposata e sciupamaschi, indifesa ed esibizionista, plurisuicida con un incrollabile senso dell’umorismo, fragile e carismatica, autodidatta e docente universitaria, atea e mistica, benestante signora drogata di torazina e alcolizzata, Anne Sexton (1928-1974) è stata la più scandalosa ed eversiva fra le madri fondatrici della “specie” culturale delle poetesse contemporanee.
«Esistono libri di poesia in cui è difficile separare il valore e l’autosufficienza del fatto estetico di per sé preso dal loro rilievo storico e culturale immediato. La raccolta delle “Poesie d’amore” di Anne Sexton è uno di questi» – il Corriere della Sera
Scritto all’apice della fama e del successo di poetessa “laureata” e di performer, “Love Poems” è il libro con il quale la Sexton approdò alla maturità stilistica e tematica. Qui si presenta la traduzione integrale di queste poesie d’amore che hanno dato alla letteratura angloamericana la sua prima eroina del sesso senza inibizioni e in una prospettiva imperdonabilmente femminile, con passione e sarcasmo, fervore e furore, sensualità e beffarda ironia. La rinascita del movimento femminista trova qui le parole, tenere e disperate ma in fondo fiduciose, del suo canto.
11 DICEMBRE
*
Poi a letto penso a te,
la tua lingua metà oceano, metà cioccolata,
penso alle case dove entri scivolando,
ai tuoi capelli di lana d’acciaio,
alle tue mani ostinate e
come rosicchiamo la barriera perché siamo in due.
Come vieni e afferri la mia coppa di sangue,
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata.
Siamo nudi. Ci siamo spogliati
e insieme nuotando risaliamo il fiume,
l’identico fiume chiamato Possesso
e sprofondiamo insieme. Nessuno è solo.
—————————————————–Una sola volta
Una sola volta compresi lo scopo della vita.
Accadde a Boston, inaspettatamente.
Camminavo lungo il Charles
e vidi le luci duplicarsi, tutte
con il cuore al neon e vibrante,
spalancando la bocca come cantanti d’opera;
e contai le stelle, le mie piccole veterane,
cicatrici fiorite, e capii che stavo portando
il mio amore sulla sponda verde notturna, e in lacrime
aprii il cuore alle auto dirette a est e a ovest
e feci passare un ponticello alla mia verità
e la condussi a casa in fretta col suo fascino
e fino all’alba accumulai queste costanti
per scoprire poi che se n’erano andate.
L’estrosa abbondanza (Crocetti, 1997), a cura di R. Lo Russo, Satta Centanin A., E. Zuccato
Anne Sexton
Casalinga
Certe donne sposano una casa.
Altra pelle, altro cuore
altra bocca, altro fegato
altra peristalsi.
Altre pareti:
incarnato stabilmente roseo.
Guarda come sta a carponi tutto il giorno
A strofinar per fedeltà se stessa.
Gli uomini c’entrano per forza,
risucchiati come Giona
in questa madre ben in carne.
Una donna è sua madre.
Questo conta.
Rivista “Poesia” (n. 90, dicembre 1995), traduzione di Rosaria Lo Russo
Anne Sexton
Ero avvolta nella pelliccia
nera, nella pelliccia bianca
e tu mi svolgevi
e in una luce d’oro
poi m’incoronasti,
mentre fuori dardi di neve
diagonali battevano alla porta.
Mentre venti centimetri di neve
cadevano come stelle
in frammenti di calcio,
noi stavamo nel nostro corpo
(stanza che ci seppellirà)
e tu stavi nel mio corpo
(stanza che ci sopravviverà)
e all’inizio ti asciugai
i piedi con una pezza
perché ero la tua schiava
e tu mi chiamavi principessa.
Principessa!
Oh, allora
mi alzai con la pelle d’oro,
e mi disfeci dei salmi
mi disfeci dei vestiti
e tu sciogliesti le briglie
sciogliesti le redini,
ed io i bottoni,
e disfeci le ossa, le confusioni,
le cartoline del New England,
le notti di Gennaio finite alle dieci,
e come spighe ci sollevammo,
per acri ed acri d’oro,
e poi mietemmo, mietemmo,
mietemmo.
Poesie d’amore (Le Lettere, 1996),trad. it. Rosaria Lo Russo
Anne Sexton
Gesù dormiente
Gesù dormiva immobile come un giocattolo
e in sogno desiderò Maria.
Il Suo pene ululava come un cane
ma Egli si rivoltò bruscamente da quella posa,
come una porta che sbatte.
Quella porta Gli spaccò il cuore
perché il Suo era un bisogno dolente.
Del Suo bisogno Egli fece una statua.
Col Suo pene per scalpello
scolpì la Pietà.
Voleva un solo e unico desiderio.
Solo questa morte, tenacemente.
Egli scolpì questa morte, alacremente.
Morì e rimorì.
Verso lei alta risalì la corrente di un tubo,
respirando acqua dalle Sue branchie.
Nuotò attraverso la pietra.
Nuotò attraverso la natura divina.
E poiché non conobbe Maria
Essi si unirono alla Sua morte,
la donna e un cruciato,
in un abbraccio finale:
fissati per sempre in quella posa,
come un centrotavola.
