In questo momento di difficoltà e di tristezza delle nostre terre.
Da ogni angolo del mondo si è sempre collegato il nome di questa gloriosa cittadina all’arte culinaria. Ma, Amatrice, più che per gli spaghetti, merita di essere citata, ricordata e visitata per i tesori artistici che accoglie. Con la speranza che tali capolavori possano tornare, insieme al territorio oggi martoriato, quanto prima a risplendere.
L’Arte di Amatrice.L’Arte di Amatrice.L’Arte di Amatrice.L’Arte di Amatrice.L’Arte di Amatrice.L’Arte di Amatrice.
La Storia di uno dei Castelli medievali abbandonati della Sabina.
Torre di Baccelli, unico e affascinante resto del Castello di Postmontem, è adagiata su di una piccola collina boscosa, raggiungibile facilmente per mezzo di una stradina e per un breve sentiero.Il Castello di Postmontem appare per la prima volta in documenti del 994 che lo indicano come possedimento dell’Abbazia di Farfa, su cui impulso fu probabilmente fondato. Il Castello , che domina le principali vie di accesso all’Abbazia di Farfa nel 1100 fu concesso in locazione a Rustico di Crescenzo in cambio del Castello di Corese, oggi Corese Terra. La permuta non ebbe per altro lunga durata, dato che nel 1118 Postmontem apparteneva di nuovo a l’Abbazia di Farfa. Nel XIV sec. L’insediamento fu gradualmente abbandonato ed il suo territorio unito a quello di Fara in Sabina. Oggi del Castello resta la Torre, squarciata lungo uno spigolo; la visita diretta delle strutture non è agevole per la foltissima vegetazione e per il pericolo di crolli; ma , anche ad una certa distanza , resta la suggestione della Torre che domina la Valle del Farfa e gli uliveti che caratterizzano il paesaggio della Sabina.
foto di Paolo Genovesi-ricerca storica a cura di Franco Leggeri-
TORRE DI BACCELLI-Fara in Sabina-TORRE DI BACCELLI-Fara in Sabina-TORRE DI BACCELLI-Fara in Sabina-TORRE DI BACCELLI-Fara in Sabina-TORRE DI BACCELLI-Fara in Sabina-TORRE DI BACCELLI-Fara in Sabina-TORRE DI BACCELLI-Fara in Sabina-
ABBAZIA DI SAN GALGANO- CHIUSDINO (SIENA) Fotoreportage della Signora Meris Corni
Meris Corni:”SAN GALGANO è un’abbazia cistercense. Inizio costruzione 1218,consacrata nel 1288.In stile gotico Il tetto crollo ‘ nel 1786 quando un fulmine colpi’ il campanile dell’Abbazia.Sorge vicino al fiume Merse,ad una trentina di chilometri da Siena.La chiesa ha una pianta a croce latina e lo spazio interno è diviso in tre navate.Nelle vicinanze anche EREMO di Montesiepi,dove Galgano si ritirò e visse da eremita fino alla morte.San Galgano (Galgano Guidotti)nacque a Chiusdino 1148(o 1152)e vi morì il 30 novembre 1181.E’ stato un cavaliere medievale che visse in Toscana, che scelse una vita da eremita.Canonizzato nel 1185 (forse da Papa Lucio III).Ricorrenza 30 novembre e 3 dicembre. Informazioni dal web. Foto mie cellulare 19 settembre 2022”.
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Pillole di Storia-Circa 3.500 anni fa gli antenati degli armeni, le tribù Hayasa-Azzi, abitavano le alture dell’Anatolia, ma la lingua armena (e il popolo che la parlava), secondo alcuni studiosi, si sarebbe infatti differenziata dall’indoeuropeo oltre 8.000 anni fa. Il primo grande regno degli antichi armeni (che chiamavano loro stessi Hay) fu quello di Urartu, fondato intorno all’835 a.C. dal re Sarduri I. Fino al 585 a.C. dominò la regione del monte Ararat e del lago Van, nel cuore dell’attuale Turchia asiatica. I re della dinastia degli Orontidi, nel V secolo a.C., si allearono con i persiani, di cui diventarono potenti satrapi (governatori delle province, chiamate satrapie). Passata la dominazione romana, l’Armenia fu tra i primi regni a convertirsi al cristianesimo e il primo in assoluto ad adottare il nuovo credo come religione di Stato, nel 301. – Oggi nel mondo gli armeni sono tra i 9 e i 10 milioni. Solo 3,5 milioni di loro vivono nella Repubblica Armena (nel Caucaso), nata dal crollo dell’Urss e indipendente dal 1991. Gli altri si trovano in Russia (oltre 1 milione e mezzo), in Francia, Stati Uniti, Grecia, Libano e altri Paesi, Italia compresa. Tra le comunità nate nel nostro Paese in seguito alla persecuzione turca, la più importante fu quella di Nor Arax (Nuova Armenia), alla periferia di Bari, dove negli Anni ’20 approdarono centinaia di profughi. Oggi la più numerosa è invece quella di Milano (oltre un migliaio di persone), dove nel 1958 fu costituita l’unica parrocchia italiana della Chiesa Armena. Gli armeni in Italia c’erano però anche prima del 1915: in Calabria furono deportati dai Bizantini fra il V e il X secolo; nel 1717, invece, la Serenissima donò l’isola di San Lazzaro, nella laguna di Venezia, all’abate cattolico armeno Pietro Mechitar, in fuga dal Peloponneso.
