Campagna Romana. Comune di Fiumicino-Torre di Maccarese nota come Torre Primavera
foto originali(2019) di Franco Leggeri per REDREPORT.
La torre “Primavera” si trova nel Comune di Fiumicino nei pressi di Fregene in fondo a viale Clementino nord-ovest. Fu fatta edificare sui resti di un’antica villa di Ciriaco Mattei in località “Primavera” alla foce dell’Arrone. Il nome “Primavera”, che riguarda l’intera area circostante la torre, deriva dal microclima particolarmente favorevole a cui la zona è soggetta. E’ qui che viveva la mandria di bufale degli antichi proprietari della zona, i Rospigliosi.
FIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre Primavera
Oltrepassato il caseggiato ci appare la massiccia mole della torre Primavera, alta 15 metri e a pianta quadrata. La torre possiede 4 piani e ogni piano ha un salone e due stanzette e per salire in cima c’è una scala. All’interno della torre c’è una botola che conduce ad un passaggio sotterraneo, che passa sotto l’Arrone. E’ molto profondo e lungo circa un kilometro e porta fino al Castello di Maccarese. La torre subì nel’ 500 un restauro che modificò la parte inferiore rendendola a sperone e rinforzò gli angoli con l’inserimento di blocchi di travertino. Fu voluta come molte altre torri di avvistamento, da Pio IV per sventare il pericolo delle incursioni Saracene che affliggevano frequentemente le popolazioni costiere.
L’ambiente naturale è purtroppo oggi deturpato dalla presenza del depuratore di Fregene. Fu comunque in occasione dei lavori di installazione di questo impianto, che fu ritrovata una barca romana che localizzerebbe in quest’area l’antico porto di Fregene. L’architetto Maurizio Silenzi nel suo libro “Il Porto di Roma” sostiene una suggestiva tesi che afferma la localizzazione di un porto sul fiume Arrone e la presenza di un faro allineato con quello più noto del porto di Claudio di Fiumicino. La torre Primavera sarebbe stata ubicata e costruita proprio sopra i resti del faro di Claudio. Silenzi porta a prova di ciò anche alcuni rilievi topografici e un’analisi approfondita del materiale esistente sotto l’intonaco più recente della torre che presenta l’inserimento di numerose pezzature marmoree bianche reperibili solo in siti dove sono presenti manufatti del periodo romano. L’Architetto afferma che la torre è stata costruita ristrutturando, in parte, murature esistenti con mattoni di fornace più recenti e mescolando materiali marmorei recuperati che facevano parte di un’antica costruzione riferibile al faro sull’Arrone.
Sulla torre Primavera c’è anche un’altra curiosità da riferire: forse le torri erano due! Infatti alcuni archeologi hanno individuato i resti di una costruzione antica anche sulla sponda di ponente dell’ Arrone. C’era un tempo dunque in cui le costruzioni erano due, ipotesi suggestiva ma probabilmente i resti sono di una villa della famiglia dei Cesi da cui prende il nome la zona Cesolina.
FIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Viale di Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre Primavera
FIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre Primavera
FIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre PrimaveraFIUMICINO-Torre di Maccarese nota come Torre Primavera
-Fotoreportage di Franco Leggeri-Associazione CORNELIA ANTIQUA
ROMA- Gianicolo- LA CASA DI MICHELANGELO-
ROMA LA CASA DI MICHELANGELO AL GIANICOLO
ROMA- Gianicolo- LA CASA DI MICHELANGELO-Come si legge dall’epigrafe :Questa è la facciata della casa detta di Michelangelo già in via delle Tre Pile –demolita nell’anno MCMXXX (1930) fu ricostruita ad ornamento della passeggiata pubblica – XXI aprile MCMXLI-XIX E.F.
Associazione CORNELIA ANTIQUA-Siete appassionati della Storia poco raccontata, quella da riscoprire e vi piace l’ Avventura ,oppure siete affascinati dalla bellezza della Campagna Romana ? Allora unisciti a noi. Ecco cosa facciamo: Produciamo Documentari e Fotoreportage, organizziamo viaggi ,escursioni domenicali e tantissime altre iniziative culturali.Tutti sono benvenuti nella nostra Associazione, non ha importanza l’età, noi vi aspettiamo !Per informazioni – e.mail.: cornelia.antiqua257@gmail.com– Cell-3930705272–ROMA LA CASA DI MICHELANGELO AL GIANICOLOROMA LA CASA DI MICHELANGELO AL GIANICOLOROMA LA CASA DI MICHELANGELO AL GIANICOLOROMA LA CASA DI MICHELANGELO AL GIANICOLOAssociazione CORNELIA ANTIQUA- Siete appassionati della Storia poco raccontata, quella da riscoprire e vi piace l’ Avventura ,oppure siete affascinati dalla bellezza della Campagna Romana ? Allora unisciti a noi. Ecco cosa facciamo: Produciamo Documentari e Fotoreportage, organizziamo viaggi ,escursioni domenicali e tantissime altre iniziative culturali.Tutti sono benvenuti nella nostra Associazione, non ha importanza l’età, noi vi aspettiamo !Per informazioni – e.mail.: cornelia.antiqua257@gmail.com– Cell-3930705272–
ROMA LA CASA DI MICHELANGELO AL GIANICOLOMichelangelo Buonarroti, vita Fonte: ansa Michelangelo Buonarroti è nato a Caprese nel 1475 e morto a Roma nel 1564. È stato uno scultore, pittore, architetto e poeta, era nato da un padre discendente di una famiglia fiorentina di tradizione guelfa che, alla nascita di Michelangelo, era podestà di Chiusi e di Caprese. La madre è morta quando Michelangelo aveva appena 6 anni. Avviato agli studi sotto la guida dell’umanista Francesco da Urbino, Michelangelo ha manifestato da subito tendenze artistiche. Incoraggiato da Francesco Granacci, è riuscito a convincere il padre e la famiglia e, nell’aprile 1488, è entrato come apprendista nella bottega dei pittori Domenico e David Ghirlandaio. Fin dal 1489 ha però preferito frequentare i giardini medicei di San Marco, per studiare le antiche sculture e i cartoni moderni ed imparare le tecniche della scultura sotto la guida di Bertoldo di Giovanni, allievo e collaboratore di Donatello. I disegni dei primi anni, copie di figure di maestri del passato, come Giotto e Masaccio, rivelano in Michelangelo una straordinaria capacità di orientarsi criticamente ed individuare i punti fondamentali della tradizione artistica, accogliendone l’eredità e ponendosi come il più diretto continuatore. Nei giardini di San Marco ha eseguito piccole figure in terracotta e una Testa di fauno in marmo, suscitando l’interesse e l’ammirazione di Lorenzo il Magnifico, che lo ha accolto nel suo palazzo di Via Larga, dove Michelangelo , preso a benvolere da Poliziano, è venuto in contatto con gli umanisti della cerchia medicea, assimilandone le dottrine platoniche. Tra la fine del 1490 e i primi mesi del 1492 ha scolpito la Madonna della scala e la Battaglia dei Centauri e dei Lapiti. Alla morte di Lorenzo il Magnifico, è tornato nella casa paterna continuando a scolpire e intensificando gli studi di anatomia grazie alla dissezione di cadaveri che gli venivano procurati di nascosto dal priore di Santo Spirito, per il quale ha eseguito un Crocifisso ligneo. Michelangelo, biografia Agli anni 1493 e 1494 risale anche la profonda impressione suscitata nell’animo dell’artista dalla predicazione di Savonarola. Nell’ottobre del 1494, sconvolto dalle sommosse che avrebbero portato in breve alla caduta dei Medici, ha abbandonato Firenze, rifugiandosi prima a Venezia e poi a Bologna, dove è rimasto per circa un anno presso Gianfrancesco Aldrovandi. In questo periodo ha scolpito per l’arca di San Domenico due piccole figure (San Procolo e San Petronio) e un Angelo inginocchiato. Tornato a Firenze alla fine del 1495, vi è rimasto 6 mesi, durante i quali ha eseguito un Cupido dormiente e un San Giovannino. Dopo, forse a causa della mancanza di commissioni nella repubblica savonaroliana, si è recato a Roma, conquistando in pochi anni una grande rinomanza con il Bacco, scolpito per il banchiere Iacopo Galli, e con la Pietà vaticana, realizzata per il cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas. Di nuovo a Firenze nella primavera del 1501, vi è rimasto per quattro anni, ricevendo importanti commissioni da privati, dalla signoria, dall’Opera del duomo e dalle più potenti corporazioni: commissioni che testimoniano il continuo e rapidissimo crescere della sua fama. Stilisticamente vicina alla Pietà vaticana è la severa immagine della Madonna col Bambino di Bruges, mentre il tondo Pitti (la Vergine col Figlio e san Giovannino) e il tondo Taddei, scolpiti qualche tempo più tardi, rivelano l’interesse per l’opera di Leonardo che, presente a Firenze in quegli anni, aveva esposto alla Santissima Annunziata il cartone della Santa Anna, suscitando enorme ammirazione. Delle 15 statuette per l’altare Piccolomini nel duomo di Siena, previste in un contratto del giugno 1501, solo 4 sono state fornite ed eseguite in gran parte da Baccio da Montelupo su disegni di Michelangelo, che ha lasciato incompiuto anche un David bronzeo ordinatogli dalla signoria nel 1502 per il maresciallo Pierre de Rohan. L’opera che ha impegnato maggiormente l’artista fra l’agosto 1501 e l’aprile 1504 è stata il David marmoreo, destinato a Santa Maria del Fiore ma collocato davanti all’ingresso del palazzo della Signoria. Allo stupore per il prodigioso virtuosismo tecnico dell’artista, che ha saputo trarre la gigantesca figura, senza aggiungere altri pezzi, da un enorme blocco già sbozzato quarant’anni prima da Agostino di Duccio e poi abbandonato, è stata senza dubbio superiore l’ammirazione per la resa della struttura e dei minimi particolari anatomici del corpo vigoroso, in posizione di stasi, ma carico di tensione, pronto all’azione, e per l’energica caratterizzazione del volto che riflette l’ideale rinascimentale dell’uomo libero e creatore del proprio destino. Michelangelo Buonarroti, riassunto Altra commissione di grande prestigio, da parte del gonfaloniere Soderini, è