Poesie su Dio (Le Lettere, 2003), a cura di R. Lo Russo
Noi
Ero avvolta nella pelliccia
nera, nella pelliccia bianca
e tu mi svolgevi
e in una luce d’oro
poi m’incoronasti,
mentre fuori dardi di neve
diagonali battevano alla porta.
Mentre venti centimetri di neve
cadevano come stelle
in frammenti di calcio,
noi stavamo nel nostro corpo
(stanza che ci seppellirà)
e tu stavi nel mio corpo
(stanza che ci sopravviverà)
e all’inizio ti asciugai
i piedi con una pezza
perché ero la tua schiava
e tu mi chiamavi principessa.
Principessa!
Oh, allora
mi alzai con la pelle d’oro,
e mi disfeci dei salmi
mi disfeci dei vestiti
e tu sciogliesti le briglie
sciogliesti le redini,
ed io i bottoni,
e disfeci le ossa, le confusioni,
le cartoline del New England,
le notti di Gennaio finite alle dieci,
e come spighe ci sollevammo,
per acri ed acri d’oro,
e poi mietemmo, mietemmo,
mietemmo.
Poesie d’amore (Le Lettere, 1996), trad. it. R. Lo Russo
Anne Sexton
Quando l’uomo entra nella donna
Quando l’uomo
entra nella donna
come l’onda scava la riva,
ripetutamente,
e la donna godendo apre la bocca
e i denti le luccicano
come un alfabeto,
il logos appare mungendo una stella,
e l’uomo
dentro la donna
stringe un nodo
perché loro due mai più
si separino
e la donna si fa fiore
che inghiotte il suo gambo
e il logos appare
e sguinzaglia i loro fiumi.
Quest’uomo e questa donna
con duplice fame
hanno tentato di spingersi oltre
la cortina di dio, e ci sono
riusciti per un momento,
anche se dio
nella Sua perversione
poi scioglie il nodo.
Il dragomanno errante. Quaderno di traduzioni (ATIEditore, 2012), trad. it. Edoardo Zuccato
Poesie d’amore. Testo originale a fronte. Ediz. integrale
Anne Sexton (1928-1974)-Poetessa e scrittrice statunitense. Esponente della Poesia Confessionale, vinse il Premio Pulitzer nel 1967 per “Vivere o morire “. La sua poesia, con dettagli intimi della sua vita privata, descrive la lunga battaglia contro la depressione, terminata con il volontario avvelenamento da monossido di carbonio nel garage di casa.
Franco Leggeri Fotoreportage Il Borgo di TRAGLIATA
Franco Leggeri Fotoreportage -Fotoreportage-Il Borgo di Tragliata, situato alle porte di Roma, sorge su un suggestivo sperone di tufo.Le sue origini storiche risalgono all’epoca etrusca, di cui rimangono tuttora intatti i blocchi delle mura perimetrali e i granai a imbuto.
Ma la storia ha lasciato a Borgo di Tragliata anche la torre per gli avvistamenti dei Saraceni, inglobata nel nucleo centrale dell’agriturismo, una torre di epoca medievale, che affianca i due splendidi casali secenteschi che compongono la struttura.
Oltre a immense distese di verde e ad ampie colture biologiche, il borgo antico comprende due splendide chiese, una in stile barocco una di epoca medioevale.
Il castello, eretto tra il IX e il X secolo, aveva una funzione di difesa e di avvistamento ed era collegato visivamente con altre torri circostanti, come la vicina Torre del Pascolaro; trasformato successivamente in un grande casale ad uso abitativo ed agricolo, in alcuni tratti si possono notare avanzi di muratura precedente appartenenti alle opere di sostegno del fortilizio.
I fianchi della collina sono scavati in più parti dalle tipiche grotte, utilizzate nel corso dei secoli come magazzini o ricovero di animali. Di proprietà privata, il castello è stato recentemente convertito in azienda agrituristica adibita a ricezione. Interessanti i grandi silos sotterranei di epoca etrusca utilizzati per la conservazione dei cereali.Al km 29 della Via Aurelia, tra Torrimpietra e Palidoro, sulla destra, in direzione delle colline, si dirama la Via del Casale Sant’Angelo, che porta verso Bracciano.Percorrendo questa strada che si snoda in aperta campagna tra i grandi poderi coltivati o lasciati a pascolo per bovini e ovini, sulla destra al km 8,5 si diparte la via di Tragliata che porta al castello omonimo per terminare dopo pochi chilometri al crocevia con la Via di Santa Maria di Galeria, Via dell’Arrone e la Via di Boccea. Il toponimo di Tragliata, riportato in antichi documenti come Talianum o Taliata, sembra derivare da “tagliata”, nome dato ai sentieri scavati nel tufo di origine etrusca. Il Castello di Tragliata-Località molto suggestiva, abitata fin dall’antichità più remota, come testimoniato da ritrovamenti etruschi e romani inglobati nelle costruzioni successive. Il castello, eretto tra il IX e il X secolo, aveva una funzione di difesa e di avvistamento ed era collegato visivamente con altre torri circostanti, come la vicina Torre del Pascolaro; trasformato successivamente in un grande casale ad uso abitativo ed agricolo, in alcuni tratti si possono notare avanzi di muratura precedente appartenenti alle opere di sostegno del fortilizio. Allo stato attuale, Tragliata si presenta come un borgo in magnifica posizione elevata, situato com’è su di una specie di rocca isolata in mezzo alla vallata del Rio Maggiore, ed è costituito da vari fabbricati che si affacciano su di un grande spazio erboso.I fianchi della collina sono scavati in più parti dalle tipiche grotte, utilizzate nel corso dei secoli come magazzini o ricovero di animali. Di proprietà privata, il castello è stato recentemente convertito in azienda agrituristica adibita a ricezione. Interessanti i grandi silos sotterranei di epoca etrusca utilizzati per la conservazione dei cereali.