genocidio del popolo armenogenocidio del popolo armenogenocidio del popolo armenogenocidio del popolo armeno
“ C’è un legame coi morti e coi vivi che è la comune origine armena, quel legame di nostalgia e di affetti che connette il sangue a quello degli avi perseguitati e uccisi dalla terribile estate del 1915 in poi e, chiede giustizia per loro, per quella distesa di ossa ignote finite a diventare polvere nei deserti dell’Anatolia : affinché il riconoscimento di ciò che è avvenuto, risani l’oscura, infetta ferita che per il silenzio colpevole in cui la tragedia armena è avvolta continua a sanguinare nei padri,nei figli, nei nipoti…” Così scrive Margaret Ajemian Ahnert, scrittrice americana di origine armena nel suo romanzo “Le rose di Ester”.
Chi visita Yerevan non può non recarsi al Memoriale dell’Olocausto Armeno: su una collina che domina la città un blocco di vetro e cemento ed una fiamma sempre accesa racconta la storia di un genocidio. Il 24 Aprile del 1915 ad Istanbul vennero arrestati duecento leader della comunità armena. Nei giorni successivi, centinaia di intellettuali e religiosi furono arrestati, torturati e poi giustiziati. Tra il 1915 ed il 1917 due milioni di Armeni che vivevano nell’attuale Turchia, furono deportati nei territori ad est ( oggi Siria ed Iraq) ed un milione e mezzo morì per fame, violenze e stupri. La popolazione civile veniva deportata in decine di campi di concentramento che poi diventavano fosse comuni; venivano giustiziati in camere a gas o iniettando loro dosi letali di morfina. I membri della milizia turca addetti a questo scempio furono definiti “macellai della specie umana”. Il mondo sapeva ciò che stava avvenendo in Turchia, infatti sia la Russia che la Francia e la Gran Bretagna intimarono ai “Giovani Turchi” di desistere da questi orrori perché rischiavano il processo per crimini contro l’umanità. L’appello non sortì alcun effetto e le violenze contro gli Armeni continuarono fino al 1923. Ancora oggi, questo eccidio non è da tutti conosciuto e la stessa Turchia lo nega, affermando che si trattò solo dell’uccisione di cinquantamila ribelli nazionalisti armeni che si opponevano al governo turco. Ma i documenti e le fotografie ci raccontano la vera tragica storia: un popolo che ha subito una terribile persecuzione e che ha visto tutto questo orrore avvolto dalla nebbia dell’oblio e della negazione. Antonia Arslan è un’altra scrittrice che ci tramanda questa tragedia. Con “La masseria delle allodole” e “la strada di Smirne” ribadisce la sua volontà di ricordare e di testimoniare. Ci ricorda come “ i Giovani Turchi” avevano progettato di eliminare tutte le minoranze, armeni, greci, assiri e curdi. Perseguivano una teoria nazionalista contraria allo spirito cosmopolita che da sempre aveva caratterizzato l’Impero Ottomano. In un’intervista la scrittrice ha dichiarato:” Gli uomini furono sterminati subito, le donne deportate. Gli uomini furono eliminati fisicamente nei modi peggiori, legati su barche e poi fatti affondare, radunati in chiese poi successivamente incendiate…le donne si trovarono sole con i vecchi e i bambini al seguito, a decidere in poche ore cosa portare con sè. Da Karput (città dell’Anatolia) partirono in 18000 ed arrivarono ad Aleppo in 150”. Furono proprio le donne armene che non si arresero al genocidio che, con caparbia volontà, senza alcun aiuto esterno, permisero che “la razza armena” non si estinguesse. Raccolsero i fili di questo popolo e li intrecciarono con i ricordi, le tradizioni scritte ed orali, gli usi, i costumi, la cultura.