stata quella di un affresco raffigurante la Battaglia di Cascina per il salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Poco prima del cartone della Battaglia di Cascina, Michelangelo aveva dipinto per Agnolo Doni un tondo con la Sacra Famiglia, in cui le tre vigorose figure in primo piano, annodate da una catena di movimenti a spirale, sono inserite in uno spazio articolato che anticipa motivi propri dei pittori manieristi. L’invito a Roma da parte di Giulio II nel marzo 1505 e l’incarico di costruire il monumento funebre del pontefice hanno acceso la fantasia dell’artista che si è messo all’opera con entusiasmo, ideando un complesso architettonico che doveva sfidare la grandiosità degli antichi mausolei. Il progetto prevedeva un edificio di forma rettangolare con una cella funeraria coperta a cupola. All’esterno nell’ordine inferiore le 4 facciate erano divise da pilastri, con figure di Schiavi addossate, che racchiudevano nicchie con immagini di Vittorie. Più in alto quattro grandi figure rappresentavano il Vecchio e il Nuovo Testamento (Mosè e San Paolo) e la Vita attiva e la Vita contemplativa. Il coronamento era costituito dalle allegorie del Cielo e della Terra (o da due angeli) sorreggenti un’urna. Dopo un soggiorno di 8 mesi a Carrara per la scelta e l’estrazione dei marmi necessari, Michelangelo è tornato a Roma, impaziente di iniziare a scolpire, ma il pontefice nel frattempo aveva deciso di far erigere il nuovo San Pietro secondo i piani di Bramante. Michelangelo ha lasciato Roma il giorno prima dell’inizio dei lavori ed è tornato Firenze il 17 agosto 1506, inseguito invano dai messi papali e da lettere minacciose che gli ingiungevano di ritornare “sotto pena della sua disgrazia”. Tramite Giuliano da Sangallo ha offerto al papa di continuare a occuparsi del monumento a Firenze, dove è rimasto tre mesi riprendendo i lavori per la Battaglia di Cascina e per il San Matteo, l’unica iniziata delle 12 statue di apostoli commissionate dall’Opera di Santa Maria del Fiore nel 1503. Alla fine di novembre, in seguito alle continue sollecitazioni di Soderini, ha raggiunto a Bologna Giulio II ed ha fatto pace con lui, accettando l’ordinazione di una grande statua in bronzo raffigurante il pontefice. La scultura, che è costata a Michelangelo più di un anno di fatiche, è stata collocata sulla facciata di San Petronio nel febbraio 1508, ma tre anni dopo è stata distrutta in seguito al ritorno dei Bentivoglio. Il contratto per la decorazione ad affresco della volta della Cappella Sistina è stato sottoscritto nel maggio 1508: Michelangelo, accettato l’incarico con riluttanza, si è presto appassionato all’opera, ampliandone il programma e riversandovi tutto il patrimonio di idee e visioni che si erano accumulate in lui, fin dal tempo dei primi progetti per la sepoltura di Giulio II. Figure e architettura dipinta sono legate in un moto ascensionale che coinvolge lo spettatore, spingendone lo sguardo, oltre le gigantesche figure dei Profeti e delle Sibille, verso le Storie della Genesi, che raffigurano insieme le vicende dell’umanità “ante legem” e l’ascesa dell’anima all’intuizione del divino. Terminati gli affreschi Michelangelo ha ripreso i lavori per la sepoltura di Giulio II, firmando, dopo la morte del pontefice, un secondo contratto (maggio 1513), modificando e ingrandendo in parte il progetto originario ed eseguendo, nello spazio di tre anni, due figure di Schiavi e il Mosè. Un terzo contratto per il monumento, con un progetto ridotto nelle dimensioni, è stato stipulato nel 1516, ma neppure allora l’opera è stata condotta a termine a causa dei continui impegni dell’artista. La stessa sorte è toccata ai successivi progetti del 1526 e del 1532. Solo la sesta versione del monumento (1542), freddo riflesso del grandioso sogno giovanile, affidata in gran parte all’esecuzione degli aiuti, è stata terminata e collocata in San Pietro in Vincoli (1545). Le opere di Michelangelo A Giulio II era succeduto Leone X, il cardinale Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo, legato al Buonarroti da buoni rapporti fin dalla giovinezza. Dal nuovo pontefice Michelangelo ha ottenuto il primo importante incarico di natura architettonica: l’esecuzione della facciata di San Lorenzo a Firenze. Michelangelo ha preparato il modello in breve tempo (maggio-settembre 1517) e ha iniziato a occuparsi dell’estrazione dei marmi dalle cave di Carrara e Pietrasanta, ma nel marzo 1520, forse a causa della difficoltà di reperire i fondi necessari all’impresa, il papa ha annullato il contratto, sostituendo l’incarico con quello di trasformare una cappella di San Lorenzo in cappella funeraria dei Medici. Alla fine Michelangelo ha accettato la nuova commissione ed è rimasto a Firenze nonostante le sollecitazioni degli amici romani a trasferirsi a Roma dove gli incarichi più ambiti presso la corte pontificia erano rimasti vacanti alla morte di Raffaello. Il progetto definitivo per la Sacrestia Nuova di San Lorenzo e le tombe medicee è stato approvato all’inizio del 1521 e, nel 1525, l’organizzazione architettonica era già compiuta nelle parti fondamentali. Un anno prima era iniziata anche l’esecuzione delle statue per le tombe di Lorenzo, duca di Urbino, e di Giuliano, duca di Nemours. Ai lavori per la Sacrestia Nuova si intrecciarono quelli per la costruzione di una libreria nel convento di San Lorenzo, di cui Michelangelo aveva ricevuto la commissione da Clemente VII nel dicembre 1523. Approvati i primi progetti, che probabilmente già prevedevano una sala rettangolare e un vestibolo, l’esecuzione ha avuto inizio nell’agosto 1524. I lavori, interrotti nel 1526, sono stati ripresi solo 23 anni dopo. Il periodo seguente è stato tra i più travagliati della vita di Michelangelo che, dopo il sacco di Roma e la cacciata dei Medici da Firenze, ha abbracciato la causa repubblicana, entrando a far parte dei “Nove della milizia” e accettando (6 aprile 1529) la carica di “governatore e procuratore generale sopra alla fabrica et fortificazione delle mura delle città”. Si è recato allora a Ferrara per studiare le celebri opere difensive, ricevuto con grande onore dal duca Alfonso I d’Este, per il quale ha dipinto una Leda, e, di ritorno a Firenze, ha eseguito una serie di progetti per le mura e le porte, non realizzati per l’opposizione del gonfaloniere Niccolò Capponi. Il 21 settembre, presentendo il tradimento del Baglioni, non trovando ascolto presso la signoria, ha lasciato Firenze riparando a Venezia, incerto se proseguire per la Francia. Bandito dalla repubblica, il 15 dicembre è tornato nella città assediata dalle truppe imperiali e papali, riprendendo i lavori alle fortificazioni. Caduta la città (12 agosto 1530), si è dovuto nascondere per sfuggire a vendette private, finché non ha ottenuto il perdono di Clemente VII. Ha ripreso allora i lavori abbandonati alle tombe medicee ed è stato costretto anche ad accettare commissioni dai vincitori: un David-Apollo e progetti di una casa per il commissario pontificio Baccio Valori. Fonte: ansa Il Giudizio universale Tra il 1532 e il 1534 ha scolpito una figura virile di Vittoria e 4 Prigioni per la tomba di Giulio II. Insofferente per la nuova situazione politica di Firenze, venuto meno, anche in seguito alla morte del padre, ogni legame con la città, nel 1534 si è stabilito a Roma, accogliendo l’invito di Clemente VII e l’incarico di dipingere sulla parete dell’altare nella Cappella Sistina il Giudizio universale. Alla morte di Clemente VII la commissione gli è stata confermata dal nuovo pontefice Paolo III e l’affresco, iniziato nel 1536, è stato scoperto il 31 ottobre 1541. Sconvolgendo la tradizionale iconografia del tema, l’artista ha raffigurato l’atto finale della storia dell’umanità in uno spazio infinito, un cielo senza confini, rischiarato in basso da lividi bagliori, contro il quale si stagliano con violento contrasto quasi 400 figure, raggruppate senza ordine di piani e di grandezze, trascinate in un turbine che le travolge con moto vorticoso, scatenato dal gesto terribile del Cristo-Giudice che appare, in mezzo alla disperazione dei dannati e allo sgomento di santi, martiri e beati, nello splendore di un nimbo luminoso. Con il Giudizio, l’opera di Michelangelo appare, già agli occhi dei contemporanei, il momento culminante della secolare tradizione artistica, ma allo stesso tempo anche rivoluzionaria e polemica nei confronti della tradizione stessa. Le certezze morali e intellettuali del primo Rinascimento, la concezione dell’uomo padrone del proprio destino e la celebrazione della sua indomabile energia lasciano il passo alla visione di una immane tragedia che travolge l’umanità intera, dolente e sgomenta di fronte alla imperscrutabile condanna e al senso della propria fragilità e impotenza. Ma il Giudizio è stato anche l’opera che ha aperto la polemica fra i denigratori e gli esaltatori dell’opera di Michelangelo: da un lato c’erano le accuse di irreligiosità, di abbandono dell’iconografia tradizionale e di scandalosa licenza; dall’altro l’esaltazione della sua opera come conclusione di un grandioso processo e la celebrazione dell’artista e della tradizione fiorentina. Altre opere Contemporaneo all’affresco del Giudizio è il busto di Bruto, eseguito per il cardinale Ridolfi, uno degli esuli fiorentini che Michelangelo ha frequentato assiduamente a Roma. Al decennio seguente, oltre alla definitiva collocazione in San Pietro in Vincoli della tomba di Giulio II, per la quale l’artista ha eseguito allora le figure di Lia e Rachele, appartengono gli affreschi della Cappella Paolina, con la Conversione di Saulo (1542-1545) e il Martirio di san Pietro (1546-1550). Negli ultimi 20 anni gli interessi di Buonarroti, giunto al culmine