BORGO di TRAGLIATA
Cos’è lo stile fotoreportage?
Il termine reportage viene utilizzato per indicare tutto ciò che riguarda lo studio degli eventi di cronaca, di conseguenza il fotoreportage è un tipo di stile fotografico basato sulle opere dei fotoreporter, ovvero di coloro che vanno a creare contenuti specifici per motivi di divulgazione.
In cosa consiste lo stile del fotoreportage
La fotografia permette di accompagnare alcuni dei momenti più belli della propria vita, come ad esempio le cerimonie e i matrimoni. Durante questi momenti è possibile scegliere uno stile fotografico a cui attenersi per andare a sviluppare poi un album fotografico pieno di momenti memorabili e significativi.
Il fotoreportage è proprio uno di questi stili, che consiste nel catturare le circostanze più belle e memorabili dell’evento, cercando di documentare in maniera completamente autentica tutto ciò che accade.
Di conseguenza i fattori che vanno ad influire maggiormente sullo stile del fotoreportage sono quelli che incidono sulla spontaneità dell’attimo ritratto in foto, i cui soggetti sono ripresi nei momenti più interessanti della cerimonia. Un tratto caratteristico del fotoreportage, inoltre, è l’utilizzo del bianco e nero, che permette di accentuare lo stile puramente documentarista e “di cronaca”.
Come avvengono le fotografie in stile reportage
Dato che l’obiettivo principale di questo stile è quello di ritrarre le situazioni nella loro naturalità più totale, uno dei fattori più importanti da prendere in considerazione per eseguire scatti in fotoreportage è cercare sempre di ritrarre le circostanze così come si presentano. Ciò significa che non c’è bisogno di organizzare lo sfondo, di pose stilistiche o di artifici di alcun genere.
Il fotoreporter professionista sa sempre quale angolo utilizzare per mettere in risalto i momenti salienti, senza andare a modificare la naturalezza dello scatto in alcun modo. Le doti di un buon fotografo vengono messe assolutamente alla prova in questo stile fotografico, perché è molto difficile riuscire a sviluppare degli scatti memorabili e allo stesso tempo esteticamente soddisfacenti senza andare ad influire in alcun modo sui soggetti ritratti.
I fattori positivi dello stile fotoreportage
Grazie al fatto che i momenti vengono ritratti così come avvengono, il fotoreportage è sicuramente il metodo migliore per immortalare i ricordi più memorabili in tutta la loro purezza.
Spesso gli album fotografici vengono riempiti di foto studiate a tavolino, che possono sicuramente rappresentare un buon prodotto per quanto riguarda il fattore estetico, ma che hanno poco da regalare per quanto riguarda invece la purezza del ricordo. Lo stile del fotoreportage ha proprio l’obiettivo di riuscire a catturare tutto ciò che accade all’improvviso, spesso senza la completa consapevolezza dei soggetti che vengono ritratti.
Si tratta di un espediente eccezionale per ritrarre alcuni momenti specifici, come un bacio o un abbraccio, oppure il momento della rivelazione di un regalo, della presentazione della sposa al marito e così via.
Campi di applicazione del fotoreportage
Alcuni esempi di fotoreportage possono essere proprio i giornali e i siti di divulgazione di fatti di cronaca, che utilizzano le foto scattate da reporter professionisti che sono riusciti a ritrarre l’argomento di cui si parla all’interno degli articoli di giornale. In queste foto i soggetti sono quasi sempre all’oscuro della presenza del fotoreporter, di conseguenza il loro comportamento non viene manomesso dalla sua presenza.
Inoltre un altro esempio molto affidabile di fotoreportage possono essere i ritratti in ambito bellico, che riescono a rappresentare le scene che si presentano al fotografo in tutta la loro crudezza. Per tutti questi motivi, lo stile del fotoreportage rappresenta sicuramente un ottimo compromesso per riuscire ad immortalare i propri ricordi così come sono avvenuti, senza manomissioni di alcun tipo.
Questo stile fotografico deve essere sicuramente sviluppato da un vero professionista, perché la scelta degli angoli, del dispositivo giusto, delle impostazioni della fotocamera e di tutti gli altri fattori tecnici che influiscono sulla qualità finale della foto vanno ponderati in maniera corretta e molto rapidamente.
