A Velletri la prima Giornata di Studi Internazionale al Museo-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
A Velletri la prima Giornata di Studi Internazionale al Museo-
Musei Civici di Velletri-Il 28 marzo, a partire dalle ore 9.30 e per l’intera giornata, la Sala Tersicore, situata al primo piano del Palazzo Comunale di Velletri, ospiterà la 1^ Giornata di Studi Internazionale del Museo Archeologico “O. Nardini”. L’evento, organizzato dalla direttrice dei Musei Civici di Velletri, Raffaella Silvestri, si propone come il primo di una serie di incontri dedicati all’approfondimento e alla valorizzazione della storia del territorio. Il tema scelto per questa prima edizione, “Coriolano, i Volsci e i Romani”, rappresenta un argomento di particolare rilevanza per la città di Velletri e per l’intero territorio dei Castelli Romani, ponendo l’accento su alcuni dei protagonisti storici che ne hanno segnato le vicende. Al convegno parteciperanno illustri studiosi e ricercatori del settore, tra cui Filippo Coarelli, Luigi Capogrossi Colognesi, Emanuele Di Fazio, Giuseppina Ghini, Francesca Diosono, Marco Nocca, Elena Foddai e molti altri esperti, i quali offriranno un contributo scientifico di alto livello attraverso le loro relazioni e discussioni. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per studiosi, appassionati e cittadini interessati a conoscere più da vicino la storia e l’archeologia del territorio. L’ingresso è libero e aperto a tutti. L’iniziativa è aperta alla partecipazione delle scuole, come opportunità per coinvolgere studenti e insegnanti.
Per l’occasione, i Musei Civici di Velletri saranno aperti con i seguenti orari: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.
Info e prenotazioni:
06 96158268 – museicivicivelletri@gmail.com
Il Museo è collocato nell’ala sud-est del Palazzo Comunale, condivide con il museo archeologico “O. Nardini” l’ampio e luminoso ingresso, la biglietteria e la sala accoglienza. Il percorso è articolato su due livelli (per una superficie di circa cinquecento metri quadrati) e in cinque sezioni attraverso cui è possibile seguire i principali eventi che hanno caratterizzato la storia più remota del territorio dei Colli Albani, le trasformazioni che il paesaggio, il mondo animale e vegetale hanno subito per arrivare a come oggi noi li osserviamo e li viviamo. Rivolto ad un pubblico eterogeneo, diverso per età, lingua, formazione e cultura, questo museo utilizza vari strumenti comunicativi, affiancando ai materiali esposti e ai classici pannelli descrittivi italiano/inglese ricostruzioni, exhibits, “pannelli cassettonati”, filmati e scenografiche ambientazioni. Il Museo vuole favorire nel visitatore l’uso combinato di tutti i sensi percettivi: egli può vedere, ascoltare, e toccare, coinvolto e soprattutto incuriosito da un’ esperienza da ricordare e raccontare, che si spera susciti in lui interessi più profondi da coltivare poi in altre sedi. Si predilige in verità il senso tattile, sia per dar modo anche ai visitatori non vedenti di effettuare un viaggio attraverso le origini del territorio, sia per lasciare a ciascuno il ricordo di un museo “sperimentato” e non “subìto”. In un allestimento marcatamente didattico come quello proposto, che ove possibile favorisce l’interattività con il visitatore, argomenti molto complessi sono spiegati con la presentazione dei materiali paleontologici e archeologici, con un apparato esplicativo-fotografico particolarmente ricco che illustra le varie attività sul campo (ricognizioni, analisi degli affioramenti geologici, scavi archeologici e illustrazioni delle analisi di laboratorio) e con l’ausilio di uno speciale strumento didattico, l’Itinerario Bimbi, un percorso illustrato per i visitatori più giovani.
Il racconto della nascita dei Colli Albani ha inizio nella sezione dedicata alla Geologia, nell’atmosfera irreale creata dai supporti audiovisivi, con l’espediente scenico del “condotto di fuoco” che catapulta il visitatore oltre cinquecentomila anni indietro, nel bel mezzo di un’eruzione vulcanica. Prosegue attraverso un affascinante ed articolato percorso contraddistinto da “pannelli cassettonati”, dal plastico della piattaforma carbonatica (ricostruzione del territorio laziale di oltre 140 milioni di anni fa) e da quello del Vulcano Laziale.
La fossilizzazione, invece, è il primo tema affrontato nella sezione di Paleontologia, il punto di partenza per indagare più a fondo la vita del passato attraverso una ricca raccolta di fossili, un plastico con i dinosauri, i calchi delle loro impronte ed un filmato sulla nascita e l’evoluzione della vita nel territorio prima della comparsa dell’uomo.
La successiva sezione di Antropologia esamina le spinte biologiche e ambientali che hanno portato alla comparsa dell’uomo e le tappe principali della sua evoluzione. Di grande impatto per immediatezza e forza espressiva risulta l’installazione artistica che con sei sagome in legno dipinte a mano, di grandezza naturale, illustra la variazione delle forme, della postura, e della mole del corpo, dai primati a Homo sapiens nel corso di 3 milioni di anni.