della fama e circondato dall’ammirazione delle giovani generazioni di artisti che si sforzavano di imitare le sue opere, si spostarono verso l’attività architettonica. In questo periodo Michelangelo, oltre a inviare a Firenze istruzioni per i lavori conclusivi della Biblioteca laurenziana, ha progettato la sistemazione prospettica e monumentale di Piazza del Campidoglio, la ricostruzione a pianta centrale della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini (1550-1559), la trasformazione del tepidarium delle terme di Diocleziano nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Ha poi preparato disegni per la cappella Sforza in Santa Maria Maggiore e per Porta Pia; ha continuato, dopo la morte di Antonio da Sangallo il Giovane (1546), la costruzione di Palazzo Farnese; ed ha assunto la direzione dei lavori per la nuova Basilica Vaticana (dal gennaio 1547). Scartando i progetti di Raffaello e del Sangallo, è voluto tornare alla pianta centrale bramantesca ed ha concepito l’edificio come un colossale organismo plastico, trasferendo all’esterno l’ordine gigante dei pilastri che costituiva il nucleo della struttura interna e convogliando nella grande cupola la tensione di tutte le membrature. Le sculture degli ultimi anni (la Pietà da Palestrina, la Pietà del Duomo di Firenze e la Pietà Rondanini) riprendevano un unico tema: il compianto sul Cristo morto, interpretato nelle ultime due come superamento del dolore in una beatitudine per l’abbandono del carcere terreno. Michelangelo poeta Di Michelangelo rimangono inoltre un nutrito epistolario e circa 300 componimenti poetici, pochi anteriori al 1520, anche se è probabile che l’attività poetica sia iniziata già negli anni giovanili, stimolata dalla lezione dei poeti e dal fatto che l’artista aveva trascorso gli anni della sua formazione artistica e spirituale in un ambiente di straordinaria vivacità culturale. Buonarroti trovava nell’esercizio letterario un mezzo per fissare e chiarire pensieri e moti dell’animo, ma è indubbio che solo piuttosto tardi, trovata dopo molti tentativi una propria misura espressiva, si è dedicato alla poesia con una certa assiduità. A partire dal quarto decennio del secolo motivi centrali del suo canzoniere sono state le teorie platoniche sull’amore. L’esaltazione della bellezza fisica come manifestazione di un’armonia spirituale, rivelazione e incarnazione del divino, si accompagnava alla concezione dell’amore non come vincolo umano, ma come legame universale. Nelle rime degli ultimi anni, invece, sono diventati temi dominanti i motivi di carattere religioso: pensieri di morte e senso angoscioso del peccato, disperazione della salvezza e invocazioni. Le Rime occupano un posto di rilievo nella lirica del Cinquecento, soprattutto per il loro tono particolare, energico e austero, che tradisce la tensione verso una più intensa potenza espressiva. Molto importante è anche l’epistolario che, pur contenendo rari accenni all’attività artistica, permette di approfondire la conoscenza del suo mondo interiore, rivelando l’attaccamento al nucleo familiare, la devozione per il padre, l’animo impaziente e travagliato, la scontrosa e sospettosa solitudine, la generosità e una vocazione espressiva. Michelangelo è morto a 88 anni, dopo breve malattia, il 18 febbraio 1564, nella sua casa di Macel dei Corvi, a Roma. Il suo corpo, segretamente trasportato a Firenze dal nipote Leonardo, è stato sepolto in Santa Croce.
Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·Editore TASCHEN
Descrizione del libro di Charlotte Cotton-Mert Alas and Marcus Piggott-Mert Alas, born in Turkey, and Marcus Piggott, born in Wales, met in 1994, at a party on a pier in Hastings, England. Piggott asked Alas for a light, the pair got talking, and rapidly discovered they had plenty in common, not least a love of fashion. Three years later, the duo now known as Mert and Marcus had moved into a derelict loft in East London, converted it into a studio, and had their first collaborative photographic work published in Dazed & Confused.
These days, Mert and Marcus shape the global image of such renowned brands as Giorgio Armani, Roberto Cavalli, Fendi, Miu Miu, Gucci, Yves Saint Laurent, Givenchy, and Lancôme, and public figures including Lady Gaga, Madonna, Jennifer Lopez, Linda Evangelista, Gisele Bündchen, Björk, Angelina Jolie, and Rihanna. Their photographs encompass a wide range of styles and influences but are renowned particularly for their use of digitized augmentation of images, and a fascination for strong, sexually charged, confident female subjects: “powerful women, women with a meaning, a you-don’t-have-to-talk-or-move-too-much-to-tell-who-you-are kind of woman.”
Bringing our best-selling Collector’s Edition to an affordable, compact format, this collection explores the unique vision of a creative partnership that has defined and redefined standards for glamour, fashion, and luxury. Approximately 300 images from the megawatt Mert and Marcus portfolio are accompanied by an introduction by Charlotte Cotton.
First published as a TASCHEN Collector’s Edition, now available as an affordable, compact edition
Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·
Cotton has curated a number of exhibitions on contemporary photography, and her publications include The Photograph as Contemporary Art, Imperfect Beauty, Then Things Went Quiet, Guy Bourdin, and Photography is Magic. She is also the founder of wordswithoutpictures.org (2008–9) and EitherAnd.org (2012). Words Without Pictures was published by Aperture in 2010.[2]
Cotton was curator of photographs at the Victoria and Albert Museum from 1993 to 2004. She started working as an intern there in 1992.[4] She curated many exhibitions of historical and contemporary photography at the museum including: Imperfect Beauty: the making of contemporary fashion photographs (2000), Out of Japan (2002), Stepping In and Out: contemporary documentary photography (2003) and Guy Bourdin (2003).
Cotton was Curator and Head of the Wallis Annenberg Department of Photography at Los Angeles County Museum of Art (LACMA) from 2007 to 2009.
“Charlotte’s career bridges the traditional and the contemporary. That is her real strength,” said LACMA Director Michael Govan. “At the Victoria & Albert, she dealt with a collection of some 300,000 photographs that has great 19th century and early 20th century material, so she had a real grounding in a big museum collection and historic work. Then she gave it up to experiment and learn more about photography in the contemporary world. She has had huge experience, and she has taken risks. That’s a good combination.”[5]
Cotton has been a visiting critic and scholar at numerous universities and schools in the US and the UK including: NYU Tisch, New York; CCA, San Francisco; Parsons and SVA, New York; Yale University, New Haven; UPenn, Philadelphia; and UCLA, USC, UC Irvine, Los Angeles; Farnham College, Surrey Institute of Design, UK.[citation needed]
The first edition of The Photograph as Contemporary Art was published in 2004. The third was published in 2014 and has a new introduction and extended final chapter.
The Photograph as Contemporary Art is published in nine languages.
Photography is Magic
Photography is Magic is a critical book that surveys the work of over eighty artists, all of whom have experimental approaches to photographic ideas, set within the contemporary image environment, framed by Web 2.0.[9]Photography is Magic surveys over eighty artists whose practices are shaping the possibilities of the contemporary photographic landscape. The contributors include Elad Lassry, Sara VanDerBeek and Kate Steciw.
Curated projects
Exhibitions organized and co-organized by Cotton:
Fashion on Paper & Contemporary Fashion Photography, Victoria and Albert Museum, London, 1997
Information Units: A digital programme exploring the V&A’s Photography Collection. Devised and launched between April and November 1998
Silver & Syrup: a selected history of photography, Victoria and Albert Museum, London, 1998/99
Guy Bourdin, Victoria and Albert Museum, London (2003); National Gallery Victoria (2003); Centre Nationale de la Photographie Paris (2004); Foam Amsterdam (2004)
Stories from Russia: Melanie Manchot & David King, The Photographers’ Gallery, London, 2005
Art + Commerce Festival of Emerging Photographers, The Tobacco Warehouse, Brooklyn, 2005; MOC Gallery, Tokyo (2006); Fendi Gallery, Milan (2006); Matadero Madrid (2006, PHotoEspaña); Center for Photography, Stockholm (2006, XpoSweden)
Philip-Lorca diCorcia, LACMA, Los Angeles, 2008[11]
The Marjorie and Leonard Vernon Collection, LACMA, Los Angeles, 2008/09[12]
Daegu Photo Biennale: Photography Is Magic!, Daegu Arts and Culture Centre, Daegu, 2012[18]
Photoespaña 2014: P2P, Teatro Fernan Gomez, Madrid, 2014[19]
This Place, DOX Centre for Contemporary Art, Prague, 2014/15; Tel Aviv Museum, 2015; Norton Museum, Palm Beach, 2015; Brooklyn Museum, Brooklyn, 2016[20]
Close Enough: New Perspectives from 12 Women Photographers of Magnum, International Center of Photography, New York, 29 September 2022 – 9 January 2023[24]
Publications
Books that Cotton has authored and edited:
Cotton, Charlotte (2000). ‘Imperfect Beauty: The Making of Contemporary Fashion Photographs. V&A. ISBN1851773207.
Cotton, Charlotte (2003). Guy Bourdin. V&A. ISBN1851773991.
Cotton, Charlotte (2003). Then Things Went Quiet. MW Projects. ISBN0954631102.
Cotton, Charlotte (2005). Peek: The Art+Commerce Festival of Emerging Photographers. Art+Commerce. ISBN0977313905. (Editor, essay)
Cotton, Charlotte (2009). Paul Graham: A Series of Conversations between the photographer Paul Graham and Charlotte Cotton. Fabrica Madrid. ISBN9788496466760.