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Doria Shafik era una scrittrice, poetessa e giornalista egiziana
Doria Shafik, also spelled Durriyyah Shafīq, (born December 14, 1919, Ṭanṭā, Egypt—died September 1975, Cairo), Egyptian educator, journalist, and reformer who campaigned for women’s rights in Egypt and founded (1948) the Egyptian women’s organization Bint al-Nīl (“Daughter of the Nile”).
Shafīq was born in Lower Egypt and received a Western-style education in French and Italian schools. She was a great admirer of Egyptian feminist pioneer Hudā Shaʿrāwī, who helped Shafīq continue her education in France. She obtained a doctorate from the Sorbonne—the first Egyptian woman to do so—and returned to Egypt in 1940. In her homeland she taught for several years and founded the magazine Bint al-Nīl, an organ devoted to promoting women’s issues. Three years later she founded the organization of the same name.
Doria Shafik
The group engaged in a variety of social and political activities. In 1951 members interrupted a session of the Egyptian parliament and demonstrated in Cairo. In 1954 Shafīq and some of her followers went on a week’s hunger strike to protest for women’s rights. Some believe these tactics were influential in Egypt’s decision to grant women the franchise in 1956. Later demonstrations, challenging the autocratic rule of Egyptian president Gamal Abdel Nasser, were not successful, and she was roundly censured, even by her erstwhile supporters. Driven from public life, she grew despondent and took her own life.
Fonte Enciclopedia delle donne-Doria Shafik era una scrittrice, poetessa e giornalista egiziana-Scritta da Cynthia Nelson, direttrice del dipartimento di sociologia dell’Università Americana del Cairo, la biografia di Doria Shafik è stata pubblicata nel 1996, quasi vent’anni dopo la morte tragica di questa donna eccezionale. Doria Shafik era una scrittrice, poetessa e giornalista laureata in filosofia all’università della Sorbonne di Parigi, scriveva poesie in francese ed era un’attivista del movimento femminista e politica. Il suo caso dimostra ancora una volta quanto la scrittura può restituire la vita e la parola persino a chi l’ha persa.
Doria Shafik
Doria Shafik naque a Mansura, una città del Delta egiziano, il 14 Dicembre 1908, in una famiglia dove non mancavano contraddizioni di tutti i generi, spesso difficili da capire per una mente infantile. Sua madre proveniva da una famiglia benestante che si impoverì dopo la morte del padre; così fu data in matrimonio ad un impiegato del governo, un uomo giovane e affettuoso che contava solo sulla sua busta paga per mantenere la moglie e i bambini. Doria viveva allora in una famiglia allargata, con la mamma, la nonna e la zia, le quali trascorrevano a casa loro sei mesi all’anno per poi andarsene tutte insieme nella piccola città di Tanta dalla nonna, lasciando i figli nelle mani della tata siriana e di un battaglione di domestici, compreso un eunuco.
Le lunghe separazioni dalla mamma rendevano la bambina inquieta e vulnerabile. Le differenze di classe sociale, di razze, di modi di fare che aveva notato a casa intorno a sé dalla più tenera infanzia acuivano in lei un sentimento d’incertezza che le rimase vita natural durante, insieme ad una comprensione prematura ma profonda dell’umanità intrinseca che accomuna tutte le persone, al di là delle differenze.
Nel 1915, all’età di sette anni, la bambina fu mandata a scuola dalle suore di Notre Dame des Apôtres, a Tanta, dove abitava dalla nonna. Purtroppo Doria perse la sua mamma nel 1920 all’età di dodici anni e fu mandata nel 1923 a casa di suo padre, ad Alessandria, dove fu iscritta alla scuola delle missionarie di Saint-Vincent de Paul, scuola considerata tra le migliori d’Egitto. Iniziò allora a vivere in un ambiente cosmopolita dove tutte le notizie provenienti dal mondo intero circolavano liberamente. Fu allora che Doria sentì parlare di Huda Shaarawi, e delle vittorie del movimento femminista egiziano.
Nel 1928 Doria scrisse una lettera a Huda Shaarawi, si recò al Cairo per incontrarla e ottenne con il suo aiuto una borsa di studio del ministero dell’educazione per continuare i suoi studi a Parigi. Inoltre, Huda Shaarawi la invitò a fare un discorso all’Unione femminista egiziana il 4 maggio dello stesso anno. Nel mese di Agosto, Doria partì per la Francia per studiare filosofia alla Sorbonne. Ottene la Licence d’Etat e la Licence Libre nel 1933 e tornò a casa di suo padre ad Alessandria dove, data la sua notevole bellezza ed eleganza, partecipò al concorso di Miss Egypte.
Dopo un breve e infelice matrimonio con un giornalista egiziano che non riuscì a sopportare per più di un anno, Doria ritrovò in Francia un cugino che non vedeva da tempo, Nur Al-Din Raga’i, studente alla facoltà di legge a Parigi. I due giovani scoprirono di avere molte cose in comune e decisero di sposarsi a Parigi nel 1937. Dopo aver trascorso la luna di miele in Inghilterra, tornarono insieme al Cairo quando Nur terminò la sua tesi di dottorato, ma Doria dovette recarsi una volta ancora a Parigi per sostenere la sua tesi e ottenere così il proprio dottorato di stato.