I cambiamenti che hanno caratterizzato il lungo cammino dell’uomo, dal Paleolitico inferiore al Neolitico sono rappresentati nella sezione di Preistoria, attraverso numerose testimonianze di vita quotidiana (strumenti in pietra e materiali ceramici), diversi diorami e la scenografica ricostruzione di una grotta in cui il visitatore può entrare a contatto diretto con l’ambiente e le abitudini dell’uomo del Paleolitico.
La sezione di Protostoria illustra infine, i diversi tipi di organizzazione sociale ed economica in atto nell’area dei Colli Albani, nel periodo dal Bronzo antico all’età del Ferro, presentando testimonianze materiali, la ricostruzione di un rogo funebre e l’interno di una capanna in cui è possibile entrare, interagire con i materiali esposti e assistere a brevi filmati sull’argomento.
Ad ospitare il Museo è l’imponente Palazzo Comunale alle cui vicende sono in un certo senso collegate quelle del Museo stesso. Iniziato nel 1575 da Giacomo della Porta su disegno del Vignola ed impostato sui resti di un edificio romano, il Palazzo ha sempre presentato in corso d’opera numerosi problemi, mai risolti del tutto, che hanno comportato restauri e consolidamenti della struttura sia prima che venisse completato, ad opera dell’architetto Filippo Barigioni nel 1720, sia dopo. Colpito dai bombardamenti dell’ultima guerra, il Palazzo fu ricostruito secondo l’originario progetto del Vignola. Eretto su pianta rettangolare senza cortile, presenta caratteristiche architettoniche sobrie ed eleganti ed un impianto planimetrico molto semplice; due grandi scaloni ne organizzano la suddivisione spaziale a partire dal piano rialzato, per tre piani, mentre il piano seminterrato è indipendente, con accesso dall’esterno sulla facciata retrostante. A partire dal Dicembre 2003 sono stati annessi al Museo gli spazi adiacenti dell’ala Sud-Est del seminterrato del Palazzo Comunale: alla collezione archeologica, che occupa l’ala Sud-Ovest, si è aggiunto così nella nuova ala il secondo Museo Civico dedicato alla Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani. Il Palazzo Comunale assieme a quello dei Conservatori e al Tempietto del Sangue delimita la piazza civica, anticamente detta” Piazza di Corte”, di impronta rinascimentale.
Storia della Collezione
Una serie di ricognizioni sistematiche svolte da ricercatori dell’Università di “Tor Vergata” e recenti ritrovamenti della Soprintendenza Archeologica per il Lazio hanno aiutato a comprendere nuovi elementi del passato del territorio dei Colli Albani fino ad oggi poco rappresentati al pubblico. Tali aspetti (la formazione del Vulcano Laziale, i giacimenti fossiliferi, i cambiamenti climatici, la presenza umana nel Paleolitico medio, la nascita della complessità sociale e la formazione della città in epoca protostorica) non erano di certo sconosciuti, ma mancavano molti documenti materiali (oggetti, strutture, studi scientifici) e un’organica recensione che li comprendesse complessivamente. L’assegnazione al Museo di nuovi locali, insieme alle recenti acquisizioni paleontologiche e archeologiche, nonché a una cospicua donazione di fossili lo hanno consentito determinando nel 2005 la creazione di un nuovo percorso museale. Senza interferire con l’adiacente museo archeologico esso si muove su aspetti del sapere più problematici e lontani di quelli legati alla cultura classica, secondo due principi ispiratori: da una parte il rigore scientifico nella raccolta e nello studio dei materiali, dall’altra lo spirito didattico sempre più presente in una struttura preposta alla formazione e allo stimolo delle menti. Oggi i Musei Civici sono costituiti da due distinti itinerari: quello archeologico nell’ala ovest che accoglie l’antica raccolta, quello di geopalentologia e preistoria nell’ala est che espone nuovi materiali e importanti raccolte della Soprintendenza Archeologica per il Lazio.
Nelle prime sezioni al piano terra sono esposti diversi minerali e la raccolta di fossili; la sezione di Preistoria accoglie invece i più recenti ritrovamenti provenienti dal versante esterno sud-occidentale della caldera del Vulcano Laziale (Genzano – Velletri), da cui provengono pietre lavorate e abbandonate dai gruppi di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico che si spostavano nel territorio in cerca di selvaggina, acqua e di ogni altra fonte possibile di sostentamento. Una grande vetrina espone anche punte, raschiatoi e coltelli a dorso che dimostrano l’elevata abilità dell’uomo di Neanderthal, e l’industria litica di Homo sapiens.
La sezione di Protostoria espone infine materiali provenienti da alcuni insediamenti dell’età del Bronzo e, soprattutto, diversi corredi provenienti da ampie necropoli recentemente ritrovate intorno agli antichi centri che nell’età del Ferro sorgevano nell’area dei Colli Albani. Urne a capanna, oggetti legati alla cerimonia del banchetto funebre, alla distribuzione del vino (anfore, brocche, coppe, tripodi) e alla ripartizione della carne (coltelli, spiedi, ciotole), nonché oggetti di ornamento e gioielli sono i diversi reperti delle importanti raccolte della Soprintendenza.