Cotton, Charlotte (2009). The Marjorie and Leonard Vernon Collection. LACMA. (Essay, published for LACMA)
Cotton, Charlotte (2009). Words Without Pictures. LACMA. ISBN9780875872032. (Founder of wordswithoutpictures.org, co-editor, essay, published for LACMA)
Cotton, Charlotte (2009). The Sun as Error: Shannon Ebner in Collaboration with Dexter Sinister. LACMA. ISBN9780875872001. (Commissioned and published for LACMA)
Cotton, Charlotte (2009). The Machine Project Field Guide to LACMA. Machine Project Press. ISBN9780061714573. (Essay, co-published for LACMA)
Cotton, Charlotte (2010). Four Over One: Phil Chang. LACMA. ISBN9780875872049. (Commissioned and published for LACMA)
Cotton, Charlotte (2010). Bananas for Moholy Nagy: Patterson Beckwith. LACMA. (Commissioned and published for LACMA)
Cotton, Charlotte (2012). Photography is Magic!. Daegu Photo Biennale. (Exhibition catalogue, essay, artists’ biographies)
Cotton, Charlotte (2014). The Photograph as Contemporary Art (World of Art). Thames & Hudson. ISBN978-0500204184. (Third edition with new introduction and extended final chapter)
Cotton, Charlotte (2014). This Place. Mack. ISBN978-1910164136. (Exhibition catalogue, editor, essay, interviews)
Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·Charlotte Cotton – Mert Alas and Marcus Piggott ·
Franco Leggeri Fotoreportage-Murales Ospedale Spallanzani di Roma-
11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina -Premio Nobel per la Medicina nel 1945-
Franco Leggeri Fotoreportage- Murales Ospedale Spallanzani di Roma- 11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina- Premio Nobel per la Medicina nel 1944
Franco Leggeri Fotoreportage-Murales Ospedale Spallanzani di Roma- 11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina- Premio Nobel per la Medicina nel 1945 -Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–
– Questo reportage, come quelli a seguire, vuole essere un viaggio che documenta e racconta la storia di un quartiere di Roma: Portuense-Vigna Pia e i suoi Dintorni con scatti fotografici che puntano a fermare il tempo in una città in continuo movimento. Non è facile scrivere, con le immagini di una fotocamera, la storia di un quartiere per scoprire chi lascia tracce e messaggi. Ci sono :Graffiti, Murales, Saracinesche dipinte, Vetrine eleganti che sanno generare la curiosità dei passanti ,il Mercatino dell’usato, il Mercato coperto, le Scuole, la Parrocchia, il Museo, la Tintoria storica della Signora Pina, la scuola di Cinema, la scuola di Musica, le Palestre , il Bistrò ,i Bar ,i Ristoranti, le Pizzerie e ancora i Parrucchieri e gli specialisti per la cura della persona e come non ricordare l’Ottica Vigna Pia .Non mancano gli Artigiani e per finire, ma non ultimo, il Fotografo “Rinaldino” . Il mio intento è di presentare un “racconto fotografico” che ognuno può interpretare e declinare con i suoi ”Amarcord” come ad esempio il rivivere “le bevute alla fontanella”, sita all’incrocio di Vigna Pia-Via Paladini, dopo una partita di calcio tra ragazzi ,oppure ricordando i “gavettoni di fine anno scolastico. Infine, vedendo il tronco della palma tagliato, ma ancora al suo posto, poter ricordare, con non poca tristezza, la bellezza “antica” di Viale di Vigna Pia.
Roma,lungo via Folchi ,con inizio dalla via Portuense, si trovano i Murales che raffigurano gli scienziati che hanno combattuto e vinto le battaglie contro le malattie infettive. Eroi veri, ma dimenticati su questo muro di cinta . I Murales ora rischiano il degrado e la “polverizzazione” dell’intonaco. Il muro di cinta dell’Ospedale “Lazzaro Spallanzani”, lato via Folchi, fa da “sostegno” e “tela” ai murales realizzati in questi 270 metri. L’Opera fu iniziata nel febbraio del 2018 e completata e inaugurata il 3 maggio dello stesso anno. Nei Murales sono immortalati i 13 volti di Scienziati che hanno scritto la storia della ricerca sulle malattie infettive. Il progetto dei Murales, finalizzato a celebrare gli 80 anni della struttura ospedaliera, è stato realizzato grazie alla collaborazione fra la Direzione dello Spallanzani e l’Associazione Graffiti Zero che promuove l’integrazione fra la Street Art e i luoghi che la ospitano. Unica grave pecca ,ahimè, non vi è immortalata nessuna donna.
Franco Leggeri Fotoreportage- Murales Ospedale Spallanzani di Roma- 11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina- Premio Nobel per la Medicina nel 1944
Franco Leggeri Fotoreportage- Murales Ospedale Spallanzani di Roma- 11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina- Premio Nobel per la Medicina nel 1944
Franco Leggeri Fotoreportage- Murales Ospedale Spallanzani di Roma- 11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina- Premio Nobel per la Medicina nel 1944
Roma l
Franco Leggeri Fotoreportage- Murales Ospedale Spallanzani di Roma- 11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina- Premio Nobel per la Medicina nel 1944Verranno pubblicati le foto dei Murales di tutti i 13 scienziati , uno alla volta, questo al fine di poter evidenziare la biografia e la loro Opera in maniera più completa possibile. Le biografie pubblicate a corredo delle foto sono prese da vari Blog e siti web-
Franco Leggeri Fotoreportage-Murales Ospedale Spallanzani di Roma
Biografia di Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina-Premio Nobel per la Medicina nel 1945-
Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina-Premio Nobel per la Medicina nel 1945-Batteriologo inglese (Lochfield, Scozia, 1881 – Londra 1955); prof. di batteriologia nell’univ. di Londra e direttore dell’Inoculation Department del St. Mary’s Hospital; accademico pontificio (1946) e socio straniero dei Lincei (1947)-Alexander nasce il 6 agosto 1881, in una zona rurale nei pressi di Darvelen Ayrshire (Scozia) in una famiglia composta dai genitori e da tre fratelli nati dal secondo matrimonio del padre. Passa l’infanzia e la preadolescenza studiando nelle scuole della zona, dopodiché intorno ai 14 anni si trasferisce a Londra, città in cui convive con uno dei fratelli che studia medicina.
Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina -Premio Nobel per la Medicina nel 1945
La vita dell’uomo che avrebbe scoperto il primo antibatterico della storia è molto più normale di quanto potremmo immaginare: nella capitale inglese, infatti, Alexander frequenta prima il Regent Street Polytechnic Institute e poi per quattro anni lavora in una compagnia che si occupa di spedizioni. Insomma, fa l’impiegato.
Nel 1901 la sua vita prende un’altra piega: eredita dallo zio John una piccola somma di denaro e successivamente il fratello lo convince a iscriversi alla Scuola di Medicina Saint Mary dell’Università di Londra.Durante questi anni entra a far parte del club dei fucilieri dell’università e il suo capitano gli consiglia di unirsi al gruppo di ricerca della facoltà di medicina. È così che Alexander diventa l’assistente batteriologo di Sir Almroth Wright, uno dei primi studiosi di immunologia.
Se inizialmente era intenzionato a diventare un chirurgo, grazie all’esperienza in laboratorio Alexander cambia idea e capisce che quella della batteriologia sarebbe stata la sua strada.
Nel 1906 si laurea in medicina e chirurgia e solamente due anni dopo vince la medaglia d’oro dell’Università e inizia la carriera come Professore sempre all’interno dell’Ateneo.
Nel 1915 si sposa con Sarah Marion McElroy ma durante la Prima Guerra Mondiale viene inviato al fronte occidentale francese per assistere e curare i feriti di guerra. Qui affronta moltissimi casi di setticemia, cancrena e tetano, ed è costretto a mettere alla prova tutte le sue capacità come medico e, in particolare, come batteriologo.
Terminata la guerra Alexander può tornare finalmente a casa: è l’inizio di un nuovo capitolo della sua vita che lo porterà a diventare uno dei precursori della medicina moderna.
La prima grande scoperta arriva nel 1922: il lisozima.
Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina -Premio Nobel per la Medicina nel 1945
Il lisozima (dal greco lysis = dissoluzione) è un enzima, una sostanza composta da proteine che il nostro corpo utilizza per prevenire le infezioni e che è presente nelle lacrime, nelle secrezioni nasali e nella saliva. Alexander scopre l’esistenza di una potente barriera che produciamo autonomamente e che mentre a noi non causa nessun danno, è nociva per i batteri (anche se in modo piuttosto blando).Ma come avviene la scoperta? Casualmente, come spesso accadde nella storia di quest’uomo.
Alexander aveva semplicemente lasciato in un recipiente un po’ del suo stesso muco nasale per qualche settimana e poi, una volta rientrato in laboratorio, aveva notato che si erano sviluppati dei microbi in tutto il recipiente, tranne in quelle zone dove c’era il suo muco.
Decide così di ripetere l’esperimento con altre sostanze che normalmente produce il nostro corpo come le lacrime e la saliva e capisce che tutte contengono un antibatterico, per quanto leggero, del tutto naturale. Non era però in grado di isolarlo perché, purtroppo, nel laboratorio mancava un chimico.
Franco Leggeri Fotoreportage- Murales Ospedale Spallanzani di Roma- 11) Alexander Fleming- Batteriologo, scopritore della penicillina- Premio Nobel per la Medicina nel 1944
Grazie allo studio del lisozima e alcune ricerche sulle muffe svolte negli anni successivi, si realizza anche la più grande scoperta di Alexander: la penicillina. È il 1928 e nel suo laboratorio sta studiando e coltivando lo stafilococco, un comune batterio che vive sulla superficie e all’interno del nostro corpo, ma che può generare delle patologie in circostanze particolari.
Anche in questo caso Alexander dopo qualche giorno di assenza torna in laboratorio e scopre che una muffa ha contaminato uno dei recipienti che contenevano una cultura di stafilococchi. La cosa strabiliante è che la colonia di stafilococco a contatto con muffa era stata totalmente distrutta. Il motivo? La muffa, appartenente al genere Penicillium, produceva una sostanza in grado di annientare i batteri. Il 7 marzo del 1929 la sostanza prodotta dalla muffa prende il nome di penicillina.