L’art pour l’art dans l’Egypte Antique e La femme et le droit religieux de l’Egypte contemporaine furono i titoli delle due tesi che scrisse alla Sorbonne, e rimasero questi i soggetti principali dei suoi studi e della sua vita. Disse più tardi che voleva fare della sua vita un’opera d’arte. Cercò anche di dimostrare come un’interpretazione corretta dei versetti del Corano avrebbe liberato le donne, anziché limitare la loro libertà.
Di ritorno al Cairo, Doria iniziò a lavorare per il ministero dell’educazione. Aveva sperato di lavorare per Huda Shaarawi che aveva fondato una rivista di lingua francese, «L’Egyptienne», ma fu ostacolata dalla direttrice della rivista, Céza Nabaraui. Fu allora invitata dalla Principessa Shivekiar, prima moglie ripudiata di Re Fuad, a dirigere una nuova rivista di lingua francese, «La Femme Nouvelle». Doria accettò la proposta e iniziò anche a pubblicare una propria rivista, «Bint al Nil» (La figlia del Nilo) sempre nel 1945, e una rivista per bambini, «Al Katkout», (Il Pulcino).
L’aiuto provvidenziale di Shivekiar significava però che Doria doveva frequentare l’entourage corrotto della principessa dove si sentiva a disagio. Alla morte della sua benefattrice nel 1946, Doria si prese carico personalmente della rivista francese «La Femme Nouvelle» e continuò a pubblicare «Bint Al-Nil» grazie all’aiuto morale e materiale di suo marito, che si era affermato brillantemente nel mondo del foro.
Fu la morte di Huda Shaarawi alla fine dell’anno 1947 a farle desiderare di assumere la leadership della lotta femminista e a determinare la sua entrata nell’arena politica egiziana. Doria lesse un discorso alla commemorazione della sua protettrice, nel quale esprimeva i punti fondamentali del suo pensiero: «Questo quarantesimo giorno dalla morte di Huda Shaarawi dimostra il peso di tutto ciò che ha fatto per gli egiziani e per tutti i popoli dell’oriente. Ricordatevi di lei, perché il ricordo serve a rinforzare la fede e perché essa ha lottato per creare una società fiera e colta. Ricordatela fino a quando capirete il vostro debito nei suoi confronti. È vissuta per voi ed è anche morta per voi. Ed io mi accerterò che il nostro lutto ci serva a continuare quello che lei ha iniziato… dovete consolidare il suo ricordo lottando. Se le donne imparano a leggere e scrivere, se vanno all’università, se lavorano nei campi, se vanno nei ristoranti e se un giorno entreranno in parlamento, tutto ciò servirà a ricordare Huda Shaarawi molto meglio delle nostre lacrime e dei nostri lamenti per la sua morte.»
Da quel momento in poi, Doria iniziò una lotta ininterrotta per i diritti delle donne e per farle entrare in parlamento. Le sufragette chiedevano di partecipare alle decisioni politiche ed amministrative, dato che avevano condotto l’amministrazione delle città in tempo di guerra. E cercavano di ottenere la libertà individuale che avrebbe permesso persino alle donne ripudiate di sopravvivere in un modo accettabile nella società.
Doria Shafik
Doria ebbe due figlie, Aziza, nel 1942 e Jehan due anni dopo. Sognava per le sue bambine un futuro di giustizia, di partecipazione, di responsabilità e di libertà. Era cosciente del fatto che qualcuno doveva intervenire subito per portar avanti la lotta della leader deceduta del movimento femminista. Fu allora che Doria decise di adottare una specifica agenda. Era arrivato il momento di riorganizzare l’azione femminista ed il suo programma era semplice e chiaro.
Iniziò subito con il parlamento; nel 1951 convocò tutte le donne, vicine e lontane, a partecipare con lei ad una vera e propria occupazione della camera durante una sessione in corso, per chiedere la partecipazione delle donne alle prese di decisione e al suffragio. Doria venne allora arrestata in quanto leader delle manifestazioni, ma il processo fu rinviato sine die.
La disfatta del 1948, dovuta in gran parte alle armi avariate comprate dalle autorità egiziane, fu seguita da manifestazioni popolari antigovernative e dalla proibizione, da parte del governo della monarchia egiziana, del passaggio nel Canale di Suez delle navi dirette verso Israele. Nel 1951, queste manifestazioni divennero un fenomeno di massa, e dei “battaglioni di liberazione” si lanciarono contro le forze inglesi nella zona del Canale. Il Primo Ministro e presidente del partito Wafd, con il consenso della Camera, decise allora di abrogare unilateralmente il trattato anglo-egiziano del 1936, perché tale trattato permetteva alle forze britanniche, decenni dopo la fine dell’occupazione, di gestire il traffico del Canale di Suez senza fare riferimento alle autorità egiziane e permetteva anche la permanenza dei soldati inglesi nelle città del canale, incluse Ismailia, Port Fouad e Port Said. Gli egiziani d’altronde esigevano il ritiro completo degli Inglesi da tutta la zona del Canale di Suez, e quindi bloccarono i rifornimenti alimentari alla zona del canale. Nel Gennaio del 1952 i militari inglesi, oltre a distruggere un villaggio vicino ad Ismailia, massacrarono una cinquantina di poliziotti egiziani nel loro quartiere generale, perché questi rifiutavano di alzare le armi contro i loro connazionali insorti. Ci furono anche un centinaio di feriti. La reazione degli egiziani fu immediata, e il 26 Gennaio del 1952 le masse popolari scatenate nelle strade del Cairo bruciarono le proprietà ed altri simboli della presenza occidentale nella città. Alla fine del cosiddetto “sabato nero”, 750 mila stabilimenti erano stati bruciati o demoliti. C’erano decine di morti e centinaia di feriti. I Liberi Ufficiali, un gruppo di militari inorriditi dall’aver dovuto battersi praticamente senza armi funzionanti, decisero allora di prendere il potere, sotto la presidenza del Generale Mohamed Naguib.