Le donne armene e il genocidio
Ondine Khayat, di padre armeno e madre francese, nel suo romanzo “Le stanze di lavanda”racconta il genocidio armeno attraverso i ricordi della nonna. E anche da questa storia emerge l’astuzia, l’intelligenza, la determinazione delle donne armene, ma anche il loro grande amore verso il proprio popolo. Quando, più di vent’anni dopo, Hitler decise di eliminare gli ebrei, reclutò nelle SS alcuni ufficiali che erano stati protagonisti del genocidio armeno, rispondendo così ad alcune obiezioni che gli erano state poste : “Chi si ricorda più dello sterminio degli Armeni ?” C’è una differenza fra il genocidio nazista e quello armeno, quest’ultimo rappresenta l’uccisione da parte di un popolo di una parte di se stesso, gli Armeni erano infatti cittadini dello stesso impero, quello Ottomano. E c’è un’altra differenza: sono troppo pochi quelli che al mondo conoscono questo orrore. Così una sopravvissuta ricorda l’angoscia di una marcia di deportazione: “Di notte, ci fermavamo sul ciglio della strada e dormivamo ammassati gli uni sugli altri…mentre il buio avvolgeva tutto, le lucciole tessevano una rete intorno a noi e la luna illuminava il nostro misero accampamento con i suoi raggi di tiepida luce… Sembravamo così piccoli e soli, gli ultimi rimasti al mondo…” Parlare oggi di genocidio armeno forse potrà essere un atto di giustizia postuma per colmare quella terribile solitudine.
Dott.ssa Ester Rizzo-Giornalista
Ester Rizzo-Giornalista
Nata a Licata il 08.06.1963 ed ivi residente. Laurea in Giurisprudenza. Diploma di specializzazione Istituto Superiore di Giornalismo . Responsabile Commissione Donne Pari Opportunità Distretto Sicilia Fidapa . Referente per la provincia di Agrigento del Gruppo Toponomastica Femminile Docente del corso di “Letteratura al Femminile” al CUSCA (Centro Universitario Socio-Culturale Adulti) di Licata Collaboratrice di testate giornalistiche regionali e nazionali on line Autrice di “Camicette Bianche”
Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-
Associazione Cornelia Antiqua
CERVETERI – La Necropoli della Banditaccia-
Articolo di TATIANA CONCAS
Fotoreportage di Claudia FILIPPONI per Associazione Cornelia Antiqua
Associazione CORNELIA ANTIQUA-Siete appassionati della Storia poco raccontata, quella da riscoprire e vi piace l’ Avventura ,oppure siete affascinati dalla bellezza della Campagna Romana ? Allora unisciti a noi. Ecco cosa facciamo: Produciamo Documentari e Fotoreportage, organizziamo viaggi ,escursioni domenicali e tantissime altre iniziative culturali.Tutti sono benvenuti nella nostra Associazione, non ha importanza l’età, noi vi aspettiamo ! Per informazioni – e.mail.: cornelia.antiqua257@gmail.com– Cell-3930705272-
CERVETERI (ROMA)-3 ottobre 2022-L’antica Via degli Inferi, via cava etrusca che attraversa la necropoli della Banditaccia, era stata creata per mettere in comunicazione l’abitato di Caere (Cerveteri), con la sua immensa Necropoli. In questo modo si univa il regno dei vivi con quello dei morti, separati dalla valle del Fosso del Manganello.
La via consiste in una tagliata etrusca totalmente ricavata nel banco tufaceo, corredata da numerosissime tombe scavate a varie altezze.
L’ampio pianoro tufaceo deriva dalle eruzioni del Vulcano Sabatino, situato a nord ovest di Roma, la cui attività iniziò circa 600.000 anni fa.
Il deposito ignimbritico, prodotto dalla colata piroclastica, fu tagliato interamente a mano dagli Etruschi, mediante l’utilizzo di picconi e cunei di legno.
Tutto quello che vediamo oggi quindi, non è stato costruito, ma scavato nel tufo!
A partire da luglio 2004 la necropoli della Banditaccia è entrata a far parte della lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.