Franco Leggeri Fotoreportage- Ospedale Spallanzani di Roma
Franco Leggeri Fotoreportage- Ospedale Spallanzani di Roma
Anche in questo caso sono necessari moltissimi altri test di laboratorio per verificare l’efficacia di questa nuova sostanza scoperta, ma – nonostante gli incoraggianti risultati ottenuti – la penicillina diventerà un medicinale diffuso e utilizzato solo 15 anni dopo. Ad aiutare il processo di ingresso della penicillina nel grande mondo dei medicinali furono due studiosi di Oxford, Howard Florey ed Ernst Boris Chain che isolarono la penicillina pura, di gran lunga più efficace di quella grezza prodotta naturalmente dalla muffa. Furono loro ad entrare in contatto con le case farmaceutiche statunitensi e a fare in modo che la penicillina fosse prodotta in enormi quantità.
Nel 1944 Alexander viene nominato Sir, titolo onorifico nei paesi anglofoni, e riceve il Premio Nobel per la Medicina insieme a Florey e Chain.Alexander è spesso collegato al tema della serendipità o – in inglese – “serendipity”. Si tratta della capacità o la fortuna di fare per caso delle scoperte importanti mentre si sta cercando (o in questo caso studiando) altro, come sono state quelle di Alexander in ambito medico-scientifico.
La grandezza di questo medico sta nell’aver predisposto tutte le condizioni affinché le scoperte potessero avvenire e, dall’altro lato, aver saputo osservare i fenomeni che si generavano ed essere riuscito ad interpretarli.Nel 1947 viene a mancare il maestro di Alexander, Sir Almroth Wright, e due anni dopo purtroppo viene a mancare la moglie, Sarah.
Nel 1953 Alexander sposerà la sua seconda moglie, la microbiologa Amalia Coutsoris-Voureka con cui aveva stretto un legame negli anni dopo essere stati colleghi al Saint Mary.Il Dottor Alexander Fleming muore d’infarto l’11 marzo del 1955 a soli 74 anni.
Biografia a cura diA cura di Camilla Ferrario-Fonte-Geopop è un progetto editoriale di Ciaopeople.- https://www.geopop.it/
l’Associazione Graffiti Zero, associazione che promuove l’integrazione fra la Street ha realizzato i Murales dell’Ospedale Spallanzani di Roma
La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore responsabile della testata giornalistica è Lucia Mosca, con direttore editoriale Franco Leggeri.
“Da Sharaja a Roma, lungo la via delle spezie”, la mostra ospitata dalla Cura Iulia
Roma Capitale-La mostra “Da Sharjah a Roma lungo la via delle spezie”, ospitata all’interno della Curia Iulia, antica sede del Senato Romano, è il frutto della collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo e la Sharjah Archaeological Authority, promossa da Sua Altezza lo sceicco Dr. Sultan bin Al Qasimi, membro del Consiglio supremo e sovrano di Sharjah.
L’esposizione, a cura di Eisa Yousif e Francesca Boldrighini, illustra al pubblico, per la prima volta in Italia, gli straordinari ritrovamenti archeologici dell’Emirato di Sharjah: le città di Mleiha e Dibba, fiorite tra l’epoca ellenistica ed i primi secoli dell’Impero Romano, città sorte al centro delle antiche vie carovaniere che collegavano l’India e la Cina con il Mediterraneo e con Roma.
Da Sharaja a Roma lungo la via delle spezie la mostra ospitata dalla Cura Iulia
Testimonianza di questi stretti contatti culturali e commerciali tra Oriente ed Occidente sono gli splendidi oggetti esposti, rinvenuti nelle necropoli e negli abitati: anfore da vino da Rodi e dall’Italia, contenitori dalla Mesopotamia e dalla Persia; unguentari in alabastro dall’Arabia e in vetro dal Mediterraneo orientale; pettini di avorio e gioielli indiani e orecchini di fattura ellenistica; statuine di Afrodite e dediche alla divinità al-Lat; monete indo-greche e romane, originali e di imitazione locale. Tutto concorre a delineare un affresco di grande varietà e ricchezza, una società aperta a numerose e diverse influenze, che potremmo definire ante litteram “multiculturale”.
La mostra, arricchita da un catalogo breve e da un’evocativa videoproiezione, permette inoltre di sottolineare l’importanza dei commerci con l’Oriente per il mondo romano. Le spezie, prima fra tutte l’incenso, prodotto in Arabia erano tra i prodotti più importati e richiesti, e proprio per questo il commercio era regolato dall’autorità imperiale. Il legame con Roma si evidenzia nella presenza nel Foro Romano, a pochi metri dalla sede della mostra, degli Horrea Piperataria, i magazzini voluti da Domiziano per la conservazione del pepe e di altre spezie, che il PArCo ha recentemente restaurato e reso accessibili al pubblico.
Con questa nuova esposizione il Parco archeologico del Colosseo intende proseguire il percorso di divulgazione e ricerca scientifica ampliandolo alla dimensione mediterranea ed internazionale – commenta Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo. I legami tra l’Arabia e l’area mediterranea sono antichi, e i commerci contribuirono ad ampliare le connessioni tra le due regioni, plasmando la storia del Mediterraneo e del Vicino Oriente per secoli.
Ci auguriamo che questa mostra offra ai visitatori l’opportunità di esplorare una storia globale condivisa: questi oggetti non sono semplici reliquie silenziose; sono storie vibranti che ci raccontano come civiltà e città come Roma e Sharjah abbiano stabilito legami che si estendevano lungo migliaia di chilometri – afferma Eisa Yousif, curatore della mostra e direttore della Sharjah Archaeological Authority.
SHARJAH
Sharjah è uno dei sette emirati che compongono la federazione degli Emirati Arabi Uniti. Si trova nella parte centrale della penisola dell’Oman, con accesso sia dal Golfo Arabico a ovest, sia dal mare dell’Oman a est. Rinvenimenti risalenti al periodo Paleolitico in diverse zone dell’emirato di Sharjah testimoniano l’insediamento umano nell’area, fino al Neolitico (9000-4000 a.C.), e all’età del Bronzo
(4000-1250 a.C.) e del Ferro (1250-300 a.C.). In questo periodo nell’area si attesta la domesticazione del cammello, così come la creazione di un sistema di irrigazione che permise un rapido sviluppo dell’agricoltura.
Il periodo di Mleiha (III secolo a.C. – III secolo d.C.) è il tema principale dell’attuale esposizione che narra la storia del misterioso mondo dell’antico Regno dell’Oman durante il periodo ellenistico e romano. Sebbene l’impero di Alessandro e gli stati ellenistici non siano giunti a mettere sotto il loro controllo queste terre, il Golfo ed il lato sud-est della penisola arabica si trovavano al crocevia dei commerci del continente eurasiatico. Mleiha, infatti, costituiva un importante punto di snodo lungo la Via della Seta marittima che collegava l’Occidente, con l’Egitto,
Roma e la Grecia, all’Oriente, con la Mesopotamia, l’India e l’Asia centrale, fino alla Cina, favorendo lo scambio non solo di merci e beni preziosi, ma anche di uomini e di idee che arricchirono la cultura, la religione e la visione del mondo della popolazione locale.
Tra i beni di lusso che giungevano a Roma attraverso la penisola di Oman c’erano le spezie e soprattutto l’incenso. Utilizzate per scopi alimentari, religiosi e medici, le spezie erano talmente richieste e apprezzate che la loro importazione era rigidamente regolamentata dallo Stato, tanto che gli imperatori Flavi fecero costruire nel Foro Romano un apposito magazzino: gli Horrea Piperataria, di recente resi pienamente fruibili alla visita a conclusione delle campagne di scavo archeologico.
Nel sito di Mleiha sono stati rinvenuti vasti cimiteri con tombe monumentali, appartenenti ai membri più importanti della comunità, circondate da tombe più modeste. Le tombe, risalenti al III- inizio del I secolo a.C., erano individuali e variavano in dimensione in base ai corredi funerari ospitati. La più importante tra le tombe monumentali, scoperta nel 2015, costruita con mattoni di gesso intonacato, presentava una pianta a forma di “H” con un lungo corridoio d’ingresso. Saccheggiata in antichità, la tomba fu riutilizzata e un muro di mattoni chiuse il passaggio tra le due camere. Tra i mattoni, uno recava un’iscrizione bilingue (sudarabica e aramaica) datata al 222/221 o 215/214 a.C., che attribuisce la tomba a un ispettore reale del regno dell’Oman. Questo è il primo riferimento storico al regno omanita, citato poi successivamente nel Periplus Maris Erythraei e nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. I reperti rinvenuti, tra cui un’anfora da vino di Rodi, una ciotola in bronzo decorata con iconografie ellenistiche, africane e arabe, e un set da vino in bronzo, testimoniano non solo l’alto rango del defunto ma anche il prestigio culturale e la consolidata tradizione dell’importazione di vino dal Mediterraneo.
Da Sharaja a Roma lungo la via delle spezie la mostra ospitata dalla Cura Iulia
SHARJAH, ROMA E IL MEDITERRANEO
I legami tra l’Arabia e l’area mediterranea sono antichi e non toccano solo il Mediterraneo orientale, ma anche Roma e la Spagna. Con le conquiste di Alessandro Magno l’Egitto e la Mesopotamia divennero parte del mondo ellenistico. Il Mediterraneo orientale entrò poi a far parte dell’Impero Romano, che si estese più tardi, con Traiano, alla Mesopotamia e all’Arabia.
Nel 24 a.C. Elio Gallo, prefetto d’Egitto, fu inviato dall’imperatore Augusto in Arabia per aprire una via commerciale verso l’India. L’obiettivo era il controllo delle importazioni di merci, e soprattutto delle spezie: secondo Plinio il Vecchio, ogni anno arrivavano a Roma 3000 tonnellate di solo incenso. Ma si importavano anche avorio, seta, pietre preziose, perle, pepe e mirra. L’importanza di queste merci è testimoniata dalla costruzione nel Foro Romano degli Horrea Piperataria – per
immagazzinare pepe (in latino piper) e altre spezie – e della Porticus Margaritaria, dove venivano vendute perle (margaritae).