Nonostante la pesantezza della situazione politica, o forse proprio per quella, Doria si sentiva in dovere di accelerare la messa in opera del suo programma femminista e politico e decise allora di presentarsi alle elezioni, seppur illegalmente, dopo aver fondato il partito delle donne, denominato “Bint al Nil”. Dopo il putsch miltare del 23 Luglio 1952, i Liberi Ufficiali decisero di abrogare la costituzione egiziana, di nazionalizzare la stampa, di abolire i partiti politici e di nominare una commissione di cinquanta uomini per mettere a punto la nuova costituzione. Doria rimase allora senza un suo partito politico, ma pur sempre convinta che il nuovo presidente della repubblica, il Generale Mohamed Naguib, avrebbe appoggiato il movimento femminista. Quando Naguib fu obbligato a dimettersi nel 1954, il nuovo presidente Gamal Abdel Nasser impose la legge marziale, la dissoluzione dei partiti, ed il rinvio indefinito delle elezioni. Le donne rimasero allora senza alcuna speranza di partecipare alla vita politica e senza il diritto di voto. Doria, insieme ad otto donne membri della sua associazione, iniziarono allora uno sciopero della fame di otto giorni nella sede del sindacato dei giornalisti, per protestare contro l’esclusione delle donne dalla commissione incaricata di formulare la nuova costituzione.
Nell’Aprile del 1955, il Presidente Nasser si recò a Bandung dove incontrò il Primo Ministro indiano Jawaharlal Nehru, Il Presidente jugoslavo Maresciallo Josip Broz Tito e il Premier cinese Ciu-En-Lai a Bandung. L’Egitto divenne membro del movimento dei Paesi non allineati. Un anno più tardi, la nuova costituzione egiziana entrò in vigore. Il suffragio fu finalmente concesso sulla carta alle donne, ma tutte le organizzazioni non governative furono bandite e furono tutte affiliate al ministero degli affari sociali. Un articolo della nuova costituzione limitava il suffragio delle donne a quelle fra di loro che erano educate, mentre lo stesso limite non era imposto agli uomini.
Rimasta senza partito, senza organizzazione e senza alcun modo di protestare a disposizione, Doria decise, dopo un anno di disperazione, di iniziare un’altro sciopero della fame il 6 Febbraio del 1957. L’influenza di Gandhi era notevole in Egitto. Essendo amica dell’ambasciatrice indiana, Doria decise di recarsi all’ambasciata per iniziare a digiunare senza incorrere in minacce d’arresto. Le sue richieste erano chiare e nascevano dal suo amore per la giustizia e la libertà: esigeva la fine della dittatura in Egitto, ed il ritiro delle forze israeliane dai territori egiziani occupati durante l’aggressione tripartita del 1956.
Questa volta la reazione presidenziale fu immediata. Doria, accusata di tradimento, fu messa agli arresti domiciliari. Le sue riviste, come la sua casa editrice, furono chiuse definitivamente, e tutti i suoi scritti furono distrutti. Inoltre, il suo nome fu bandito da tutte le pubblicazioni. Iniziò allora per lei un lungo periodo di reclusione nel suo appartamento di Zamalek. L’intervento di Nehru convinse Gamal Abdel Nasser a non brutalizzarla ulteriormente. Le sue colleghe del movimento femminista, ormai messe a tacere, la derisero e l’abbandonarono alla solitudine dell’esilio nella propria casa. Nasser, considerato dal suo popolo l’eroe, il principale esponente della liberazione dell’Egitto, in realtà basava il suo potere sulla repressione della parola e della libertà di agire dei dissidenti. Doria perse allora completamente la libertà che aveva desiderato tanto per se stessa e per tutto il popolo egiziano.
Doria Shafik
Fu allora che iniziò a scrivere la propria autobiografia. La scrisse ben due volte in francese, e una terza volta in inglese. Le sembrava di vivere all’inferno. Secondo Winnicott «quando si legge di individui dominati a casa, o che passano la loro vita in campi di concentramento o in uno stato di persecuzione perenne a causa di un crudele regime politico, la prima cosa che uno pensa è che soltanto poche di tali vittime rimangono creative. Questi naturalmente, sono quelli che soffrono.» Questo fu il caso di Doria, la quale scrisse volumi di poesie come Les Larmes d’Isis e Avec Dante aux Enfers. Aveva già scritto un romanzo, L’esclave Sultane, nel 1951. Scriveva per sopravvivere all’isolamento che la soffocava. Si sentiva vicina a Dante in esilio, costretta come era stato lui a creare le bolgie immaginarie del suo Inferno. Aveva imparato l’italiano per leggere La Divina Commedia:
Dante!