Articolo di Tatiana CONCAS-Associazione CORNELIA ANTIQUA-
Si ringrazia Claudia FILIPPONI per le splendide foto
Tatiana Concas-Associazione CORNELIA ANTIQUAFotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Associazione CORNELIA ANTIQUA- Siete appassionati della Storia poco raccontata, quella da riscoprire e vi piace l’ Avventura ,oppure siete affascinati dalla bellezza della Campagna Romana ? Allora unisciti a noi. Ecco cosa facciamo: Produciamo Documentari e Fotoreportage, organizziamo viaggi ,escursioni domenicali e tantissime altre iniziative culturali.Tutti sono benvenuti nella nostra Associazione, non ha importanza l’età, noi vi aspettiamo !Per informazioni – e.mail.: cornelia.antiqua257@gmail.com– Cell-3930705272–Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Fotoreportage di Claudia FILIPPONI – La Necropoli della Banditaccia-Associazione CORNELIA ANTIQUA- Siete appassionati della Storia poco raccontata, quella da riscoprire e vi piace l’ Avventura ,oppure siete affascinati dalla bellezza della Campagna Romana ? Allora unisciti a noi. Ecco cosa facciamo: Produciamo Documentari e Fotoreportage, organizziamo viaggi ,escursioni domenicali e tantissime altre iniziative culturali.Tutti sono benvenuti nella nostra Associazione, non ha importanza l’età, noi vi aspettiamo !Per informazioni – e.mail.: cornelia.antiqua257@gmail.com– Cell-3930705272–
Museo Archeologico Cicolano guida al percorso museale.
Si terrà sabato 6 maggio 2023 presso la sala conferenze del MAC la presentazione della nuova guida “Museo Archeologico Cicolano guida breve al percorso museale”.
I testi scorrevoli e didascalici, ma di approfondimento scientifico, il formato, la grafica accattivante realizzata da Dielle Editore ne fanno un prodotto che si rivolge al pubblico dei turisti e visitatori del museo. Allo stesso tempo la guida breve è dedicata anche agli abitanti del Cicolano che vogliono entrare in contatto con le loro radici più antiche.
La realizzazione della guida è stata possibile all’interno di un progetto a favore dei servizi culturali della Regione Lazio (Legge regionale n. 24/2019, Piano annuale 2021).
L’evento in programma il 6 maggio per le ore 18 al Museo Archeologico Cicolano di Corvaro di Borgorose sarà introdotto da Francesca Licordari, funzionario archeologo della
Soprintendenza ABAP RM MET. Parteciperanno Gaetano Micaloni Commissario della VII Comunità Montana Salto–Cicolano e .
Interverrà in dialogo con Francesca Lezzi, direttrice del Museo Archeologico Cicolano, la curatrice del volume Giovanna Alvino.
Al termine seguirà un brindisi con buffet di ringraziamento offerto dalla VII Comunità Montana Salto Cicolano. La cittadinanza è invitata.
ARCHIVIO di STATO di RIETI.-La PASQUA nei DOCUMENTI
Rieti-Pasqua 2023-Tra pergamene di riuso, appunti, calcoli e disegni gli Istrumenti comunali dell’allora comune di Sant’Elia, oggi frazione del comune di Rieti, ci restituiscono un’immagine del Cristo crocifisso all’interno delle deliberazioni dei consigli del 1577. La coperta del manoscritto mostra invece il disegno di una colonna.
L’altro volume raccoglie ugualmente le deliberazioni dei consigli, in questo caso del 1582 e presenta una pergamena di riuso che rivela un testo di diritto ecclesiastico.
ARCHIVIO di STATO di RIETIARCHIVIO di STATO di RIETIArchivio di Stato di RietiARCHIVIO di STATO di RIETI
RIETI-Il Museo Civico estende l’orario di apertura
RIETI- 4 aprile 2023-L’assessore alla cultura, Letizia Rosati, comunica con soddisfazione il nuovo orario del Museo Civico di Rieti che, passando da 31 a 56 ore settimanali, amplierà notevolmente l’apertura al pubblico delle due sezioni museali:
– la Sezione Storico – Artistica (Palazzo Comunale, Piazza Vittorio Emanuele II, n. 1) dal martedì al sabato 8.30 -13.30 e sabato pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00
– la Sezione Archeologica (ex Monastero di Santa Lucia, Largo Giuseppe Calcagnadoro) dal martedì al sabato 8.30 – 13.30 e venerdì pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00
È possibile visitare il Museo Civico anche la prima domenica di ogni mese:
– dalle 10,00 alle 14,00 le due Sezioni e dalle 15,00 alle 18,00 la Sezione Storico – Artistica
«Avevamo detto fin dal primo giorno che la valorizzazione e la promozione del patrimonio museale della città di Rieti erano nostre priorità e dimostriamo con i fatti che stiamo portando avanti un lavoro importante e atteso – commenta l’assessore Letizia Rosati – Era fondamentale ampliare gli orari di apertura al pubblico, non soltanto per permettere alla comunità locale di conoscere e sentire come proprio il patrimonio del nostro Museo Civico, ma anche per promuovere le nostre ricchezze verso l’esterno, in ogni occasione utile. Ringrazio il personale e i dirigenti del settore per aver accolto le mie indicazioni circa l’ampliamento delle aperture».