Le navi romane trasportavano a loro volta verso Oriente tessuti, corallo, gioielli, vetro e oggetti in metallo. Il vino proveniva da Rodi e dal Mediterraneo orientale, ma anche dalla Spagna. Oggetti in vetro, come gli unguentari, venivano spesso importati da Siria ed Egitto. L’influenza romana è attestata anche dai ritrovamenti di monete, sia originali sia imitazioni.
Grottaferrata-Roma -Eccellenze ad Arte nel Villino Rosso di Villa Cavalletti-
Grottaferrata-Roma -Fino al prossimo 28 febbraio 2025 il Villino Rosso ex frantoio di Villa Cavalletti, oggi Museo dell’Olio a Grottaferrata ospita la mostra “I Pini” dell’artista romano Claudio Spada, mentre, all’esterno, nel parco della Villa, è esposta l’opera di Andrea Roggi “Il Futuro è nelle radici”, esposizioni curate da Tiziana Todi, della storica Galleria Vittoria di Via Margutta a Roma.
Un progetto partito alla fine di novembre del 2024, quello del Museo dell’Olio, che ha visto protagonista il Gruppo Tierre che ha deciso di sviluppare e valorizzare il villino rurale rendendolo un luogo di cultura del territorio e di esperienze legate alla produzione agricola di qualità.
L’obiettivo è di mantenere l’identità storica del luogo aprendolo ai visitatori.
Una vera e propria experience in un connubio perfetto tra eccellenze del territorio ed arte contemporanea.
Raccontare un tempo recente, quindi, restaurando un manufatto del XVII secolo, tutelato come bene di notevole interesse storico dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Attraverso un allestimento scenotecnico e illuminotecnico il Villino Rosso si è trasformato anche in uno spazio polivalente dove sono esposte le opere di Claudio Spada, della serie “I Pini”.
Come la curatrice Tiziana Todi dichiara: “Il lavoro di Claudio Spada è un’indagine profonda sul rapporto tra natura e città, tra memoria storica e sperimentazione artistica. I pini romani, protagonisti indiscussi del paesaggio urbano, trovano in Spada un interprete capace di restituirne la maestosità, non si limita a ritrarre questi alberi iconici, ma li trasforma in un ponte tra l’antico e il contemporaneo. Se la tradizione pittorica romana ha celebrato il paesaggio con una tavolozza naturale, Spada sovverte questa eredità. La sua pittura sperimenta accostamenti cromatici audaci: il blu elettrico, il rosso intenso e altre tonalità che amplificano l’impatto emotivo. In questo contesto, il Museo dell’Olio, ospitato nell’ex frantoio di Villa Cavalletti, diventa la cornice ideale per le opere di Spada. Anche il museo, seppur restaurato, conserva i colori originali e audaci che raccontano la sua lunga storia. I muri, con le loro tinte calde e vissute, dialogano perfettamente con le tele dell’artista, creando un connubio visivo e sensoriale unico.
Le pennellate di Spada, così come le pareti del museo, celebrano il tempo, la trasformazione e la continuità tra passato e presente. Le opere, immerse in un contesto che ha saputo preservare la sua autenticità, sembrano risuonare con la memoria storica del luogo, amplificandone la bellezza intrinseca. L’accostamento tra le tele di Spada e gli ambienti del museo non è solo un incontro estetico, ma un dialogo profondo tra due linguaggi: quello della pittura, che racconta il paesaggio e la sua anima, e quello architettonico, che conserva e tramanda le tracce di un tempo passato. In questo modo, la mostra diventa un’esperienza completa, in cui arte e spazio si intrecciano per offrire una riflessione sulla capacità della bellezza di sopravvivere, evolversi e continuare a ispirare.”
All’esterno del Villino, nel Parco di Villa Cavalletti troviamo la scultura di Andrea Roggi “Il Futuro è nelle Radici”, un’opera imponente in bronzo, con un basamento in travertino, ottenuta con la tecnica della fusione a cera persa e patina a fuoco.
Come dichiara Tiziana Todi: “Si tratta di un Albero della Vita, tema da sempre caro al Maestro Roggi. Questa scultura è il frutto di una riflessione intorno al tempo, legato alla compagine sociale di singoli individui. All’interno della produzione del Maestro Andrea Roggi, l’Albero della Vita agisce quale collegamento fra le meditazioni più teoretiche ed universali e quelle più pratiche e singolari. Come il tempo può essere suddiviso in passato, presente e futuro, infatti, l’Albero della Vita può essere suddiviso in radici, tronco e rami. Le radici corrispondono al passato giacché esse traggono nutrimento dalla terra, ossia da ciò che esiste prima di noi, come la cultura e la tradizione. Il tronco corrisponde al presente ed assume tratti antropomorfi dal momento che è l’unico segmento esistenziale entro il quale possiamo agire. Non basta semplicemente agire, tuttavia, sembra comunicarci il Maestro Roggi: dobbiamo agire con amore. Per questo il tronco è costituito da due individui immortalati in un abbraccio appassionato. Infine, i rami, i quali spuntano dal tronco come relativa e naturale prosecuzione, rappresentano il futuro, ossia l’effetto dell’incontro fra passato e presente. Essi sono carichi di frutti, giacché i valori e l’educazione ricevuti in passato, coniugati con le azioni dettate dall’amore operate nel presente, determinano un futuro virtuoso, positivo.”
Villa Cavalletti
Villa Cavalletti, compresa nell’area di Tusculum risalente al X secolo a.C, è una storica Villa Rustica romana e importante sito archeologico, protetta dal Ministero dei Beni Culturali e all’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani. Questo luogo di pace e spiritualità, amato anche dai papi, comprende una tenuta agricola biologica con vigneti, oliveti monumentali e grani antichi, un parco secolare e varie strutture, tra cui il Villino Rosso, dedicato alla cultura agricola dei Castelli Romani. Il complesso è stato recentemente riqualificato dall’Azienda Agricola Biologica Tierre dell’omonimo gruppo italiano. Villa Cavalletti offre una collezione di prodotti e di esperienze con le quali vivere la tradizione dei Castelli Romani, antico locus amoenus per la salubrità dell’aria, l’esposizione felice e per la qualità del terreno vulcanico minerale: una memoria oggi riscoperta e attualizzata dalla proprietà, in una costante ricerca di alta qualità e sostenibilità produttiva.
Villa Cavalletti
Via XXIV Maggio 73/75 00046 Grottaferrata-Roma
CONTATTI:www.villacavalletti.it
info@villacavalletti.it
+39 06 945416001+39 3393877250
Franco Leggeri Fotoreportage- Murales Castelnuovesi -I tetti di Castelnuovo di Farfa, il mio Dedalo.
Castelnuovo di Farfa (Rieti)
Franco Leggeri Fotoreportage-Brani e foto da Murales Castelnuovesi -I tetti di Castelnuovo di Farfa, il mio Dedalo.Scoprire, o riscoprire Castelnuovo, cercando di aver gli occhi disincantati, mi permette comunque di vederne l’anima del mio Dedalo la più popolare, la più vissuta dalla gente comune. Scopro e riscopro, nuovo punto di vista, dopo tanti anni i vicoli del mio “Borgo Dedalo”, dove ho trascorso l’infanzia e la mia giovinezza che, nell’età dell’incoscienza, appare eterna. Se da adulti, in modo crudo, ci rendiamo conto che la vita passa in fretta, ci consola il pensiero che l’eterno rimane non nella materia, ma nelle vibrazioni, nelle sensazioni che aleggiano intorno a noi e che percepiamo secondo la nostra sensibilità e i nostri stati d’animo. Ora, osservando i tetti, vale la pena ricordare e raccontare e magari riflettere su queste nuove sensazioni che danno i tetti di Castelnuovo. Quante cose sono cambiate in queste vie , tante persone ,attori nella mia fanciullezza, non esistono più, altre sono invecchiate e altre ancora sono lontano altrove a cercare una vita diversa . E’ strano cercare dai tetti, di aprirli, e vedere, nei ricordi, le persone che abitavano la casa, scoprire l’atmosfera, rivivere gli stati d’animo con occhi diversi, con esperienza ,“lunga esperienza della vita”, reinventare ed animare anche i più piccoli dettagli del quotidiano la vita semplice e minimalista di una volta.
Castelnuovo di Farfa-Disegno di Tatiana Concas
Castelnuovo di Farfa
Castelnuovo di Farfa-Disegno di Tatiana Concas
Vedo le vie di Dedalo là dove diventano più ripide, più stette , gli incroci e giù per i vicoli e scalette e ancora piccoli cortili e scale buie, soprattutto d’inverno. Nel mio paese, nel mio Dedalo ora sono cambiate molte, moltissime cose forse troppe .Sono cambiate le persone, le case, anche le storie non sono più le stesse. Ma il “Borgo Dedalo” , il mio Castelnuovo , quello carico di storie scritte su di epigrafi marmoree “inchiodate” nella mia anima. Queste storie, immutabili e solide, che parlano e raccontano alla mia memoria, come una canzone poetica infinita ,di un Castelnuovo tramontato per sempre. Il mio paese, Castelnuovo, il mio Dedalo è un posto così sconosciuto alla “nuova gente” che ora lo abita e lo “consuma” e che ne distrugge il verde e la sua storia. La “nuova gente” che non ha
l’abitudine di menzionarne il nome del mio Dedalo. La “nuova gente” non può ricordare la musica , dolci suoni, che uscivano da ogni porta , non può godere il trionfo delle emozioni e la purezza dei sogni che nascondono i cuori carichi di emozioni che creano le case del “mio paese” .
…………………………………………..
Se Castelnuovo si legge come uno spartito musicale ……
……….ed è così che da quelle porte sarebbe uscito il suono di un pianoforte o un di violino o di un’arpa o di una batteria, in un trionfo di suoni, braccia aperte e cuori vibranti, e palpitante di emozioni.