Compagnon d’ultime voyage
mon Guide et mon Maître
comme Virgile fut le tien
Aux heures de détresse
J’accours vers toi
pour me tenir la main
et pour guider mes pas.
…
J’ai appris ta langue
pour saisir
le tréfond de ta chanson,
pour te comprendre
…
Nous voilà descendant
La pente d’inconnu
vers les abîmes sans fond
dans l’espoir de saisir
par-delà les cloisons des Enfers
les grands secrets
du Cœur humain.
Dante!
Compagno dell’ultimo viaggio
mia Guida e Maestro
come per te fu Virgilio
Nelle ore di sconforto
ti corro incontro
mi tieni per mano
e guidi i miei passi
…
ho imparato la tua lingua
per comprendere
l’essenza della tua canzone,
per capirti
…
Ecco che iniziamo
la discesa nell’ignoto
negli abissi sterminati
nella speranza di conoscere
oltre i muri infernali
i grandi segreti
del Cuore umano.
Nel 1961 Doria fu probabilmente informata da sua figlia delle inquietanti notizie riguardanti suoi cononoscenti, come Mary Kahil, una delle sue colleghe e amiche dei tempi di «La Femme Nouvelle», che aveva voluto fare una battuta spiritosa mentre salutava il presidente Nasser ad una festa dal nunzio apostolico, dicendo «la saluto duemila volte, quanto i due mila ettari che lei mi ha portato via», riferendosi alla riforma agraria. Tutto ciò che era rimasto di proprietà della signorina Kahil era stato confiscato all’indomani di questa infelice battuta e aveva iniziato anche lei a vivere nell’isolamento.
Doria Shafik
Lo stesso anno Muhammad Shaarawi, figlio di Huda Shaarawi, fu incarcerato per aver osato criticare il funzionamento della stessa riforma agraria, soprattutto nelle lontane montagne rocciose della Siria. Successivamente, tutte le persone che Doria aveva frequentato in passato furono sottomesse allo stesso regime di miseria. La libertà di stampa e di parola che lei rivendicava da una vita divenne anatema per lo stato egiziano.
Il potere dei servizi segreti si era esteso in tutto il paese e Doria molto probabilmente perseguitata. Nel terrore generale fu abbandonata da tutti, salvo la seconda figlia, Jehan, mentre Aziza aveva dovuto emigrare in America con il marito. A questo punto, Doria decise lei stessa di vivere in isolamento nella sua casa. Scriveva, scriveva continuamente. La scrittura, pur senza speranza di essere pubblicata, non poteva esserle negata. E persino dopo la morte di Nasser, anche dopo il 1970, scelse la solitudine, nonostante il nulla osta alla sua liberazione decisa da Anwar El-Sadat. Nella sua introduzione al volume di poesie dedicato a Dante, Pierre Seghers, un amico poeta dei vecchi tempi parigini, ha descritto in termini eloquenti questo isolamento da incubo: «A quali veri responsabili… ha pagato il suo riscatto Doria Shafik? Non importa! Idealista, appassionata, Doria Shafik, ai loro occhi, si introduceva in luoghi proibiti dove i buoni sentimenti non avevano spazio. Quelli che pretendevano di salvare l’uomo dalla sua miseria da secoli si dedicavano in realtà a schiavizzarlo e a perseguitarlo ancora di più. La GIUSTIZIA, l’ASSOLUTO, la LIBERTÀ, l’AMORE, l’INFINITO, la VERITÀ, la BELLEZZA, ll BENE, di quanti battaglioni blindati disponevano queste nozioni astratte? Per scongiurare i drammi del tempo e del sangue, Doria Shafik continuava a proclamarle. Era diventata coscienza, uno sguardo implacabile, insostenibile. Una voce che parlava a nome di tutti. I Poteri non potevano più tollerarla. “Non ci sono suicidi, ci sono soltanto assassinii!” Queste parole di Pierre Reverdy sarebbero quì da meditare.»
Doria accettò di viaggiare all’estero soltanto per vedere il figlio di Aziza, nato in America. Al Cairo, viveva ormai per la piccola Nazli, figlia di Jehan, che andava a ritirare dalla scuola tutti i giorni, e con la quale chiacchierava molto, raccontandole le leggende dell’Egitto antico. Non cercava più di riallacciare i rapporti con le altre persone. Faceva quotidianamente delle camminate lungo il suo amatissimo Nilo, ma nella sua intensa vita interiore scendeva insieme a Dante negli inferi dei ricordi feriti, fino a chiedersi con grande sgomento se avesse sbagliato tutto, lei che aveva voluto fare della propria vita un’opera d’arte. I dubbi la torturavano. Nonostante la liberazione concessa dal Presidente Sadat gli occhi, le orecchie spietate che aveva sopportato a lungo attorno a sé le sembravano tuttora presenti e la terrorizzavano. Aveva scelto l’esilio interno per sfuggire alla claustrofobia.