«Stiamo facendo grandi sforzi per la promozione turistica della Città che vive anche dei servizi e della capacità promozionale dei tesori che Rieti custodisce – aggiunge l’assessore al turismo, Chiara Mestichelli – Per questo mi rallegro del risultato conseguito sul Museo e sono convinta che un’apertura più ampia darà un valore aggiunto all’offerta nei confronti di coloro che vorranno farci visita».
In foto: il Direttore Valentino Nizzo riceve il Premio come Miglior Museo Italiano dalla giornalista e ideatrice del Premio, Clara Svanera. Presenti: Sabrina Talarico, Presidente di GIST e Francesco Tapinassi, Presidente di Toscana Promozione Turistica. Foto: Beppe Cabras
ETRU vince il premio GIST-ACTA
ROMA-Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia è il Miglior Museo Italiano.
Consegnato ieri l’Archeological & Cultural Tourism Award
Lo scorso 26 Marzo 2023 a Firenze è stato consegnato, nell’ambito di tourismA, il Premio GIST ACTA, Archeological & Cultural Tourism Award, alla presenza del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, del Direttore di Toscana Promozione Turistica, Francesco Tapinassi e dell’ideatore della manifestazione tourismA, Piero Pruneti.
Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ottiene l’ambito riconoscimento come Miglior Museo Italiano per il rispetto, la valorizzazione, la fruizione e la comunicazione del suo patrimonio culturale.
Si tratta della prima edizione di un premio prestigioso, dedicato al turismo culturale e alle sue eccellenze internazionali, nato da un’idea di Clara Svanera, giornalista e referente progetti internazionali e turismo culturale di Toscana Promozione Turistica e sviluppato con Gist, il Gruppo Italiano Stampa Turistica, l’organismo che unisce giornalisti di viaggio, esperti di turismo, enogastronomia, cultura e tempo libero, presieduto da Sabrina Talarico.
“Nell’anno in cui celebriamo il centenario della morte del nostro fondatore, Felice Barnabei, per tutta la squadra di Villa Giulia, il premio GIST ha un valore immenso poiché costituisce un’ulteriore testimonianza di quanto il lavoro svolto e i risultati finora conseguiti dal Museo siano apprezzati. Abbiamo sempre fatto del dialogo con i territori e con i visitatori il valore aggiunto attorno a cui costruire le nostre strategie e questo riconoscimento conferma che la strada percorsa è lastricata di stima e fiducia. Riscontri come questi ci spronano ad andare avanti e a puntare a obiettivi e sfide sempre più ambiziose, non solo nel segno degli Etruschi, consapevoli dell’importanza e delle responsabilità che abbiamo come custodi di un patrimonio inestimabile per tutti gli Italiani”, afferma il Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo.
I vincitori delle 4 categorie:
1) Miglior sito Unesco: Piazza dei Miracoli di Pisa per l’Italia, Hierapolis in Turchia per l’estero
2) Miglior sito archeologico: Populonia in Toscana per l’Italia, Cesarea Marittima in Israele per l’estero
3) Miglior museo: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma per l’Italia, il Museo del Prado per l’estero
4) Miglior articolo: Raffaella Piovan per Bell’Italia (sul Museo Guarnacci) e Laura Rysman per New York Times (Jenny Saville)
Premio speciale all’attore Fabio Troiano, per la sua opera di divulgazione Bell’Italia in viaggio su La7.
In foto: il Direttore Valentino Nizzo riceve il Premio come Miglior Museo Italiano dalla giornalista e ideatrice del Premio, Clara Svanera. Presenti: Sabrina Talarico, Presidente di GIST e Francesco Tapinassi, Presidente di Toscana Promozione Turistica. Foto: Beppe Cabras
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