Questo è il mio sogno più puro.
Un sogno che tengo ancora nascosto da qualche parte dentro di me, ma al quale ho smesso di credere.
A Castelnuovo è amministrato il razzismo ed è ancora in uso , forte consumo, il filo spinato che traccia il confino e i confini per gli esclusi.
Le vibrazioni dell’anima sono respinte da un muro di odio.
“ipocrisia, incapacità, odio e degrado morale.”
È questo l’inno, la lugubre nenia , che cantano e suonano gli assassini della Libertà.
La mia musica, quella che scrive la mia penna,
La musica che scrivo sul foglio bianco è in cerca dei tasti bianchi e neri.
Si ferma ad ascoltarmi e mi accarezza i capelli.
Castelnuovo non regge l’odio e l’astio.
Castelnuovo che naviga nel cielo e vola, lo prego, aggrappato alla mia fantasia.
Castelnuovo le prime note,
i primi palpiti di cuore, i tanti circoli viziosi ,
sì, questi sono i pensieri per un’opera incompiuta.
I ricordi dei volti rigati
con lacrime di dolore .
Castelnuovo non piangeva, ma non era triste, aveva capito.
Castelnuovo ,il suo volto rigato dalla commozione…………………..
………………………………………..
Brani tratti dal libro di Franco Leggeri-Castelnuovo, la riva Sinistra del Farfa
Castelnuovo di Farfa (Rieti) Panorama (prima del 1935)
NOTA-la foto di Castelnuovo è del 1920, forse anche prima. Il Campanile , come si può vedere, ancora non è stato restaurato. I lavori di restauro, forma attuale, furono eseguiti nel 1935. Da questa foto mancano tante nuove costruzioni e sopraelevazioni..
Castelnuovo di Farfa e i suoi particolariCastelnuovo di Farfa e i suoi particolariCastelnuovo di Farfa-Castelnuovo di Farfa e i suoi particolariCastelnuovo di Farfa e i suoi particolariCastelnuovo di FarfaCastelnuovo di FarfaCastelnuovo di FarfaCastelnuovo di FarfaCastelnuovo di Farfa-Porta CastelloCastelnuovo di Farfa -40simoPremio letterario “LA TORRE D’ARGENTO”-1982-2022Castelnuovo di Farfa (Rieti)Castelnuovo di Farfa (Rieti)Castelnuovo di Farfa (Rieti)Castelnuovo di Farfa la notte e i Bar di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte e i Bar di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte e i Bar di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte e i Bar di via Roma.Castelnuovo di Farfa la notte e i Bar di via Roma.Castelnuovo di Farfa ACQUEDOTTO DI CERDOMARECastelnuovo di Farfa ACQUEDOTTO DI CERDOMARECastelnuovo di Farfa ACQUEDOTTO DI CERDOMARECastelnuovo di Farfa (Rieti) nei disegni di Francesca Vanoncini- La CampagnaCastelnuovo di Farfa (Rieti) nei disegni di Francesca Vanoncini-La Torre dell’OrologioCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Foto 1950-Castelnuovo di Farfa (Rieti) Foto del 1889Castelnuovo di Farfa (Rieti) – Foto anni 1950/60-Loc. LA VIGNACastelnuovo di Farfa (Rieti) – Foto inizio 1900-Castelnuovo di Farfa (Rieti) – Foto inizio 1900-Castelnuovo di Farfa (Rieti) – Foto inizio 1900-Castelnuovo di Farfa (Rieti) –Castelnuovo di Farfa (Rieti) –Castelnuovo di Farfa (Rieti) – La FontanaCastelnuovo di Farfa (Rieti) – chiesa Madonna degli AngeliCastelnuovo di Farfa (Rieti) – chiesa Madonna degli AngeliCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Monte Cavallo -La PorticinaCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via GaribaldiCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via CoronariCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Porta Fonte CisternaCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via Arco CherubiniCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Porta Fonte CisternaCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Il GhettoCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via Arco CherubiniCastelnuovo di Farfa (Rieti) – La PorticinaCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via Roma OvestCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via CoronariCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via Guglielmo Marconi-La FontanellaCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via CoronariCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via Garibaldi-Castelnuovo di Farfa (Rieti) – Via CoronariCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via CoronariCastelnuovo di Farfa (Rieti) – Via Guglielmo Marconi-Via Arco Cherubini
FERMO-Palazzo dei Priori-la mostra “Steve McCurry – Children”-
Fermo- Torna a Palazzo dei Priori di Fermo il nuovo appuntamento con “Il tempo delle mostre“, questa volta dedicato all’arte del celebre fotografo americanoSteve McCurry. Dal 20 dicembre 2024 al 4 maggio 2025 le sale del Palazzo ospitano la mostra “Steve McCurry – Children”, ideata e curata di Biba Giacchetti. La mostra inaugura un percorso emozionante sull’infanzia vista attraverso l’obiettivo di Steve McCurry, uno dei fotografi più amati al mondo
Fermo- Steve McCurry fotografo americano
Con oltre 50 fotografie, il pubblico avrà l’occasione di ammirare l’unica esposizione tematica interamente dedicata ai bambini, realizzata nell’arco di quasi cinquant’anni di carriera. Le immagini, provenienti da ogni angolo del mondo, ritraggono i più piccoli in scene di vita quotidiana, offrendo un omaggio a questo periodo straordinario della vita.
Spiega Steve McCurry: “Ho avuto il grande privilegio di fotografare i bambini di tutto il mondo e ora che ho una figlia anch’io apprezzo ancora di più la loro energia, la loro curiosità, le loro potenzialità. Nonostante il contesto difficile in cui molti di loro nascono, i bimbi hanno la capacità di giocare, sorridere, ridere e condividere piccoli momenti di gioia. C’è sempre la speranza che un bambino possa crescere e cambiare il mondo.”
Fermo- Steve McCurry fotografo americano
L’inaugurazione della mostra si terrà giovedì 19 dicembre alle ore 17. La mostra è promossa dal Comune di Fermo con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, in collaborazione con Orion57, partner Mus-e del Fermano. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura e Turismo.
Fermo- Steve McCurry fotografo americano
A Fermo una straordinaria galleria di ritratti esplora tutte le sfaccettature dell’infanzia, accomunate da un elemento universale: lo sguardo dell’innocenza. I bambini immortalati da McCurry, pur diversi per etnia, abiti e tradizioni, condividono la stessa energia inesauribile, la gioia di vivere e la capacità di giocare anche nei contesti più difficili, spesso segnati da povertà, conflitti o condizioni ambientali estreme. Il visitatore sarà guidato in un viaggio ideale accanto a McCurry, attraverso paesi come India, Birmania, Pakistan, Tibet, Afghanistan, Libano, Etiopia e Cuba….
Steve McCurry fotografo americano
Biografia di Steve McCurry Fotoreporter statunitense (n. Filadelfia, Pennsylvania, 1950). Dopo la laurea in Teatro alla Penn State University e l’esperienza in un quotidiano locale, ha iniziato a lavorare come freelance in India. Poco dopo l’invasione russa dell’Afghanistan, è riuscito ad attraversare il confine con il Pakistan e a fotografare la situazione del paese: nel 1980 il servizio è stato premiato con la Robert Capa Gold Medal. Da quel momento in poi, M. ha continuato a seguire i conflitti internazionali (dalla Guerra del Golfo al conflitto Iran-Iraq), sempre animato dal desiderio di mostrare le conseguenze delle guerre sui volti e sui paesaggi. Noto al grande pubblico per la “Ragazza afgana” (foto pubblicata nel 1985 sul National Geographic), ha vinto prestigiosi premi quali il Magazine Photographer of the Year, il National Press Photographers Award e per quattro volte il World Press Photo Contest. M. è uno dei fotografi più riconoscibili e apprezzati al mondo; fra le mostre che hanno ospitato i suoi lavori si ricordano Viaggio intorno all’uomo (Genova, 2012), Oltre lo sguardo (Monza – Roma 2014-15), Icons and Women (Forlì, 2015), Leggere (Brescia, 2017).Fonte- Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani
Orari di apertura: dal martedì al venerdì 10:30 – 13 / 15:30 – 18; sabato e domenica 10:30 – 13 / 15:30 – 19. lunedì chiuso. Previste aperture straordinarie in occasione di eventi e festività.
Biglietto: unico Fermo Musei € 9,00; ridotto € 7,00 (ragazzi dai 14 ai 25 anni, gruppi composti da più di 15 persone, soci FAI, soci Touring Club Italia, soci Italia Nostra); gratuito under 13, disabili, soci Icom, giornalisti con tesserino. Il biglietto include l’ingresso al circuito museale della città.
È possibile acquistare il biglietto online sul sito web fermomusei.it.
Roma –Museo Storico della Fanteria-Mostra:Salvador Dalì, tra Arte e Mito-
Roma –Museo Storico della Fanteria-Mostra:Salvador Dalì, tra Arte e Mito-Sogno, realtà e un modo di raccontare il mondo che spazza via ogni logica per creare nuove strutture. Dal 25 gennaio al 27 luglio, Roma ospita Salvador Dalí, tra arte e mito, la mostra dedicata al grande maestro del surrealismo, organizzata da Navigare presso il Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano e allestita dal curatore di mostre internazionali Vincenzo Sanfo, con il supporto di un comitato internazionale. La mostra gode del patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e dell’Oficina Cultural de la Embajada de España
Circa 80 opere provenienti da collezioni private di Belgio e Italia – tra cui serie composte da numerosi pezzi – offrono un viaggio nell’arte e nel mito del genio di Salvador Dalí. Disegni, sculture, ceramiche, boccette di profumo, incisioni, litografie, documenti, libri e fotografie accompagnano il pubblico in un’immersione nell’universo daliniano, libero dalla rigidità delle regole, dove la realtà è costituita dai sogni.