Jehan dovette trascorrere l’ estate in Inghilterra per sostenere la sua tesi di dottorato nel 1975, e portò con sé la sua bambina. Al suo ritorno, nel mese di Settembre, trovò Doria molto stanca, agitata, irrequieta. Diceva che aveva finito di scrivere, che aveva messo tutti i suoi scritti in ordine in un baule. Un giorno, prima di rendersi al lavoro, vedendola molto fragile, Jehan le infilò al dito un suo anello incastonato con una turchese, dicendo che le avrebbe portato fortuna, e Doria rispose semplicemente «Sei la mia anima, Jehan». L’indomani, recatasi a casa di sua madre, Jehan trovò nel giardino un corpo ricoperto con un lenzuolo e circondato da una cerchia di persone. Era Doria. I pareri riguardanti questa morte sono divisi. C’è chi dice che si buttò lei stessa dal balcone, chi pensa che abbia avuto un capogiro mentre guardava sotto casa, e chi pensa addirittura che sia stata spinta a saltare.
Le donne egiziane hanno ottenuto il diritto di votare grazie al sacrificio di questa donna bella, colta e raffinata, testarda amante della giustizia, della verità e della libertà, come testimonia questa poesia dei tempi passati intitolata Sans Poids:
– Où sont vos bagages
Madame… qui faites le tour du monde?
– Je n’en ai point
Voyez-vous… je voyage
ainsi à la ronde
libérée de tout poids!
mon cœur sur la main
Tenez… le voilà !!
Mais faites bien attention
Il est de cristal.
– Dove sono i suoi bagagli
Madame… che fa il giro del mondo?
– Non ne ho.
Vede.. io viaggio
così senza meta
senza peso!
il cuore sulla mano
Ascolti… eccolo!!
Ma faccia attenzione
è di cristallo.
Fonte Enciclopedia delle donne-Il potere della parola scritta ha trionfato anche per Doria. Come diceva l’amico poeta, Pierre Seghers: «Inseguita, dilaniata, intrappolata dal tempo, la devastazione non le avrebbe però portato tutto via. Il destino Tragico… non poteva centrare la parola.»
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Doria Shafik
Referenze iconografiche: RItratto fotografico di Doria Shafik. Fonte: Al-Ahram Weekly. Immagine in pubblico dominio.
Arcangela Tarabotti-Inferno monacale- Edizioni di Storia e Letteratura-
Descrizione del libro di Arcangela Tarabotti-Inferno monacale-A cura di: Ray Meredith K., Weaver Elissa B., Westwater Lynn Lara-Resoconto sconvolgente della vita monastica dalla prospettiva di una reclusa e concepito come la prima parte di un’eventuale trilogia ‘dantesca’ al femminile, Inferno monacale testimonia il tormento psicologico e spirituale delle donne che vivevano il monastero come un carcere perpetuo. Due secoli prima che Manzoni narri la storia della Monaca di Monza, in un grido di condanna contro il potere oppressivo della famiglia, della Chiesa e dello Stato, Arcangela Tarabotti biasima i genitori che scelgono la vita religiosa per le figlie «onde non così tosto nate, odono intonarsi all’orecchio il nome di monaca», deplora le divisioni che nascono tra quelle monacate e quelle sposate e compatisce le monache infelici che si ribellano al vivere comune ingiuriandosi l’un l’altra con «stridor de’ denti». Rappresentazione drammatica di dannazione eterna e al tempo stesso documento fondativo del femminismo della prima età moderna, il testo, troppo scandaloso per l’epoca, sopravvive in un manoscritto che si rende adesso accessibile ai lettori in una nuova edizione commentata.
Arcangela Tarabotti-Inferno monacale- Edizioni di Storia e Letteratura-
Biografia, brevissima, di Arcangela Tarabotti-(1604-1652)fu costretta ad entrare giovinetta nel monastero di Sant’Anna di Venezia, dove visse fino alla morte. Fu profondamente segnata dall’esperienza della monacazione forzata, ma, rifiutando di rassegnarsi al suo destino, affidò alle carte tutto il suo dissenso contro questa ingiustizia. Autrice di almeno sette opere, cinque delle quali pubblicate in vita, Tarabotti fu la voce femminile più audace del suo mondo. Scrittrice poliedrica e polemista, in trattati, opere confessionali e commemorative, satire e lettere, criticò apertamente le forze sociali, politiche e religiose che nell’Italia della Controriforma contribuirono al maltrattamento e alla sottomissione delle donne.
Arcangela Tarabotti-Inferno monacale-
Le Edizioni di Storia e Letteratura, dopo oltre ottant’anni di attività, continuano a rappresentare un marchio di riferimento nell’editoria di cultura italiana e internazionale. Il catalogo si impernia sulle scienze umanistiche, spaziando dalla filologia, classica e umanistica, alla storia medievale, moderna e contemporanea; dalle scienze documentarie alla filosofia; dalla storia religiosa alle letterature europee.
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