A completare questo percorso, sono esposte anche opere di altri autori che hanno condiviso con Dalí l’idea di un’arte dal carattere onirico e surreale. Un evento che, per i lavori esposti, assume una straordinaria rilevanza a livello internazionale, celebrando non solo Dalí, ma anche l’intero panorama surrealista europeo.
“L’itinerario espositivo si sviluppa con un approccio antologico, partendo dai primi anni della carriera dell’artista e dal fondamentale incontro con figure come il poeta Federico García Lorca, rappresentato in mostra da inediti disegni surrealisti, e il regista Luis Buñuel, presente con spezzoni di film che hanno segnato il percorso creativo di Dalí – spiega il curatore Vincenzo Sanfo –. Questi legami hanno contribuito a plasmare il futuro di uno dei più grandi protagonisti dell’arte del Novecento. Il percorso continua attraverso tutte le fasi della produzione artistica di Dalí, fino alle ultime sperimentazioni oniriche degli anni finali della sua vita.”
Tra le opere in esposizione si trovano anche numerose litografie, comprese quelle legate ai lavori di García Lorca e alla Divina Commedia, incisioni a puntasecca, disegni, arazzi, sculture, oggetti in vetro, ceramiche, gioielli, oltre a una serie di fotografie, libri e documenti che arricchiscono ulteriormente la collezione.
“Questa mostra rappresenta, in un periodo così intenso di attività legate al Giubileo 2025, un’occasione unica per immergersi nel genio creativo di Dalí e nel contesto artistico e culturale del surrealismo, offrendo una prospettiva completa e affascinante su uno dei movimenti più influenti del secolo scorso, fornendo anche un’interessante testimonianza storica del sentire di quei tempi – aggiunge Salvatore Lacagnina, Responsabile di Navigare –. Un percorso in cui l’arte appare potente e immediata, che suscita forti emozioni nello spettatore, senza necessariamente essere un esperto. Un viaggio nel ‘bello’, per avvicinare e far appassionare a questo mondo chiunque varchi la soglia di ingresso al museo.”
Apertura: 25/01/2025
Conclusione: 27/07/2025
Organizzazione: Navigare
Curatore: Vincenzo Sanfo
Indirizzo: Piazza di Santa Croce in Gerusalemme, 7 – Roma
Orari:
Dal Lunedì al Venerdì: dalle ore 09,30 alle ore 19,30.
Sabato e Domenica: dalle ore 09,30 alle ore 20,30.
Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura.
Costo biglietto:
€ 15,00 Biglietto intero WEEKEND E FESTIVI
€ 13,00 Biglietto intero Feriali
€ 10,00 Biglietto Ridotto (solo in biglietteria): TUTTI I GIORNI Giovani fino a 14 anni
Giornalisti, Universitari, Convenzioni
€ 10,00 Gruppi oltre 10 persone
€ 16,00 Biglietto Open Include ingresso salta la fila
€ 5,00 Scuole
Gratuito Bambini fino a 5 anni
Biografia di Salvador Dalì ,Pittore catalano (Figueras 1904 – ivi 1989). Artista tra i più incisivi del Novecento, dopo una breve parentesi nel gruppo surrealista ne fu escluso per le sue simpatie per i regimi di destra. In D. il surrealismo assunse un carattere individualistico, ironico e provocatorio (famose le trovate pubblicitarie e scandalistiche e i saggi autobiografici come Le journal d’un génie, 1964). Tra le opere più conosciute: Femme dormant dans un paysage (1931, Venezia, Fond. P. Guggenheim); La persistance de la mémoire (1931, New York, Mus. of modern art).
Vita e attività
Dopo studî burrascosi all’Accademia di Madrid, si rivolse con interesse alla pittura metafisica di G. De Chirico e di C. Carrà. Amico di Miró e Buñuel, accolto nel gruppo surrealista di Breton dal 1929, ne veniva escluso nel 1934 a causa delle sue simpatie per i regimi di destra. In D. il surrealismo ha sempre mantenuto un carattere individualistico, alternativamente ironico, problematico, onirico. Dell’attivismo surrealista egli ha dato una clamorosa versione personale, agendo apertamente con trovate pubblicitarie e scandalistiche e insistendo sul carattere morboso della sua figurazione, sostenuta da un’eccezionale abilità tecnica. Nel 1934 illustrava i Chants de Maldoror di Lautréamont e compiva un primo viaggio negli Stati Uniti. Nel 1937 un viaggio in Italia ridestava in lui l’interesse per la pittura del Rinascimento maturo e del Seicento. Nel 1940 si stabiliva negli Stati Uniti, dove ha continuato a passare gli inverni anche dopo il suo ritorno in Spagna nel 1948. Successivamente, nel decennio 1950-60, ha affrontato temi religiosi (Il Cristo di s. Giovanni della Croce, 1951, Glasgow, Art Gall.). D. ha pubblicato numerosi saggi teorico-critici e autobiografici: La femme visible (1930); The secret life of S. D. (1942); Manifeste mystique (1951); Le journal d’un génie (1964); Comment on devient Dalí (1973). Con Buñuel ha realizzato nel 1929 il primo film surrealista, Le chien andalou, e, nel 1930, L’âge d’or. Si è occupato di moda, di arredamento e ha anche disegnato gioielli. D. ha costituito anche due musei proprî: quello di Cleveland (1971) e il teatro-Museo di Figueras (1974), dove è stato sepolto. Oltre a quelle già citate, tra le sue opere più significative occorre citare: Symbole agnostique (1932, Filadelfia, Philadelphia Museum of art); Visage de Mae West (1934-35, Chicago, Art Institute); Girafes en feu (1936-37, Basilea, Kunstmus.).Fonte-Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani
Descrizione del libro di Reuel Golden- London. Portrait of a City- Samuel Johnson famously said that: “When a man is tired of London, he is tired of life.” London’s remarkable history, architecture, landmarks, streets, style, cool, swagger, and stalwart residents are pictured in hundreds of compelling photographs sourced from a wide array of archives around the world. London is a vast sprawling metropolis, constantly evolving and growing, yet throughout its complex past and shifting present, the humor, unique character, and bulldog spirit of the people have stayed constant. This book salutes all those Londoners, their city, and its history. In addition to the wealth of images included in this book, many previously unpublished, London’s history is told through hundreds of quotations, lively essays, and references from key movies, books, and records.
From Victorian London to the Swinging ’60s; from the Battle of Britain to Punk; from the Festival of Britain to the 2012 Olympics; from the foggy cobbled streets to the architectural masterpieces of the millennium; from rough pubs to private drinking clubs; from royal weddings to raves, from the charm of the East End to the wonders of Westminster; from Chelsea girls to Hoxton hipsters; from the power to glory: in page after page of stunning photographs, reproduced big and bold like the city itself, London at last gets the photographic tribute it deserves.
Photographs by: Slim Aarons, Eve Arnold, David Bailey, Cecil Beaton, Bill Brandt, Alvin Langdon Coburn, Anton Corbijn, Terence Donovan, Roger Fenton, Bert Hardy, Evelyn Hofer, Frank Horvat, Tony Ray-Jones, Nadav Kander, Roger Mayne, Linda McCartney, Don McCullin, Norman Parkinson, Martin Parr, Rankin, Lord Snowdon, William Henry Fox Talbot, Juergen Teller, Mario Testino, Wolfgang Tillmans, and many, many others.
Iniziò la sua attività come Taschen Comics, pubblicando la grande collezione di comics del fondatore. Taschen ha avuto un ruolo considerevole nel rendere accessibili al pubblico dei grandi circuiti librari certe manifestazioni meno visibili dell’arte, incluse raffigurazioni feticiste, arte queer, immagini d’erotismo d’epoca, pornografia e riviste per adulti (inclusi libri a più mani con il magazinePlayboy). Taschen ha contribuito a portare queste forme di arte alla fruizione di un pubblico più ampio, pubblicando questi volumi potenzialmente controversi parallelamente alle più convenzionali ristampe di comics, fotografia artistica, pittura, design, moda, storia della pubblicità, cinema, e architettura.
Libri pubblicati da Taschen
Le sue pubblicazioni sono disponibili in una varietà di formati, dai voluminosi tomi che trattano in dettaglio l’opera omnia di Leonardo Da Vinci, a libri sorprendentemente insoliti di medio taglio, fino alla collana editorialeIcons, con i suoi volumetti “flexicover” che sintetizzano i temi più disparati, dalle vecchie pubblicità di Las Vegas fino al nudo maschile. La Taschen ha anche prodotto calendari, agende, e cartoline di soggetti popolari.
La mission esplicita della casa editrice è quella di pubblicare libri d’arte innovativi, splendidamente concepiti, a prezzi accessibili. La collana Icons, ad esempio, pubblica molti nuovi volumi all’anno che, con un prezzo di circa 10 dollari, sono a buon mercato nell’ambito della pubblicazione di collezioni d’arte. Dello stesso stile è la collana Taschen Basic Architecture, che comprende alcuni dei più eminenti architetti della storia, come Frank Lloyd Wright. Un’altra serie popolare è la Taschen Basic Art, che annovera circa 80 volumi, ciascuno dedicato a un diverso artista, spaziando da personaggi come Michelangelo fino ad artisti più recenti come Norman Rockwell.
Ha inoltre pubblicato il secondo tra i libri più costosi nella storia dell’editoria: il volume GOAT (Greatest of All Time), un tributo a Muhammad Ali, di 700 pagine e un prezzo di 12.500 dollari, che lo Spiegel ha definito «la cosa più grande, ponderosa, brillante mai pubblicata nella storia del mondo civilizzato». Ha anche pubblicato la retrospettiva di Helmut Newton, Sumo, da 1.500 dollari, e il volume Araki in edizione limitata da 2.500 dollari.
Librerie
Quartier generale della Taschen, Colonia, Germania.
Negozi della catena di librerie Taschen sono presenti
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza. Chiudendo questo banner o comunque proseguendo la navigazione nel sito acconsenti all'uso dei cookie. Accetto/AcceptCookie Policy
This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish.Accetto/AcceptCookie Policy
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.